Dal “durante noi” al “dopo di noi”: sabato 22 gennaio incontro formativo sulla cura del progetto di vita delle persone disabili

Organizzato da Solidarietà e Servizi cooperativa sociale e Solidarietà e Servizi Fondazione vede l’intervento della dottoressa Katia Tonnini, pedagogista della cooperativa San Vitale di Ravenna

A diventare grandi si incomincia da piccoli”, questo il titolo dell’incontro formativo organizzato da Solidarietà e Servizi cooperativa sociale e Solidarietà e Servizi Fondazione con il patrocinio del Comune di Busto Arsizio. Guidato dalla dottoressa Katia Tonnini, pedagogista della cooperativa San Vitale di Ravenna, è rivolto in modo particolare ai familiari delle persone con disabilità interessati e motivati a impegnarsi per costruire nuovi progetti di vita adulta per e con i loro figli. 

In programma sabato 22 gennaio (alle 10 in streaming), l’incontro è proposto in occasione dell’avvio dell’attività del nuovo Centro Socio Educativo (CSE) di Solidarietà e Servizi (in via Isonzo 2 a Busto Arsizio) e vuole porre l’attenzione su una tematica cruciale: la cura del progetto di vita della persona disabile in una prospettiva di crescita, sviluppo delle autonomie ed emancipazione.

Si tratta dunque di un’occasione per riflettere insieme tra operatori, familiari e persone disabili a partire dalla rilevazione del loro bisogno, dall’ascolto di desideri e timori, dall’analisi di risorse e vincoli in un’ottica di co-progettazione per la co-costruzione di percorsi personalizzati.

La preoccupazione rilevata quotidianamente nelle famiglie per il futuro dei loro congiunti con disabilità costituisce il punto di partenza per costruire sostegni adeguati che offrano la possibilità di mantenere un’elevata qualità di vita nel contesto familiare, sviluppando potenzialità e abilità utili a creare consapevolezza, autodeterminazione, autostima e maggiori autonomie nell’ambito del contesto sociale e delle attività lavorative.

Partiamo dunque con la cura del “durante noi”, con la consapevolezza che il futuro si costruisce giorno per giorno insieme con le famiglie, con il massimo coinvolgimento possibile delle persone destinatarie degli interventi, con il territorio di appartenenza e con tutte le realtà interessate a dare risposte concrete alla pluralità di esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Per partecipare: https://us02web.zoom.us/j/88389220219?pwd=RkZqZHBrYnVpaldWQ0prTEM3QVNxZz09 (ID riunione: 883 8922 0219 – Passcode: 756496)


Santo Natale 2021, gli auguri di Solidarietà e Servizi

Mettersi in gioco per crescere insieme: il Piano di Impresa Sociale 2021-24 di Solidarietà e Servizi parte dalle persone

La testimonianza di un’educatrice, un’ausiliaria, un volontario e un lavoratore disabile alla presentazione degli obiettivi della cooperativa nei prossimi anni ai soci e ai lavoratori

È la voglia di mettersi in gioco, la volontà di crescere, imparare e migliorarsi, sempre mettendo al centro la persona, che unisce educatori, personale ausiliario, volontari e tutti i lavoratori di Solidarietà e Servizi. Atteggiamenti e modalità che sono alla base del Piano di Impresa Sociale 2021-24 e che delineano il futuro prossimo della cooperativa sociale. Emerge così un rinnovato profilo non solamente di impresa sociale, ma anche di identità, dove le persone sono testimoni. Serena Bottigelli, Educatrice in forza al Centro Socio Educativo – CSE – di viale Toscana a Busto Arsizio; Rosy Martino, Asa al CSE Manzoni di Busto Arsizio e Brunello Reali, volontario, hanno portato la loro testimonianza alla presentazione del Piano di Impresa Sociale 2021-24 ai soci e ai lavoratori di Solidarietà e Servizi fatta all’inizio del mese di dicembre. Tre ruoli operativi differenti per una visione comune: mettersi in gioco per migliorare.

«Incontrare e accompagnare», così Serena Bottigelli ha sintetizzato il suo lavoro da Educatore. «Nell’arco di una settimana incontriamo tutti i 40 ospiti del centro. Quello che mi piace è rendere l’incontro un momento unico con la persona: un gesto, una parola o un’azione permettono di dare valore all’incontro. L’accompagnare invece distende il suo significato su un periodo più lungo e richiede un lavoro tra più interlocutori. Siamo educatori e siamo esperti della relazione: qui le battaglie o si vincono insieme o si perdono insieme». Il futuro è nella professionalità. «Mi piacerebbe che la cooperativa possa vantare dei professionisti della relazione».

Testimone di cambiamenti è stata Rosy Martino, l’Asa che dopo 15 anni in comunità a Cassano Magnago ha voluto essere destinata al CSE Manzoni. «Ho chiesto il trasferimento e lo scorso giugno ho iniziato», ha raccontato. «Non è stato semplice perché ho dovuto imparare un nuovo modo di lavorare per essere al fianco dei bambini, ma al contempo ho scoperto che con la collaborazione di colleghi e responsabili del servizio ci si sente più forti. Il cambiamento è quindi possibile, basta chiedere e, quando necessario, chiedere supporto. Mi sono rimessa in gioco e ho avuto l’opportunità di migliorarmi e crescere».

Non ultimo Brunello Reali che, dopo una vita passata in banca, ha voluto dedicare il suo tempo da pensionato a Solidarietà e Servizi. «Quando anni fa ho incontrato per motivi lavorativi la cooperativa, sono rimasto positivamente colpito dall’attività e dal modo in cui opera: sono fatti, azioni concrete, perché a parole siamo bravi tutti. Quando ne ho avuto l’opportunità mi sono chiesto: perché non condividere? Perché non partecipare? Ho voluto mettere a disposizione quello che ho, il tempo, per portare – spero – il mio contributo . Ho molto da imparare, ma voglio dare il mio contributo da volontario affinché le attività di Solidarietà e Servizi si possano realizzare».

Attività come la possibilità di avere un lavoro che, per una persona disabile, non è così scontata. Remigio Pavanello ha raccontato la sua storia, fatta di disabilità e di difficoltà a trovare un impiego, ma soprattutto un luogo dove poter crescere. «In altri posti dove sono stato non è stata compresa la figura di una persona appartenente a una categoria protetta. In Solidarietà e Servizi ho trovato colleghi speciali che mi fanno sentire come in famiglia; ho trovato visi sorridenti e contenti. Mi sono buttato nella mischia facendo anche valere un po’ della mia esperienza. Così ogni giorno scopro cose belle, incremento l’attività e cerco di migliorare le mie competenze. Sono pronto a nuove sfide perché voglio migliorare nel lavoro».

Le sfide all’orizzonte non mancano. Solidarietà e Servizi con il Piano di Impresa Sociale 2021-24 delinea una nuova strada rivolta in particolare ai servizi in gestione diretta. L’investimento previsto di un milione di euro va nella direzione di aumentare gli interventi affinché la persona disabile non sia meramente assistita ma valorizzata in tutto quello che ha. E questo passa attraverso la creazione di nuovi servizi residenziali, nuove case per persone disabili (come la proposta di project financing fatta a Caronno Pertusella) e il potenziamento della domotica,soprattutto  per favorire l’autonomia delle persone. Con due pilastri, entrambi solidi: il capitale economico e il capitale umano.

Le Tre Torri di Pavia: i centri diurni disabili Il Torchietto, il Naviglio e Le Betulle mettono in mostra le loro abilità in un mosaico

In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, disvelata l’opera che ha richiesto tre anni di lavoro dei CDD gestiti da Solidarietà e Servizi 

È un omaggio alla città di Pavia, ma soprattutto il desiderio e la volontà di mostrare i propri talenti spesso nascosti. Il mosaico delle Tre Torri di Pavia realizzato dalle persone disabili insieme con gli operatori dei centri diurni disabili – CDD – pavesi Il Naviglio, Il Torchietto e Le Betulle, gestiti da Solidarietà e Servizi, è stato inaugurato ufficialmente il 3 dicembre: in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, il sindaco Fabrizio Fracassi ha disvelato l’opera collocata nella sala San Martino di Tours in corso Garibaldi 62. Uno spazio di prim’ordine per un lungo lavoro che ha visto l’impegno di 30 persone dei CDD e che è stato finalizzato a «mostrare i talenti nascosti dei nostri ospiti». Un progetto avviato nel settembre del 2018 e che ha trovato compimento tre anni dopo in una cerimonia partecipata e sentita.

«Scoprire il mosaico realizzato dagli ospiti del centro diurno disabili è stata per me un’emozione – ha dichiarato il sindaco di Pavia, Mario Fabrizio Fracassi – Nell’opera, che raffigura uno dei simboli della nostra Città, ho percepito un profondo amore per Pavia e ho visto concretizzarsi una creatività che sa volare più alto delle difficoltà della vita. Sono entrambi aspetti che mi hanno commosso».

Il mosaico, che si sviluppa su una base di un metro e mezzo per 77 centimetri di altezza, è composto da tre panelli, ciascuno del peso di circa 30 kg. Tutto è partito da una fotografia scattata proprio dalla centrale piazza Leonardo Da Vinci che, cogliendo un anelito verso il cielo, racchiude le torri simbolo di Pavia e che ha colpito molto gli ospiti dei CDD. L’idea è stata non solamente di riprodurre l’immagine, quanto di trasformarla in un progetto corale, capace di coinvolgere le persone disabili dei tre centri: farne un mosaico composto da 150 piastrelle in ceramica appositamente dipinte. Dalla progettazione alla scelta dei colori, fino alla doppia cottura delle singole piastrelle, gli ospiti del CDD hanno potuto misurarsi in un lavoro articolato, mostrando i propri talenti e abilità. A completamento sono stato utilizzati dei vecchi bancali per realizzare la cornice. Il risultato è diventato patrimonio della città di Pavia e patrimonio di tutti: una testimonianza viva della volontà di Solidarietà e Servizi di creare le condizioni e dare a tutti la possibilità di mettere in mostra i propri talenti e diventare protagonisti di un’opera che è segno di partecipazione, di crescita e di rete. Perché ciascun tassello trova compimento e valore solamente se considerato nell’insieme dell’opera. Di fatto, “mai più soli … insieme ci riusciamo” è il claim che accompagna Solidarietà e Servizi da oltre 40 anni. 

Spazio Integrazione, un progetto innovativo di Solidarietà e Servizi selezionato da Intesa Sanpaolo

Il progetto dedicato a investire sull’autonomia di persone disabili e fragili è stato inserito nel programma Formula di Intesa Sanpaolo in collaborazione con Fondazione Cesvi

Il progetto SPAZIO INTEGRAZIONE di Solidarietà e Servizi Cooperativa Sociale, in collaborazione con Fondazione Cesvi, è stato selezionato da Intesa Sanpaolo per partecipare all’Iniziativa Formula di crowdfunding dedicata alla sostenibilità ambientale, e all’inclusione sociale e valorizzazione per le persone in difficoltà. Unico progetto della provincia di Varese e tra i tre selezionati in Lombardia per il quarto trimestre del 2021, Spazio Integrazione rappresenta la volontà di Solidarietà e Servizi di dare risposte concrete al bisogno e al desiderio di AUTONOMIA delle persone disabili e fragili, valorizzandone i talenti e rafforzando il network territoriale. «Spazio Integrazione è un progetto multidimensionale che mette insieme in modo assolutamente innovativo le competenze socio-educative, sociali, di inserimento lavorativo e produttivo-occupazionali di Solidarietà e Servizi e della rete territoriale per realizzare PERCORSI INDIVIDUALI DI AUTONOMIA E DI INSERIMENTO LAVORATIVO per persone disabili o fragili. È quindi un luogo fisico e insieme relazionale in cui la persona può sperimentarsi all’interno di un contesto che unisce supporto educativo, psicologico e sociale a un’esperienza in un contesto di lavoro “vero”», spiega Filippo Oldrini, responsabile Area Inserimento lavorativo della cooperativa.

Tre i piani di intervento: innanzitutto la creazione di un’equipe dedicata al progetto con competenze e professionalità multidisciplinari; secondo, la creazione di uno spazio fisico dove poter attuare il progetto e, ultimo ma non ultimo, il potenziamento della rete sociale territoriale.

«L’obiettivo – prosegue Oldrini – è non solamente creare un nuovo know-how, ma proporre modello che sia facilmente replicabile anche in altre realtà e soprattutto che sia in grado di dare risposte ai bisogni di autonomia di persone che, solitamente, non trovano percorsi di crescita adeguati. Parliamo di persone disabili le cui capacità e autonomie di base sono superiori a quelle di chi solitamente viene accolto nei centri diurni ma che non hanno i requisiti per accedere al mondo del lavoro o di giovani fragili che hanno bisogno di percorsi personalizzati di accompagnamento al lavoro».

Nell’ottica di diventare un progetto condiviso, ciascuno può sostenere Spazio Integrazione donando su For Funding, la piattaforma di Intesa Sanpaolo per la raccolta fondi in favore di progetti solidali.

Per maggiori informazioni:

https://www.intesasanpaolo.com/it/common/landing/programma-formula-iniziative-ambiente-inclusione-lavoro.html

Per Sostenere il nostro progetto:

https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/progetto/spazio-integrazione

Il Centro Viganò di Caronno Pertusella è realtà: una risposta ai bisogni dei minori con autismo e disabilità

Solidarietà e Servizi ha avviato il nuovo Centro sperimentale per minori con disturbo del neurosviluppo: progetto capace di dare risposte alle famiglie del territorio

Un progetto nato dal basso e capace di dare risposte a un intero territorio, all’interno di una visione di rete. Solidarietà e Servizi cooperativa sociale ha avviato a Caronno Pertusella il nuovo Centro Viganò: una struttura dedicata ai minori con autismo e disabilità, ricavata negli spazi del CDD – Centro Diurno Disabili – Il Girasole grazie a un’ottimizzazione dei locali disponibili. «Questo nuovo servizio muove i passi da una richiesta che abbiamo registrato», spiega Giacomo Borghi, responsabile Area Autismo Diurni e Residenziali di Solidarietà e Servizi. «Dal Comune, dalle famiglie ma anche dai servizi territoriali è infatti emersa la necessità di dare vita a una struttura capace di prendersi cura dei minori con diversi tipi di disabilità; abbiamo proposto un Centro che integrando la frequenza scolastica propone a bambini e ragazzi occasioni risocializzanti e attività educative. Il nome dato al centro è in ricordo di uno storico ospite de Il Girasole, Fabio Viganò, venuto a mancare la scorsa primavera».

La “rete” che ha espresso la necessità supporta anche lo sviluppo del Centro. Come spiega Tatiana Ciola, assistente sociale di Solidarietà e Servizi che segue gli inserimenti al Viganò: «Il minore tendenzialmente viene segnalato dai servizi territoriali e, attraverso la Neuropsichiatria dell’ospedale di Saronno e il Comune, arriva a noi. Operiamo all’interno di un percorso che è stato sviluppato in rete e, sempre in rete, viene alimentato così da dare risposte concrete a un bisogno». Anche perché, come ricorda Cristina Ridolfi, coordinatrice del centro Viganò, «per i minori in età scolare non ci sono molti servizi dedicati. Tendenzialmente, sono quasi sempre strutture di carattere riabilitativo, dove però non c’è una vera organizzazione del tempo all’interno di una programmazione personalizzata volta allo sviluppo delle capacità e, quindi, dell’autonomia». Studiato per poter accogliere fino a dieci minori, il centro di Caronno Pertusella può offrire attività individuali e di gruppo. «Lavoriamo sul potenziamento delle autonomie e sul processo di socializzazione proponendo attività diverse che, con il tempo andranno ad ampliarsi e a coinvolgere anche il territorio circostante». Le proposte educative sono davvero molteplici e partono non solo dai bisogni del minore, ma anche dai suoi interessi, ad esempio l’ attività di cucina, il giardinaggio e i laboratori per la comunicazione aumentativa.

 «È un servizio di cui c’era bisogno: in zona non ci sono opportunità di questo tipo e, per una famiglia che lavora e al contempo vuole essere vicina al proprio figlio, è una risposta importante», spiega Dennis Desolei, papà di Yuri, 9 anni, che è stato tra i primissimi ragazzi a frequentare il centro Viganò. «Le attività che vengono proposte sono veramente tante: Yuri è contento e sereno. Ma questo servizio è anche un valido supporto alla famiglia che, non solamente riesce a conciliare i tempi di lavoro, ma anche ad avere un aiuto dagli operatori che ci sono a Caronno Pertusella. E con la Neuropsichiatria di Saronno si è formato un bel gruppo».

Pur essendo adiacente al CDD, il centro Viganò è ben separato, con spazi propri sia interni sia esterni. La vicinanza dei due servizi però garantisce supporto e continuità agli operatori, nell’ottica di offrire sempre una cura della persona di qualità. Il tutto sempre in un lavoro di rete dove la coprogettazione e la coprogrammazione danno vita a risposte concrete finalizzate alla crescita del ragazzo disabile e al coinvolgimento della sua famiglia. Anche qui, trova attuazione concreta il claim di Solidarietà e Servizi: “Mai più soli … insieme ci riusciamo”.

Solidarietà e Servizi è “Impresa vincente”: Intesa Sanpaolo ha premiato l’eccellenza della cooperativa sociale nell’evento che si è svolto giovedì 11 novembre

Il presidente del Consiglio di Gestione chiamato come testimonial dell’impegno dato nel periodo Covid: «Tecnologia e integrazione dei servizi ci hanno permesso di garantire continuità»

Un’impresa vincente. O meglio, come è stata definita dall’economista Stefano Zamagni, «un’impresa virtuosa». Solidarietà e Servizi cooperativa sociale è stata tra le 14 imprese del terzo settore finaliste nel progetto nazionale “Imprese Vincenti” di Intesa Sanpaolo e, nella tappa “Impact” del digital tour promosso dall’istituto bancario, è stata chiamata quale testimonial per il supporto fondamentale dato alle comunità di riferimento nel periodo Covid e per essere stata in grado di reinventarsi per continuare a erogare i propri servizi nei momenti più complessi della pandemia.

Il presidente del Consiglio di Gestione della cooperativa sociale Domenico Pietrantonio è infatti intervenuto nell’incontro online di giovedì 11 novembre scorso per raccontare cosa Solidarietà e Servizi ha fatto. «La pandemia è stato un periodo drammatico per tutti, ma abbiamo portato a casa una serie di aspetti che cercheremo di capitalizzare: in primo luogo l’importanza della tecnologia, dell’informatizzazione e della formazione del capitale umano. Se non ci fossero stati gli smartphone, i tablet, i pc, se non li avessimo utilizzati non avremmo potuto continuare a prenderci cura delle persone disabili», ha detto. «Un altro aspetto è stata l’integrazione dei servizi: i servizi diurni e residenziali, insieme a quelli dell’inserimento lavorativo, hanno permesso una continuità di relazione nei confronti dei bisogni, delle famiglie e delle persone disabili: non c’è stata discontinuità nell’erogazione del servizio. La nostra caratterista è quella di saper valorizzare alcuni target di riferimento: lavoriamo con oltre 50 imprese che ci permettono di inserire al lavoro circa 80 persone disabili. E questo ci ha permesso, anche in periodo di pandemia, di dare continuità al servizio, consentendo a queste persone di fare un’esperienza positiva nonostante il momento».

“Vincente” è stata ritenuta anche l’esperienza di Solidarietà e Servizi nella gestione delle residenze. «Preferiamo chiamarle case», ha sottolineato Pietrantonio. «Non è solamente una questione di forma, ma è sostanziale: la casa è dove c’è una relazione, dove c’è familiarità e non ci sono attività da svolgere ma vi è l’esigenza di stare con qualcuno». L’esperienza di strutture residenziali di Solidarietà e Servizi è iniziata nel 2000 e si è concentrata sulla dotazione di strumenti tecnologici per favorire l’autonomia delle persone con disabilità. Esempio, ha ricordato il presidente del Consiglio di Gestione «è la nostra Casalab dove vivono persone disabili in regime di semiautonomia  grazie al supporto di strumentazioni domotiche». Ma anche «il primo esempio di housing sociale per disabili che è stato coprogettato ed è cogestito insieme con un’associazione di famiglie e ospita cinque persone».

Solidarietà e Servizi è impresa vincente del terzo settore perché fa vincere tutti: i beneficiari dei propri servizi, le comunità di riferimento e, non ultima, la società nel suo complesso. Per Intesa Sanpaolo, inserirla nel programma di valorizzazione “Imprese Vincenti” significa riconoscere il contributo all’economia del Paese ed esporla al dialogo con il mondo profit per uno scambio da cui entrambi i mondi traggono beneficio e occasioni di crescita. 

Per rivedere l’intervento integrale: https://group.intesasanpaolo.com/it/sezione-editoriale/eventi-progetti/tutti-i-progetti/economia/imprese-vincenti 

Qualità del lavoro e presa in carico della persona: così la disabilità è un’opportunità per le aziende

Solidarietà e Servizi ha portato la propria testimonianza al convegno “La DiversAbility come fattore di competitività” organizzato da Cdo Opere Speciali

foto da www.sempionenews.it

Trasformare un obbligo di legge in una opportunità. Questo fa Solidarietà e Servizi permettendo a persone fragili e disabili di poter crescere e coltivare progetti di autonomia attraverso una nuova visione del lavoro e offrendo soluzioni di qualità. E questo è quanto ha testimoniato nell’incontro “La DiversAbility come fattore di competitività” organizzato venerdì 12 novembre alla Cascina Triulza di Milano e promosso da Cdo Opere Speciali. Al centro della tavola rotonda l’articolo 14 della Legge Biagi che dà la possibilità alle imprese di ottemperare all’obbligo previsto dalla  legge 68/99 in materia del collocamento dei disabili. Come? Concedendo l’opportunità di assumere il lavoratore svantaggiato tramite cooperative sociali di tipo B, nei confronti delle quali l’impresa si impegna ad affidare commesse di lavoro, così da coprire il costo dei lavoratori inseriti e i rispettivi costi di produzione.

In sintesi: unire il mondo profit al no profit, facendo focus sulla persona e dando valore al lavoro. Come ha ricordato il presidente di Cdo Opere Sociali, Stefano Gheno: «Il lavoro ha una potenza molto forte di inclusione della persona, tutti devono avere la possibilità di contribuire al bene comune, e trarre beneficio dal lavoro tutti. Tutte le persone, con le loro caratteristiche e possibilità, devono avere la possibilità di generare il bene per tutti, di generare la polis».

E su questa linea si inserisce la possibilità data dalla Legge Biagi. Una possibilità che sempre più realtà produttive e commerciali stanno sfruttando. Ha infatti ricordato Elena Garbelli, responsabile collocamenti mirato disabili Milano: «Con la città metropolitana di Milano lo scorso anno abbiamo avviato circa 284 convenzioni articolo 14, ci aspettavamo un calo importante nel 2021 perché lo scorso anno è stato molto critico e i dispositivi si sono attivati sul finale del 2020, prendendo forma in maniera massiccia nel 2021. Invece le convenzioni avviate quest’anno sono 289, entro fine anno aumenteranno ulteriormente».

La vera rivoluzione però non è dalla possibilità normativa, quanto dalla qualità del lavoro svolto. Ha infatti ricordato Fabrizio Simonini, responsabile collocamenti mirati disabili Varese: «In passato l’oggetto delle commesse era prevalentemente rappresentato dai servizi di basso contenuto, come pulizie ed assemblaggio. Le commesse che vedo realizzate nella provincia di Varese, merito anche di capacità creativa di due realtà cooperative, si spostano, verso frontiere della transizione ecologica». Ed è proprio qui che Solidarietà e Servizi fa la differenza. Come ha sottolineato il responsabile commerciale di Solidarietà e Servizi, Gabriele Scampini, la cooperativa sociale si distingue per elevate complessità di funzioni e servizi che vengono affidate a persone fragili e disabili, potendo così diventare partner di grandi realtà aziendali. Le unità di Business Process Outsourcing, il settore della meccanica, la Rigenesi sono alcuni esempi di lavori qualificati e qualificanti che Solidarietà e Servizi riesce a erogare a primari player del mercato senza alcun timore della concorrenza. Il motivo sta nella possibilità offerta  dalla Legge Biagi, ma anche da un’impostazione della cooperativa che mira a far crescere le abilità delle persone, rendendo il lavoro un luogo di costruzione della persona, oltre che di costruzione dell’autonomia. Una testimonianza concreta di come “la DiversAbility” possa essere effettivamente un “fattore di competitività“ in più per le aziende.

La collaborazione pubblico-privato diventa modello di assistenza alle persone disabili

All’incontro promosso da Solidarietà e Servizi Fondazione con la Fondazione per la Sussidiarietà e i comuni di Busto Arsizio, Cassano Magnago, Marnate si è evidenziata la necessità di dare vita a partnership per mettere veramente al centro la persona e i suoi bisogni

Collaborazione, partnership, co-programmazione, co-progettazione. In sintesi: “Insieme ci riusciamo”. Davanti alla volontà di dare risposte adeguate alle persone, a fronte di bisogni in crescita, la strada da seguire è quella di stare insieme e di unire le forze. E lo strumento da usare è quello del project financing. La testimonianza diretta di questo è arrivata dalla viva voce dei sindaci dei comuni di Marnate, Cassano Magnago e Busto Arsizio, tre realtà storiche per Solidarietà e Servizi cooperativa sociale che sono state coinvolte nell’incontro che Solidarietà e Servizi Fondazione ha organizzato lo scorso 29 settembre all’interno della sede di viale Toscana a Busto Arsizio e al quale ha partecipato anche il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini. «Per guardare al futuro partiamo dalla nostra storia», ha detto in apertura dell’incontro Paolo Fumagalli, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Solidarietà e Servizi cooperativa sociale. «E il nostro futuro è uscire da una logica di appalti per entrare in una logica di gestione diretta dei servizi, attraverso uno strumento che è quello del project financing, la finanza di progetto». Il tutto, «mantenendo fede alla nostra vocazione: assistere, prendendoci cura delle oltre 3.000 persone che ogni giorno sono con noi».

La richiesta di collaborazione posta da Solidarietà e Servizi è stata recepita dai Comuni, diventando una «necessità» nelle parole dei tre sindaci che sono intervenuti. «La collaborazione tra pubblico e privato è necessaria per migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini», ha detto Maria Elisabetta Galli, sindaco di Marnate, il primo paese dove Solidarietà e Servizi ha avviato una fattiva collaborazione con il Comune, realizzando un Centro Socio Educativo (CSE), diventato nel tempo un Centro Diurno Disabili (CDD) e dove la cooperativa sociale intende proporre un servizio residenziale. «È proprio dall’unione delle forze e delle energie che nascono le risposte più efficaci – ha proseguito Galli -. I rapporti con Solidarietà e Servizi affondano le radici fin dagli anni 80. La cooperativa sociale si è insediata in un’area che, con questo intervento, è stata riqualificata dando così avvio a un centro che sin dall’inizio si è rivelato esempio di una fattiva collaborazione tra pubblico e privato». Una collaborazione che, ha proseguito il sindaco, «si basa su dialogo e condivisione di valori, quali l’attenzione alla persona, l’intervento personalizzato e la presa in carico del servizio. E i risultati sono continui».

A Cassano Magnago, Solidarietà e Servizi ha realizzato in co-progettazione con il Comune la Comunità Socio Sanitaria (CSS) e il Centro Diurno Disabili (CDD) e ha dato vita, sempre in collaborazione con il Comune, alla Residenza Isa Tanzi, una casa che ospita dieci persone con disabilità. «Sono tre importantissimi esempi che ci raccontano di persone, di idee, ma soprattutto ci fanno guardare al domani», ha detto il sindaco di Cassano Magnago, Nicola Poliseno. «Vent’anni  fa, pioneristicamente, abbiamo fatto la scelta del project financing, uscendo dalla logica dell’appalto, e siamo andati alla ricerca di partner solidi. L’esperienza dimostra che abbiamo lavorato bene: dando concretezza al progetto e permettendogli di crescere nella risposta ai bisogni. L’ente comune deve guardare con attenzione allo strumento del project financing: è il futuro».

Busto Arsizio non è solamente il comune dove Solidarietà e Servizi ha sede, ma è la città dove sono molti i servizi avviati e gestiti dalla cooperativa sociale. In particolare, il Centro Diurno Disabili (CDD) “Manzoni” dedicato ai minori, il Centro Socio Educativo (CSE) di piazza XXV Aprile e il CSE che si trova in viale Toscana, dove ha sede anche tutto il comparto produttivo e l’Area Inserimento Lavorativo della cooperativa. Non ultimi, il Servizio di Formazione all’Autonomia (SFA) di via XX Settembre, il Servizio di Inserimento Lavorativo (per persone disabili e fragili) del Distretto di Busto Arsizio e un Servizio Accreditato al Lavoro per l’erogazione di Doti Regionali. «Umanità e professionalità: questo è Solidarietà e Servizi», ha ricordato il sindaco Emanuele Antonelli. «Se l’obiettivo di un’amministrazione è promuovere l’inclusione sociale e lo sviluppo del territorio, occorre garantire la collaborazione con il terzo settore, privilegiando chi è in grado di proporre soluzioni. E questa è co-programmazione». Ha proseguito: «L’obiettivo deve essere quello di mettere sempre al centro la persona, potenziando interventi specifici che tengano presente i bisogni. Serve quindi un nucleo di lavoro pubblico-privato che sappia valutare le aspettative e i bisogni delle persone disabili, in particolare i minori. In una parola, co-progettazione». E sul project financing, Antonelli ha ribadito l’importanza dello strumento: «È necessario per ottenere certi risultati perché spesso i comuni non hanno i mezzi. È il futuro, ma è anche il presente. Noi ci siamo».

Della necessità di rafforzare la collaborazione pubblico-privato ha parlato anche Vittadini, che ha fatto riferimento alla ricerca “Anziani e disabili, un nuovo modello di assistenza”, cui Solidarietà e Servizi collabora, e che è realizzata con il Politecnico di Milano, l’Università di Bergamo, l’Università Bicocca e l’Università di Parma, oltre che con la Fondazione Don Gnocchi e la Fondazione Sacra Famiglia. Vittadini ha definito come deve essere la nuova assistenza: solidale, sussidiaria e sostenibile. Ovvero, «deve mettere al centro la persona, affiancandosi alla famiglia per non far uscire il malato dal sistema della vita normale», ha detto il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. La sussidiarietà è sostenuta dal «partenariato pubblico-privato per costruire risposte organiche, composite, dove, di fronte a un bisogno, l’ente pubblico sceglie sulla base non di un appalto, magari al massimo ribasso, ma di una progettualità fatta secondo il criterio della qualità. Questo in un contesto di rete e specializzazione». Non ultima, la sostenibilità:  «Non è solo l’ambiente, ma anche la parità, l’abitabilità, l’uguaglianza, il dare lavoro. Sono 17 obiettivi che descrivono una nuova concezione di impresa». In quest’ottica, l’esperienza di Solidarietà e Servizi e dei tre Comuni intervenuti possono assurgere a modello di una moderna assistenza. Ha concluso Vittadini: «La metodologia che è stata illustrata oggi, e che Solidarietà e Servizi vuole adottare, con ogni probabilità sarà quella con cui affronteremo il futuro».

Il dono genera dono: nasce un nuovo spazio per i ragazzi del Centro Diurno Disabili “Manzoni”

Il ricordo di nonna Rosa ha dato il via ai lavori per la creazione della nuova stanza sensoriale al CDD di Solidarietà e Servizi per aiutarli nella relazione e nel rilassamento

Il ricordo delle persone care può dar vita a nuovi progetti. E dal dono che questo affetto genera, nascono spazi innovativi, ma soprattutto attesi e capaci di mettere in atto ancora di più quel “prendersi cura” che contraddistingue Solidarietà e Servizi.  È quanto avvenuto – e sta avvenendo – al Centro Diurno Disabili (CDD) “Manzoni” di Busto Arsizio dove sono iniziati i lavori per la realizzazione di una stanza Snoezelen. Si tratta di una stanza sensoriale ideata appositamente per stimolare tutti i sensi, attraverso effetti di luce, colori, suoni, musica, profumi e materiali diversi. Il nome da cui prende origine è un neologismo: “snoezelen” è infatti la sintesi delle parole olandesi “snuffelen” (trovare, esplorare) e “doezelen” (sonnecchiare, pisolare) che descrive bene l’esperienza multisensoriale che può offrire ai ragazzi del CDD nell’ottica di migliorare la relazione, il rilassamento e la scoperta di sé.

A dare il via al progetto è stata la donazione della famiglia Albè che, in ricordo della nonna Rosa, persona molto vicina al “Manzoni”, ha deciso di destinare al CDD di Busto Arsizio le offerte raccolte in occasione del funerale. La somma ha permesso non solamente di iniziare l’intervento per la realizzazione della stanza, ma ha attivato anche una cordata di solidarietà. I familiari di nonno Mario, persona a sua volta molto amica del Centro, hanno seguito l’esempio garantendo un’ulteriore tranche di lavori. Per arrivare all’ultimazione dell’intervento il percorso però è ancora lungo. In prima linea ci sono gli stessi ragazzi del “Manzoni” che si stanno dando da fare per aumentare i fondi raccolti. Anche perché l’hanno già in parte sperimentata e ne sono rimasti letteralmente entusiasti. «Bella! Ma quando la facciamo?», chiede Nicole che fin dall’inizio ne è rimasta affascinata. «Questa stanza mi piace perché dentro c’è tutto quello che può farci giocare e rilassare». Non da meno è Thomas, consapevole che anche lui la potrà frequentare: «Bella, e la possiamo usare anche noi “grandi”».

Per il momento la stanza è stata dipinta, adattata e  in parte attrezzata. Il colore scelto è stato il rosa, in ricordo della nonna da cui tutto è partito. E, nonostante il lavoro non sia terminato, l’inizio è di sicuro buon auspicio perché testimonia concretamente quell’insieme ci riusciamo che guida Solidarietà e Servivi nel prendersi in carico le persone con disabilità da più di 40 anni.