Grandi e piccoli progetti sotto l’albero: i mercatini natalizi di Solidarietà e Servizi    

Per tutto il mese di dicembre i Centri disabili della cooperativa sociale presentano i lavori fatti durante l’anno anche per sostenere iniziative e nuovi progetti

Realizzare una stanza sensoriale, ma anche avere la possibilità di fare un’esperienza di autonomia o alimentare le attività. Sono tanti i progetti che ci sono dietro ai mercatini natalizi che i centri disabili di Solidarietà e Servizi propongono per tutto il mese di dicembre. Piccoli e grandi sogni per contribuire al benessere e alla crescita delle persone con disabilità attraverso una progettualità che le vede protagoniste. Da Busto Arsizio a Gallarate e Caronno Pertusella, passando per Saltrio per arrivare fino a Cermenate. Attraversa tutta la provincia di Varese per approdare alle porte di Cantù il calendario degli appuntamenti. 

CDD Manzoni di Busto Arsizio

Due date per un progetto importante al CDD – centro diurno disabili – Manzoni di Busto Arsizio. Sabato 17 dicembre dalle 14.30 alle 19.30 e domenica 18 dicembre dalle 9.30 alle 12.30, i locali di via Palestro 1 ospitano il mercatino natalizio. «L’obiettivo è aggiungere un tassello in più al progetto della stanza sensoriale. È un progetto ambizioso ma che riteniamo molto importante per i bambini che frequentano il Manzoni», spiega la coordinatrice Cristina Ridolfi. La stanza Snoezelen, questo il nome tecnico, è uno spazio ideato appositamente per stimolare tutti i sensi, attraverso effetti di luce, colori, suoni, musica, profumi e materiali diversi che può offrire ai ragazzi del CDD nell’ottica di migliorare la relazione, il rilassamento e la scoperta di sé. A Busto Arsizio è possibile trovare simpatici bigliettini di Natale, utili fermaporta e paraspifferi, ricette in barattolo, sale aromatizzato e ciabattine a tema natalizio.

Pollicino, Avanti Tutta e CSE Oltre di Busto Arsizio

La triade composta dal centro Pollicino e dal servizio Avanti tutta, che accolgono bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico, e dal CSE – centro socio educativo – Oltre, mercoledì 21 dicembre nella sede di Solidarietà e Servizi, in via Isonzo 2 a Busto Arsizio, dà vita al grande mercato natalizio. «Sfrutteremo gli spazi del CSE Oltre per allestire un vero e proprio mercato con diversi banchi per presentare le nostre creazioni: stelle di Natale, vasi dipinti a mano e borse coloratissime. L’obiettivo è dare la possibilità ai ragazzi di fare delle esperienze di autonomia. Ovvero, uscire una sera per una pizza e fare insieme una gita: sono tutte occasioni che contribuiscono in modo fattivo allo sviluppo delle loro capacità di autonomia, oltre ad essere apprezzate molto», spiega la coordinatrice Mariolina Caputo.

CDD Il Girasole di Caronno Pertusella

Il CDD il Girasole di Caronno Pertusella, dal 5 fino al 22 dicembre, dalle 9 alle 16, dà vita a un mercatino unico nella sede di via Monte Nero 259. «Abbiamo sempre ritenuto che ogni individuo possa esprimere sé stesso attraverso diverse forme di arte», spiega il coordinatore del CDD Il Girasole, Gian Piero Colombo. «Le attività manuali nel periodo natalizio hanno sempre favorito lo spirito di gruppo. Sulle note delle musiche natalizie, abbiamo dato sfogo al nostro estro creando pezzi unici e speciali, proprio come gli ospiti che con passione li hanno realizzati, accompagnati dalle mani amiche degli operatori». Si possono trovare oggetti “handmade” come palle di Natale realizzate con il decoupage, decorazioni in stoffa, biglietti e chiudi pacco, piatti, svuota tasche di vetro, specchi con cornici di legno con il decoupage e dei meravigliosi alberi di Natale in pannolenci. «Il ricavato servirà a finanziare il “progetto gite 2023”. Rispondendo al desiderio di alcuni ospiti del Centro vorremmo organizzare una gita mensile, alla quale a turno parteciperanno tutti gli ospiti». Le mete al vaglio sono bellissime: si va dalla città di Bologna alla Villa Reale di Monza fino al parco degli Aironi a Gerenzano.

CDD di Saltrio

Da mercoledì 7 dicembre a mercoledì 21 dicembre è il CDD di Saltrio a presenta il suo mercatino. In via Cassi 2 sono proposti preziosi manufatti realizzati dai laboratori di pittura e falegnameria del Centro: veri e propri oggetti da collezione. Inoltre giovedì 22 e venerdì 23 dicembre, il mercatino si sposta nella palestra comunale di Saltrio in piazza Risorgimento. «Lo scopo è proseguire con l’attività dei laboratori, ai quali servono sempre materiali. Vorremmo però anche garantire a tutti i nostri ospiti una merenda natalizia in pasticceria», dice la coordinatrice Milena Simone.  

CDD di Gallarate

Il CDD – Centro Diurno Disabili – di Gallarate che giovedì 1 dicembre dalle 10.15 alle 12 è presente nella sede di Solidarietà e Servizi, in via Isonzo 2 a Busto Arsizio, con le proprie proposte. Venerdì 2 dicembre, dalle 10.15 alle 12, si sposta negli spazi del CSE Oltre, sempre in via Isonzo 2, e lunedì 19 dicembre dalle 15 alle 18 apre i propri spazi di via Canova 10 a Gallarate. Presenta i lavori realizzati durante le attività di mosaico e del laboratorio creativo per sostenere la prosecuzione dei laboratori e per organizzare un’apericena con gli ospiti del CDD al circolo Arconti di Cedrate.

Un altro step per inserire meglio al lavoro le persone disabili e per soddisfare le esigenze delle aziende e degli enti clienti: al centro c’è sempre la persona

Forma e sostanza nella rivisitazione degli spazi del BPO (Business Process Outsourcing) di Solidarietà e Servizi: per far emergere i talenti e migliorare la qualità dei servizi offerti

Un lavoro che mette al centro di tutto la persona disabile o fragile è un lavoro concepito come strumento educativo, capace di far emergere i talenti di ciascuno, di valorizzare le soft skills e di interagire con il proprio progetto di vita. Non solamente per rispondere al desiderio di realizzazione, ma anche per erogare in continuità dei servizi di alto livello e qualità. Da qui è partita la riorganizzazione del reparto di BPO – Business Process Outsourcing – di Solidarietà e Servizi. Una revisione logistica che ha permesso di riaffermare ancora di più il focus sulla persona.

La ridefinizione degli spazi di lavoro di viale Toscana a Busto Arsizio ha portato a migliorare la divisione organizzativo/funzionale coinvolgendo gli stessi dipendenti nella cura di un posto di lavoro che potesse essere “casa”. Perché, come dice Davide, che è tra i 37 dipendenti del BPO, «non capisco alcuni miei coetanei che vivono il lavoro come una parentesi tra un weekend e l’altro. Per me il lavoro è un luogo importante di socializzazione, di relazione e di crescita». Non solamente. «Qui, Solidarietà e Servizi mi ha dato gli strumenti e le risorse per costruire la mia vita e trovare il mio posto nel mondo», aggiunge la collega Sabrina. «Mi sono sentita accolta nella mia fragilità e accompagnata in un percorso che, attraverso la cura, mi ha portato a una rinascita».

Per quanto possa apparire solamente di forma, l’intervento sul reparto BPO è stato di sostanza. Sul fronte operativo, «per favorire la specializzazione delle persone e quindi per erogare ai clienti servizi sempre più tecnici e qualitativamente alti, siamo andati a ridefinire gli spazi di lavoro e la relativa strumentazione», spiega Mariangela Mezzasalma, responsabile del BPO di Solidarietà e Servizi. «Abbiamo creato cinque isole distinte, ciascuna dedicata a una particolare lavorazione: customer service inbound/outbound, back office amministrativo, back office settore energetico, back office settore farmaceutico e back office settore marketing. Per ognuna è stata individuata una figura di team leader a cui è stata affidata una responsabilità orientata al rispetto degli accordi di servizio contrattuali (SLA  – Service Level Agreement) e degli standard di qualità del BPO che passano attraverso la creazione di manuali operativi che vengono fatti validare dai clienti e che sono oggetto di revisione continua». Inoltre, «sono stati migliorati gli aspetti tecnologici, dotando il reparto di sistemi di connettività più potenti e di CRM  – Customer Relationship Management – , per la gestione delle relazioni con i clienti, che permettono l’ottimizzazione di alcuni servizi».

«Un’altra importante dinamica organizzativa – continua Mezzasalma – è la spinta che stiamo facendo per portare le persone da part time, che è lo standard dell’inizio di un percorso di inserimento lavorativo, al full time. Spesso questo obiettivo risulta molto faticoso da raggiungere, ma è fondamentale per lo sviluppo del progetto di vita di ciascuno. Sia in termini economici sia di percezione del pieno dispiegamento delle proprie capacità».

La riorganizzazione del luogo di lavoro ha posto al centro anche il benessere delle persone «che è il nostro focus principale», precisa Mezzasalma. Così, se da una parte «sono stati riorganizzati gli spazi per permettere alle persone di far emergere le proprie abilità e quindi i talenti», dall’altra «è stata instituita una nuova funzione, “l’Enviroment” che ha la responsabilità di curare l’ambiente di lavoro al fine di consentire alla persona di “sentirsi a casa”. Sulla base dei suggerimenti e dei bisogni raccolti sono state riorganizzate le navette interne di trasporto da e verso il luogo di lavoro, è stata modificata la logistica dell’area relax e dell’area ristoro ed è stato chiesto a ciascuno di prendersi cura di un piccolo pezzo dell’ufficio per sperimentare concretamente la propria appartenenza a questo luogo».

Il risultato di questo processo è in un miglioramento delle performance. «Le due linee di intervento, ovvero mettere la persona con disabilità nelle condizioni di poter esprimere nel migliore dei modi i propri talenti e la qualità del lavoro erogato, portano inevitabilmente a migliorare anche la soddisfazione del cliente», osserva Gabriele Scampini, responsabile commerciale dell’Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi. «Le soluzioni adottate riescono a trasformare quello che può essere un limite, dato da una fragilità o disabilità, in una opportunità. Questo ci viene riconosciuto dai clienti, infatti, quando vengono a trovarci, la parola che più citata è “stupore”. Riconoscono che professionalità e umanità qui trovano compimento».

Da Solidarietà e Servizi un contributo economico a tutti i lavoratori

La cooperativa sociale ha deciso di erogare ai lavoratori un compenso straordinario per sostenere il difficile momento

Il capitale umano è per Solidarietà e Servizi punto di riferimento e motivo di orgoglio. Un patrimonio che è elemento fondamentale per attivare le necessarie relazioni che portano a prendersi cura delle persone fragili e con disabilità. Il Consiglio di Gestione della cooperativa ha deciso di erogare un contributo straordinario ai lavoratori di Solidarietà e Servizi. Un compenso economico una tantum che, come spiega Domenico Pietrantonio, presidente del Consiglio di Gestione della cooperativa, «va nella direzione di sostenere le persone che lavorano in Solidarietà e Servizi in questo periodo di particolare difficoltà».  

Dopo la pandemia è arrivata la guerra nell’Est Europa che ha portato a un rincaro complessivo delle spese sostenute dalle famiglie, in particolar modo dei costi energetici. «Il contesto nel quale viviamo, come noto, è caratterizzato da varie difficoltà, alle quali ciascuno di noi cerca di far fronte, con le risorse e gli strumenti che ha a disposizione», prosegue Pietrantonio. «Grazie alla collaborazione di tutti la cooperativa ha saputo far fronte all’emergenza sanitaria che ha caratterizzato soprattutto il 2020 e il 2021, restando vicina alle persone di cui si prende cura, anche con le chiusure dei centri, specialmente nelle complesse settimane del lockdown. Sono stati anni difficili che hanno comportato uno sforzo aggiuntivo per la mostra realtà. Ma alle difficoltà create dalla pandemia, si è aggiunta in questo 2022 la guerra in Ucraina che ha acuito la situazione, con problemi che impattano anche su ciascuno di noi e sulle nostre famiglie. In particolare si fanno sentire le difficoltà economiche, legate all’aumento dei costi per le utenze e i beni di prima necessità. Per questo motivo il Consiglio di Gestione della cooperativa, d’accordo con il Consiglio di Sorveglianza, ha deciso di erogare un aiuto economico ai lavoratori. È un segno di attenzione e di vicinanza, un sostegno concreto che mettiamo a disposizione delle nostre persone e delle loro famiglie».

Il contributo economico è stato erogato ai dipendenti e i soci lavoratori di Solidarietà e Servizi con il cedolino relativo al mese di settembre.

«Non possiamo che auspicare un miglioramento della situazione generale del nostro Paese, invocando la pace per la popolazione dell’Ucraina», conclude il presidente del Consiglio di Gestione. «La nostra volontà è quella di mettere nelle migliori condizioni possibili le persone che lavorano in Solidarietà e Servizi, nella consapevolezza delle difficoltà del momento e dell’importanza che la persona riveste per la cooperativa. La nostra attività pone al centro la persona in tutta sua complessità e ci porta ad affermare ogni giorno con forza quell’ “insieme ci riusciamo” che non ci fa mai sentire soli».

Inaugurato il “Viganò”: la risposta  ai bisogni dei minori con disturbi del neurosviluppo

A Caronno Pertusella, il taglio del nastro del servizio sperimentale di Solidarietà e Servizi rinnova l’impegno per i più fragili nell’ottica della co-progettazione

Dopo alcuni mesi di “rodaggio”, Solidarietà e Servizi ha inaugurato ufficialmente lo scorso 14 ottobre a Caronno Pertusella il centro sperimentale “Fabio Viganò” dedicato ai minori con disturbo del neurosviluppo. Oltre che la testimonianza di un servizio necessario, il Viganò è l’espressione di un territorio che vuole rispondere ai bisogni ed è la volontà di farlo trovando una strada nuova: quella della co-progettazione. È anche uno spazio di cui c’era bisogno. «In zona non ci sono opportunità di questo tipo e, per una famiglia che lavora e al contempo vuole essere vicina al proprio figlio, è una risposta importante», è la testimonianza di Dennis Desolei, papà di Yuri, 10 anni, tra i primissimi ragazzi a frequentare il centro. «Le attività che vengono proposte sono tante: Yuri è contento e sereno. Ma questo servizio è anche un valido supporto alla famiglia che, non solamente riesce a conciliare i tempi di lavoro, ma anche ad avere un aiuto dagli operatori».

Di fatto «il Viganò nasce da un’analisi del bisogno e grazie alla collaborazione con il servizio di Neuropsichiatria della ASST Valle Olona e con il comune di Caronno Pertusella», ha introdotto Laura Puricelli, responsabile area Autismo e Autonomie di Solidarietà e Servizi all’inaugurazione. «L’utilità della proposta è resa evidente dal fatto che il centro sta già accogliendo otto minori, accompagnando anche le loro famiglie e operando in stretta collaborazione con le scuole».

Questo centro è «il risultato di una collaborazione pluridecennale che Solidarietà e Servizi ha con l’amministrazione comunale di Caronno Pertusella», ha aggiunto il presidente del Consiglio di Gestione della cooperativa sociale, Domenico Pietrantonio. «La scelta di ottimizzare gli spazi in dotazione al CDD – centro diurno disabili – “Il Girasole” ha portato a progettare un nuovo servizio capace non solo di condividere ma anche di rispondere concretamente a bisogni reali del territorio. Il “Viganò” racchiude in sé la mission della nostra cooperativa, evidenziata dagli obiettivi di questa nuova unità d’offerta chiamata a portare speranza ai minori accolti e alle loro famiglie».

In questo nuovo progetto il territorio si è stretto accanto a Solidarietà e Servizi. Se infatti il sindaco di Caronno Pertusella, Marco Giudici, ha ricordato l’impegno «dell’amministrazione comunale nel sostegno ai più fragili», è stato l’assessore ai Servizi Sociali, Sebastiano Caruso, a sottolineare come questa l’attenzione sia «rafforzata dalla collaborazione proficua con Solidarietà e Servizi; una collaborazione che è iniziata già con la gestione del CDD e ha dato vita a questo nuovo servizio». Prendendo in prestito le parole di San Francesco, ha aggiunto: «Chi lavora con le mani è un lavoratore, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano e chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista: gli educatori sono artisti e li ringraziamo per quello che fanno».

Se si parla di co-progettazione, la rete è fondamentale. «È importante condividere linee progettuali e interventi, pensati per il bene dei cittadini e per dare risposte a bisogni che sono sempre più complessi, in un momento in cui inoltre le risorse sono scarse», ha detto Simona Nicolini, neuropsichiatra infantile dell’ASST Valle Olona, intervenuta insieme con il direttore Socio sanitario della ASST Valle Olona, Marino Dell’Acqua.

Concretamente il “Viganò” prende in carico bambini e ragazzi, dall’ultimo anno della materna alle medie. «Lavoriamo sul potenziamento delle autonomie e sul processo di socializzazione proponendo attività diverse che, con il tempo andranno ad ampliarsi e a coinvolgere anche il territorio circostante», ha spiegato Cristina Ridolfi, coordinatrice del centro per Solidarietà e Servizi. «Fondamentale è il lavoro di rete e il sostegno alle famiglie con le quali mettiamo in atto una stretta sinergia per andare nella stessa direzione».

«Oltre la logica degli appalti, verso una co-progettazione e co-programmazione». Intervista al Segretario Generale di AVSI

Portare veramente le persone al centro: il terzo settore è responsabile del bene comune al pari delle amministrazioni pubbliche

Giampaolo Silvestri, Segretario Generale di AVSI

Voltare pagina, cambiare approccio e iniziare a superare la logica degli appalti per arrivare a programmare e progettare insieme. Il tutto per il bene delle persone, per una adeguata ed efficace risposta ai loro bisogni, per una responsabilità sociale condivisa. Questo è un aspetto che sta molto a cuore alla Solidarietà e Servizi e attraverso il quale è possibile realizzare una vera e concreta sussidiarietà nella solidarietà.

Abbiamo pertanto rivolto alcune domande a Giampaolo Silvestri, Segretario Generale di AVSI, (Organizzazione Non Governativa presente in tutto il mondo con progetti che promuovono lo sviluppo e la tutela di ogni persona) il quale ci ha confermato che il terzo settore non deve più essere un mero esecutore, ma deve rivendicare un ruolo da protagonista, soprattutto in virtù della sua capacità di dare risposte ai bisogni.

Dottor Silvestri, AVSI opera mettendo al centro le persone, quale fulcro di sviluppo per se stesse e per la loro comunità. Quale il ruolo del terzo settore in questo ambito?

Le organizzazioni del terzo settore sono espressione delle persone; sono persone che si mettono insieme per rispondere a dei bisogni. Quindi, per queste organizzazioni, il rapporto con le persone – e di conseguenza con i bisogni – è un rapporto diretto. È naturale che al centro delle organizzazioni del terzo settore ci siamo persone. Ma, pur essendo espressione di quella società civile oggi tanto esaltata dai media come il nuovo cuore pulsante del Paese e dai politici a parole, il terzo settore non viene coinvolto quando si tratta di prendere decisioni. Viene considerato solamente sotto il profilo operativo.  Eppure, il terzo settore si basa sulle persone e sui loro bisogni. È fatto da persone che si mettono insieme per dare risposte. Senza le persone non esisterebbero le organizzazioni del terzo settore.

Quando si parla di sociale, le risposte sono talvolta o anche spesso demandate allo Stato con le sue istituzioni. Come favorire il coinvolgimento del terzo settore?

È questo un ambito dove ci sono novità. In un’ottica statalista che è abbastanza diffusa, quando c’è un bisogno sociale o un’emergenza la prima reazione è: “cosa può fare lo stato?” Pur ritenendo che il ruolo dello stato sia importante, anche Corte Costituzionale, nella sentenza 131 del 2020, ha però detto che lo stato non è l’unico detentore dell’interesse pubblico, non è l’unico soggetto che rappresenta i bisogni della società. Il terzo settore viene così posto allo stesso livello delle amministrazioni pubbliche nel capire i bisogni e definire le politiche adeguate per rispondere a questi bisogni. Viene superata la vecchia logica dell’appalto dove lo stato definiva le politiche di intervento e poi chiamava il terzo settore ad attuarle. Ora il terzo settore rappresenta il bene pubblico allo stesso livello di un’amministrazione pubblica.

Quale il valore aggiunto di un intervento basato sulla co-progettazione e sulla co-programmazione?

Se ben attuate, la co-programmazione e la co-progettazione portano al tavolo di discussione gli interessi delle persone. Gli enti del terzo settore portano i bisogni delle persone e possono presentarli senza alcuna mediazione. È un notevole valore aggiunto che parte proprio dalle persone.

Quali ulteriori passaggi concreti è necessario fare per poter affermare che terzo settore e amministrazioni pubbliche sono parimenti costruttori del bene comune?

È questo un tema molto ampio e importante, anche perché abbiamo davanti a noi una pagina bianca da scrivere. Occorre individuare le modalità di operare nella realizzazione della co-programmazione e della co-progettazione; bisogna trovare le modalità migliori. E lo si fa sperimentando, studiando, andando a vedere gli esempi all’estero e in Italia e verificare quanto possano diventare dei modelli. Nel fare questo però, sono necessarie la disponibilità delle amministrazioni pubbliche e una buona intelligenza da parte dei politici. Il Pnrr è buona opportunità: nella missione 5, in alcuni bandi è titolo preferenziale per le amministrazioni pubbliche locali coinvolgere le organizzazioni del terzo settore nella co-programmazione e nella co-progettazione. Non ci sono ideologie preconcette, bisogna sperimentare. Si tratta di una nuova modalità di intervento che non ha al momento delle soluzioni predefinite. C’è un lavoro da fare: terzo settore, amministrazioni pubbliche e politici insieme.  

Una web radio racconterà la vita nei Centri Diurni Disabili

Il CDD di Cermenate gestito da Solidarietà e Servizi è pronto a sbarcare on-air. Il progetto approvato dall’Azienda Speciale Consortile Galliano di Cantù

«Evviva! Così posso far sentire la mia voce alla radio e far ascoltare la mia musica a tutti», dice Guido candidandosi a provetto dj. «Con la radio posso parlare alle persone lontane e posso usare il mixer», gli fa eco Luca che punta a stare in regia. Tra gli ospiti del Centro Diurno Disabili – CDD – di Cermenate è già molta l’attesa. È ormai partito il conto alla rovescia: il CCD gestito da Solidarietà e Servizi, si appresta a sbarcare on-air. Il progetto della Web Radio proposto dalla cooperativa sociale è stato infatti apprezzato e approvato dall’Azienda Speciale Consortile Galliano di Cantù, committente del servizio che Solidarietà e Servizi gestisce in appalto,

La Web Radio è un progetto dagli obiettivi chiari: «Parliamo di promozione dell’inclusione sociale con la partecipazione e il coinvolgimento diretto degli ospiti per far emergere capacità inespresse», spiega Marco Lo Passo, educatore del CDD di Cermenate che ha avuto l’idea e sta seguendo l’intero progetto. «Vogliamo anche sostenere un percorso di apertura al mondo esterno tramite l’utilizzo dei media con l’opportunità di conquistare maggiore visibilità e ampliare la rete di contatti e conoscenze. La radio è uno strumento che, nella sua semplicità, offre tantissimo: stimola l’immaginazione, la creatività, le potenzialità narrative e il confronto con altri punti di vista e con altre diversità».

Dall’Azienda Speciale Consortile Galliano è arrivata l’approvazione  «con il desiderio di proporre un’attività a forte tenore di innovazione, particolarmente sentito dopo due anni caratterizzati dalla pandemia che hanno determinato un parziale ristagno delle iniziative e una relativa limitazione dell’offerta per gli ospiti», afferma il direttore dell’Azienda Galliano, Giampaolo Folcio. «Le motivazioni  a sostegno del progetto si possono riassumere nell’opportunità di coinvolgere ospiti con differente grado di disabilità, attraverso ruoli differenti giocati nell’organizzazione e programmazione dei contenuti radiofonici; sotto questo aspetto la musica, linguaggio universale ed accessibile a molti livelli di fruizione, permette di estendere agli  ospiti i vantaggi della nuova attività; nella possibilità, per alcuni dei nostri ospiti, di esprimere appieno le proprie potenzialità ricoprendo ruoli specifici (tecnico, intervistatore, deejay, regista) che li facciano sentire protagonisti durante il tempo trascorso in struttura; nel potenziamento della comunicazione in esterno, prendendo contatto con altre realtà e rendendosi visibili al di là del contesto “ovattato”  alle volte poco conosciuto dei CDD e nella possibilità di veicolare un’immagine differente della persona disabile, non più limitata allo stereotipo del portatore di bisogni e problemi, ma ripensabile come soggetto attivo in grado di ideare, proporre, scegliere, creare». 

Sono tutti obiettivi profondamente condivisi da Solidarietà e Servizi. Come spiega Silvio Pagliaro, coordinatore del CDD di Cermenate: «Con la web radio vogliamo dare voce alle persone disabili di cui ci prendiamo cura offrendo occasioni di sviluppo dell’autonomia. Vogliamo fare tutto questo raccontando quello che avviene nel CDD di Cermenate e in tutti gli altri 12 CDD gestiti dalla cooperativa. Il mondo della disabilità viene spesso posto ai margini; interessa solamente alle persone che vi operano e quanti entrano in contatto diretto. Aprire le porte, condividere informazioni, vita vissuta, progetti e iniziative attraverso uno strumento libero è la strada più facile per parlare e far parlare di disabilità, non recludendo questo mondo e tutte le persone coinvolte in uno stanzino isolato».

Una stanza però c’è ed è quella individuata all’interno del CDD di Cermenate per ospitare la redazione della web radio, dove saranno posizionati microfoni, mixer, casse e computer e da cui saranno trasmessi i vari programmi. «Sono in corso i lavori di sistemazione e allestimento degli spazi: saremo pronti per il prossimo 24 ottobre», annuncia Roberto Albè, responsabile area Information e Communication Technologies di Solidarietà e Servizi. «Stiamo provvedendo all’acquisto dell’attrezzatura necessaria, sia hardware sia software, insonorizzando l’ambiente e dando tutti gli strumenti necessari affinché le postazioni possano essere fruibili anche dalle persone che frequentano il CDD». La scelta di trasmettere su internet non è stata casuale. «Abbiamo optato per la soluzione più accessibile da attuare; soluzione che ha potenzialità infinite in quanto, avendo una connessione, può raggiungere ogni parte del mondo e permette alle persone disabili di interfacciarsi con una parte tecnologica, acquisendo così competenze e maggiore conoscenza e consapevolezza dei media».

Sul palinsesto ci si sta lavorando. «Stiamo costituendo il comitato di redazione che sarà composto da educatori e ospiti. L’intenzione è dare spazio alla creatività offrendo momenti di musica ma anche di racconto di vita quotidiana all’interno del CDD. Vorremmo aprire a collaborazioni con altri Centri per dare sempre voce alle persone disabili», anticipa Marco Lo Passo.

Il nome della web radio è ancora top secret. Ogni aggiornamento sarà disponibile sulle pagine facebook e linkedin di Solidarietà e Servizi.

Coltivare l’autonomia con i percorsi del Dopo Di Noi

L’esperienza estiva del servizio promosso da Solidarietà e Servizi per creare occasioni di crescita per le persone con disabilità

L’autonomia va coltivata, fatta crescere e soprattutto accompagnata, anche divertendosi. L’esperienza dei percorsi del Dopo Di Noi, che Solidarietà e Servizi ha avviato sul territorio di Busto Arsizio, ha trovato nell’ultimo periodo estivo un momento particolare: la diversificazione delle proposte, oltre a dare continuità al progetto di sviluppo dell’autonomia per le persone con disabilità che frequentano i centri diurni, ha rappresentato un momento di sollievo per le famiglie, offrendo occasioni di svago in linea con il periodo vacanziero.

«I percorsi del Dopo Di Noi che abbiamo attivato e che hanno coinvolto 11 persone con disabilità rappresentano una specie di palestra dove andare a coltivare e sviluppare l’autonomia nelle persone disabili», spiega Laura Puricelli, responsabile Area Autismo e Autonomie di Solidarietà e Servizi. «Proponendo attività specifiche, l’obbiettivo è accrescere alcune competenze per migliorare il livello di autonomia. Anche se è stato costruito pensando come supporto a quello che sarà il Dopo Di Noi, quindi il momento in cui il supporto familiare non potrà più essere garantito, per queste persone l’andare a fare la spesa, il condividere uno spazio abitativo o anche il fare una gita tutti insieme rappresenta un’occasione per lo sviluppo di abilità, quindi di crescita. Si tratta di percorsi che integrano l’offerta socio-educativa che ciascun partecipante vive nei servizi diurni e che si inseriscono in quello che è il pensiero generale sul “progetto di vita”, avviando l’accompagnamento alla vita adulta».

Nello specifico, i percorsi del Dopo Di Noi hanno interessato due gruppi di ragazzi con disabilità che frequentano normalmente i Centri Socio Educativi – CSE -, con interventi il mercoledì e il sabato. «Approfittando dei mesi di vacanza, quest’anno sono state previste delle esperienze un po’ diverse come per esempio alcune visite nei parchi e l’uscita a cena, pur garantendo gli aspetti più legati alla “vita comune” quali il fare la spesa, il preparare da mangiare e il riassetto della casa», aggiunge Tatiana Ciola, coordinatrice dei percorsi del Dopo Di Noi. Tra luglio e le prime settimane di settembre, sono state fatte passeggiate nel parco Altomilanese e al parco Castello di Legnano, c’è stata la gita al lido della Schiranna a Varese, ma anche l’uscita in piadineria e in pizzeria. Il riscontro è decisamente positivo. «Le famiglie, oltre ad avere un sollievo, sono contente per la felicità che i ragazzi dimostrano al rientro, ma sono coinvolte anche nel percorso di crescita verso l’autonomia che ciascuno di loro sta facendo». Il risultato è triplice: da una parte, alla gioia dei ragazzi coinvolti corrisponde la soddisfazione delle famiglie. Dall’altra c’è la crescita attraverso lo sviluppo delle autonomie. «”Se andate in piadineria fate in modo che sia nostro figlio a pagare direttamente, così impara anche a gestire i soldi”, è quanto ci hanno detto alcuni genitori», riferisce Silvia, educatrice di Solidarietà e Servizi. Non ultimo, «il fatto di fare gruppo: stare assieme crea legami, amicizie, rapporti».

Solidarietà e Servizi e LIUC: un assegno di ricerca per sviluppare l’autonomia delle persone con disabilità con nuove soluzioni tecnologiche

Dalla cooperativa sociale e LIUC – Università Cattaneo un bando per sostenere la ricerca di nuove applicazioni per aiutare le persone con disabilità a essere più autonome in casa e sul lavoro. Domande da presentare entro il 30 settembre

Solidarietà e Servizi e LIUC – Università Cattaneo di Castellanza insieme per trovare nuove soluzioni tecnologiche allo sviluppo dell’autonomia delle persone con disabilità. È stato pubblicato il bando per un assegno di ricerca destinato allo sviluppo e al test di nuove soluzioni domotiche e tecnologiche per una casa dove vivono persone con disabilità. Avviato grazie a Confcooperative Insubria, il progetto è partito dalla collaborazione tra l’ateneo e la cooperativa sociale impegnata nello sviluppo delle autonomie delle persone con disabilità e si inserisce nel percorso educativo che caratterizza Solidarietà e Servizi promuovendo progettualità individuali per le persone più fragili.

«Abbiamo deciso di investire per individuare nuove soluzioni tecnologiche che possano favorire i processi di autonomia delle persone con disabilità», spiega Domenico Pietrantonio, presidente del Consiglio di gestione di Solidarietà e Servizi. «Con questo progetto infatti vogliamo incentivare la ricerca e l’innovazione a favore delle persone disabili affinché la tecnologia come strumento possa contribuire ad affermare la centralità della persona e valorizzare tutte le sue possibili capacità e i suoi talenti».

Aggiunge Giacomo Borghi, responsabile Area Diurni e Residenziali di Solidarietà e Servizi: «La domotica rappresenta già da anni una peculiarità delle nostre case dove vivono persone con disabilità. Gestione automatica della temperatura, delle aperture e delle scorte nel frigorifero sono solamente alcuni esempi di applicazione in una quotidianità che, all’interno di un progetto di vita personalizzato, promuove l’autonomia e la realizzazione della persona, anche in direzione del “Dopo e Durante noi”».

Il progetto vede coinvolta la Scuola di Ingegneria Industriale della LIUC e l’i-FAB dell’università Cattaneo, ovvero la fabbrica modello Lean e Industry 4.0 creata all’interno dell’ateneo castellanzese per sviluppare e sperimentare diverse tecnologie e toccare con mano i diversi pilastri dell’attuale quarta rivoluzione industriale. L’assegno di ricerca messo a disposizione è di circa 25 mila euro e gli obiettivi sono quelli di identificare le principali problematiche che le persone disabili incontrano in ambienti domestici e di lavoro, effettuare scouting di tecnologie e applicazioni che possano essere installate in sicurezza e, non ultimo, testare le soluzioni trovate all’interno dell’i-FAB per poi introdurle in un contesto abitativo.

«Aiutare persone con disabilità a essere più autonome nella loro vita quotidiana, a casa come al lavoro, tramite l’utilizzo delle tecnologie del paradigma industry 4.0, è una grande e importante sfida – spiega Tommaso Rossi, Professore Ordinario di Impianti Industriali Meccanici della LIUC – Università Cattaneo e referente dell’iniziativa – Come Università, poter contribuire tramite un assegno di ricerca all’impegno di Solidarietà e Servizi su questi temi è dunque motivo di soddisfazione. In particolare, pensiamo di poter dare un valore aggiunto a questo progetto con il nostro i-FAB, la fabbrica simulata 4.0 allestita in università e da tempo utilizzata per sessioni formative rivolte sia a studenti che a manager, cosi come per attività di ricerca».

Aggiunge Giovanni Pirovano, lecturer della Scuola di Ingegneria Industriale della LIUC che guiderà lo studio: «L’i-FAB, insieme ad un altro ambiente individuato dalla Cooperativa, sarà una realtà di sperimentazione particolarmente efficace per testare le diverse tecnologie con un’ottica inclusiva. Inoltre, con questo assegno di ricerca aggiungiamo un importante tassello agli sforzi dell’ateneo per creare nuove opportunità per i nostri laureati che scelgono la carriera accademica».

Per accedere al bando è necessario essere in possesso del diploma di laurea o di laurea specialistica / magistrale. La domanda di ammissione deve essere inviata tramite pec all’indirizzo ufficio.concorsi@pec.liuc.it entro il prossimo 30 settembre. Il modulo e il regolamento del bando di selezione sono disponibili qui: https://www.liuc.it/ufficio-concorsi/selezione-assegnisti-di-ricerca/

Il Dopo Di Noi nella Casa di via dei Liguri a Pavia: una best practice riconosciuta da Regione Lombardia 

L’Housing per persone con disabilità gravissime realizzato nel 2018 da Solidarietà e Servizi e Associazione Un Nuovo Dono scelto da Regione per la propria campagna di comunicazione per il Dopo Di Noi

La Casa di via dei Liguri è diventata testimone del Dopo Di Noi. Regione Lombardia, all’interno del progetto “Lombardia Facile”, il servizio di informazione che affronta a 360 gradi tutti gli aspetti della vita quotidiana e le esigenze delle persone con disabilità, ha indicato come best practice l’housing di Pavia coprogettato dalla cooperativa sociale Solidarietà e Servizi e dall’Associazione Un Nuovo Dono. Alla Casa, dove vivono cinque persone con disabilità grave dal 2018, ATS Pavia ha dedicato il video “Dopo Di Noi – insieme verso il futuro: tra privato e privacy” dove viene presentata l’esperienza dell’housing, dalla sua nascita, quale opportunità innovativa e diversa rispetto ai servizi residenziali tradizionali, alla sfida vinta: «È possibile vivere a casa propria anche con disabilità intellettiva e motoria complessa», dice nel video Massimo Zanotti, presidente dell’Associazione di genitori Un Nuovo Dono.

La Casa di via dei Liguri è un progetto abitativo che sostiene le scelte di vita adulta di chi vi abita, dà una risposta a chi l’ha voluta, ovvero i genitori delle cinque persone residenti, e soprattutto è un nuovo modo di pensare il Dopo Di Noi. «I cinque ragazzi con disabilità grave stanno già costruendo, in questo “durante noi”, un “dopo di noi” sereno e consolidato», prosegue Zanotti.

«Non siamo “Ente gestore” e la Casa non è “un servizio”», puntualizza Giacomo Borghi, responsabile d’Area di Solidarietà e Servizi. «Quella che agli occhi di un profano potrebbe apparire come una sottigliezza tecnica, è invece un elemento fondamentale: famigliari e operatori insieme sono corresponsabili del buon andamento della vita quotidiana. Se, ad esempio, pensiamo a tutte le problematiche nella gestione dell’emergenza sanitaria nelle strutture residenziali, si può capire cosa abbia potuto significare che gli ingressi nella Casa fossero decisi insieme dai genitori con gli operatori, all’interno del quadro normativo valido per ciascun cittadino con o senza disabilità».

I risultati dei primi quatto anni sono estremamente positivi. I Progetti di Vita delle cinque persone vengono verificati periodicamente attraverso interviste agli interessati e ai care givers utilizzando la Scala San Martin, cioè il primo strumento riconosciuto a livello internazionale per la valutazione della qualità di vita delle persone con grave disabilità. «I dati che abbiamo ottenuto sono tutti molto positivi», spiega Simona De Alberti, referente per Solidarietà e Servizi dei Centri Diurni Disabili di Pavia. «La valutazione viene effettuata considerando sette dimensioni: l’autodeterminazione, il benessere emotivo, il benessere materiale, i diritti, lo sviluppo personale, l’inclusione sociale e le relazioni interpersonali. I miglioramenti registrati nella qualità di vita hanno interessato sia le due persone che provenivano da un’esperienza in casa con in genitori, ma soprattutto le tre che arrivavano da strutture socio sanitarie. Le ultime rilevazioni sfiorano il massimo del punteggio previsto: questo significa che il progetto della Casa di via dei Liguri, nonostante le difficoltà degli ultimi anni dettate dall’emergenza sanitaria, permette realmente di migliorare la qualità di vita delle persone disabili. Permette loro di scegliere, di gestirsi e di costruire il loro futuro all’interno del progetto di vita personalizzato, rispettando quella riservatezza che una vita adulta richiede». Fabio, uno dei cinque residenti, infatti racconta quanto sia importante per lui avere una camera tutta sua, «dove poter ascoltare la musica ad alto volume, ma anche confidarmi con gli operatori». Ma anche dove rifugiarsi nei momenti difficili: «Siamo in cinque in casa e quando sono un po’ arrabbiato chiudo la porta e mi isolo». E dove coltivare le sue grandi passioni: «La musica, mi piace il trap, e l’hockey su carrozzina» di cui conserva i premi vinti nelle competizioni.

Per guardare il video della Casa di via dei Liguri: https://www.youtube.com/watch?v=lpq1QCT8dfM

Benessere, sostenibilità e arricchimento personale: questo l’impatto sociale di Solidarietà e Servizi

Sono i primi elementi evidenziati dal team dell’Università Cattolica nel processo di valutazione di impatto sociale avviato dalla cooperativa

Sostenibilità, benessere, arricchimento personale e miglioramento della rilevazione del bisogno. Sono i primi feedback avuti dal percorso di valutazione di impatto sociale avviato da Solidarietà e Servizi. La cooperativa sociale ha infatti dato il via all’inizio dell’anno al processo per la valutazione di impatto sociale affidandosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano attraverso il CESEN – Centro studi sugli Enti ecclesiastici e sugli altri enti senza fini di lucro – e ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società. Un percorso che, in questo 2022, è concentrato sull’analisi dell’Area Inserimento lavorativo; il prossimo anno invece sarà valutata l’Area Autismo, Servizi diurni e residenziali.

«Si tratta di un percorso innovativo che, più che fare leva su elementi quantitativi, cerca di porre in evidenza gli elementi qualitativi caratterizzanti l’attività svolta dalla cooperativa sociale. E, attraverso questi, andare a definire l’impatto che ha Solidarietà e Servizi sui propri stakeholder, ovvero sui soggetti portatori di interesse che operano o semplicemente entrano in contatto con la cooperativa», spiega Fabrizio Carturan, alla guida del gruppo di lavoro di Solidarietà e Servizi che affianca CESEN e ALTIS.

Il primo step è stata l’individuazione proprio delle tipologie di stakeholder per le quali il cambiamento, riconducibile ai servizi erogati dalla cooperativa, è più evidente. «Insieme con il team dell’Università Cattolica siamo andati a definire la tipologia di soggetti che entrano in contatto con la nostra cooperativa. Un primo passo che ha permesso di andare a selezionare un campione ritenuto rappresentativo di enti, realtà e persone sui quali Solidarietà e Servizi ha un impatto».

Tra le tipologie di stakeholder individuate, ne citiamo quattro: aziende e imprenditori, amministrazioni pubbliche, personale dipendente e coordinatori e responsabili delle attività. «Alcuni di loro sono stati riuniti in focus group per verificare e approfondire quali siano le “dimensioni di impatto” definite come importanti e derivanti dal loro collaborare – ciascuno per la propria esperienza – con la cooperativa», prosegue Carturan. Il risultato è stato sorprendente. «Secondo quanto ci ha restituito il team della Cattolica, gli imprenditori coinvolti hanno usato parole come sostenibilità sociale ed economica, hanno parlato di ripercussioni sugli obiettivi strategici delle loro realtà e hanno sottolineato l’impatto sulla loro reputazione sia interna, sia esterna. Dagli enti pubblici sono arrivate osservazioni in merito al proprio rapporto con il territorio, ma anche alla possibilità di migliorare sia la rilevazione del bisogno sia l’organizzazione del lavoro al loro interno. I dipendenti hanno parlato di integrazione, inclusione, sviluppo personale, benessere: tutte dimensioni che sono state oggetto di cambiamento da quando è stata avviata la loro collaborazione con la cooperativa. Da ultimi, i coordinatori hanno sottolineato l’arricchimento personale, il coinvolgimento nella mission della cooperativa e, soprattutto, l’importanza sociale del loro lavoro. Tutti hanno comunque fornito elementi positivi. Di fatto – prosegue Carturan – in questa prima fase c’è stata una grande disponibilità da parte dei soggetti e delle persone coinvolte: alla curiosità per il processo che è stato avviato e che rappresenta un unicum, si è associato l’interesse nel volersi soffermare a riflettere sugli elementi di valore che scaturiscono dalla collaborazione con Solidarietà e Servizi».

Come prossimo passo, l’esito dei focus group sarà la base per redigere i questionari che a loro volta saranno somministrati a una platea più ampia di stakeholder al fine di ottenere un quadro il più possibile completo e oggettivo dell’impatto sociale generato dalle attività, dai servizi e dai progetti di Solidarietà e Servizi.