«Qui mi sento a casa». Lavorare come educatrice professionale a Busto Arsizio: la storia di Lisa presso Solidarietà e Servizi
Una giovane educatrice professionale riscopre la propria strada tra sfide personali e la gioia di veder crescere i ragazzi. Sei mesi in Solidarietà e Servizi che le hanno cambiato la vita.

Lisa C. ha 29 anni e da sei mesi lavora come educatrice professionale a Solidarietà e Servizi. La sua storia è fatta di deviazioni, di scelte dettate da fatica e da coraggio, di piccoli trionfi quotidiani. «Fin da piccola avevo il desiderio di occuparmi degli altri» racconta Lisa «e dopo le medie ho indirizzato il mio percorso formativo in questo senso, anche se non è stato sempre lineare».
Alle superiori ha frequentato l’Istituto Professionale Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale al Barbara Melzi a Legnano, poi «mi sono iscritta alla facoltà di Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano. Ho fatto solo un anno e poi ho lasciato. Avevo 19 anni, ero poco motivata e facevo tanta fatica nello studio. Ho qualche difficoltà legata all’apprendimento» confessa. Poi il corso per diventare operatore socio sanitario: «Il percorso è stato difficile, non mi è piaciuto, ma l’ho finito perché l’avevo fortemente voluto…». I genitori speravano che trovasse lavoro come OSS, «ma non era il mio».
L’ESPERIENZA NELL’EDUCATIVA SCOLASTICA
Nel 2017 un incontro ha cambiato le carte in tavola: «Un’assistente sociale, amica di famiglia, mi ha detto: “Lisa, ho trovato un lavoro che fa per te. Stanno cercando una figura di sostegno per l’educativa scolastica”». Lisa accetta, comincia con il “servizio prescuola” a Solbiate Olona, poi sostituzioni in varie scuole del territorio. «Più lavoravo nel settore e più capivo che, se volevo continuare come educatrice, dovevo riprendere a studiare», spiega. Trova l’università telematica, lavora e studia, e dopo tre anni prende la laurea triennale: «Ho fatto sette anni come educatrice scolastica… ma a un certo punto non mi bastava più».
LA LAUREA MAGISTRALE E IL CURRICULUM IN SOLIDARIETÀ E SERVIZI
La svolta arriva con la laurea specialistica in “Pedagogista della marginalità e della disabilità”: «Con la magistrale speravo di avere più opportunità». Vuole sperimentare altro, ampliare gli orizzonti. Invia il curriculum a Solidarietà e Servizi per una posizione aperta come educatore professionale al Centro Diurno Disabili di Samarate: «Per questo servizio non avevo alcuna esperienza, avrei dovuto imparare tutto» ricorda. «Giorgia, la selezionatrice, mi disse: “Vorrei tenerti perché hai un buon curriculum, stiamo cercando anche per lo SFA di Busto Arsizio, il Servizio di Formazione all’Autonomia”».
LA PROPOSTA: EDUCATRICE AL SERVIZIO DI FORMAZIONE ALL’AUTONOMIA
«Mentre Giorgia mi spiegava il lavoro allo SFA, mi si sono illuminati gli occhi», confessa Lisa. «Ho accettato la proposta e dal 16 giugno sono qui in Solidarietà e Servizi e sono la persona più felice del mondo». Da allora le mattine hanno un sapore diverso: «Mi sveglio e sono contenta di andare al lavoro, non vedo l’ora».
Al centro del racconto ci sono le persone di cui si prende cura. «La cosa più bella del mio lavoro? Le persone con disabilità del mio servizio che mi aspettano e mi vogliono bene. Lo so perché me lo dimostrano». E c’è lo stupore di chi ha trovato un’équipe che sostiene, «qui ho trovato un’équipe bellissima, meravigliosa: Oscar, Dino, Lucrezia. Siamo in quattro e ci occupiamo di 24 ragazzi e ragazze che si sperimentano in autonomia». Le attività sono concrete, quotidiane: tirocini, progetti con aziende come Tigros, giochi di gestione economica, attività all’appartamento di via XX Settembre a Busto Arsizio per imparare la gestione domestica e la cucina e poi attività sportive (piscina, yoga) e uscite socializzanti sul territorio, come serate al bowling, al cinema o a mangiare una pizza insieme. «L’obiettivo è formarli all’autonomia», sottolinea.
«HO TROVATO IL MIO POSTO, DESIDERO RIMANERCI»
Non manca la lucidità: «L’educativa scolastica va bene se sei all’università, poi basta…» dice, spiegando perché cercava stabilità e crescita. «Il mio obiettivo per il futuro? Vorrei avere il tempo indeterminato perché tengo a questo posto e desidero rimanerci». E aggiunge, con un sorriso: «A volte mi sento più a casa qui che a casa mia».
La sua è una storia di resilienza, di scelte che hanno attraversato difficoltà personali e accettazione, fino alla certezza di aver trovato «il mio posto». «Mi piace fare l’educatrice perché è nelle mie corde, sono una persona empatica», ripete Lisa e chi l’ascolta capisce che il suo lavoro è molto di più di un mestiere: è una vocazione quotidiana, fatta di piccoli passi, di sguardi ricambiati, di giorni in cui, semplicemente, ci si sente a casa.
“Mai più soli… Insieme ci riusciamo”









