Cooperazione Sociale, Innovazione e Impresa: il confronto di Solidarietà e Servizi con Federsolidarietà Lombardia  

La neo presidente di Federsolidarietà Lombardia, Maria Grazia Campese, insieme a Pierluca Castelnovo e Michela Giachetta, ha visitato il 7 settembre la cooperativa sociale Solidarietà e Servizi. Una giornata di conoscenza e confronto sui cambiamenti che attraversano la cooperazione sociale e sulle sfide per costruire servizi capaci di coniugare visione sociale, innovazione e sostenibilità 

Il reparto di Business Process Outsourcing di Solidarietà e Servizi

Non solo una visita ai servizi, ma un’occasione per confrontarsi sulle sfide che oggi interessano la cooperazione sociale. È questo il senso della giornata del 7 settembre, quando Maria Grazia Campese, neo presidente di Federsolidarietà Lombardia, insieme a Pierluca Castelnovo e Michela Giachetta, di Federsolidarietà Lombardia, ha incontrato Solidarietà e Servizi. 

Ad accompagnare la delegazione sono stati  Giacomo Borghi e Filippo Oldrini, consiglieri delegati della cooperativa e componenti del consiglio di Federsolidarietà Insubria. 

«Ho accolto con gratitudine l’invito della cooperativa Solidarietà e Servizi a una visita e a un incontro che mi hanno permesso di vedere da vicino il lavoro svolto ogni giorno a favore delle persone più fragili, generando benefici che si estendono all’intero territorio» dichiara la presidente di Confcooperative Federsolidarietà Lombardia, Maria Grazia Campese. «È stata un’occasione preziosa per confrontarmi direttamente su molti temi con cooperatori e cooperatrici che traducono concretamente in azione i valori che rappresentiamo. In questa cooperativa si può toccare con mano come innovazione sociale e imprenditorialità possano procedere insieme, come una gestione efficace ed efficiente rappresenti un valore aggiunto non solo per l’impresa cooperativa ma per tutta la comunità e come il forte radicamento nel territorio costituisca una ricchezza strategica per lo sviluppo locale.» 

La visita ha rappresentato un momento di confronto su alcuni temi centrali: come si sta concretizzando la coprogrammazione e coprogettazione con gli enti pubblici, la carenza di personale educativo e sociale, l’innovazione dei servizi e i modelli organizzativi e gestionali delle cooperative. 

«È stato importante poterci confrontare con una persona competente del settore e con una visione anche politica della cooperazione sociale» spiega Borghi. «Abbiamo avuto l’opportunità di raccontare le nostre scelte e, allo stesso tempo, di ascoltare una prospettiva più ampia sul futuro del nostro settore». 

DA CARONNO ALL’INNOVAZIONE DEI SERVIZI 

La prima tappa è stata la sede di Caronno Pertusella, con la visita al Centro Diurno Disabili “Il Girasole”, al Centro Sperimentale “Fabio Viganò”, per minori con autismo e disturbi del neurosviluppo e al cantiere di “Casa Insieme”, ormai in fase di conclusione, con una casa per l’autonomia abitativa di 10 persone con disabilità. 

Proprio “Casa Insieme” ha permesso di approfondire il tema dell’innovazione come strumento al servizio del progetto di vita. Le due abitazioni, costruite in legno e progettate secondo criteri di sostenibilità ambientale, integrano tecnologie e domotica per creare condizioni favorevoli all’autonomia delle persone con disabilità. 

«L’innovazione non è fine a se stessa» sottolinea Borghi. «Deve servire a mettere la persona nelle condizioni migliori per costruire il proprio progetto di vita. Per questo investiamo sulle tecnologie, ma anche sull’organizzazione e sulle competenze». 

IL LAVORO E UN APPROCCIO IMPRENDITORIALE 

La visita è proseguita in Viale Toscana, dove la delegazione ha conosciuto i Centri Socio Educativi “Polaris” e “La Bussola”, ma soprattuttoi reparti produttivi, dove lavorano 112 persone, 79 delle quali con disabilità, impegnate in attività di gestione documentale, assemblaggio e confezionamento, rigenerazione di apparati per le telecomunicazioni, lavorazioni meccaniche e back office amministrativo e commerciale. 

«Per noi sociale e impresa non sono due mondi contrapposti», spiega Oldrini. «Il lavoro sociale ha bisogno di una struttura economica e organizzativa solida per poter generare valore e opportunità. L’imprenditorialità è una forza dell’azione sociale». 

Nella sede di viale Toscana, la delegazione di Federsolidarietà ha avuto modo di incontrare anche alcuni dei membri del Consiglio di Gestione di Solidarietà e Servizi, con i quali si è confrontata sui temi dell’autismo (con Cristina Ridolfi), delle autonomie (con Laura Puricelli), del lavoro (con Mariangela Mezzasalma) e dell’organizzazione e risorse umane (con Stefano Zuccato). 

SCELTE GESTIONALI PER RESTARE SOSTENIBILI 

Il confronto ha toccato anche le scelte organizzative della cooperativa: dalla decisione di gestire direttamente alcuni servizi, alla necessità di non considerare gli appalti come unico modello di sviluppo, fino alla valutazione attenta dei progetti e degli investimenti. 

Campese ha mostrato particolare interesse per queste scelte, comprese quelle legate ai progetti finanziati dal PNRR, rispetto ai quali Solidarietà e Servizi ha deciso di non buttarsi “a capofitto” quando mancavano prospettive di sostenibilità oltre la durata del finanziamento. 

«La cooperazione sociale sta cambiando profondamente – racconta Oldrini – Anche per questo nel nostro mondo dobbiamo interrogarci su come stare in piedi economicamente senza perdere la nostra identità. Perché se vogliamo continuare a fare bene il nostro lavoro sociale, dobbiamo avere organizzazioni solide». 

UNA RETE CHE PARTE DAL TERRITORIO 

La giornata si è conclusa con un confronto con il consiglio di gestione. Tra i temi emersi anche la necessità di dare maggiore voce alle cooperative nei processi di programmazione e nelle scelte che riguardano il welfare. 

«La presidente ci ha chiesto di continuare a portare istanze e proposte che nascono dal territorio» conclude Oldrini. È un passaggio importante: chi lavora ogni giorno nei servizi ha una conoscenza concreta dei bisogni delle persone e può contribuire a costruire risposte più efficaci». 

«Realtà come questa dimostrano quanto la cooperazione sociale sia una risorsa fondamentale per costruire comunità più inclusive, coese e capaci di rispondere ai bisogni delle persone, mettendo in campo, a disposizione di tutti, competenze imprenditoriali in grado di rafforzare il legame tra sviluppo economico e benessere sociale», ha sottolineato la presidente di Confcooperative Federsolidarietà Lombardia, Maria Grazia Campese. 

Per Domenico Pietrantonio, presidente del Consiglio di Gestione di Solidarietà e Servizi, la visita «ha rappresentato un’importante occasione per consolidare lo storico legame e il comune sentire con Federsolidarietà, nella convinzione che prendersi cura, condividere e rispondere al bisogno delle persone significa anche costruire organizzazioni capaci di innovare, investire, generare lavoro e sostenersi nel tempo.» 

Un corso per rimettersi in gioco, poi il lavoro

Un anno di attività per l’Ente di Formazione di Solidarietà e Servizi: 41 corsi, 156 persone coinvolte, 1.056 ore di formazione e 54 assunzioni. Ma soprattutto storie di persone che hanno acquisito nuove competenze e trovato un nuovo modo per rimettersi in gioco.

Un momento del corso di Informatica e Intelligenza Artificiale

Mario e Silvia hanno una storia che racconta bene il senso del primo anno dell’Ente di Formazione di Solidarietà e Servizi.  «Ho scelto il corso di Excel per rafforzare le mie conoscenze e ho imparato anche la costanza nel partecipare alle lezioni», racconta Mario. Per Silvia, invece, il corso è stato il primo passo per rimettersi in gioco: «Volevo acquisire le conoscenze di base di Excel perché cercavo, per la prima volta, un lavoro d’ufficio. Il corso mi ha dato nuove competenze, ma soprattutto più sicurezza: mi sono sentita pronta a cercare il lavoro che desideravo». 

Entrambi oggi si stanno sperimentando in un’esperienza lavorativa nel reparto Business Process Outsourcing (BPO) di Solidarietà e Servizi. 

«Il nostro obiettivo fin dall’inizio era costruire un servizio completo» – raccontano Sara Silvestri, responsabile del Servizio al Lavoro e dell’Ente di Formazione, e Silvia Manganaro, tutor d’aula.  «Abbiamo così deciso di proporre corsi utili, concreti e realmente spendibili. Al termine di ciascun percorso viene rilasciato un attestato di competenza, ma quello che conta è soprattutto ciò che la persona riesce a fare con le competenze acquisite». 

41 CORSI, 156 PERSONE E 54 ASSUNZIONI 

Tra maggio 2025 e giugno 2026 l’Ente ha attivato 41 corsi, per un totale di 1.056 ore di formazione e 156 persone coinvolte. Dodici i docenti impegnati, con classi volutamente piccole, generalmente composte da un massimo di 10-12 partecipanti. Le età sono state molto diverse, dai 18 ai 60 anni, così come le storie e le condizioni di partenza: persone disoccupate o inoccupate, beneficiari di NASpI o di altre misure di sostegno al reddito, persone con disabilità. 

Il risultato più concreto è arrivato dopo i corsi: 54 persone sono state assunte e altre 6 hanno intrapreso un tirocinio. A questi percorsi si aggiunge l’accompagnamento del Servizio al Lavoro, che comprende bilancio delle competenze, revisione del curriculum e costruzione del progetto professionale. 

«Abbiamo visto persone arrivare magari con l’idea di dover semplicemente frequentare un corso e poi scoprire, strada facendo, che quella formazione poteva davvero essere utile per il loro futuro», spiegano Sara e Silvia. «E ci ha colpito anche tutto quello che è successo intorno ai corsi: gruppi WhatsApp, persone che hanno continuato a sentirsi e che si sono anche incontrate fuori dall’aula. Il clima è stato molto positivo, anche per i docenti». 

IN AULA, PRIMA DI TUTTO, CI SONO LE PERSONE 

Lo racconta bene Marta Biandrati, docente di inglese: «Mi ha colpito la voglia di fare, la contentezza, l’assiduità nella frequenza. Davo degli esercizi dicendo “se riuscite, se avete tempo”, ma non è mai successo che non li facessero. C’era un grande desiderio di mettersi alla prova». 

Per lei, il valore delle classi piccole è proprio nella possibilità di costruire una formazione su misura: «Si può dare spazio a tutti, partire dai bisogni individuali, permettere alle persone di fare domande senza sentirsi giudicate. Abbiamo riso, fatto role playing, conversato, ci siamo messi in gioco. Alla fine alcuni corsisti mi hanno lasciato anche un biglietto di ringraziamento. Non sono abituata a ricevere messaggi così dalla classe». 

Anche Massimiliano De Cinque, docente di informatica, digitalizzazione, Excel e intelligenza artificiale, sottolinea l’importanza di partire dalla persona: «Cerco di capire chi ho davanti e che cosa vorrebbe fare nel futuro. Il punto non è semplicemente trasformare la conoscenza in una competenza, ma renderla spendibile nel mondo del lavoro». 

Una slide tratta dal lavoro di “Creative writing” durante il corso di inglese

«HO IMPARATO COSE PER LA MIA VITA» 

Tra le persone che hanno attraversato questo primo anno c’è Morena, arrivata a Solidarietà e Servizi mentre percepiva la NASpI. Ha frequentato il corso di Comunicazione efficace e quell’esperienza ha finito per accompagnarla anche nei colloqui di lavoro. 

«È stato molto bello, mi ha aperto un mondo. Ho riguardato con spirito critico il mio modo di comunicare, anche nella postura e nei gesti. Ho capito che conta tutto: uno sguardo, una stretta di mano, il modo in cui ci muoviamo». 

Ha messo in pratica quanto imparato proprio nei mesi successivi. «Prima andavo ai colloqui con molta ansia. Ho lavorato su questo e ho cercato di applicare quello che avevo imparato. Oggi ho trovato lavoro: avevo fatto un colloquio con un’agenzia ed era andato bene, poi ho partecipato anche a un concorso in Comune e l’ho vinto». 

Il suo bilancio è semplice e significativo: «Quest’anno che mi sono presa di pausa lo chiamerei un anno fatto bene. È stato utile, ho imparato delle cose per la mia vita». 

IMPARARE, RIMETTERSI IN GIOCO, RIPARTIRE 

È questo, in fondo, il filo che unisce le diverse esperienze. Fiorella Annunziata, docente di Social Media e Addetta alla segreteria, ha visto corsisti diversi per età e competenze, ma accomunati dal desiderio di acquisire qualcosa di nuovo: «Si avvicinano ai corsi cercando anche uno sbocco concreto, un contatto con il mondo del lavoro. Spero che si portino a casa la consapevolezza di poter acquisire una nuova competenza. A volte basta “assaggiare” un argomento per capire che si può imparare ancora». 

Dopo il primo anno, l’Ente guarda già avanti. Sono partiti nuovi corsi e altri sono in programmazione, con una proposta che punta a rafforzare le digital skills e le lingue, ma anche percorsi più pratici come manualità e magazzino. Per le persone con disabilità, il nuovo bando DULD consentirà inoltre di costruire percorsi formativi più lunghi e personalizzati. 

Perché, come dimostrano Mario, Silvia e Morena, un corso può essere molto più di 40 ore di formazione: può diventare un nuovo punto di partenza. 

Crescere, un passo alla volta, fino a coordinare servizi: la storia di Eleonora

A 31 anni Eleonora coordina la Comunità Socio Sanitaria di Bergoro e l’Appartamento CasaLab, entrambi servizi di Solidarietà e Servizi. Un percorso iniziato con un tirocinio, cresciuto attraverso l’esperienza e accompagnato da un’équipe di professionisti

Eleonora durante le vacanze a San Zeno con la Comunità Socio Sanitaria di Bergoro

Eleonora ha 31 anni ed è una delle più giovani coordinatrici di Solidarietà e Servizi. Ma a Bergoro, frazione di Fagnano Olona, è arrivata 10 anni fa, quando ancora non immaginava che un giorno avrebbe coordinato proprio quel servizio in cui aveva fatto il tirocinio. 

Dopo il liceo scientifico aveva pensato alla fisioterapia. Non avendo superato il test di ingresso, aveva iniziato il percorso di Educatore Professionale all’Università dell’Insubria di Varese. «All’inizio pensavo di ritentare il test di fisioterapia» racconta. «Poi ho iniziato il corso e mi è piaciuto. Alla fine sono contenta di aver fatto questa scelta». 

Durante l’università i tirocini le hanno permesso di conoscere realtà molto diverse: anziani, minori, psichiatria, ospedale, marginalità e disabilità. Al terzo anno arriva a Bergoro, nella Comunità Socio Sanitaria di Solidarietà e Servizi, proprio la stessa comunità che oggi coordina. 

«La disabilità, prima del tirocinio, un po’ mi spaventava. Pensavo che forse avrei preferito lavorare con i bambini, anche perché facevo l’animatrice all’oratorio. Poi è successo il contrario. Dopo il tirocinio ho capito che l’area minori non faceva per me e mi sono ricreduta completamente sulla disabilità». 

A Bergoro trova persone e colleghe capaci di accompagnarla nell’esperienza. «Mi hanno aiutata a vivere serenamente il lavoro e a ridimensionare quelle preoccupazioni che avevo all’inizio». 

DALL’ESPERIENZA ALLA RESPONSABILITÀ DEL COORDINAMENTO 

Laureata il 21 novembre 2017, il giorno dopo Eleonora inizia a lavorare al Servizio Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi. Dopo un anno, torna a Bergoro come educatrice. È il dicembre 2018. «Era un posto che conoscevo già. Alcune delle persone che vivevano lì le avevo incontrate durante il tirocinio e si ricordavano di me. Ma questa volta ero un’educatrice: non dovevo più soltanto osservare e imparare, dovevo mettere in campo le mie competenze e prendere in mano le situazioni». 

Negli anni Eleonora affianca l’allora coordinatrice della CSS e di CasaLab. Impara progressivamente anche ciò che sta “dietro” al lavoro educativo: i rapporti con le famiglie e con la rete in cui sono inseriti gli ospiti, gli appuntamenti, la gestione dei turni e dei diversi aspetti organizzativi.  

Nel 2023 diventa vicecoordinatrice. Nel 2024 comincia a occuparsi in autonomia di alcune attività. Quando la coordinatrice lascia il ruolo, alla fine dello stesso anno, Eleonora ne raccoglie il testimone. Ha 29 anni. 

«È stato un passaggio molto naturale, avvenuto nel tempo. Prima facevo alcune cose, poi – nel tempo –  sempre di più. Anche i colleghi avevano iniziato a fare affidamento su di me, in caso di necessità. Quando ho preso il coordinamento, quindi, non è stato un salto nel vuoto». 

COORDINARE SIGNIFICA TENERE INSIEME PERSONE, BISOGNI E FUTURO 

Oggi Eleonora coordina la CSS di Bergoro, dove vivono dieci persone, e CasaLab, appartamento per l’autonomia dove vivono altre tre donne. Due realtà attigue, che lavorano spesso in stretta collaborazione. 

«La parte più impegnativa? Sicuramente far funzionare il servizio. Può capitare che ci siano cambiamenti improvvisi, indisponibilità dell’ultimo momento, turni da riorganizzare. E devi riuscire comunque a garantire la continuità». 

Ma la complessità maggiore è forse quella legata alle persone e ai loro progetti di vita. «Come educatore lavori su alcuni aspetti del progetto di vita. Come coordinatore la responsabilità si amplia: devi guardare la persona a 360 gradi, tenere insieme la famiglia, i servizi, il Comune, i medici, gli specialisti, l’amministratore di sostegno e, naturalmente, l’équipe. Devi far funzionare il servizio, ma sempre con il progetto di vita della persona al centro». 

È una responsabilità che Eleonora sente e che, allo stesso tempo, considera una delle parti più belle del suo lavoro. «È stimolante. In questi anni ho imparato tantissimo, anche per la mia vita di tutti i giorni. Ho imparato a muovermi in situazioni che prima non conoscevo». 

CRESCERE, SENZA ESSERE LASCIATI SOLI 

Il percorso di Eleonora racconta anche un modo di intendere la crescita professionale da parte della cooperativa Solidarietà e Servizi: affidare responsabilità, valorizzare le competenze e accompagnare le persone mentre crescono. «Sento di dover ancora crescere. Con l’esperienza si migliora sempre. Non penso di essere arrivata». E la crescita non avviene mai da sola. «Quando c’è una situazione difficile, non sei sola. Puoi confrontarti con l’équipe, con gli altri coordinatori, con il responsabile d’area. Puoi chiedere una supervisione. Alcune situazioni sono davvero complesse e le puoi affrontare solo condividendo con altri idee, intuizioni, proposte».  

È qui che il “Mai più soli… Insieme ci riusciamo” diventa concreto: nella storia di una giovane professionista a cui vengono affidate responsabilità sempre maggiori, ma dentro una rete che continua ad accompagnarla. «Sapere che puoi sempre confrontarti con qualcuno, anche quando sei tu a dover prendere una decisione, fa la differenza».