Autismo, con Pollicino e Avanti Tutta i ragazzi crescono e costruiscono il loro futuro

I progetti e i servizi dedicati agli adolescenti e ai piccoli con sindrome dello spettro autistico raccontati da chi li vive direttamente

Loro sono Paolo, Gabriele, Mattia, Thomas, Olaf, Fabio e Mirko e sono degli adolescenti. In comune hanno tanta voglia di diventare grandi e il fatto di partecipare al progetto Avanti Tutta di Solidarietà e Servizi, nato per dare continuità al servizio Pollicino dedicato ai più piccoli. In comune hanno anche l’essere affetti da patologie dello spettro autistico, un fattore che però non pone limiti alla loro una voglia di crescere, di esplorare, imparare e fare sempre nuove esperienze; una voglia che è tipica di ogni adolescente. È un’energia che ha bisogno solamente di essere convogliata nella direzione giusta per fare in modo che il cammino per diventare adulti possa per loro essere proficuo. Ma, per quanto siano ancora “piccoli”, hanno le idee già chiare sul loro futuro. Tra un misto di desiderio e di fantasia non nascondono le loro passioni. Intanto stanno crescendo con consapevolezza. «Siamo contenti di diventare grandi. È un passaggio che abbiamo capito – e vissuto – anche attraverso il cambiamento del nostro corpo», raccontano all’unisono. «C’è chi si è visto spuntare la barba e chi ha sentito il cambiamento della propria voce. Anche se quella di Gabriele rimane quella più forte e profonda». Ma non si è trattato solamente di passaggio anagrafico. Con Avanti Tutta, ciascuno ha potuto sperimentare e vivere nuove esperienze e sensazioni. «Avanti Tutta ci aiuta a diventare grandi», rivela Mattia. Come? «Facendo tante attività, come ad esempio la spesa». Ma anche «l’attività con i cani che ci permette di scoprire e relazionarci con questi bellissimi animali» dicono Mirko e Thomas e «l’educazione fisica: è bello fare del movimento», aggiunge Fabio. E sul loro futuro non hanno dubbi e ambizioni: se la meccanica ha un grande fascino per Thomas e Mirko, Fabio si immagina alla cloche di un aereo, mentre Mattia si vede agente immobiliare. La natura, che sta nel cuore di Paolo, lo porta a indicare il boscaiolo come professione futura; Olaf invece punta al centro di un campo di calcio per fare l’arbitro.

Diventare grandi però ha anche altri significati. Non è solamente vedersi nel futuro, ma è costruirlo. Come? «Facendo gruppo e gestendosi in maniera più autonoma nelle varie situazioni, anche senza il costante supporto di figure esterne. Sono queste le cose che mio figlio Mattia ha imparato maggiormente in soli sette mesi di Avanti Tutta», dice il papà Ambrogio.  «Il merito è nelle molte attività che vengono proposte sia a livello sportivo, sia a livello di svago con giochi e qualche uscita serale, in pizzeria o al pub con gli altri ragazzi, sviluppando aggregazione in un ambiente diverso dal CDD (Centro Diurno Disabili)». Inoltre, «accoglie in modo sempre positivo le varie novità che gli vengono prospettate, affrontandole con la giusta curiosità del “nuovo”. Ho avuto modo di constatare anche una migliore esposizione di fatti e azioni svolte, esplicate, con un linguaggio essenziale, ma un po’ più articolato, usando anche nuove terminologie e contestualizzandole in modo corretto come ha sempre fatto. Avanti Tutta ha il pregio di offrire una proposta molto variegata che, a mio avviso, non permette di instaurare routine ma crea sempre nuovi stimoli. Mattia è inserito in un progetto educativo ben strutturato volto a farlo crescere anche dal punto di vista della conoscenza del “sé”, imparando a gestire le proprie emozioni, punti di forza e propri limiti».

Il cammino di Avanti Tutta inizia comunque prima con Pollicino. È qui che fin da piccoli i ragazzi iniziano a muovere i primi passi verso l’autonomia. «Le molteplici proposte che vengono fatte sono di grande stimolo per i nostri “bambini”», dice Carmela, mamma di Gemma che frequenta da due anni Pollicino. «Il lavoro proposto agisce sull’atteggiamento del bambino, anche correggendo quello che viene chiamato l’atteggiamento-problema. In un ambiente così stimolante Gemma sta crescendo tantissimo. Si rende conto delle persone che sono attorno a lei, non rimane isolata ma si apre agli altri. E questo è un punto fondamentale del suo percorso di crescita».

Tutti questi fanno parlare di obiettivi centrati. Come dice Laura Puricelli responsabile area Autismo e Autonomie di Solidarietà e Servizi. «Avanti Tutta così come Pollicino nascono sulla base della centralità che la cooperativa sociale dà al termine autonomia: non è solamente il saper fare delle cose, ma è quella crescita personale che si basa sul progetto di vita che viene sviluppato per una persona disabile e che muove dalla volontà di valorizzare i talenti di ciascuno. E lo facciamo entrando a far parte di una rete e creare integrazione con il tessuto cittadino».

Benessere collettivo e sviluppo sostenibile: il nuovo modello della sussidiarietà

Solidarietà e Servizi Fondazione ha organizzato a Cassano Magnago la presentazione del Rapporto 2022 della Fondazione per la Sussidiarietà: dalla collaborazione nascono gli elementi per superare la crisi

Un nuovo modello è possibile: la sussidiarietà contribuisce al benessere collettivo. Partecipare ad attività sociali e di volontariato migliora la qualità della vita e riduce il rischio di povertà. È quanto emerge dal Rapporto 2022 della Fondazione per la Sussidiarietà che è stato realizzato in collaborazione con ISTAT e che è stato presentato mercoledì 23 marzo nell’evento organizzato dalla Solidarietà e Servizi Fondazione nell’ex chiesa di San Giulio a Cassano Magnago. La cooperativa sociale Solidarietà e Servizi, fondatrice e socio unico dell’omonima Fondazione, ha scelto un territorio a cui è molto legata per un appuntamento importante, «capace di testimoniare quanto la coprogettazione e la coprogrammazione siano alla base di un nuovo modello di sviluppo, di un approccio sussidiario nell’ambito del quale pubblico e privato non sono “l’un contro l’altro armati”, ma collaborano per la crescita del benessere comune», ha introdotto il Presidente del Consiglio di Gestione di Solidarietà e Servizi, Domenico Pietrantonio seduto al tavolo insieme con Giorgio Vittadini Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Federico Visconti, Rettore della LIUC – Università Cattaneo e Patrizio Tambini, Vicepresidente di Confcooperative Insubria. «La storia della cooperativa sociale a Cassano Magnago inizia nel 1998 e qui oggi gestisce quattro servizi: un centro diurno disabili, due case per persone con disabilità e un servizio per l’inserimento lavorativo. Ci prendiamo cura di 240 persone attraverso un modello che ha la sussidiarietà alla base». Una sussidiarietà che «è profondamente legata alla solidarietà», gli ha fatto eco il Sindaco di Cassano Magnago, Pietro Ottaviani, che è entrato subito nel merito del tema parlando di «cittadino partner» e richiamando il concetto di responsabilità per don Lorenzo Milani, «un concetto fatto di partecipazione e impegno».

È partendo dal basso, da una spinta frutto di una cultura sussidiaria che è possibile raggiungere uno sviluppo sostenibile. «In questo rapporto “Sussidiarietà e … sviluppo sociale” (come anche recitava il titolo della serata, ndr) siamo andati a misurare l’atteggiamento personale, riscontrando che la collaborazione può fare la ricchezza di un territorio», ha detto Vittadini illustrando i contenuti del Rapporto 2022. «Il BES, ovvero il Benessere Equo Sostenibile identificato da ISTAT, calcola anche lo sviluppo. E scopriamo che chi ha un atteggiamento relazionale e partecipa alle attività sussidiarie ha degli importanti benefici in termini di occupazione, lavoro e minor rischio alla povertà. Chi è attivo sul fronte del volontariato e in ambito non profit si mette in moto, generando benessere. Testimonianza viva e concreta l’abbiamo in Solidarietà e Servizi: più che una cooperativa sociale, una realtà imprenditoriale capace di mettere in azione, capace di creare lavoro». In sintesi: «La sussidiarietà migliora la vita e favorisce lo sviluppo sociale», ha proseguito il Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. In questo contesto, il terzo settore gioca un ruolo nodale. «La coprogettazione e coprogrammazione rappresentano dei pilastri dello sviluppo. Questo Rapporto è un punto di partenza; per provare a uscire dalla crisi occorre una valorizzazione intelligente di realtà come Solidarietà e Servizi, realtà capaci di collaborare mettendo al centro il bene comune».

Esempi di come l’approccio sussidiario possa dare un valore aggiunto sono stati portati dal Rettore della LIUC. «Lo scenario che abbiamo davanti è cambiato: gli enti del terzo settore hanno assunto una dimensione di management importante e la distanza tra profit e non profit si sta restringendo», ha detto Visconti. In questo quadro è chiaro che la direzione da perseguire è la collaborazione. Come quella avviata tra Solidarietà e Servizi e LIUC. «Abbiamo trovato una formula originale per sostenere un assegno di ricerca. Per noi questo ha una valenza simbolica importante e per la cooperativa sociale è l’opportunità di far crescere un giovane ricercatore nello studio di soluzioni domotiche che possano favorire l’autonomia delle persone con disabilità». Così anche Tambini che ha testimoniato il fermento che stanno vivendo le cooperative. «Rappresentano tradizionalmente la risposta a un bisogno che nasce dal basso; non aspettano le istituzioni, ma dalle istituzioni vogliono supporto». Gli esempi concreti sono molti in ambito sociale. «Ma oggi le cooperative stanno dimostrando che non c’è il monopolio del pubblico nelle politiche attive del lavoro, così come nell’accoglienza dell’immigrazione. Il concetto di sussidiarietà apre nuove frontiere e rilancia dal basso la necessità di un’assunzione di responsabilità diffusa». E quando si parla di lavoro, di lavoro vero, Solidarietà e Servizi è capace di essere un punto fermo. «Facciamo lavorare 62 persone disabili e fragili e ne abbiamo 11 in formazione. Vorremmo arrivare ad assumerne 100, perché con un’occasione di lavoro queste persone possono cambiare la loro vita. L’appello che rivolgo ad aziende, enti e professionisti è di affidarci commesse, aiutarci a reperire lavoro per dare sempre più risposte», ha concluso Pietrantonio.

Nasce la nuova Casa di Via Francana: a Pavia prende corpo il progetto per Paride, Stefano e Michele

La volontà di condividere e dare risposta al bisogno di tre persone con disabilità ha portato all’avvio di un altro progetto sviluppato insieme da Solidarietà e Servizi e dall’Associazione Un Nuovo Dono

Diventare grande alla soglia dei 50 anni. È la scelta che ha fatto Paride, persona con disabilità del CDD – Centro Diurno Disabili – le Betulle di Pavia e che ha portato alla nascita della nuova Casa di Via Francana, l’housing realizzato dalla Cooperativa Sociale Solidarietà e Servizi e dall’Associazione Un Nuovo Dono che ospiterà Paride insieme con due suoi amici, anche loro disabili, Stefano e Michele. Il tutto è nato dal desiderio di Paride. «Da tre anni vivo con mia cugina Maristella e ci vogliamo tanto bene. Ma ho capito che, per stare bene entrambi, abbiamo bisogno di avere i nostri spazi, stare in due case separate. Sto provando a vivere da solo, ma faccio fatica, anche se so che la fatica mi aiuta a crescere», racconta Paride. «Così ho chiesto a due miei amici di venire a vivere con me. La casa è in ristrutturazione, avrà un bel pavimento in legno con le venature; quando sarà terminata potrò ospitare mia cugina a pranzo, come una persona adulta».

Sarà una casa vera e propria, voluta, pensata e progettata sulle esigenze di quelli che sono i bisogni delle persone che la vivranno. Infatti, partendo dall’esperienza della Casa di Via dei Liguri, che è aperta dal 2018, Solidarietà e Servizi e l’Associazione Un Nuovo Dono stanno così rispondendo al bisogno di Paride, ma anche a quelli di Stefano e Michele: diventare adulti. «La Casa di Via Francana non è una replica di quella di Via dei Liguri, ma è un progetto che nasce dai bisogni specifici delle persone che la abiteranno. Abbiamo intercettato la fatica di tre famiglie e valutato anche la compatibilità di far convivere tre persone con disabilità. Il risultato è nel poter dare la possibilità a Paride, Stefano e Michele di realizzarsi proprio come persone e alle famiglie di staccarsi da una situazione che stava diventando faticosa», spiega Simona De Alberti, referente di Solidarietà e Servizi per la città di Pavia. La Casa di Via Francana «nasce dalle legge sul Dopo di Noi ed è realizzata su misura per le persone che l’abiteranno». Si concretizza così quel «camminare insieme che contraddistingue il modo di operare della Cooperativa Sociale. In questo stare insieme c’è anche la necessità di prendere consapevolezza che i bisogni nel corso della vita possono cambiare. E a questi bisogni sappiamo dare risposta attraverso una coprogettazione personalizzata dove intervengono la persona interessata, la famiglia, la rete dei servizi con istituzioni ed enti pubblici e gli operatori».

Formalmente la Casa di Via Francana è la casa di Paride: un appartamento composto da tre locali che con il suo amministratore di sostegno ha deciso di mettere a disposizione in comodato d’uso all’Associazione Un Nuovo Dono. Le mura però necessitavano di un intervento di ristrutturazione anche per adeguare gli spazi al nuovo utilizzo. «È stato fatto un lavoro importante che tutti i soggetti coinvolti hanno sentito come proprio», precisa Brunello Reali, socio dell’Associazione Un Nuovo Dono che sta seguendo le operazioni di ristrutturazione degli spazi. «Tutto è partito da Paride, dal suo entusiasmo e dalla sua voglia di poter crescere. Attorno a lui progettisti e maestranze sono andati ben oltre il loro dovere e si sono lasciati coinvolgere in quello che è un lavoro condiviso a tutti gli effetti, partecipato e soprattutto guidato dalla voglia di dare l’opportunità alle tre persone interessate di vivere un’esperienza positiva; avere una vita normale, avere una casa dove vivere e crescere insieme». I lavori sono orami alle fasi finali, l’apertura della nuova Casa è prevista nel mese di aprile.

La presa in carico delle persone disabili passa anche attraverso l’attenzione per l’ambiente

Dopo il raggiungimento della Certificazione Ambientale, Solidarietà e Servizi ha ottenuto l’Attestato Energia Elettrica Certificata da A2A

L’attenzione ai temi green passa da scelte precise, puntuali e concrete. Perché, quando si tratta di prendersi cura delle persone disabili, Solidarietà e Servizi vuole prendersi cura anche dell’ambiente in cui vivono. La cooperativa sociale ha ricevuto nei giorni scorsi l’Attestato Energia Elettrica Certificata da parte di A2A quale documento che testimonia la fornitura di energia elettrica prodotta da sole fonti rinnovabili. Un tassello in più che va ad ampliare l’impegno di Solidarietà e Servizi in favore dell’ambiente. Infatti, con la scelta di affidarsi ad A2A, la cooperativa sociale ha proseguito lungo il percorso “green” avviato già alcuni anni fa con l’ottenimento della Certificazione Ambientale ISO 14001. Lo standard ISO 14001 rappresenta infatti il punto di riferimento normativo per le aziende e le organizzazioni che si sono dotate di un Sistema di Gestione Ambientale. Si tratta di un Sistema caratterizzato dallo sviluppo e dall’attuazione di una precisa politica ambientale, al fine di istituire o di integrare nel proprio sistema organizzativo le regole per una gestione efficace con riferimento agli aspetti ambientali. Come ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, «l’ambiente è un dono collettivo, patrimonio di tutta l’umanità», è «eredità comune» da amministrare e non da distruggere. E Solidarietà e Servizi di questa eredità se ne è fatta interprete, nel suo operare quotidiano al fianco e in supporto alle persone con disabilità e fragili, con scelte precise e proattive in favore dell’ambiente.

Il Piano di Impresa Sociale 2023 – 2025 di Solidarietà e Servizi Cooperativa Sociale

Quattro incontri con il territorio per illustrare strategie, priorità e investimenti con un’unica mission: prendersi cura delle persone con disabilità e fragilità alla luce del “Mai più soli … Insieme ci riusciamo”

Banche, aziende, soci e lavoratori, enti e Comuni: quattro incontri per presentare il Piano di Impresa Sociale di Solidarietà e Servizi, che il Consiglio di Sorveglianza della cooperativa ha approvato il 20 dicembre scorso. La cooperativa ha da poco concluso il ciclo di appuntamenti per illustrare quali saranno le scelte e le strategie nel triennio 2023 – 2025; una serie di momenti ed eventi voluti per ribadire l’importanza di una relazione aperta e consolidata con il territorio, ma anche per rimarcare il proprio raggio di azione e la propria mission: prendersi cura delle persone con disabilità fino all’inserimento lavorativo delle stesse e alla loro abitazione in autonomia. «Queste presentazioni partono dalla volontà di assoluta trasparenza e di condivisione della cooperativa, non solamente con chi opera con noi, che siano partner, fornitori, lavoratori ed enti pubblici, ma con tutto il territorio nel quale operiamo», spiega il Presidente del Consiglio di Gestione di Solidarietà e Servizi, Domenico Pietrantonio. «Avvertiamo questo come un dovere, una necessità, per poter riaffermare la nostra mission e non far calare l’attenzione su un’azione e una storia che dal 1979 permette quotidianamente di condividere i bisogni delle persone disabili e fragili».

L’occasione arriva dalla “bussola” di Solidarietà e Servizi: il Piano di Impresa Sociale. «Un documento che rimarca il nostro essere impresa sociale che pone attenzione alla sostenibilità economica della cooperativa e alla sua gestione, aspetti che ruotano attorno a tutto quello che facciamo nel prenderci cura delle persone con disabilità e fragilità, dalle loro necessità ed esigenze fino all’inserimento lavorativo e all’abitazione», ricorda il Presidente del Consiglio di Sorveglianza, Paolo Fumagalli. «Questo Piano di Impresa Sociale arriva in un momento particolare: si inserisce infatti nel precedente Piano d’Impresa Sociale 2021-2024, rivedendo e adeguando obiettivi e strategia sulla base dei cambiamenti epocali che sono avvenuti in questi anni a causa della pandemia, della guerra, … È questa la dimostrazione della capacità di reazione di Solidarietà e Servizi, pronta ad affrontare i cambiamenti per poterli gestire».

La cooperativa si presenta nel 2023 con 454 lavoratori con più del 70% di presenza femminile. I soci lavoratori sono 228 e i soci volontari sono 66. «Nel complesso ci prendiamo cura di oltre 6 mila persone con disabilità, un numero importante soprattutto se si considera che sono 61 quelle assunte dalla cooperativa. A queste si aggiungono le 45 che operano in Solidarietà e Servizi in tirocinio lavorativo», riprende Pietrantonio. «Il capitale umano è un aspetto che per la cooperativa ha molto valore. La testimonianza arriva dai circa 300 mila euro che sono stati erogati ai lavoratori, in aggiunta a quanto stabilito dal contratto nazionale, tra il 2020 e il 2022 e che hanno rappresentato un sostegno per far fronte alle difficoltà economiche crescenti di questo periodo». Formazione e sicurezza sono le altre due parole chiave sulle quali la cooperativa insiste. «La formazione e la crescita delle persone, unite alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro (dal 2020 al 2022 sono stati spesi/investiti oltre 350 mila euro solo per i Dispositivi di Protezione Individuali), restano gli ambiti assolutamente privilegiati di attenzione nei confronti del capitale umano grazie al quale la cooperativa da quasi 45 anni opera e sviluppa risposte ai bisogni delle persone disabili e fragili, minori compresi».

Sotto il profilo della strategia, particolare rilievo assume il tema della domotica, ovvero l’inserimento di soluzioni tecnologiche con il fine di sviluppare l’autonomia delle persone con disabilità e fragilità. «È un tema che ci sta particolarmente a cuore e che stiamo sviluppando in collaborazione con la LIUC – Università Cattaneo». Spiega Pietrantonio: «Grazie a una borsa di ricerca, abbiamo individuato con la LIUC una figura per sviluppare questo progetto. L’attenzione al momento è sulle case che non sono istituti, ma vere e proprie abitazioni dove le persone disabili e fragili vivono quotidianamente. Si stanno studiando bisogni e aspirazioni nell’ottica di individuare soluzioni domotiche che possano favorire e aumentare l’autonomia delle persone disabili e fragili».

Fondamentale è anche il percorso di valutazione dell’impatto sociale che Solidarietà e Servizi ha avviato con CESEN (Centro Studi sugli enti ecclesiastici e no profit) e ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società per lo sviluppo sostenibile) entrambe realtà dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Continua Pietrantonio «Siamo partiti dalla valutazione dell’impatto sociale dell’Area Inserimento Lavorativo. Il risultato sarà molto importante per noi, ma anche per gli stakeholder di Solidarietà e Servizi perché permetterà di qualificare e quantificare il beneficio arrecato alla comunità e al contesto nel quale l’attività della cooperativa si colloca e si inserisce».

La valutazione dell’impatto sociale entra a pieno diritto in quella che è la strada che Solidarietà e Servizi ha deciso di intraprendere: «La valorizzazione della gestione diretta dei servizi attraverso la modalità del project financing e del partneriato pubblico – privato. Un aspetto che il Piano di Impresa Sociale 2023 – 2025 rimarca ancora con più convinzione mettendo al centro le aree dell’Autismo, della Casa e del Lavoro per le quali sono previsti investimenti di circa 3,5 milioni di euro nel triennio considerato». A questi investimenti si aggiungono gli 8 milioni di euro che la cooperativa prevede di riversare sul territorio attraverso i propri fornitori tra il 2023 e il 2025.

Quando il prendersi cura diventa azione concreta: le testimonianze di due educatori e un volontario per dire “insieme ci riusciamo”

L’esperienza di Solidarietà e Servizi nel progetto della web radio del Centro Diurno Disabili di Cermenate, nella casa di Cassano Magnago e nell’essere volontario a Caronno Pertusella

«Ci vogliono responsabilità e creatività nel prendersi cura delle persone». Questo il messaggio emerso durante l’incontro di presentazione del Piano di Impresa Sociale 2023 – 2025 ai soci e lavoratori di Solidarietà e Servizi che si è svolto martedì 21 febbraio in modalità online. All’interno della relazione del presidente del Consiglio di Gestione, Domenico Pietrantonio ha voluto dare la parola a tre testimonianze: tre voci capaci di raccontare come la mission della cooperativa sociale si fa gesto quotidiano per prendersi cura delle persone con disabilità e fragilità, trasformando quel “Mai più soli … insieme ci riusciamo”, che accompagna Solidarietà e Servizi da quasi 45 anni, in azioni concrete. Così è per Marco Lo Passo, educatore al CDD – Centro Diurno Disabili – di Cermenate, per Vanessa Sansone, operatrice alla CSS – Comunità Socio Sanitaria – di Cassano Magnago e per Angelo Bigliani, volontario al CDD di Caronno Pertusella. Tre persone, una sola motivazione: quella di condividere i bisogni per far crescere in autonomia e relazione le persone di cui si prendono cura.

La responsabilità e la creatività sono state per Marco Lo Passo lo spunto da cui partire per dare vita a un progetto tanto innovativo quanto coinvolgente: la web radio “Escodiradio.it”. «Tutto è partito da Michele, un ospite del CDD di Cermenate che nell’attività del venerdì si divertiva e faceva divertire facendo il dj. Mi sono detto: sarebbe bello se accanto alla sua musica potessimo far sentire anche la sua voce. L’occasione è arrivata di lì a poco, grazie anche al supporto dell’Azienda Speciale Consortile Galliano (committente del CDD che Solidarietà e Servizi gestisce in appalto, ndr) che ha approvato e finanziato il progetto di una web radio». In oltre sette mesi di lavoro, «abbiamo sviluppato l’idea: ospiti e operatori, fianco a fianco, hanno allestito gli spazi, li hanno decorati, arredati e sistemati per ospitare la redazione. Tutti, anche le famiglie sono state coinvolte in un progetto che ha fatto leva su un lavoro di squadra e sulle motivazioni personali. La web radio è stata inaugurata lo scorso 13 dicembre e oggi è attiva il mercoledì con due programmi, uno al mattino e l’altro al pomeriggio». La soddisfazione più grande è arrivata quando Michele ha voluto trasmettere in radio con Stefano, l’amico ospite. «Io ho solamente acceso le apparecchiature, il resto lo hanno fatto loro. È successa una cosa magica», ha detto Lo Passo.

Contesto diverso – siamo in un servizio residenziale -, ma sensazioni del tutto simili quelle raccontate da Vanessa Sansone. «In un servizio come il nostro abbiamo una presa in carico a 360 gradi della persona. Non ci sono attività prestabilite, ma si vive la quotidianità, come in una casa. Lo sguardo educativo passa anche da attività assistenziali, ma è uno sguardo che permette di andare oltre e di instaurare rapporti e relazioni, di vedere la crescita e i progressi nelle piccole cose, nei piccoli gesti perché si arriva conoscersi in modo profondo», ha detto. «La presa in carico richiede componenti fisiche ed emotive, richiede anche il prendere decisioni per una persona che magari non può parlare. Ma sono decisioni che si prendono agendo empaticamente, avendo come unico scopo il benessere della persona stessa. È il vivere quotidiano, l’educazione alla quotidianità che fanno una casa; una casa con i suoi momenti belli e quelli brutti, ma soprattutto dove ci sono tante soddisfazioni che ripagano del tanto impegno messo».

Non certo ultimo, Angelo Bigliani, che non ha smesso mai di mettersi in gioco. Volontario da 11 anni al CDD di Caronno Pertusella, ha scoperto giorno dopo giorno «le difficoltà delle persone con disabilità, ma anche i miei limiti», ha raccontato. «Ho iniziato a fare il volontario aiutando in alcuni lavori di falegnameria. Ma il grande passo c’è stato quando ho condiviso con tutti la vacanza al mare: una esperienza molto bella che mi ha permesso di comprendere il lavoro che viene fatto al CDD ogni giorno e che mi ha arricchito moltissimo. Ancora oggi è questa la principale motivazione che mi spinge a proseguire, seppure gli impegni da nonno siano per me aumentati». Come ha concluso il coordinatore del CDD di Caronno Pertusella, Gian Piero Colombo: «È il bene fatto bene». È responsabilità e creatività nel rendere concreto quell’insieme ci riusciamo, storico filo rosso di Solidarietà e Servizi.

Io, giovane ingegnere al servizio delle persone disabili: «Metto la tecnologia al servizio dell’autonomia»

Andrea Battistella è il destinatario dell’assegno di ricerca di Solidarietà e Servizi e università LIUC per individuare nuove soluzioni domotiche e tecnologiche da adottare nelle case della cooperativa sociale

«Ero abituato alle macchine, ai software. Trovarmi a lavorare con le persone è una bella sfida che mi permette di mettermi in gioco professionalmente e umanamente. È questo un percorso che faremo insieme alla cooperativa sociale Solidarietà e Servizi e che ci permetterà di individuare delle soluzioni tecnologiche da mettere al servizio delle persone con disabilità per aumentare la loro autonomia». Si chiama Andrea Battistella, ha 24 anni ed è un giovane ingegnere, fresco di laurea alla LIUC – università Cattaneo di Castellanza. È lui il destinatario dell’assegno di ricerca che Solidarietà e Servizi e la stessa LIUC hanno messo a disposizione per individuare nuove soluzioni domotiche e tecnologiche in grado di sviluppare l’autonomia delle persone con disabilità che abitano nelle case della cooperativa sociale.

L’iniziativa, lanciata lo scorso autunno, prosegue nella direzione di utilizzare strumentazioni domotiche nelle case con lo scopo di mettere la tecnologia al servizio dell’autonomia. «È un progetto nel quale crediamo molto perché poniamo grande attenzione alle possibilità che la tecnologia può dare», osserva Giacomo Borghi, responsabile Area Residenziali e Domotica di Solidarietà e Servizi. «Infatti la domotica rappresenta già da anni una peculiarità delle nostre case dove vivono persone con disabilità. Sono state adottate soluzioni, ad esempio, per la gestione automatica della temperatura, delle aperture e delle scorte; soluzioni che sono state inserite all’interno di un progetto di vita personalizzato per promuovere l’autonomia e la realizzazione della persona, anche in direzione del “Dopo e Durante noi”».

Il ruolo di Andrea Battistella si inserisce proprio in questo percorso: potenziare le soluzioni adottate per garantire nuove forme di autonomia. «È una bella sfida che mi permette di mettere a frutto quanto ho studiato, con l’elemento aggiuntivo di non operare in ambito industriale – ambito della mia formazione come ingegnere gestionale -, ma in stretto rapporto con le persone, in particolare con le persone con disabilità. E quest’ultimo è un ulteriore elemento di sfida», riprende Battistella. «Il primo passo è stato infatti quello della conoscenza: conoscenza dei luoghi, ovvero le case che sono oggetto del progetto: la residenza Isa Tanzi di Cassano Magnago, gli appartamenti Gandolfi a Legnano, Casa Lab a Fagnano Olona e l’appartamento Castiglioni di Busto Arsizio; ma anche conoscenza delle persone che vivono questi luoghi». E il primo impatto è stato sorprendente. «Mi ha infatti sorpreso l’approccio che hanno avuto: nessun freno, ma grande apertura verso quelle che potrebbero essere le novità da portare all’interno della casa. In particolare le tre ragazze che vivono in Casa Lab non hanno sollevato problematiche da risolvere, ma direttamente le soluzioni da adottare. Indubbiamente un bel modo di approcciarsi al tema della tecnologia e che dimostra quanta attenzione ci sia all’innovazione e, soprattutto, quanta voglia ci sia nell’incrementare la propria autonomia».

Per Andrea ci sono degli importanti margini di intervento. «Ho già fatto, insieme con il personale della cooperativa, una prima analisi di quanto è stato adottato e dell’esperienza fatta da altre realtà». Racconta: «Durante la fase di ricerca tecnologica e di ricerca letteraria ho preso spunto da altri progetti che, ad esempio hanno lavorato sul potenziamento dell’autonomia attraverso soluzione di smart home. Il progetto di Solidarietà e Servizi è però più ampio perché va a valutare gli interventi sul potenziamento dell’autonomia anche al di fuori della casa». Margini di intervento ce ne sono. «Il tema della tecnologia abbinato a quello della disabilità può essere affrontato da due punti di vista: quello degli operatori e degli educatori nel senso di dare loro strumentazioni per conoscere quanto avviene nella casa, consentendo così agli ospiti di avere una minore presenza e quindi maggiore autonomia; non certo secondo, c’è il punto di vista dell’ospite. Qui, la domanda da porsi è: come la tecnologia può agevolare la quotidianità? Ci sono tutti gli spazi di intervento per un progetto di successo». E la giovane età e la voglia di fare di Andrea aprono tantissime porte di azione.  

Spazio Integrazione, da progetto sperimentale a modello di intervento

L’iniziativa di Solidarietà e Servizi si propone di diventare un nuovo servizio per rispondere a bisogni che non avevano risposta

Da progetto sperimentale a modello di intervento. Spazio Integrazione, il progetto di Solidarietà e Servizi, attivato con il sostegno di Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Fondazione CESVI, mira a diventare un nuovo servizio capace di arrivare là dove non ci sono risposte strutturate, per colmare un vuoto che rischia di lasciare escluse molte persone disabili o fragili. «Per rispondere a un bisogno reale abbiamo messo in campo il valore di una presa in carico della persona a più ampio raggio e, all’interno di un approccio multidimensionale e di una visione di rete, abbiamo puntato sulla creazione di progetti di vita per potenziare tutti gli aspetti legati all’autonomia della persona attraverso proposte personalizzate , tra cui attività occupazionali e lavorative», spiega Laura Puricelli, responsabile Area Autismo e Autonomie di Solidarietà e Servizi (area a cui afferisce il progetto Spazio Integrazione).

L’intuizione iniziale si è rivelata corretta ed adeguata. «Esiste una fascia di persone disabili o fragili che non hanno accesso ai servizi strutturati: hanno livelli di abilità e autonomia troppo elevati per un centro diurno, ma non hanno i requisiti per aprirsi uno spazio nel mondo del lavoro», prosegue. «Con Spazio Integrazione abbiamo voluto aprire una nuova strada di intervento a questi bisogni che restavano senza risposta. E lo abbiamo fatto operando a livello di rete». Coinvolgendo Comuni, servizi sociali, cooperative e associazioni, Solidarietà e Servizi ha scoperto che questa fascia di bisogno era stata intercettata anche da altri soggetti. «Chi ha rilevato questo bisogno si è posto anche nell’ottica di individuare una risposta da dare. E Spazio Integrazione può fornire degli elementi concreti per poter dare risposte, dare vita quindi a un nuovo servizio. In questa ottica abbiamo anche attivato una collaborazione con il Centro Studi del Terzo Settore (CESEN) dell’Università Cattolica di Milano per arrivare a strutturare un intervento con parametri ben chiari e definiti: target, modalità di intervento, obiettivi, tipologia di professionalità coinvolte e, non certo ultima, sostenibilità economica». 

Muovendosi in un ambito del tutto nuovo, Spazio Integrazione nei primi dieci mesi di attività si è rivelato un laboratorio dove sono confluite esperienze e valutazioni, rivendendo anche alcune delle impostazioni iniziali. «Lavorando sull’emersione di un bisogno poco presidiato, pensavano di rivolgerci prevalentemente a una fascia di popolazione giovane, ma sono state le persone tra i 45 e i 55 anni a presentare il maggior bisogno», spiega Filippo Oldrini, responsabile dell’Area Inserimento lavorativo di Solidarietà e Servizi, che nell’ambito del progetto offre i contesti produttivi per le esperienze di avvicinamento al lavoro. «Se per un giovane il lavoro si pone come elemento indispensabile per rivendicare la propria autonomia, per chi ha qualche anno in più il tema del lavoro assume un ruolo qualificante del tempo, in termini di organizzazione e di qualità di vita. Parliamo di lavoro in senso “ampio”, come spazio educativo, luogo di crescita personale e sociale all’interno del quale inserire il proprio progetti di vita». 

Da progetto sperimentale Spazio integrazione si sta rivelando un laboratorio di studio e di progettazione. Conclude Oldrini: «Ci muoviamo nell’ambito della co-progettazione con l’obiettivo di dare delle risposte concrete a queste nuove fragilità attraverso percorsi personalizzati. Spazio Integrazione ha tutti gli elementi per diventare modello di intervento; modello che presenteremo in Regione».

Spazio integrazione è sostenuto da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Fondazione CESVI.

Per scoprire il Programma Formula, visita forfunding.it

Natale 2022

La speranza è un punto di partenza, non un esito, che regge l’urto con la realtà

“Ci vuole coraggio per sperare.

Dobbiamo ascoltare e guardare.

La speranza è che la vita abbia senso.

La speranza è un punto di partenza, non un esito, che regge l’urto con la realtà”.

(Dal corso di formazione del 18/6/2022 “Tessitori di speranza”, promosso dalla Solidarietà e Servizi Fondazione e dalla Cooperativa Sociale Solidarietà e Servizi)

BUON NATALE

Solidarietà e Servizi Fondazione
Cooperativa sociale Solidarietà e Servizi

Partita la web radio del centro diurno disabili di Cermenate: ogni mercoledì su Escodiradio.it

Al via il 30 novembre il progetto di Solidarietà e Servizi sostenuto dall’Azienda Consortile Galliano. Il 13 dicembre l’inaugurazione ufficiale

Ci siamo. Escodiradio, la web radio del CDD – centro diurno disabili – di Cermenate, è realtà. Partita con un test generale mercoledì 23 novembre, sarà ufficialmente on air dal 30 novembre tutti i mercoledì, per il momento dalle 9 fino alle 15.30. Dove? Sul sito www.escodiradio.it. E martedì 13 dicembre ci sarà l’inaugurazione ufficiale.

I protagonisti di Escodiradio

Il progetto proposto da Solidarietà e Servizi e finanziato dall’Azienda Speciale Consortile Galliano di Cantù, committente del servizio che la cooperativa sociale gestisce in appalto, è pronto a decollare proprio in vista delle feste natalizie.  «Contribuiremo anche a noi rendere il Natale un po’ più felice con le canzoni che metteremo. Potremo trasmettere un po’ di serenità e di gioia ai bambini che ci ascolteranno», spiega Pamela, ospite del CDD e punto di riferimento della redazione. «La radio mi piace perché mi fa sentire forte, ma al contempo invisibile: si fa con la sola voce e questo mi toglie molte preoccupazioni». Anche Gian Piero, uno degli speaker ufficiali della radio è pronto «a fare gli auguri a tutti». Continua: «Con la mia voce so di poter arrivare ovunque. E questa è una sensazione bellissima». Guardano invece già sul lungo termine Monica e Michele. Infatti Monica, che fa parte della redazione, è propositiva: «Ho già molte idee da proporre. Sono veramente entusiasta della radio», annuncia. Mentre Michele, che sarà una delle voci di Escodiradio e contribuirà nella scelta del programma musicale, ha le idee chiare: «La web radio è un progetto fantastico. Ho già ben presente che tipo di speaker sarò e mi farò ascoltare».

Tutto il CDD coinvolto

Per dare vita alla web radio tutto il CDD è stato coinvolto. «C’è chi ha dato una mano a ridipingere le pareti dello studio, chi ha realizzato appositamente dei quadri, chi ha studiato le attrezzature e chi è stato sulla porta, curioso e un po’ impaziente di poter vedere com’è fatta una radio», spiega Marco Lo Passo, educatore al CDD di Cermenate e promotore del progetto. All’interno del Centro è stato costituito anche un comitato di redazione: «Il suo compito è quello di determinare di volta in volta i contenuti da mandare in onda», aggiunge Lo Passo. «Ogni martedì il comitato di redazione si riunisce e decide il tema da affrontare il giorno dopo. Parleremo di sport, di attualità, delle iniziative, ma anche e soprattutto di noi». La web radio nasce infatti come progetto «per dare voce alle persone con disabilità di cui ci prendiamo cura offrendo occasioni di sviluppo dell’autonomia». Due sono infatti gli obiettivi: uno interno e il secondo esterno. Sul primo fronte, legato ai progetti di vita personalizzati degli ospiti del CDD, «puntiamo a valorizzare questo strumento in quanto capace di stimolare l’immaginazione, la creatività, le potenzialità narrative e il confronto», spiega Lo Passo. Sul lato esterno, «vogliano raccontare quello che avviene al Centro e negli altri CDD gestiti da Solidarietà e Servizi; dare voce alle persone disabili anche attraverso la loro stessa voce ». E proprio da questi due obiettivi deriva anche il nome: «Escodiradio è la volontà di raccontarsi e di tirare fuori i propri talenti».

Attrezzature e formazione per andare on air

Per andare on air è stato fatto anche percorso più tecnico. «Innanzitutto di attrezzature – ricorda Roberto Albè, responsabile ITC (Information e Communication Technologies) di Solidarietà e Servizi -. Sono stati fatti investimenti importanti per hardware e software, insonorizzando l’ambiente e dando tutti gli strumenti necessari affinché le postazioni potessero essere fruibili anche dalle persone che frequentano il CDD. Ciascuno ha le sue cuffie e la sua spugnetta per il microfono». Non certo seconda, la formazione. «Per fare radio non ci si può improvvisare», riprende Lo Passo. «Una grossa mano ce l’hanno data i ragazzi di Busto Live che hanno già una consolidata esperienza nella radio online. In particolare Marco e Silvia ci hanno insegnato come si parla in radio, come si scandiscono le parole e l’importanza di rispettare i tempi».

Per la prima trasmissione ufficiale di mercoledì 30 novembre il palinsesto è già pronto: dalle 9 alle 10.15 musica anche per accogliere le persone disabili che arrivano al CDD; dalle 10.15 alle 11.15 “Ci presentiamo”: programma per illustrare la web radio e i suoi protagonisti; dalle 11.15 alle 14.15 musica per accompagnare il pranzo; dalle 14.15 alle 15.15 i mondiali di calcio visti da Escodiradio.

Non resta che collegarsi, tutti i mercoledì su www.escodiradio.it