Solidarietà e Servizi mette la tecnologia al servizio dell’autonomia

La cooperativa sociale ha introdotto un innovativo smartwatch nei progetti di vita delle persone con disabilità

La tecnologia al servizio della crescita personale e dello sviluppo del proprio progetto di vita. Si potrebbe chiamare “autonomia 4.0” il progetto che Solidarietà e Servizi ha attivato in alcuni Appartamenti e Comunità. Un’iniziativa nuova per il tipo di strumento utilizzato, ma che si inserisce nel solco consolidato che ha portato la cooperativa sociale a integrare sempre più soluzioni domotiche all’interno delle proprie case per incrementare il livello di autonomia delle persone delle quali si prende cura. Del resto quella digitale è una dimensione che sta prendendo sempre più piede nella quotidianità di tutti; Solidarietà e Servizi intende approcciarla come elemento per valorizzare le autonomie e le competenze  delle persone con disabilità, nell’ottica di una presa in carico sempre più personalizzata e inclusiva.

E siccome al centro di tutto c’è sempre la persona, lo strumento tecnologico principale non poteva che essere un wearable cioè un oggetto – in questo caso un orologio – da indossare. Più di un semplice “smartwatch” in quanto completamente funzionante indipendentemente dal collegamento con un cellulare o smartphone: «Alla base vi è un applicativo sviluppato da una società del Nord Europa che permette di muoversi in autonomia, effettuare delle chiamate su numeri preimpostati e, quando necessario, monitorare anche lo stato di salute», spiega Valentina Bogani, coordinatrice di “CasaLab, Casa per le Autonomie” di Fagnano Olona (VA), l’Appartamento che per primo ha implementato questo nuovo strumento. «Sono tre elementi che permettono alla persona, all’interno del proprio progetto di vita, di crescere e avere una maggiore autonomia». Innanzitutto la libertà di movimento. «Parliamo di persone con disabilità che però vivono in semi autonomia. Per loro il potersi muovere, spostare è importante. Ma è altrettanto importante che questo avvenga in un contesto monitorato. Questa apparecchiatura è collegata a un gps che registra gli spostamenti e segnala eventuali movimenti al di fuori di una determinata area». Non certo seconda, la possibilità di fare telefonate. Prosegue Bogani: «All’interno di una rubrica concordata con l’educatore, la persona è in grado di effettuare chiamate. In questo modo è autonoma, ma al contempo viene monitorato l’uso fatto del telefono». Non ultimo lo stato di salute: «Siamo abituati a smartwatch che monitorano frequenza cardiaca e altri parametri. In più questa apparecchiatura permette di registrare un’eventuale caduta a terra – pensiamo ad esempio ai soggetti epilettici – e lancia l’allarme».

Il valore aggiunto, come per tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, è nell’uso che se ne fa. «Al centro di tutto c’è il processo educativo nel quale la persona è inserita. Le diverse funzioni sono infatti attivate sulla base del progetto di vita e sulla base di quanto lo strumento riesce realmente a rispondere ai bisogni della persona».

Solidarietà e Servizi è tra le prime realtà in Italia a dotarsi di questa apparecchiatura e sta collaborando con gli sviluppatori al fine di migliorare ulteriormente le potenzialità dello strumento.

L’integrazione in un menù: il centro Pollicino e il chiosco Lo Sciurus di Gallarate

Caffè, brioche e succhi tradotti in Comunicazione Aumentativa Alternativa per permettere ai ragazzi con autismo di scegliere cosa prendere a merenda

L’integrazione è fatta anche di piccole cose. Come il predisporre un menù apposito per chi ha qualche problema in più di comunicazione e relazione; un semplice elenco dei prodotti, messo a disposizione per permettere a tutti di scegliere cosa prendere a colazione o per merenda. È proprio questo l’esempio dell’esperienza fatta dai ragazzi di Pollicino, il centro dedicato ai minori con disturbi dello spettro autistico, che Solidarietà e Servizi gestisce a Gallarate dal 2012. Un progetto nato da un’amicizia, quella stretta tra i “pollicini” adolescenti e Simona e Simone, titolari del chiosco Lo Sciurus che dal settembre scorso è stato aperto in città all’interno del parco Bassetti. Perché, andare al bar e avere la possibilità di scegliere in autonomia quello che si vuole prendere è una libertà importante. «Per poter aiutare i bambini e alcuni ragazzi di Pollicino (e non solo) a scegliere cosa ordinare con più facilità, abbiamo deciso di preparare un menù in CAA da appendere in questo bar», spiegano Andrea, Alessia, Marco e Niccolò.

CAA cioè “Comunicazione Aumentativa e Alternativa”, un insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie che facilitano e aumentano la comunicazione in persone che hanno difficoltà a usare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura. Non è una comunicazione che sostituisce il linguaggio, ma sostiene la relazione e permette di comprendere, far capire e sviluppare il pensiero. È uno strumento che viene utilizzato per i ragazzi con autismo, in particolare quanti hanno maggiori difficoltà.

Andrea, Alessia, Marco e Niccolò hanno pensato ai loro amici più piccoli. Così «quando siamo andati a far colazione allo Sciurus, abbiamo portato un foglio di brutta del nostro menù. Simone è rimasto molto contento e ci ha suggerito di aggiungere qualche novità alle proposte». Ne sono nati diversi menù: uno posto sul banco dei gelati, l’altro con le proposte della caffetteria e un terzo che viene portato direttamente al tavolo. «Una iniziativa che ci è piaciuta fin da subito», racconta Simone dello Sciurus. «Il nostro chiosco vuole essere un posto aperto a tutti e dedicato all’inclusività. Perché non farlo? In virtù anche del bel rapporto che è nato in questi mesi con i ragazzi di Pollicino il menù in CAA è stato costruito insieme a loro: abbiamo indicato quello che abbiamo solitamente e anche qualcosa in più per andare incontro alle esigenze di tutti».

Di fatto un menù in CAA non è solamente per ragazzi autistici. «Può essere utilizzato anche da persone con altre fragilità», spiegano gli educatori dell’equipe di Pollicino. «Noi ci siamo concentrati sulla scelta della merenda: i più grandi hanno fatto un po’ da apripista per permettere anche ai più piccoli di andare al bar e scegliere quello che vogliono. Il tutto è inserito in un progetto e in un percorso di autonomia in un ambiente meno protetto che passa dal poter scegliere quanto riportato sul menù, fare l’ordinazione e gustarsi un buon gelato».

Da ultimo, una piccola curiosità che hanno imparato Andrea, Alessia, Marco e Niccolò: «“Sciurus” in latino significa “lo scoiattolo” e il bar si chiama così in onore degli scoiattoli rossi che abitano nel parco Bassetti». Ora non resta però che allargare l’iniziativa. Come auspicano i ragazzi di Pollicino: «Sarebbe bello trovare le scritte in CAA anche in tante altre realtà, come ad esempio in gelateria, nelle scuole, nelle stazioni, nei ristoranti, per rendere più semplice la vita di tanti bambini e ragazzi. Il nostro motto è: CAA per un mondo più inclusivo!». Basterebbe veramente poco.

Un palco per gli attori del laboratorio teatrale di Solidarietà e Servizi 

I ragazzi dello Servizio di Formazione all’Autonomia di Busto Arsizio e Samarate e del Centro Socio Educativo bustocco protagonisti ai Venerdì del Villaggio

Se Jessica ha potuto superare la sua timidezza, Alberto ha imparato a stare con gli altri e Andrea si è divertito molto. Il teatro fa bene, aiuta a comunicare, ma soprattutto aiuta a far emergere quel qualcosa in più che abbiamo tutti e che spesso è un po’ nascosto. Lo sanno bene i ragazzi dello SFA (Servizio di Formazione all’Autonomia) di Busto Arsizio e di Samarate e del CSE (Centro Socio Educativo) bustocco gestiti da Solidarietà e Servizi che hanno partecipato ai “Venerdì del Villaggio”. L’iniziativa estiva ha visto i ragazzi della cooperativa sociale misurarsi con un palcoscenico e, al termine di un percorso laboratoriale sotto la guida del maestro d’arte Elis Ferracini, mettersi alla prova davanti a un pubblico lo scorso venerdì 2 luglio all’interno della rassegna promossa dalla cooperativa Il Villaggio in Città nel cortile di via Pozzi a Busto Arsizio. Un’esperienza entusiasmante e creativa, che è servita sul piano personale e su quello di gruppo. Perché, come ricorda Alberto, ospite dello SFA di Busto, «questa attività mi ha aiutato non solamente a stare con gli altri compagni, ma anche con gli educatori. E mi ha permesso di superare la mia timidezza». Il mettersi in gioco e lasciare libero sfogo alle proprie emozioni è infatti un modo per rafforzarsi. «Ho superato la mia insicurezza», confida infatti Jessica. «Anche se all’inizio del percorso non pensavo che il teatro potesse essere nelle mie attitudini, alla fine, grazie al regista, è stato proprio il teatro a regalarmi un’esperienza bella e creativa che mi ha cambiato molto e mi ha fatto crescere caratterialmente». Il tutto è stato fatto all’interno di un clima giocoso. «Mi sono divertito molto», aggiunge Andrea. «Rappresentare scene prese dai film è stato entusiasmante; un modo per mettermi alla prova e per scoprire una cosa che mi piace fare».

Partito come progetto esperienziale dedicato allo SFA di Busto Arsizio, il laboratorio teatrale si è subito ampliato andando a coinvolgere anche i ragazzi del CSE, quelli dello SFA di Samarate, una ragazza esterna alle strutture di Solidarietà e Servizi e una seguita a domicilio: in totale 12 persone. «Per ciascuna di loro è stato previsto un percorso mirato, finalizzato a far emergere le proprie potenzialità», ricorda Christian Ragusa, l’educatore dello SFA di Busto Arsizio che ha seguito l’intero progetto. «Abbiamo lavorato sulle emozioni, sull’uso del corpo e della voce arrivando a superare inibizioni, timidezza e qualche timore. E chi all’inizio stentava a dire una sola parola, alla fine è riuscito a farsi sentire lasciandosi coinvolgere in un cammino di crescita». Il lavoro fatto all’interno del progetto è sfociato in modo quasi naturale nella rassegna estiva dei “Venerdì del Villaggio”. «La storica collaborazione con la cooperativa Il Villaggio in Città ci ha portati a mettere in scena il nostro lavoro davanti a un pubblico. Un’esperienza aggiuntiva che però ha permesso a ciascun ragazzo di esprimersi dimostrando quanto appreso nel laboratorio teatrale e dando libertà alle proprie emozioni». Lo spettacolo proposto era basato sull’improvvisazione: tema non semplice che però i ragazzi di Solidarietà e Servizi hanno brillantemente superato, dimostrando le personali capacità attoriali e un forte spirito di gruppo. E alla fine gli applausi non sono mancati.

Dare risposte alle fragilità con una firma: il 5×1000 a Solidarietà e Servizi

Sostenere il progetto Spazio Integrazione della Cooperativa sociale è contribuire a creare percorsi di vita per persone con difficoltà

La carrozzina su cui è stato costretto dopo un incidente gli aveva tolto la speranza di poter ritrovare una voglia di azione e delle relazioni piene di senso. Ma con il giusto supporto educativo e sociale, ha potuto riprendere a guidare, riscoprire le proprie capacità in un ambiente di lavoro tecnologico e ritrovare il gusto di prendersi cura di sé. Quella di Mario è una delle tante storie positive di persone fragili e con disabilità cui Solidarietà e Servizi ha potuto dare risposta attraverso lo Spazio Integrazione. Un progetto nuovo ma soprattutto innovativo, dove la parola integrazione assume più significati: è l’integrazione di diverse professionalità, dall’educatore all’assistente sociale allo psicologo e al capo reparto, si mettono a disposizione della persona. Ma è anche l’integrazione di servizi differenti che già la cooperativa sociale eroga e che permette di avere un plus di risposte. È l’integrazione di esperienze finalizzate a prendere sul serio i desideri che le persone hanno, giustamente, di costruirsi una vita di cui essere soddisfatti. Non ultima, è l’integrazione di un approccio educativo in un ambito lavorativo, per far assaporare a chi ha qualche difficoltà in più una “normalità” persa che potrebbe essere ritrovata.

La persona fragile non necessita di un “parcheggio”, ma di stimoli per acquistare, o riacquistare, dignità.

Per sostenere Spazio Integrazione e continuare a dare risposte là dove spesso non esistono servizi adatti a darle, Solidarietà e Servizi chiede una firma. La firma del 5×1000. Una firma che non costa nulla, ma permette alle persone fragili e con disabilità di migliorare la loro qualità della vita, ritrovare autostima e relazioni e, magari, poter diventare (o ridiventare) autonome.

Per continuare a crescere: dall’assemblea dei soci il futuro di Solidarietà e Servizi

La Cooperativa sociale ha approvato il Bilancio Sociale 2020 e predisposto il Piano di Impresa Sociale 2021-2024

Con l’assemblea del 27 maggio scorso, Solidarietà e Servizi guarda al futuro. E lo fa con la consapevolezza di voler essere sempre più protagonista in un settore essenziale, ad alto valore aggiunto, dove la cura per la persona deve andare di pari passo con precise strategie di sviluppo e di attività di formazione. L’appuntamento assembleare infatti, oltre a mettere a tema la presa d’atto del bilancio al 31 dicembre 2020 e l’approvazione del Bilancio Sociale 2020, ha visto il Presidente del Consiglio di Sorveglianza, Paolo Fumagalli, anticipare alcuni aspetti relativi agli sviluppo futuri della Cooperativa che sono contenuti nel Piano di Impresa Sociale 2021- 2024, predisposto dal Consiglio di Gestione e approvato dal Consiglio di Sorveglianza.

Il 2020 è stato un anno particolare, non solamente per l’emergenza sanitaria, ma anche per la scelta effettuata di cedere il ramo d’azienda relativo ai “servizi minori in appalto”. Inoltre la cooperativa sociale è diventata socio unico della neonata Solidarietà e Servizi Fondazione, realtà che ha raccolto l’eredità della Fondazione San Giacomo, rinnovando l’impegno verso l’educazione della persona e l’attenzione in particolare nei confronti delle persone disabili, svantaggiate e fragili. Il 2020 è stato anche l’anno in cui Solidarietà e Servizi ha ricordato i 20 anni di impegno costante nei servizi residenziali, le case per le persone disabili. Infatti, ben 16 anni prima dell’approvazione della legge sul “Dopo di noi”, esattamente nel febbraio del 2000, Solidarietà e Servizi ha aperto la prima Comunità Alloggio (oggi CSS – comunità socio sanitaria) a Bergoro di Fagnano Olona (Va).

Come registrato nel Bilancio Sociale, al 31 dicembre 2020 la Cooperativa si prende cura di più di 18.000 persone, operando in quattro regioni, 15 province e 74 comuni con più di 1.300 lavoratori e 28 tirocinanti; 576 i soci, di cui 472 prestatori e 104 volontari.

Il futuro di Solidarietà e Servizi è invece tracciato nel Piano di Impresa Sociale. Il documento stilato su base quadriennale parte dal patrimonio della Cooperativa, costituito da due elementi fondamentali: il capitale economico e il capitale umano. Ed è soprattutto sul secondo che Solidarietà e Servizi vuole investire con progetti di reclutamento in partnership con università, oltre alla predisposizione di percorsi di formazione specifica, sia tecnica sia manageriale, per sviluppare competenze e professionalità. E inoltre sarà mantenuta sempre alta l’attenzione sulla salute e sulla sicurezza delle persone, sia di quante lavorano in Solidarietà e Servizi, sia di quelle di cui si prende cura la Cooperativa . Elemento non secondario anche sotto il profilo strettamente economico, visto che proprio nel 2020, sono stati spesi oltre 170.000 euro per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e gel sanificanti.

Dal punto di vista propriamente economico, è utile ricordare da un lato l’impegno di Solidarietà e Servizi a destinare risorse aggiuntive per i lavoratori e dall’altro gli investimenti in programma che assorbiranno oltre 1 milione di euro, senza dimenticare il beneficio arrecato ai fornitori del territorio che avranno a disposizione oltre 7 milioni di euro nell’arco del piano.

Esperienza, competenza, sicurezza e capacità di prendersi cura delle persone sono i valori sui quali Solidarietà e Servizi vuole costruire il suo futuro. Un futuro che guarda con sempre maggiore attenzione da una parte ai servizi a gestione diretta, attraverso centri diurni per persone disabili ma soprattutto potenziando le risposte residenziali e relative al “Dopo di noi”; dall’altra alle attività finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, fragili e svantaggiate.

Dopo la pandemia, come uscire dalla psicopandemia

Solidarietà e Servizi Cooperativa sociale e il Centro di psicoterapia Essere Esseri Umani di Varese hanno promosso un incontro per tracciare la strada per coltivare il benessere delle persone

La formazione come elemento per poter affrontare gli scenari post Covid. Per Solidarietà e Servizi passa da qui la risposta ai nuovi bisogni che l’emergenza sanitaria ha lasciato su tutti noi. Spesso non problematiche visibili, ma ferite interne che però condizionano, anche pesantemente, la vita e la quotidianità di ciascuno. Si è svolto lo scorso 9 giugno il secondo appuntamento di formazione dedicato agli assistenti sociali e agli operatori della mediazione lavorativa, ma anche educatori e personale ausiliario della cooperativa sociale, al quale sono stati invitati gli operatori sociali degli enti locali e territoriali con cui Solidarietà e Servizi collabora da tempo, che ha fatto focus sugli aspetti psicologici della pandemia. Solidarietà e Servizi e il Centro di psicoterapia Essere Esseri Umani di Varese (www.essereesseriumani.it) hanno proposto l’incontro online “Uscire dalla psicopandemia”, iniziativa che ha dato seguito al percorso avviato nell’autunno scorso con “Covid. Trauma negato”, guidato dalla psicoterapeuta Marta Zighetti.

Un’iniziativa importante quanto necessaria, come testimoniato dagli oltre 70 partecipanti (il 25% esterno alla cooperativa sociale), che dapprima ha voluto indagare i sintomi di un malessere nascosto e poi ha cercato di dare delle risposte, delle soluzioni per affrontare situazioni nuove, per certi aspetti sconosciute, ma che possono influire pesantemente sulla qualità della vita. La persona è stata messa al centro di un’ampia riflessione: dapprima sono stati indagati i traumi invisibili lasciati dalla pandemia, perché senso di stanchezza, assenza di progettualità, ma anche isolamento sociale volontario nonché irritabilità e diffidenza nei confronti dell’altro non sono normali conseguenze di una situazione difficile e complessa determinata dall’emergenza sanitaria, ma i risultati di mesi vissuti tra limitazioni, chiusure e paure. Per chi, come Solidarietà e Servizi, si prende cura delle persone più fragili, saper leggere questi fenomeni diventa fondamentale per continuare a essere vicini a chi ha qualche difficoltà in più. Ma, ancora di più, è importante tracciare una via d’uscita.

«I traumi da pandemia vengono solitamente negati e sottovalutati nelle ripercussioni che possono avere. Spesso non si riesce neppure a dare un nome a questi sintomi che le persone hanno», spiega Marta Zighetti. «È importante quindi fermarsi a riflettere e dare un nome alle cose che accadono».

Dopo la diagnosi, serve però una cura. Ovvero «condividere il disagio, essere trasparenti, avere una progettualità sfidante ma raggiungibile così da riuscire a pianificare una ripresa funzionale».

Per quanto la campagna di vaccinazione e il conseguente calo dei contagi stiano portando a un lento ritorno alla normalità, il cammino interiore rischia di essere lungo. Il percorso di formazione promosso da Solidarietà e Servizi continuerà con la collaborazione del centro di psicoterapia Essere Esseri Umani perché: «condizioni descritte sopra, come la pandemic fatigue e il languishing (letteralmente “languire”: un’emozione in cui non si prova alcuna emozione), non sono vere e proprie patologie, ma il loro decorso potrebbe comunque rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi e future problematiche psicologiche, per questo è importante non sottovalutarle e prendersene cura. Una prima fondamentale risorsa che abbiamo a disposizione per farlo è la conoscenza del nostro funzionamento, della nostra biologia e neurofisiologia e del nostro mondo interiore. In questa cornice fiducia e speranza rappresentano veri e propri “rimedi” in grado di aiutare la guarigione e inibire il dolore».

«Il contrario del languishing», prosegue la dottoressa Zighetti, «è il flourishing (fioritura), uno stato mentale di benessere, coloritura emotiva e prosperità psicologica che va coltivato per potenziare le sei dimensioni del benessere: accettazione di sé, autonomia, padronanza ambientale, relazioni positive, scopo nella vita, crescita personale. Di fronte alla pandemia nessuno di noi ha avuto scelta, questo approccio invece ci permette di essere più informati e consapevoli e quindi liberi di scegliere: scegliere come agire nella nostra vita, invece di limitarci a re-agire agli eventi. Ognuno di noi è parte del benessere degli altri e scegliendo di reagire insieme potremo finalmente tornare ad abitare gli spazi di condivisione e comunità dei quali a lungo siamo stati privati».

Spazio Integrazione, le cento storie di chi ha trovato risposte ai bisogni

Sostienilo con il 5×1000. Nato come scommessa, il progetto di Solidarietà e Servizi è realtà e capace di mettere in atto l’integrazione a 360 gradi per oltre 100 persone

C’è chi ha ritrovato la speranza, chi ha potuto fare della propria passione una professionalità  e chi sta lavorando per un maggior equilibrio delle sue giornate. Tra le oltre cento persone fragili coinvolte nelle attività dello Spazio Integrazione di Solidarietà e Servizi ci sono storie vissute e ancora da vivere, nella consapevolezza che insieme, con gli aiuti giusti, è possibile trovare o ritrovare il valore delle proprie giornate. Spazio integrazione nel suo primo anno di attività “a pieno regime” si è qualificato come progetto nuovo e innovativo. Partito come iniziativa sperimentale, sta dimostrando come l’integrazione, quella vera, a 360 gradi, possa alimentare un circuito virtuoso dove la persona è sempre al centro di tutto.

Lo sanno bene i 14 che, provenienti da Centri Diurni, Servizi Residenziali e Servizi del territorio, stanno perfezionando il loro progetto individuale di autonomia e che si stanno confrontando con un ambiente di lavoro vero, fatto di orari, obiettivi e regole. Ma anche le 43 persone che integrano l’esperienza nei Centri Diurni Disabili con attività occupazionali per gruppi di lavoro (gestite da un educatore) svolte in collaborazione con i reparti produttivi dove, del mondo del lavoro si sperimenta non tanto l’aspetto prestazionale, ma quello relazionale.

Così anche le cinque persone che, in situazioni di particolare vulnerabilità e in Solidarietà e Servizi ormai da tempo, hanno l’opportunità di restare nel mondo del lavoro per concludere in modo dignitoso il loro impegno e avviarsi verso una meritata pensione. Ci sono anche coloro che sono agli inizi: circa 30 ogni anno, tutti con un proprio percorso. Lo Spazio Integrazione offre loro l’opportunità di un tirocinio utile non solamente per costruirsi una carriera lavorativa, ma soprattutto per vivere in autonomia.

Mettere insieme percorsi educativi e di presa in carico con attività lavorative vere, solitamente due ambiti distanti quando si parla di fragilità e in particolar modo di disabilità, poteva apparire come una scommessa se non impossibile, almeno difficile. Solidarietà e Servizi ci ha creduto. Ha creduto in questa integrazione dell’approccio. E oggi questo spazio è un punto fermo nella risposta a precisi bisogni.

«Grazie a Spazio Integrazione si esplicitano nuovi bisogni e cambia (diventando più profondo) il nostro sguardo sulle persone che lavorano con noi», spiega Filippo Oldrini, responsabile Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi. «Questi bisogni infatti emergono nello spazio e nelle relazioni di lavoro. Ma se prima non avevamo strumenti e competenze per coglierli e per rispondere, adesso li abbiamo. Parliamo del desiderio di avere una casa propria, o, ad un livello più personale, di guardare alla propria famiglia in un modo diverso o di prendere in considerazione un lavoro su di sé, non come effetto del mio “essere sbagliato” ma come opportunità di crescita personale. In questo senso Spazio Integrazione è la strutturazione e il consolidamento di un approccio che è da sempre nel DNA delle Cooperative Sociali che si occupano di inserimento lavorativo, ma che raramente viene sistematizzato come modello di presa in carico globale della persona e del suo contesto. Non si tratta semplicemente di “conservare il posto di lavoro”, ma di prendere sul serio i desideri delle persone di costruirsi una vita di cui essere soddisfatti».

A Spazio Integrazione, al suo sviluppo e alla voglia di coinvolgere sempre più persone si rivolge la campagna 2021 del 5 x 1000. Una firma che non costa nulla, ma può contribuire fattivamente a dare nuove possibilità a quanti sono un po’ più fragili, ma non per questo devono rimanere indietro.

Un nuovo servizio per i minori: Solidarietà e Servizi raddoppia a Caronno Pertusella

In autunno partirà negli spazi del centro Il Girasole il servizio pomeridiano sperimentale. L’obiettivo è creare un polo per la disabilità investendo anche nel dopo di noi

Solidarietà e Servizi a Caronno Pertusella raddoppia: subito dopo l’estate, partirà il nuovo servizio pomeridiano dedicato ai minori con disabilità. Ricavato all’interno degli spazi che già ospitano il Centro Diurno Disabili (CDD) Il Girasole, è la risposta a diverse richieste che sono arrivate da alcune famiglie del territorio. «Già prima della pandemia erano giunte dai Servizi sociali del Comune diverse segnalazioni per minori con autismo e disabilità che manifestavano la necessità di uno spazio pomeridiano, integrativo alla frequenza scolastica, dove acquisire e consolidare autonomie con il supporto di educatrici specializzate», sostiene Giacomo Borghi, responsabile dei Servizi per l’autismo e la disabilità di Solidarietà e Servizi. «Per questi bambini e ragazzi, e i loro genitori, abbiamo deciso di aprire un nuovo Servizio diurno sperimentale, utilizzando un’ala del Centro di via Monte Nero, che attualmente accoglie una sala riunioni e degli uffici e consolidando i nostri servizi che sono presenti a Caronno da 25 anni».

Avviate le verifiche con ATS Insubria e in accordo con l’Amministrazione comunale, che ha caldeggiato la realizzazione di un progetto innovativo e capace di flessibilità, l’apertura del nuovo Servizio è prevista per il prossimo autunno. «Il CDD è autorizzato per accogliere 30 persone adulte, e attualmente i frequentanti sono 18. Suddividendo adeguatamente i locali e gli spazi esistenti, potremo senza alcuna modifica accogliere anche dieci bambini durante i pomeriggi», spiega Gian Piero Colombo, coordinatore del Centro Il Girasole.

Di fatto, Solidarietà e Servizi non solamente mette a disposizione della comunità caronnese la propria esperienza, ma punta a dare vita proprio nell’area di via Monte Nero, dove sorge il CDD, a un vero e proprio polo dedicato ai servizi per la disabilità. Come spiega Borghi: «La nostra cooperativa ha una ventennale esperienza nella gestione di Centri educativi per minori con disabilità e dal 2012 ha avviato una sperimentazione nell’ambito dell’autismo con Regione Lombardia, a Gallarate, che vede interventi educativi e socio-riabilitativi con 34 minori». Un’offerta che non c’è a Caronno Pertusella e nei Comuni limitrofi. «Non vi sono infatti servizi diurni dedicati a minori con disturbo dello spettro autistico e ciò costringe molte famiglie a quotidiane trasferte onerose in termini di tempo, soldi ed energie».

L’apertura di un Servizio di questo tipo si potrebbe arricchire con la realizzazione di una Comunità Alloggio proprio nel terreno adiacente al CDD. «Più di un famigliare negli ultimi anni ci ha sollecitato a pensare al “dopo di noi”, già nel “durante noi», ricorda Borghi. «Come operatori vogliamo affiancarci alle famiglie pensando per tempo a progetti di vita per le persone con disabilità e immaginando soluzioni per quando i loro genitori non saranno più in grado di assisterli. Fin dal 2017 Solidarietà e Servizi ha intrapreso un percorso di sensibilizzazione sul tema, promuovendo diversi incontri con i Servizi sociali e l’Amministrazione comunale per concretizzare la realizzazione di una Comunità Alloggio dedicata ai cittadini caronnesi con disabilità. Per dare corpo alla nuova struttura siamo pronti a intervenire con la nostra capacità progettuale oltre che con investimenti economici nell’ottica di dare continuità a un servizio storico che svolgiamo a Caronno Pertusella prendendoci cura delle persone con disabilità a 360 gradi, operando in relazione con il territorio e dando risposte dove ci sono specifici bisogni».

Nella connessione di EOLO c’è anche Solidarietà e Servizi

Cinque anni di rapporto e una crescente collaborazione per dare valore alle persone e ai servizi

Dietro ogni antenna, ogni singolo byte scaricato sul cellulare o sul pc e anche dietro a una lezione in Dad, c’è un po’ di Solidarietà e Servizi. I tecnici che arrivano nelle case per dare vita alla connessione di EOLO passano anche dall’unità di BPO – Business Process Outsourcing  – attiva nella sede della cooperativa sociale di viale Toscana a Busto Arsizio. Una collaborazione che, avviata nel 2016, in cinque anni si è progressivamente ampliata dando, ad oggi, l’opportunità a sei persone con disabilità di lavorare. Un rapporto «ben strutturato e definito da precisi obiettivi», premette Paola Coltri, Head of Delivery Operations di EOLO. Un rapporto iniziato con la necessità dell’azienda di telecomunicazioni di rispondere agli obblighi sulle assunzioni di persone con disabilità. E che, grazie all’ex articolo 14 della legge Biagi, è stato in parte assolto dando lavoro a una cooperativa sociale che si occupa d’inserimento lavorativo di persone disabili e svantaggiate. «Tutto è iniziato con un’attività di recruiting che è stata affidata a Solidarietà e Servizi», prosegue Coltri. «Alla cooperativa è stato affidato l’incarico di ricercare tecnici da inserire nel parco installatori Eolo, partendo da database forniti dall’azienda o da ricerche ad hoc in autonomia. Una selezione rigorosa, basata su specifici requisiti di competenza, abilità e disponibilità, nonché di ubicazione  geografica». Un compito importante, per certi aspetti anche nodale, per l’attività di provider e per individuare e selezionare quelli che poi sarebbero diventati i “frontman” di un colosso delle telecomunicazioni come EOLO.

«A Solidarietà e Servizi abbiamo affidato anche tutta la parte di controllo dei documenti che sono necessari ai nostri tecnici per operare. Un volume di circa 8/10.000 documenti che periodicamente devono essere verificati e, dove necessario, aggiornati». Non ultimo, «abbiamo affidato loro anche un servizio di gestione chiamate inbound come supporto per attività specifiche che sono assegnate ai nostri tecnici».

Il tutto viene fatto secondo rigorosi sistemi di controllo. «Ci sono dei precisi quanto stretti KPI da rispettare che vengono verificati mensilmente». Nessun canale preferenziale. Anzi, alla base c’è un normale rapporto cliente/fornitore. «Non abbiamo collaboratori di serie A o di serie B; non trattiamo il personale di Solidarietà e Servizi come persone con delle difficoltà: per noi sono tutte persone. E i risultati ottenuti insieme, il progressivo ampliamento della collaborazione e il buon rapporto instaurato lo dimostrano». E per il futuro? «Nulla ci vieta di ampliare ulteriormente la collaborazione».

La disabilità non è un fardello che non può competere nel mondo del lavoro, ma un valore aggiunto. «L’organizzazione che ci siamo dati permette una risposta sempre pronta, intervenendo puntualmente anche in casi di malattia o assenza della persona incaricata», ricorda Mariangela Mezzasalma, Coordinatrice del Reparto Business Process Outsourcing di Solidarietà e Servizi. «Il nostro obiettivo è dimostrare che anche una persona con disabilità può ritrovare nel lavoro, in un lavoro vero e “sfidante” fatto di impegni rigorosi e obiettivi da rispettare, la possibilità di sentirsi parte di qualcosa di grande, qualcosa che consolida in ciascuno di noi la percezione della propria dignità e dà la possibilità costruire il proprio progetto di vita. E la collaborazione con EOLO lo dimostra: nessuna scorciatoia, nessun percorso privilegiato, solamente la volontà di una cooperativa sociale e di un’importante azienda di telecomunicazioni di dare un valore aggiunto alla propria attività».

Parco Gioia di Varese, quell’inclusività per tutti che fa tornare un po’ bambini

Il CDD di Saltrio di Solidarietà e Servizi ha promosso a pieni voti la nuovissima struttura realizzata per persone con disabilità

Il 24 aprile 2021 è stato inaugurato a Varese presso Villa Milyus il “Parco Gioia”: un parco INCLUSIVO progettato e pensato per accogliere ANCHE i bambini con disabilità.
Il parco ricco di scivoli, altalene, casette per giocare e strumenti musicali da suonare, privo di barriere architettoniche, è stato realizzato grazie alla sinergia di diverse persone, associazioni e realtà del territorio che, unendo tutte le competenze, hanno realizzato multiple aree di gioco pensando anche ai bambini affetti da disabilità sensoriali o del neurosviluppo creando quindi un percorso tattilo-plantare che consenta di muoversi in autonomia.

Nello specifico il parco è suddiviso in 5 isole di gioco:
“l’isola della Musica” con veri strumenti musicali con cui creare un piccolo complesso musicale giocare con il ritmo e le diverse sonorità dalle percussioni agli xylofoni;
l’isola del Movimento” con tre altalene diverse, da quella classica, a quella doppia, a quella con seduta sagomata adatta anche alle disabilità fisiche;
l’isola dell’amicizia” dotata di un grande gioco centrale dotato di rampa, pannelli sensoriali, scivoli, salite, una piccola cupola in cui nascondersi o arrampicarsi particolarmente adatta a far sentire a proprio agio i bambini con disturbo dello spettro autistico;
l’isola della Compagnia” con una casetta e un’area mercato accessibili anche alle carrozzine particolarmente adatta alla sperimentazione delle abilità sociali e linguistiche;
l’isola della percezione” con un roller table fatto di rulli rivestiti in gomma e sovrastato da una serie di archi con cui spingersi e scivolare in maniera differente dallo scivolo tradizionale dove poter esercitare l’equilibrio e la propriocettività ma avvicinandosi poter ricevere anche sollecitazioni agli arti superiori.

Ma che cosa vuol dire esattamente fare “inclusione sociale”?
Letteralmente fare inclusione sociale vuol dire “garantire l’inserimento di ciascun individuo all’interno della società indipendentemente dalla presenza di elementi limitanti”.
Un reale approccio all’inclusione sociale, però, non vuol dire predisporre qualcosa per qualcuno con esigenze particolari, ma, in una reale ottica inclusiva, progettare in partenza qualcosa fruibile da TUTTI, comprese le persone con esigenze speciali.
Ed è proprio con questi presupposti che è stato creato il Parco Gioia! Per TUTTI si intende proprio TUTTI:
TUTTI i bambini e, qualora li avessero, i loro genitori o nonni con disabilità che, non dovendo imbattersi in barriere architettoniche, possono serenamente accompagnare i loro bambini al parco.
Agibile anche agli ADULTI con disabilità fisiche e cognitive come i nostri ospiti del Centro Diurno Disabili di Saltrio che hanno approfittato subito dell’esperienza! Vittorio, Gabriele, Gianvittorio e Stefano sono stati i primi testimoni entusiasti di questa opportunità: hanno potuto muoversi in autonomia, hanno provato a suonare strumenti musicali, manipolato oggetti e viaggiato con la fantasia tornando un po’ bambini.

Cosa c’è di più bello che poter trovare serenità e benessere in quello che si sta facendo, scoprendo che non ci devono essere limiti al divertimento e che il gioco può alleggerire anche chi ormai è considerato “grande per queste cose”?
Vogliamo, con questo articolo, riportare la nostra esperienza assolutamente positiva e invitare quante più persone possibili o centri come il nostro ad avvicinarsi e a provare così da poter essere contagiati dalla bellezza di questo parco.

“Grazie Vania” sono state le parole che ho ricevuto da Emanuela Solimeno, una delle due fantastiche mamme che con grinta e tenacia hanno pensato e reso possibile questo progetto, “Grazie perché quel TUTTI a cui noi avevamo pensato ed aspirato si è concretizzato col vostro racconto”.
In realtà siamo noi che dobbiamo ringraziare voi che ci avete creduto per prime, che avete bussato alle porte giuste e raccolto i fondi necessari per la realizzazione di questo progetto e che, insieme ad altri che ci hanno messo testa e cuore, avete dato vita a qualcosa che rende visibile e tangibile quell’ INCLUSIVITA’ di cui tanto si parla ma che troppo poco si concretizza.

Il CDD di Saltrio sarà lieto di ripetere l’esperienza ogni qualvolta ce ne sarà l’occasione perché, come scriveva Antoine de Saint-Exupéry “tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi se ne ricordano”.

Vania Gatto (psicomotricista CDD Saltrio)
Milena Simone (coordinatrice CDD Saltrio