Il non profit che fa bene all’impresa

“ESG fa bene all’impresa”: a Rho organizzato un evento a firma “Solidarietà e Servizi” e “Il Portico”. Manager d’azienda e imprenditori sociali si sono confrontati sulle partnership di successo tra profit e non profit

Quasi 200 partecipanti a “ESG Fa bene all’Impresa”, che per circa 3 ore sono rimasti incollati alla poltrona: un successo che ha superato ogni aspettativa. Martedì 21 maggio presso il Centro Congressi Mantovani Furioli di Rho, Solidarietà e Servizi di Busto Arsizio, in collaborazione con Il Portico di Rho, entrambe cooperative sociali, e con l’Ordine dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Milano, ha proposto un evento per manager e imprenditori del sociale per confrontarsi e fare networking.

“L’evento – racconta Gabriele Scampini, responsabile commerciale dell’Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi – è nato dal desiderio di far toccare con mano l’utilità e la convenienza della collaborazione tra profit e non profit, e in particolare tra aziende e cooperative sociali che si occupano d’inserimento lavorativo, attraverso testimonianze di imprese per le quali le cooperative sociali hanno svolto lavori di vario genere, dalla digitalizzazione ai servizi di back office, dagli assemblaggi alle pulizie.”

La transizione ESG e il focus sulla “S” di social

Il contesto di riferimento è quello della transizione ESG, molto attuale di questi tempi, che vede sempre più aziende misurarsi con gli standard di sostenibilità – ambientale, sociale e di governance – all’interno dei propri processi produttivi. “Abbiamo deciso di focalizzarci sulla “S” di ESG – continua Scampini – quella che fa riferimento alla sostenibilità sociale, spesso sottovalutata. Per noi di Solidarietà e Servizi la sostenibilità sociale è la nostra ragione di vita. Forniamo servizi alle aziende creando occasioni di lavoro vero: ad oggi impieghiamo 72 persone con disabilità, offrendo servizi di Business Process Outsourcing, (processi di backoffice amministrativi e commerciali), assemblaggi, lavorazioni meccaniche, rigenerazione di apparati elettronici e gestione documentale.  Per i nostri dipendenti significa sentirsi utili ed efficaci e riscoprire la propria dignità.  Per le aziende, l’assolvimento di un obbligo legislativo, efficienza dei costi e, perché no, un utile strumento di marketing. Per le cooperative, una sfida a lavorare con sempre maggiore professionalità e qualità.”

“Abbiamo deciso di aderire a questa iniziativa – sottolinea Potito Di Nunzio, presidente dell’ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano – perché quando si parla di consulenti del lavoro si fa riferimento innanzitutto a una professione dedicata al sociale. Per noi l’inclusione sociale di qualità è uno dei primi obiettivi”.

Orizzonte di ogni partnership resta sempre la persona e il suo bisogno, “mettere al centro la persona con fragilità e accompagnarla a soddisfare un’esigenza reale e fondamentale come quella del lavoro” come ha bene evidenziato il prof. Michele Tiraboschi, moderatore dell’evento e coordinatore scientifico della Fondazione Adapt, fondata da Marco Biagi nel 2000 per promuovere, in una ottica internazionale e comparata, studi e ricerche nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro.

L’evento

Nel corso del pomeriggio si è parlato dunque di partnership tra profit e non profit a tutto campo, partendo dagli aspetti più normativi (legge 68/99 e convenzioni ex art. 14 legge Biagi) fino alle best practices di welfare aziendale, volontariato di impresa e social procurement. Un approfondimento poi anche sul progetto “Sociale al quadrato”, sperimentato per la prima volta dal Collocamento Mirato Disabili della Provincia di Varese.

Hanno portato la loro testimonianza Elena Garbelli del Collocamento Mirato Disabili di Milano, Martino Busnelli di BNP Paribas Leasing Solutions, Raffaella Cirillo del Collocamento Mirato Disabili di Varese, Paola Coltri di Eolo, Andrea Canali di Exergy International, Chiara Pennasi di Fondazione Triulza, Giuseppe Scarpa di Freccia International, Valentina Albertini di Novartis, Manuela Lunetta di Open-es.

Un evento in partnership con la cooperativa il Portico…

L’evento nasce dalla collaborazione tra le cooperative sociali “Solidarietà e Servizi” e “Il Portico”, due realtà molto conosciute e radicate sui relativi territori, nell’anno in cui celebrano due importanti ricorrenze, 45 anni di vita per “Solidarietà e Servizi” e 40 per “Il Portico”.

“La collaborazione fra cooperative sociali di tipo B – sottolinea Francesco Luoni, Presidente della cooperativa il Portico – rappresenta un valore fondamentale. Innanzitutto, attraverso un lavoro di squadra, le cooperative possono unire le loro forze per affrontare sfide sociali più ampie e complesse, ottenendo un impatto maggiore sulla comunità rispetto a quanto potrebbero fare singolarmente. La collaborazione poi facilita la condivisione di esperienze e buone pratiche tra le cooperative, permettendo loro di imparare le une dalle altre e di migliorare continuamente le proprie attività.  Lavorando insieme, le cooperative dimostrano il potere di un modello di impresa basato sulla collaborazione e sulla responsabilità sociale.”

…e con il sostegno di Orasesta SpA

L’evento è stato realizzato grazie al sostegno di Orasesta, azienda leader nella ristorazione automatica. “Da sempre siamo impegnati nella costruzione di un mondo più inclusivo e sostenibile – evidenzia Michele Amoruso, AD di Orasesta. Per questo abbiamo deciso di sostenere questo importante evento.”



L’Assemblea dei Soci approva il Bilancio Sociale 2023 di Solidarietà e Servizi Cooperativa Sociale

Tra le novità più importanti dell’edizione 2023 l’inaugurazione di due appartamenti di housing protetto e la collaborazione con l’Università LIUC di Castellanza sul progetto domotica. Sul fronte interno la consueta priorità data al capitale umano

Giovedì 16 maggio, durante l’Assemblea dei Soci, è stato approvato all’unanimità il Bilancio Sociale della Cooperativa. Tante le novità nel 2023. Solo per citarne alcune, l’avvio di due progetti di housing – la “Casa domotica San Benedetto a Legnano” e la “Casa di via Francana a Pavia” – e la collaborazione con la LIUC – Università Cattaneo di Castellanza per il progetto domotica.  

Due nuovi progetti di housing

Un investimento importante per quanto riguarda la residenzialità e la domotica che rispecchia una precisa direzione strategica.  “Nelle case inaugurate nello scorso autunno – spiega Giacomo Borghi, responsabile Area Residenziali e Domotica di Solidarietà e Servizi – si condensano molti dei valori della cooperativa. C’è il tema del “Dopo di Noi” al quale rispondiamo dal 2000 non solo con strutture residenziali comunitarie, ma con vere e proprie case dove le persone con disabilità possono vivere facendo esperienza di famiglia e non solo di coabitazione. C’è poi il tema della domotica applicata: nelle nostre case sperimentiamo sempre più l’importanza del ricorso alla tecnologia come strumento per sviluppare l’autonomia.”

La collaborazione con l’Università LIUC

Proprio in questa visione si è inserito il “progetto domotica” studiato insieme all’Università LIUC di Castellanza e presentato a dicembre in un convegno dedicato. Il progetto è stato avviato in collaborazione con Confcooperative Insubria attraverso un assegno di ricerca e ha visto un neolaureato della LIUC in Ingegneria Gestionale sviluppare e testare nuove soluzioni domotiche e tecnologiche a partire dalle case dove vivono persone con disabilità.  “La domotica – continua Borghi – è un tema al quale Solidarietà e Servizi crede profondamente fin dal 2016 e che ha dato il via al progetto pionieristico di CasaLab a Fagnano Olona (VA). Oggi, con la collaborazione dell’università LIUC e con le aziende del settore che stanno credendo nel progetto, abbiamo sistematizzato il processo di domotizzazione delle nostre case.”

L’importanza del “capitale umano”

Nel bilancio sociale non mancano poi i dati relativi alla cooperativa. Come sempre, particolare importanza viene attribuita al capitale umano: 492 lavoratori in 124 servizi sul territorio, nelle province di Varese, Milano, Pavia, Como, Lecco, Monza e Brianza che si prendono cura di 5.014 persone con disabilità.  

È strategico per noi valorizzare la passione, il coinvolgimento e la professionalità delle persone che lavorano con noi e riconoscerne il merito – racconta Domenico Pietrantonio, Presidente del Consiglio di Gestione della cooperativa. “L’anno scorso abbiamo investito in modo particolare nella formazione dei lavoratori (+70% di ore erogate rispetto all’anno precedente) per l’aggiornamento e l’acquisizione di competenze specifiche, anche in risposta alle nuove sfide che ci arrivano dal territorio, che riguardano nella maggior parte dei casi la presa in carico di persone, minori soprattutto, con autismo. Abbiamo inoltre riconosciuto un aiuto economico a tutti i lavoratori e un premio di fine anno a coloro che hanno contribuito in modo particolare ai risultati della cooperativa.”

Avviato nel corso del 2023 anche un percorso per ottenere la certificazione sulla parità di genere che, a partire dal riconoscimento di una diversità, garantisca le stesse opportunità a tutti i dipendenti.

Il bilancio sociale 2023 è  il racconto di una storia di passione e professionalità che mette al centro la persona e la condivisione del suo bisogno a conferma che  “mai più soli, insieme ci riusciamo”.


Con la tua firma faremo grandi cose

Anche quest’anno è tempo di Dichiarazione dei Redditi. Scegli Solidarietà e Servizi per il tuo 5×1000. Con la tua firma sosterrai  le attività e i servizi della cooperativa e il lavoro che quotidianamente svolgiamo con passione e professionalità per prenderci cura delle 5.014 persone con disabilità

Anche nel 2024, attraverso la campagna 5×1000, abbiamo l’opportunità di sostenere le attività e i servizi della cooperativa Solidarietà e Servizi. Questa iniziativa permette a ciascuno di noi di contribuire concretamente al miglioramento e all’ampliamento delle offerte che la cooperativa mette a disposizione delle persone più fragili della nostra comunità. 

Il reperimento di risorse economiche è essenziale per mantenere e potenziare i servizi esistenti, oltre che per introdurre nuovi progetti. Di recente, ad esempio, abbiamo inaugurato AliBlu a Marnate, un servizio innovativo pensato per minori con diagnosi di autismo che risponde a bisogni specifici del territorio. Inoltre, stiamo investendo in progetti di domotica, sviluppati in collaborazione con l’università LIUC di Castellanza, che mirano a migliorare la qualità della vita e l’autonomia delle persone delle quali ci prendiamo cura, attraverso tecnologie avanzate. 

Destinare il 5×1000 a Solidarietà e Servizi non costa nulla, ma per noi ha un grande valore: basta una firma e l’indicazione del codice fiscale della cooperativa, 00782980122

Mai più soli… Insieme ci riusciamo 

Come fare

  • Cerca il riquadro del 5×1000 nella tua dichiarazione dei redditi (Modello 730, Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico)) 
  • Firma con il tuo nome e cognome nel riquadro dedicato al “Sostegno agli Enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS…” 
  • Sotto la firma scrivi il nostro codice fiscale: 00782980122 

E poi… passaparola

Sai che puoi anche darci una mano per promuovere il 5×1000 a Solidarietà e Servizi?  Ogni firma può fare la differenza: aiutaci a diffondere il codice fiscale di Solidarietà e Servizi 00782980122 tra tutti i tuoi contatti: familiari, amici, colleghi di lavoro, clienti e fornitori…  

  1. scarica e condividi l’immagine in formato quadrato per il tuo profilo Whatsapp o per i tuoi post sui social  CLICCA QUI
  1. scarica e aggiorna la copertina del tuo profilo facebook CLICCA QUI  

Per non dimenticarti nulla 

Per il 2024 ecco le date più importanti per la consegna del Modello 730, Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico): 

  1. Modello 730: La scadenza per la presentazione, sia ordinario che precompilato, è il 30 settembre 2024 direttamente online o rivolgendosi a Centri di assistenza fiscale (Caf), professionisti abilitati o al sostituto d’imposta (cioè al proprio datore di lavoro)
  1. Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico): entro il 15 ottobre 2024 se inviato telematicamente, sia dal contribuente che da un intermediario abilitato alla trasmissione dei dati. Per la presentazione cartacea presso gli uffici postali, il periodo va dal 2 maggio al 1° luglio 2024. 

fonte Fisco Oggi

Ti racconto AliBlu: i primi mesi di attività

A gennaio Solidarietà e Servizi ha inaugurato a Marnate AliBlu, un nuovo servizio educativo integrato per minori con diagnosi di autismo rivolto al territorio della Valle Olona. Raccontiamo qualcosa sulla preparazione del progetto e degli spazi 

L’organizzazione degli spazi ha un valore fondamentale nella cura del benessere e nella presa in carico di minori con diagnosi di autismo: nulla deve essere lasciato al caso! Studi specifici ci hanno guidato nella scelta dell’arredo e nella strutturazione degli spazi per offrire un servizio all’avanguardia, compresa la possibilità di dotare AliBlu di una stanza sensoriale. 

“Grazie alla collaborazione tra l’amministrazione comunale di Marnate e Solidarietà e Servizi, la ex scuola elementare di Nizzolina è tornata ad essere uno spazio abitato dai bambini e una opportunità di crescita, in particolare per bambini con diagnosi”, racconta con soddisfazione Gemma Donati, assessore alle politiche sociali del Comune di Marnate. 

L’approccio operativo di “Solidarietà e Servizi” (“mai più soli; insieme ci riusciamo”) ha guidato questi primi mesi di attività: “Questo servizio nasce da un’analisi del bisogno che ha coinvolto i servizi sanitari e le Neuropsichiatrie Infantili della ASST, i servizi sociali comunali e diverse realtà associative di familiari e questa attenzione all’insieme continua a caratterizzare il nostro approccio alla presa in carico”, spiega Laura Puricelli responsabile dell’Area Autismo e Autonomia di Solidarietà e Servizi. 

Il primo punto di attenzione è stato per le scuole dell’infanzia, spesso chiamate ad accogliere minori nello spettro dell’autismo. Sottolinea Mariolina Caputo, coordinatrice di AliBlu: “Stiamo collaborando con diverse scuole della Valle Olona dove abbiamo incontrato insegnanti appassionati al loro lavoro ed estremamente motivati che hanno accolto con entusiasmo la possibilità di partecipare ad un percorso formativo offerto dall’équipe dei servizi per l’autismo di Solidarietà e Servizi”. 

Nel mese di marzo è infatti partito il primo corso di formazione rivolto alle scuole dell’infanzia, a cui parteciperanno circa 15 insegnanti che parteciperanno a lezioni teoriche, workshop esperienziali presso la sede di AliBlu e sessioni di supervisione presso le scuole stesse da parte delle educatrici del servizio. 

“La proposta formulata – dice Monica Rigo, responsabile del settore servizi sociali del Comune di Olgiate Olona – permette di supportare il personale delle scuole e di implementare le competenze pedagogiche a fronte di un aumento delle richieste di inserimento di bambini con diagnosi di autismo dando sostegno alle famiglie, spesso sole e disorientate”. 

Si tratta di capacità e conoscenze spendibili a favore dei minori che rimarrà come valore aggiunto permanente, “oltre la validità di AliBlu”. 

Il progetto AliBlu è sostenuto da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Fondazione CESVI

Se vuoi scoprire il Programma Formula, visita www.forfunding.it   

Approvata dal Consiglio di Gestione la nuova organizzazione della cooperativa sociale

Molte le novità che caratterizzano il nuovo assetto della Solidarietà e Servizi -tra le quali l’equipe multidisciplinare e il comitato investimenti, remunerazioni e nomine- che attraverso vari servizi si prende cura di oltre 5mila persone disabili e fragili, grazie al prezioso contributo di 492 lavoratori

Il Consiglio di Gestione della Solidarietà e Servizi lo scorso 22 marzo ha approvato la nuova organizzazione della cooperativa, che è stata successivamente presentata ai responsabili e coordinatori dei servizi. L’assemblea dei soci del prossimo 17 maggio sarà l’occasione per condividere questo nuovo assetto della cooperativa, che nel 2024 festeggia i 45 anni di vita.

Alcune novità sono particolarmente significative, come quelle relative all’equipe multidisciplinare, al comitato investimenti, remunerazioni e nomine e a quello per la parità di genere.

Emerge quindi l’attenzione della cooperativa da un lato a dotarsi di strutture e competenze in grado di continuare ad affrontare le sfide relative ai servizi che rispondano ai bisogni, anche nuovi ed emergenti, delle persone disabili, come quelli dei minori con autismo, e dall’altro a creare ambiti e strumenti per la valorizzazione e la crescita del capitale umano.

Non mancano ulteriori novità relative all’organizzazione di ciascuna delle 4 aree nelle quali si articola l’attività della Solidarietà e Servizi -Area Autismo e Autonomia, Area Residenziali e Domotica, Area Centri Diurni, Area Inserimento Lavorativo- che ad oggi si prende cura di oltre 5.000 persone disabili e fragili, attraverso servizi diurni, residenziali e d’inserimento lavorativo, e che si avvale del prezioso contributo di 492 lavoratori.

Il tutto all’insegna del “Mai più soli… Insieme ci riusciamo” che continua a guidare l’approccio e l’azione della cooperativa.

INAUGURATO ALIBLU TRA LA GIORNATA MONDIALE DELL’AUTISMO E IL FESTIVAL IN&AUT PER AFFRONTARE E COSTRUIRE INSIEME IL FUTURO PER CHI NON PUÒ FARLO DA SOLO

Maristella, mamma di Vincenzo, all’inaugurazione del servizio: «Ad AliBlu ci siamo subito sentiti ascoltati e abbiamo visto una realtà concreta che possa aiutare noi famiglie a non sentirci soli, perché il rischio è quello di trovarsi soli in questa fatica, come è successo a noi negli anni successivi alla diagnosi»

Lo scorso 5 aprile a Marnate è stato inaugurato AliBlu, servizio per minori con autismo e le loro famiglie. Una data, quella dell’inaugurazione ufficiale, a ridosso della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e che quest’anno si è celebrata martedì 2 aprile. Una ricorrenza che pone all’attenzione di tutti il rispetto dei diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico e che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di garantire alle persone autistiche una vita piena e soddisfacente, contrastando la discriminazione e l’isolamento di cui sono ancora oggi vittime le persone autistiche e le loro famiglie

Per la maggior parte della persone comprendere le difficoltà che deve affrontare chi è colpito da disturbi dello spettro autistico e le loro famiglie non è facile, anche se nel tempo si sono moltiplicate le occasioni di riflessione e di presa di consapevolezza, come il Festival In&Aut, che quest’anno si tiene da venerdì 17 a domenica 19 maggio a Milano: tre giorni di dibattiti, approfondimenti e testimonianze «per costruire insieme un futuro diverso per chi non può farlo da solo».

Che è proprio ciò che si propone Aliblu, il progetto di Solidarietà e Servizi per i territori di Castellanza-Valle Olona, Busto Arsizio e Gallarate, che è stato reso possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo tramite il Programma Formula e in collaborazione con Cesvi Onlus.

Durante l’inaugurazione, Maristella, mamma di Vincenzo, ha raccontato la sua esperienza. Una testimonianza toccante, che riesce a far comprendere più di mille discorsi, articoli e dibattiti e che, per questo, affidiamo integralmente alla vostra lettura.

«La nostra storia è quella di tanti genitori che hanno avuto una diagnosi di autismo per il proprio figlio. Vincenzo, fino a poco prima della diagnosi, ci sembrava un bambino normalissimo, poi verso i 2 anni qualcosa è cambiato. Il momento della diagnosi e i mesi successivi sono stati i più brutti della nostra vita, immaginavamo che nostro figlio avrebbe avuto una vita normale con soddisfazioni a scuola, magari l’università, gli amici, una sua famiglia. In quei momenti il futuro di Vincenzo e della nostra famiglia ci è sembrato come in cielo nero di nuvole, completamente incerto. La cosa peggiore era vedere Vincenzo che si allontanava sempre più da noi, non ci rispondeva, non si girava, non ci guardava mai negli occhi. Era come se lo stessimo perdendo piano piano, come se non ricambiasse il nostro affetto, sembrava ci considerasse degli oggetti. Ci sentivamo totalmente impotenti».

«Per quasi sei mesi mio marito e io passavamo le sere a piangere e a farci domande sul futuro nostro e di Vincenzo, senza mai risposta. Siamo qui da soli, come faremo? E lui che vita avrà? Si renderà conto? Cosa succederà quando non ci saremo più? La domanda che tuttavia finiva per sopraffarci la sera era: perché? Perché proprio a noi? Sarà per quella cosa che ho mangiato in gravidanza? Per la caduta? L’inquinamento? Non c’era niente da fare, il bisogno di dare una spiegazione era sempre presente ed era frustrante rimanere ogni volta senza risposta. La cosa strana dell’autismo è che una volta che il neuropsichiatra comunica la diagnosi, da un lato ci si sente liberati dall’aver dato un nome al problema, dall’atro si è lasciati praticamente soli nell’affrontare questa situazione. L’ultima riga della dimissione diceva: “si consiglia terapia cognitivo-comportamentale”. Ma che cos’è? Chi la fa? Dove?».

«Credo come tutti, ci siamo messi a cercare su internet e con fatica abbiamo trovato un’analista del comportamento e delle terapiste che hanno seguito Vincenzo. Abbiamo capito che in quest’ambito il sistema sanitario nazionale non riesce a soddisfare pienamente i bisogni di questi bambini, qualsiasi terapia che vuole essere precoce è per forza privata. Tra l’altro, la ricerca di terapiste competenti e volenterose è lunga e difficile, per noi è stata la difficoltà principale. In questi anni abbiamo cercato di aiutare Vincenzo in tutti i modi, lui ha lavorato sodo ed è migliorato molto, a noi è costato tanto in termini economici, di fatica, di sacrificio. Negli anni si sono avvicendati diversi terapisti, consulenti, associazioni, insegnanti di sostegno».

«Quando siamo giunti ad AliBlu ci siamo subito sentiti ascoltati e abbiamo visto una realtà concreta che possa aiutare noi famiglie a non sentirci soli, perché il rischio è quello di trovarsi soli in questa fatica, come è successo a noi negli anni successivi alla diagnosi. Quello che ci colpisce è la contentezza di Vincenzo quando viene ad AliBlu, è proprio felice ed esce sempre sorridente. Vedendolo sereno ci siamo resi conto che, nonostante abbiamo passato anni a cercare “cure”, oggi desideriamo solo che Vincenzo sia felice. Ritengo che le famiglie con bambini autistici non abbiano tanto bisogno di una soluzione a un problema, quanto la possibilità di vivere un’esperienza concreta e condivisa. AliBlu ci aiuta ad andare in questa direzione: è l’esempio di quello che possiamo definire “cultura dell’accoglienza”. Quando lasciamo Vincenzo non vediamo persone che svolgono un lavoro, ma persone attente a comprendere ogni bambino con le sue difficoltà e punti di forza».

Al Centro Diurno Disabili di Samarate arriva la convivialità a pranzo firmata Mc Donald’s

L’adesione a “Sempre aperti a donare”, iniziativa di Fondazione Ronald McDonald e Banco Alimentare, è il primo passo di un percorso che porterà le persone del Centro Diurno Disabili a vivere esperienze all’esterno. Nel frattempo ha preso il via il progetto proposto da “La valigia magica” sulle arti circensi

«Quando Silvia Colombo, una nostra educatrice, ci ha parlato dell’iniziativa del Banco Alimentare della Lombardia assieme a McDonald’s, ne abbiamo discusso a livello di equipe e abbiamo condiviso che decidere di aderirvi sarebbe stata una bella occasione per offrire alle persone delle quali ci prendiamo cura nel nostro CDD un momento conviviale particolare, che sarebbe stato sicuramente apprezzato e che sarebbe potuto essere il primo passo di un percorso di socializzazione e di esperienze da vivere anche al di fuori del centro. Così abbiamo contattato il punto vendita Mc Donald’s di Gallarate e il progetto ha preso il via, con il primo pasto offerto lo scorso 16 aprile e l’accordo che proseguiremo con l’esperienza, una volta al mese, fino a luglio, per poi riparlarne da settembre».

Annalisa Colucci, coordinatrice del Centro Diurno Disabili di Samarate, spiega così la genesi dell’adesione del suo servizio al progetto “Sempre aperti a donare”, l’iniziativa solidale giunta quest’anno alla sua quarta edizione e realizzata da Mc Donald’s, con Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald e la collaborazione di Banco Alimentare, di Comunità di Sant’Egidio e di altri enti caritativi del territorio, che mette a disposizione pasti gratuiti per regalare un sorriso e un momento di spensieratezza e di conforto a chi è più fragile.

«Il primo appuntamento è andato davvero bene -riprende Annalisa Colucci-. Organizzativamente, siamo andati a ritirare i pasti per i nostri ospiti e per noi operatori al ristorante di Gallarate e poi li abbiamo consumati assieme nei locali del centro diurno. I ragazzi sono stati davvero contenti e non vedono l’ora di ripetere l’esperienza. Così stiamo anche valutando se accettare in futuro la disponibilità che ci è stata offerta sia di organizzare una giornata presso il ristorante per un momento di festa sia di prendere parte a una giornata di pulizia di aree verdi che Mc Donald’s sta cercando di organizzare con altre cooperative sociali della nostra zona. Perché vivere delle esperienze all’esterno del CDD è sempre un’importante occasione di socializzazione e autonomia che arricchisce i nostri ospiti».

E i progetti del CDD di Samarate non si fermano qui. Sempre ad aprile, infatti, nel salone centrale della struttura si è tenuto il primo incontro di prova di un percorso di avvicinamento alle arti circensi, tenuto e offerto da Matteo Farina, de “La valigia magica”, educatore specializzato in giocoleria e clowneria. «A maggio avremo un secondo appuntamento, che questa volta organizzeremo nella palestra del centro -spiega Annalisa Colucci-. Il progetto è ancora tutto da costruire, ma i riscontri al momento sono positivi e il percorso potrebbe anche prendere il via già a settembre, con attività calibrate sulle specificità delle nostre persone di stimolazione sensoriale, gestione degli spazi fisici e collegamenti tra atti motori e sonorità, il tutto con la leggerezza, lo stupore, il coinvolgimento e la magia che le arti circensi sanno offrire».

Il 5 aprile si inaugura a marnate “AliBlu: inclusione e consapevolezza” Il nuovo servizio per i minori con autismo e le loro famiglie

Avviato ufficialmente a gennaio 2024, il centro -dotato anche di una “Snoezelen room” per la stimulazione multisensoriale- accoglie 15 bambini dai 4 ai 14 anni e collabora con i servizi sociali di otto comuni del territorio e i servizi di neuropsichiatria delle ASST Valle Olona e Ovest Milano

Verrà inaugurato venerdì 5 aprile (ore 9,30) “Aliblu: inclusione e consapevolezza”, il nuovo servizio per la presa in carico dei minori con autismo e delle loro famiglie.

Il Servizio, progettato e gestito da Solidarietà e Servizi, ha trovato casa a Marnate, nell’ex-scuola di Nizzolina (Via Vittoria 37) che torna, così, ad accogliere bambini del territorio.

Il  progetto è sostenuto da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Fondazione CESVI.

AliBlu, avviato ufficialmente a gennaio 2024, attualmente accoglie 15 bambini dai 4 ai 14 anni, collaborando con 8 servizi sociali di altrettanti comuni del territorio e i servizi di neuropsichiatria delle ASST Valle Olona e Ovest Milano.

Il territorio è inoltre coinvolto attraverso accordi con realtà sportive quali lo Sporting Club Mondodomani di Marnate e le biblioteche dei Comuni di Olgiate Olona e Castellanza. In questi spazi vengono proposte ai minori attività inclusive che favoriscono rapporti e relazioni con i coetanei.

A sostegno dei genitori è prevista la presenza di un assistente sociale che accompagna le famiglie con l’obiettivo di orientarle verso i servizi ed i benefici previsti dalla normativa nazionale e regionale.

Il progetto include il supporto pedagogico alle famiglie con incontri serali a tema nella sede di AliBlu; all’interno di questi momenti, inoltre, vengono condivise metodologie educative e fornite indicazioni sulla strutturazione degli spazi domestici.

In fase di progettazione 2 percorsi di gruppo per i fratelli e le sorelle dei minori con autismo. Come evidenzia Mariolina Caputo, pedagogista e coordinatrice di AliBlu, questi ultimi spesso si trovano ad affrontare una serie di esperienze e sfide uniche dovute alla loro situazione familiare che possono includere la responsabilità di fornire assistenza oltre che la gestione delle proprie emozioni, legate alla situazione del fratello o della sorella; per tale motivo AliBlu intende prestare particolare attenzione a questi minori progettando in loro favore interventi e spazi di supporto.

Per completare il progetto, coinvolgendo tutte le figure educative che si occupano dei minori, è partito anche un primo percorso formativo a favore degli insegnanti delle scuole materne del territorio.

A breve la struttura si doterà anche di una “Snoezelen Room” per la stimolazione multisensoriale; attraverso una strumentazione innovativa (proiettori, fasci di fibre ottiche, sfere di specchi, tubi a bolle e diffusori di aromi) l’intervento educativo all’interno della stanza multisensoriale contribuisce significativamente a ridurre le difficoltà percettive proprie dell’autismo, a favorire il rilassamento del minore ed un suo migliore adattamento alla realtà.

La nascita di questo servizio si inserisce in territori totalmente privi di questo tipo di offerta, come sottolinea Gemma Donati, assessore alle Politiche Sociali del comune di Marnate: “In Italia, secondo dati dell’Iss, un bambino su 77 presenta questo problema e i maschi sono colpiti 4,4 volte in più rispetto alle femmine. Secondo la mappatura dell’Istituto superiore di sanità, a marzo 2023, i centri clinici e socio-sanitari per l’autismo e gli altri disturbi del neurosviluppo censiti in Italia sono oltre 1200.

Poter avere anche in Valle Olona un centro per il trattamento dei bambini e ragazzi con funzionamento neuroatipico grazie alla collaborazione della Cooperativa Solidarietà e Servizi, da anni partner del nostro Comune nell’assistenza ai soggetti fragili in ogni età della vita, è importantissimo”.

Il progetto è sostenuto da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Fondazione CESVI.

Se vuoi scoprire il Programma #Formula, visita forfunding.it

Personalizzare servizio e accoglienza in base alle esigenze della persona con disabilità è obiettivo primario della Cooperativa

«Siamo i “custodi” del Progetto di Vita delle 55 persone che ad oggi vivono nei nostri appartamenti, housing e comunità. Molte sono con noi da oltre vent’anni e nel tempo hanno modificato, anche profondamente, il loro percorso di vita», spiega Giacomo Borghi

«Ho girato tante e diverse strutture. Ma solo ora, nel mio monolocale, ho trovato la mia isola in cui ascoltare in pace il mio adorato heavy metal». Claudio è finalmente felice perché ha trovato la propria dimensione, la dimora a cui tornare dopo le giornate lavorative presso una cooperativa del territorio e che gli permette di trovare un rifugio dal fenomeno di “iper-socializzazione” che rischia di interessare coloro che vivono in strutture comunitarie. E di cui ha timore anche Mauro, che ha da poco compiuto i 65 anni e ha ben chiaro cosa vuole: «io alla casa di riposo non ci penso nemmeno e mi tengo stretto l’appartamentino di Busto», dice, celando un sorriso soddisfatto al pensiero che, finalmente, quest’anno le vacanze organizzate dalla cooperativa lo porteranno a Rimini, patria di quelle discoteche che da giovane amava frequentare. Ma c’è chi la socialità la preferisce, anche se magari a piccole dosi. Così Susanna, che a settembre 2023 si è trasferita nell’appartamento di Legnano, dice che «qui, in questa casa più raccolta e in cui siamo solo donne, ho trovato una maggiore serenità. Ma certo non rinuncio alle giornate al Centro Socio Educativo, dove vado ogni giorno da quasi 10 anni».

Sono storie ed esigenze diverse quelle delle persone con disabilità che abitano case di diversa tipologia e sono seguite da Solidarietà e Servizi, che ha sviluppato un modello di presa in carico «incentrato sul cosiddetto “Progetto di Vita” e che consiste nell’effettiva personalizzazione dei percorsi di ciascuna persona. Una personalizzazione che è frutto di coprogettazione tra i diretti interessati, i loro familiari e i professionisti, oltre che i servizi sociali, ed è caratterizzata anche dall’adozione di soluzioni inedite e flessibili -spiega Giacomo Borghi, responsabile Area Residenziali e Domotica-. Fase “avanzata” del percorso di presa in carico, l’accoglienza delle persone con disabilità in contesti residenziali può avvenire come scelta matura di indipendenza dal proprio nucleo d’origine o, più spesso, come necessità al venir meno del sostegno della famiglia d’origine. Si tratta di proporre delle soluzioni e dare risposte alle “grandi” domande che tutti i genitori di figli con disabilità si pongono “chi si prenderà cura di lui quando io non ci sarò più?”, “Chi gli vorrà bene?”. Ma anche domande che più o meno consapevolmente i diretti interessati esprimono: “vorrei una casa mia!”, “posso farcela senza i miei genitori?”, “mi aiuti a vivere da solo?”».

E sono proprio queste le domande a cui tentano di rispondere quotidianamente le cinque coordinatrici delle 11 case che la cooperativa gestisce in provincia di Varese, Milano e Pavia, con il supporto di educatori professionali, assistenti sociali, operatori socio sanitari e ausiliari. «Siamo i “custodi” del Progetto di Vita delle 55 persone che ad oggi vivono nei nostri appartamenti, housing e comunità -riprende Giacomo Borghi-. Persone che in alcuni casi sono con noi da oltre vent’anni e che hanno nel tempo modificato, anche profondamente, il loro percorso di vita, sia in termini di acquisizione di maggiori autonomie sociali, di serenità e benessere nel rapporto con i famigliari e caregiver, ma anche in termini di subentro di problemi di salute, o insorgenza di difficoltà relazionali e comportamentali che hanno comportato un ripensamento dei sostegni utili per la presa in carico».

«Ciò ha significato e sta significando per la Cooperativa Solidarietà e Servizi anche una ricerca di nuove soluzioni abitative -conclude Borghi-, come avvenuto con i progetti di Pavia (Housing di via Francana) e Legnano (Appartamento San Benedetto) avviati lo scorso anno o come quello di Caronno Pertusella per cui vorremmo partire con i lavori già quest’anno. Negli scorsi giorni, poi, sono iniziati i lavori di ristrutturazione e rifunzionalizzazione della residenza Isa Tanzi di Cassano Magnago, per la creazione di due appartamenti distinti ma integrati, ciascuno dei quali potrà accogliere cinque persone, “targettizzando” il gruppo-appartamento in ordine di età, sesso, aspettative e bisogni».

Solidarietà e Servizi da quasi 15 anni collabora con la Lualdi spa fabbrica del design italiano nel settore delle porte di qualità

Le commesse sono gestite da tre lavoratori appositamente formati nell’ambito delle attività lavorative della cooperativa. Chiara Lualdi: «Voi per noi siete un partner importante, al pari di tutti i nostri fornitori strategici»

«Il lavoro svolto dalla vostra organizzazione è per noi davvero importante e in questi quasi 15 anni di collaborazione ci avete accompagnato nell’evoluzione che ha vissuto la nostra azienda, assolvendo a commesse sempre più complesse. Per noi siete un partner, al pari di tutti i nostri fornitori strategici, e confesso che metto chiaramente a fuoco solo in questo momento di star parlando con una cooperativa sociale».

Complimento più grande non ce lo poteva fare Chiara Lualdi, che rappresenta la quinta generazione della famiglia che gestisce la Lualdi Spa di Marcallo con Casone, in provincia di Milano, marchio di spicco del mondo dell’arredamento, che dal 1960 produce porte di qualità superiore, arrivando a proporre negli anni Novanta il primo prodotto al mondo di design industriale nell’ambito delle porte e che le ha in seguito rivoluzionate, trasformando le proprie porte in sistemi altamente evoluti che riformulano il concetto di parete, generando ambientazioni esperienziali dinamiche, in perenne divenire.

«L’essere vissuti, percepiti e trattati come realtà aziendale è per noi motivo di orgoglio, perché significa che siamo stati in grado di organizzare bene il lavoro e di migliorarci. E, si badi bene, non è un fatto così scontato. Perché in molti casi l’affidamento di un lavoro a una cooperativa sociale avviene sulla spinta di un impulso solidaristico, per aiutare persone fragili, che si reputano meno fortunate. Quando invece il nostro rapporto con il cliente si basa primariamente sulla commessa, ai nostri soci e lavoratori viene riconosciuto lo status di risorsa, loro lo percepiscono e ne vanno fieri», spiega Gabriele Scampini, responsabile commerciale dell’Area Inserimento Lavorativo della Solidarietà e Servizi, una realtà in cui oggi lavorano 102 persone, di cui 72 con disabilità.

Cooperativa sociale di tipo B, che si occupa della gestione di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate nei settori dell’industria, del commercio e dei servizi, la Solidarietà e Servizi vanta numerosi clienti (tra gli altri: Eolo, Vito Rimoldi, Novartis Farma, Sandoz, Sorgenia) e per Lualdi Spa ha formato tre persone che lavorano in funzione delle esigenze di consegna dei kit di ferramenta di cui l’impresa ha bisogno. «All’inizio facevamo un lavoro molto semplice: realizzare dei sacchetti in cui venivano inseriti singoli componenti, come le cerniere -riprende Scampini-. Oggi, invece, gestiamo l’intero processo di preparazione dei kit di ferramenta».

«Lato nostro la commessa viene gestita dall’ufficio acquisti, come per tutti i nostri terzisti -spiega Chiara Lualdi-. Valutate le giacenze e i bisogni della produzione, viene spedito alla cooperativa tutto il materiale necessario alla lavorazione, loro lo stoccano e poi, in base alle nostre esigenze, realizzano e ci forniscono i kit assemblati, che nel tempo sono aumentati di consistenza e assortimento, dal momento che si sono estremamente diversificate le finiture della nostra produzione. Se devo indicare un punto in comune tra noi e Solidarietà e Servizi, oltre all’attenzione ai dettagli e alla qualità, penso al valore della creazione del gruppo. I nostri nonni ci hanno tramandato l’importanza del legame con le persone, che è un valore aggiunto e che ci porta a tentare di far percepire il nostro ambiente di lavoro come una famiglia. E credo proprio che sia così anche per la cooperativa».

E questo è un dato di fatto che Chiara Lualdi potrà presto toccare con mano, dal momento che ha promesso di venire a trovarci nella sede della cooperativa, «e in quell’occasione -conclude Gabriele Scampini- potrà toccare con mano quanto bene e bellezza riusciamo a creare grazie alla collaborazione con realtà responsabili e sostenibili come Lualdi Spa».