Il centro Viganò raggiunge la piena operatività: serve però più spazio per i minori con disturbo del neurosviluppo

Coprogettazione in risposta a un reale bisogno del territorio al centro del servizio sperimentale avviato da Solidarietà e Servizi a Caronno Pertusella

A meno di un anno dalla sua inaugurazione, il centro “Fabio Viganò” di Caronno Pertusella ha raggiunto la sua piena operatività. Merito della capacità di saper individuare i bisogni e merito di una coprogettualità che la cooperativa sociale Solidarietà e Servizi ha saputo mettere in campo insieme con gli attori del territorio, in primis il servizio di Neuropsichiatria della ASST Valle Olona e il comune di Caronno Pertusella. Ufficialmente aperto nell’ottobre scorso, dopo un periodo di rodaggio, il centro sperimentale “Viganò”, che Solidarietà e Servizi ha ricavato ottimizzando gli spazi del CDD – Centro Diurno Disabili – “Il Girasole”, offre progetti educativi individualizzati per minori dai 3 ai 17 anni con disturbo del neurosviluppo e, in particolare, con diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

«L’idea progettuale si è sviluppata a seguito delle segnalazioni del crescente bisogno di servizi educativi e risocializzanti pervenute dall’UONPIA – Unità Operativa Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della ASST Valle Olona – sede di Saronno, da parte delle famiglie e dei Servizi sociali del territorio», premette Laura Puricelli, Responsabile Area Autismo e Autonomia di Solidarietà e Servizi. «Questo servizio, che è stato progettato per accogliere fino a un massimo di dieci minori in compresenza, ha avuto un’importante crescita: a oggi, i minori in carico sono 16 e ci sono famiglie che hanno già fatto richiesta per un inserimento nei prossimi mesi. C’è quindi una lista di attesa che stiamo gestendo, individuando soluzioni alternative in altri servizi della cooperativa sociale sulla base della residenza della famiglia».

Infatti, il servizio non risponde solamente al bisogno dell’ambito territoriale di Saronno, ma si è fatto interprete di un’esigenza trasversale, da Legnano a Lonate Pozzolo, da Garbagnate a Castellanza. Le proposte educative e socializzanti e il personale specializzato hanno permesso a questo servizio di farsi conoscere dai territori limitrofi, che hanno iniziato a prendere contatti per una collaborazione. «Nello specifico, oltre al Servizio di Neuropsichiatria Infantile (NPI) di Saronno, da cui sono pervenute le prime segnalazioni, siamo stati contattati da AIAS di Busto Arsizio, dalle NPI di Legnano e Busto Arsizio e recentemente dalla NPI di Limbiate e Rho», ricorda la Coordinatrice del servizio Cristina Ridolfi. In concreto il centro “Viganò” lavora con i minori sull’apprendimento e rafforzamento delle autonomie, per vivere in modo adeguato nei contesti sociali in cui sono inseriti; offre occasioni ricreative, di socialità e di gestione del tempo libero, e l’integrazione tra i percorsi (scolastico, riabilitativo, educativo). Sono inoltre previsti interventi di accompagnamento nelle delicate fasi di passaggio e il sostegno alla famiglia con la quale viene condiviso il Progetto Personalizzato pensato per il loro figlio».

Una proposta ampia e mirata che ha saputo centrare l’obiettivo. «Mio figlio ha iniziato a frequentare per due giorni settimanali il centro diurno Viganò», racconta Nicoletta mamma di Francesco. «Inizialmente aveva un comportamento molto impulsivo e non accettava alcune regole comportamentali. Ad oggi dopo la frequenza di un anno siamo riusciti a ottenere risultati positivi grazie alla costanza delle educatrici».

Davanti a un bisogno in crescita, Solidarietà e Servizi si è attivata per dare risposte anche attraverso altri servizi della cooperativa, ma questo non basta; è sempre più necessario, oltre che urgente, individuare uno spazio più ampio che permetta la presa in carico di un maggior numero di minori. La proposta è stata presentata al Comune di Caronno Pertusella che è stato il primo a condividere la progettazione di Solidarietà e Servizi nel dare vita al “Viganò”.

Un lavoro vero: superare l’assistenza per far crescere l’autonomia

Dignità e fiducia le parole chiave nelle testimonianze di alcune delle 63 persone fragili e disabili assunte e che lavorano in Solidarietà e Servizi

«Andare a prendere il pane da disoccupato o andare a prendere il pane da occupato non è la stessa cosa. La parola giusta è “dignità”, che è anche la parola che sta alla base del nostro albero disegnato in ufficio». È riassunto in queste poche parole di Davide, persona con disabilità che lavora nel reparto BPO – Business Process Outsourcing – di Solidarietà e Servizi, il significato concreto del valore dell’autonomia per la nostra cooperativa sociale. Non assistenza, ma lavoro vero capace di valorizzare i talenti che ci sono nelle persone. Così anche Sabrina, arrivata in Solidarietà e Servizi dai Servizi Psichiatrici di Cura, con il lavoro in cooperativa dice: «Ho riscoperto me stessa. Avevo molti timori: è stata la fiducia, quella dei colleghi e dei capi, a darmi forza. E dalla loro fiducia ho ritrovano la fiducia in me».

Per una persona fragile non è semplice affrontare il mondo del lavoro. E spesso, sono due le strade possibili. Come prosegue Davide: «Avevo due esempi di persone fragili come me: una che, non volendo farsi aiutare, è rimasta disoccupata; l’altra che ha accettato mansioni di basso livello, nettamente al di sotto delle sue potenzialità». All’inizio Davide ha deciso di seguire il secondo esempio. «Ho cercato di trovare lavoro come categoria protetta. Così ho iniziato a lavorare in una società di smistamento posta. Un lavoro anche piacevole, ma in un ambiente lavorativo degradato. Poi ho trovato occupazione come contadino: questo però ho capito subito che non era il lavoro giusto per me». È arrivato quindi in Solidarietà e Servizi. «Qui c’era la possibilità di lavorare su una commessa che prevedeva la digitalizzazione di pratiche amministrative. Il committente – una realtà della zona – voleva dare un’opportunità di lavoro a persone con disabilità del territorio. E io, per residenza, rientravo in questa possibilità». L’ambiente positivo e il lavoro gratificante hanno spinto Davide a restare. «Dopo un periodo nel reparto di gestione documentale, sono passato nel reparto BPO dove tuttora svolgo servizi di Back Office amministrativi per alcune aziende». Racconta: «In questa Cooperativa ho trovato un approccio umano diverso, un’attenzione alla persona che permette a ciascuno di vivere serenamente nell’ambiente di lavoro. Sono infatti più tranquillo e ogni qualvolta si presenta l’opportunità di imparare un nuovo lavoro non sono mai solo: i responsabili mi spiegano cosa fare tenendo conto delle mie capacità e rispettando i miei tempi di apprendimento. L’aspetto economico è importante ma non è l’unica cosa: c’è anche la necessità di costruire qualcosa di buono, di bello, di positivo».

Come nell’esperienza di Giorgia, ragazza segnalata dai Servizi Sociali perché in una grave situazione di vulnerabilità sociale. Il lavoro in cooperativa le ha permesso di «rimettere in ordine la vita» e recuperare un senso buono delle cose. Negli anni ha imparato a «tenere» sul lavoro, raggiungendo il traguardo del tempo indeterminato e parallelamente è stata supportata in una crescita personale il cui frutto maturo è la decisone di andare a vivere in una casa propria e di costruire una nuova famiglia.

«Sono queste solamente alcune delle testimonianze dirette che si possono ascoltare dalle attuali 63 persone disabili e fragili che sono state assunte e lavorano in viale Toscana a Busto Arsizio (l’obiettivo che la cooperativa vuole raggiungere in tempi brevi è dare lavoro, lavoro vero, a 100 persone disabili). Qui infatti hanno sede i nostri reparti di BPO, Gestione documentale, assemblaggio, lavorazioni meccaniche, Rigenesi e magazzino, e qui altre 25 persone disabili e fragili sono impegnate tra tirocini e progetti sociali», spiega Filippo Oldrini, responsabile Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi. «È qui che il lavoro, quello vero, organizzato, di qualità e inserito in processi aziendali diventa un’opportunità importante per la crescita dell’autonomia nelle persone. Per una persona disabile o fragile – ma non solo – il lavoro consente certamente un’entrata economica, quindi anche la possibilità di pianificare il proprio futuro; ma anche di trovare una dimensione nella quale essere inseriti; permette di ritrovarsi e, spesso, anche ripartire. La dignità di cui parla Davide è alla base del sentirsi persona. E la fiducia richiamata da Sabrina è lo specchio nel quale percepire finalmente tutto il proprio valore e diventare protagonisti del proprio progetto di vita».  

La domotica per l’autonomia: entra nel vivo il progetto con LIUC che mette la tecnologia al servizio delle persone con disabilità

Dopo l’ascolto dei bisogni e la ricerca di mercato, avviata la fase di partnership per individuare le soluzioni migliori per le case di Solidarietà e Servizi

La persona sempre al centro. Resta ben fisso il punto di partenza dal quale si sta muovendo Andrea Battistella, il giovane ingegnere laureatosi alla LIUC – Università Cattaneo di Castellanza e destinatario dell’assegno di ricerca messo a disposizione dalla stessa LIUC e da Solidarietà e Servizi. L’obiettivo dichiarato è individuare e applicare delle soluzioni tecnologiche che possano permettere alle persone con disabilità che vivono nelle case della cooperativa sociale di aumentare il loro livello di autonomia. Quattro le case interessate dal progetto: la residenza Isa Tanzi di Cassano Magnago, gli appartamenti Gandolfi a Legnano, Casa Lab a Fagnano Olona e l’appartamento Castiglioni di Busto Arsizio.

«Siamo partiti andando ad analizzare sia l’attuale situazione strutturale delle case, sia le richieste delle persone accolte e degli operatori della cooperativa per poi avviare una ricerca», spiega Andrea Battistella. La domanda guida è stata: cosa offre il mercato della tecnologia per i bisogni di queste realtà? «Abbiamo fatto una ricerca scientifica attraverso una bibliografia, contattando i fornitori di Solidarietà e Servizi e sondando diversi player del settore domotico e wearable. Volevamo approfondire quello che “già c’è”: non siamo andati alla ricerca di sperimentazioni, ma di soluzioni e prodotti consolidati, che garantiscano sicurezza nell’uso e replicabilità nel tempo».   

Nel mese di giugno si sta concludendo la fase di ricerca, entrando maggiormente nel merito di alcune soluzioni per i 16 bisogni individuati nella fase di analisi. «Sono state consolidate e rinnovate partnership, individuati nuovi interlocutori per l’implementazione di soluzioni wearable maggiormente efficaci», continua Battistella. «Il responsabile Area Residenziali e Domotica di Solidarietà e Servizi, Giacomo Borghi, sta insistendo moltissimo perché possiamo trovare soluzioni concrete ai problemi quotidiani di chi vive nelle case, come – ad esempio – una modalità che permetta di non dover chiudere la cucina quando l’educatore non è in turno, anche in presenza di persone con disturbi alimentari». In alcuni ambiti la sfida è impegnativa. «Affrontare il tema dell’autonomia nell’assunzione delle terapie non è facile. Il mercato non offre soluzioni immediate, ma è un tema che merita attenzione e sul quale ci stiamo concentrando, valutando anche la combinazione di più applicazioni tecnologiche».

La ricerca e lo studio proseguono. «Crediamo che la tecnologia possa dare un contributo significativo alla qualità di vita delle persone con disabilità che vivono in un ambiente comunitario», precisa Giacomo Borghi. «Non è scontato che una cooperativa sociale investa in collaborazioni universitarie su questi temi né che al proprio interno vengano valorizzate figure capaci di coniugare competenze tecnologiche a un approccio educativo e sociale. Soprattutto in servizi che accolgono persone con disabilità psichica: con una semplice ricerca in rete balza all’occhio come ci siano molteplici dotazioni dedicate ad anziani e persone con disabilità fisica e sensoriale, quasi nulla per le autonomie delle persone con problematiche psichiche». Ecco perché è importante continuare a investire e a cercare: Solidarietà e Servizi crede profondamente nel contributo della tecnologia al fine di sviluppare l’autonomia delle persone con disabilità.

La vacanza come momento di crescita: una palestra per sviluppare l’autonomia

L’esperienza fatta dal CSE – Centro Socio Educativo – Oltre di Solidarietà e Servizi proposta per far crescere le persone con disabilità

Da momento di relax a occasione privilegiata per crescere. È la vacanza. Non, quindi, un “tempo vuoto” come vorrebbe l’etimologia della parola, ma un periodo particolarmente importante dove si impara a fare da soli, ovvero si alimenta l’autonomia. Così è stato per le 13 persone disabili, dai 18 ai 60 anni, del CSE – Centro Socio Educativo – Oltre di Solidarietà e Servizi che hanno trascorso cinque giorni in riva al Lago di Mergozzo, al Continental Camping Village di Fondotoce. «Ho fatto il letto da solo», racconta con una punta di orgoglio Giacomo. «Oltre al letto, ho saputo anche gestire il mio tempo, un po’ leggendo, un po’ riposandomi e un po’ aiutando in quello che c’era da fare. Ho anche fatto partire la lavastoviglie», sottolinea Francesca. Se Paolo ha fatto la doccia e si è asciugato da solo, Ema si è impegnato nel preparare la tavola. «Io ho svuotato la valigia e sistemato i miei vestiti», dice Gio. L’esperto della griglia è Alessandro: «Ho preparato il fuoco della griglia raccogliendo i legnetti». In tutto questo, nulla è stato però lasciato al caso.

«La vacanza è proposta come parte integrante delle attività svolte dal CSE, studiata, pianificata e inserita all’interno del progetto di vita di ciascuno», spiega Laura Puricelli, responsabile Area Autismo e Autonomie di Solidarietà e Servizi. «La scelta di andare in un contesto di semi autogestione, come può essere un camping, è stata voluta per portare ogni singolo partecipante a fare tutto: dal riordino della camera alla spesa, fino alla preparazione del pranzo. Alle spalle c’è un lavoro di preparazione importante non solamente in termini organizzativi – ad esempio la composizione della valigia -, ma anche per fare esprimere loro quanto appreso durante l’anno. Inoltre, la vacanza comporta una diversa visione del ruolo dell’educatore che crea nuove relazioni al di fuori di quella che è la quotidianità e in più ha possibilità di osservare per raccogliere elementi utili su cui lavorare».

Uscire dalla routine del quotidiano è un fatto importante. «Pur avendo previsto l’organizzazione delle giornate, sono stati lasciati degli spazi di tempo libero per lasciare libero sfogo a quello che si ha voglia di fare, facendo così una distinzione tra ciò che è necessario e ciò che invece è superfluo», prosegue Mariolina Caputo, coordinatrice del CSE Oltre. «Affrontare un cambiamento nella gestione del tempo è un passo enorme per una persona con disabilità. Ma è un passo che permette di crescere, fare anche delle “cose da grandi” e soprattutto vivere per qualche giorno lontano dalla famiglia. L’esperienza fatta al di fuori della quotidianità per alcuni è un’esperienza di vita in ottica “Doppo di Noi”. Le persone che hanno vissuto i cinque giorni a Fondotoce sono tornate a casa con la conferma di saper cucinare, di riuscire a badare a sé stessi, di saper chiedere aiuto (anche a un amico, non necessariamente a un educatore). La condivisione è un aspetto fondamentale, così come l’accettazione dell’altro: è un’esperienza che in termini di autonomia assume un valore importantissimo, a tutte le età».

Per quanto il distacco dalla famiglia spesso può non essere semplice, alla fine della vacanza tutti i protagonisti hanno già deciso all’unanimità: «L’anno prossimo la rifacciamo. Senza i genitori».

«Felici di lavorare qui»: sviluppare l’autonomia è un’esperienza concreta

Tre persone con disabilità del centro socio educativo Oltre di Solidarietà e Servizi per un giorno sono diventati venditori al mercato di Busto Arsizio

Quando si dice: costruire l’autonomia, per davvero. L’esperienza di tre persone con disabilità che frequentano il CSE – centro socio educativo – Oltre di Solidarietà e Servizi a Busto Arsizio è finita sul quotidiano La Prealpina. Il giornalista Francesco Inguscio, sull’edizione del giornale in edicola il 26 maggio 2023, ha raccontato della giornata passata tra le bancarelle del mercato di Busto Arsizio di Emanuele, Giovanni e Francesca; una giornata di lavoro da venditori, realizzata grazie a Confcommercio Fiva Busto Arsizio e alla collaborazione degli ambulanti. Una concreta testimonianza di cosa significhi crescere. Perché “insieme ci riusciamo”.

«Felici di lavorare qui»

Tre ragazzi speciali ieri sono diventati venditori al mercato

Hanno dato una mano a riordinare la merce, si sono rapportati con i clienti, qualcuno ha anche stampato gli scontrini. Dimostrando che i veri limiti, molto spesso, sono solo i pregiudizi degli altri. È stata una giornata entusiasmante per tre ragazzi speciali seguiti dalla cooperativa sociale “Solidarietà e Servizi”: Emanuele, Giovanni e Francesca (questo è il loro nome) hanno lavorato per un giorno al mercato di Busto, collaborando (rispettivamente) alle attività degli ambulanti Roberto Ricciardo, Roberto Pigni e Max Rogora. Un’iniziativa quanto mai inclusiva, resa possibile dalla disponibilità di Fiva Confcommercio Busto (la federazione dei venditori ambulanti). Emanuele, Giovanni e Francesca hanno una disabilità intellettivo-cognitiva, ma sono assolutamente in grado di svolgere alcune mansioni, affiancati dei titolari della bancarella. Impegno e serietà non sono certo mancati. E tanto gli ambulanti quanto i clienti hanno decisamente apprezzato. Emanuele, 38 anni, ha dato manforte al banco “In Gambissima” di Roberto Ricciardo: «Non è la prima volta per lui – spiega Ricciardo -, ed è molto bravo. Per noi è un grande piacere dargli quest’opportunità». Emanuele annuisce, si vede che è soddisfatto del suo lavoro. Lo stesso vale per Francesca, accolta da Max Rogora nel suo banco di abbigliamento. «È stata una bellissima esperienza – commenta la ragazza -. La cosa che mi piace di più è interagire con le persone. Se ne avrò la possibilità, tornerò volentieri». «Venivo spesso al mercato come cliente, adesso è bello trovarsi dall’altra parte della bancarella» sorride Giovanni, 54 anni, mentre finisce di sistemare i dolciumi venduti da Roberto Pigni. L’atmosfera è giocosa: arrivano anche gli altri due ragazzi e tutti insieme mangiano le caramelle. L’iniziativa risponde appieno agli obiettivi del Centro socio-educativo “Oltre” attivato da “Solidarietà e Servizi” dal gennaio 2022. «Un progetto che, come dice il nome, punta ad andare oltre la disabilità – spiega Paolo Rigorini, educatore professionale -, facendo crescere le capacità delle persone». Sostenere l’autonomia delle persone disabili, valorizzando i loro talenti, anche nell’ottica di un inserimento lavorativo, è uno dei principali obiettivi di “Solidarietà e Servizi”. Ieri se n’è avuta una dimostrazione tangibile. Cominciano a essere numerosi gli ambulanti che, coordinati da Fiva Confcommercio, danno la propria disponibilità a vivere una giornata lavorativa insieme a un ragazzo o ragazza speciale.  L’auspicio è che questo numero si incrementi: «È fondamentale che il commerciante tenga conto anche del lato umano – sottolinea Roberto Ricciardo (che è anche referente Ascom Busto per il commercio su aree pubbliche) -. Queste persone sono davvero speciali. E l’arricchimento è reciproco. Provare per credere».

Francesco Inguscio

Dall’assemblea dei soci la conferma degli organi della cooperativa sociale: «Siamo un’impresa sociale che si prende cura delle persone disabili e fragili»

Rinnovo nel segno della continuità del Consiglio di Sorveglianza e del Consiglio di Gestione per continuare ad innovare e potenziare i servizi nell’ottica della coprogettazione

Nel segno della continuità per continuare a prendersi cura delle persone disabili investendo sempre più nella coprogettazione e nella coprogrammazione. L’assemblea dei soci di Solidarietà e Servizi, che si è svolta lo scorso 18 maggio, ha approvato il Bilancio Sociale della cooperativa e ha rinnovato la fiducia al Consiglio di Sorveglianza. Paolo Fumagalli è stato confermato alla guida della governance della cooperativa sociale. Con lui, fanno parte del Consiglio di Sorveglianza: Stefano Bombelli (avvocato), Michele Grampa (commercialista), Eugenio Randon (commercialista) e la new entry Sara Giampaoli (avvocato), subentrata a Federico Trombetta. A sua volta, il Consiglio di Sorveglianza ha riconfermato il management di Solidarietà e Servizi con Domenico Pietrantonio Presidente del Consiglio di Gestione, Stefano Zuccato (Vicepresidente), Laura Puricelli (Responsabile Area Autismo e Autonomie), Federica Carraro (Responsabile Amministrazione, Finanza e Controllo), Giacomo Borghi (Responsabile Area Residenziali e Domotica) e Filippo Oldrini (Responsabile Area Inserimento Lavorativo).  

«Ringrazio per la fiducia rinnovata», osserva Fumagalli. «Ringrazio i membri del Consiglio di Sorveglianza per questo triennio di lavoro insieme e, in particolare, Federico Trombetta per l’apporto proattivo nell’ultimo mandato; ringrazio Sara Giampaoli, avvocato del foro milanese, le cui competenze in materia amministrativa, di project financing e di coprogettazione, rappresenteranno un importante valore aggiunto per la cooperativa. Seguendo quanto delineato nel Piano di Impresa Sociale 2023-2025, è proprio   in questi ambiti dove vogliamo investire. È un piano di medio-lungo periodo che ci permetterà di fare sempre meglio quello che sappiamo fare meglio: la gestione diretta dei servizi alle persone disabili e fragili».

Lungo questa strada si inserisce il Consiglio di Gestione, impegnato in prima linea nel dare risposte ai bisogni. «L’ultimo anno, il 2022, è stato caratterizzato da cinque azioni: l’avvio del percorso che ci sta portando alla Valutazione di Impatto Sociale dei nostri servizi; l’aggiornamento dello Statuto, il nuovo regolamento per i soci e per i soci volontari; l’evento formativo “Tessitori di speranza” che ci ha permesso di ribadire la mission della nostra cooperativa; il nuovo Piano di Impresa Sociale 2023-2025 e la collaborazione con la LIUC – Università Cattaneo sullo sviluppo della domotica nelle nostre case», ricorda Pietrantonio. «La bussola del nostro operare è favorire l’autonomia delle persone di cui ci prendiamo cura e su questo aspetto vogliamo insistere, puntando sulla valorizzazione delle persone e dei loro talenti (lo scorso anno sono stati erogati ai lavoratori oltre 320.000 euro di risorse economiche aggiuntive rispetto al CCNL), con un’attenzione alla sicurezza sul luogo di lavoro e alla formazione». Su questa strada non mancano problemi e criticità. «Esiste anche a livello nazionale un’emergenza operatori – continua il presidente del Consiglio di Gestione -. Facciamo fatica a trovare persone da inserire nel nostro organico, in particolare educatori. È il risultato non solamente di una mentalità che guarda con maggior favore al settore pubblico, ma anche del venir meno di quella missione educativa che è il cuore di chi lavora con le persone. In questo, il nostro sforzo guarda al coinvolgimento del personale, a farli diventare parte di una vera impresa sociale». Ma c’è una seconda criticità: «I percorsi amministrativi di alcuni enti che continuano a guardare quasi esclusivamente alla formula dell’appalto e raramente scommettono sulla coprogettazione come indicato dall’articolo 55 del Codice del Terzo Settore. C’è anche una non disponibilità ad approfondire questi nuovi strumenti che vogliono il Terzo Settore non mero esecutore di politiche e programmi altrui, ma essere coprotagonista nell’ottica di un’amministrazione condivisa». In tutto questo, Solidarietà e Servizi prosegue sulla sua strada, forte di una identità e di una mission ben delineate e che si traducono in due elementi: «Un 5xMille che chiediamo perché continuiamo nel percorso di innovazione e di sviluppo di nuovi servizi e attività sempre nell’ottica di prenderci cura delle persone con disabilità». Non certo secondo, «l’orgoglio di aver mantenuto stabile il numero di volontari che operano con noi, a fronte di un calo generale in Italia che sfiora il 16% negli ultimi otto anni».

In piena pandemia si cercava la speranza con la frase “andrà tutto bene”. «Noi la sostituiamo con “va tutto bene”. Non perché siamo degli inguaribili ottimisti, ma perché ci prendiamo cura delle persone con disabilità con strumenti, risorse, passione, disponibilità e dedizione. Lo sappiamo e vogliamo continuare a farlo nel rispetto del nostro pay-off: mai più soli … insieme ci riusciamo».

Il Centro Diurno Disabili di Cermenate diventa social e approda a Facebook e Instagram

Presentato il progetto che vedrà le persone con disabilità diventare protagoniste sui due popolari social network

Il Centro Diurno Disabili di Cermenate approda ai social. Parte all’inizio del prossimo mese di giugno il progetto di comunicazione e social media che vedrà coinvolte in prima linea le persone con disabilità che frequentano il CDD. «Il nostro obiettivo è duplice», spiega Gaia Spagnuolo, l’educatrice che ha sviluppato il progetto con il supporto di Silvio Pagliaro, il coordinatore del servizio che Solidarietà e Servizi gestisce in appalto per l’Azienda Speciale Consortile Galliano di Cantù. «Da una parte vogliamo raccontare il mondo della disabilità attraverso uno strumento attuale e moderno, vogliamo aprire una porta che possa coinvolgere non solamente quanti hanno a che fare con il CDD, ma anche tutti coloro che possono essere interessati e vogliono essere coinvolti; dall’altra, c’è l’obiettivo di far diventare le persone con disabilità le vere protagoniste. Il tutto, operando sulle loro capacità, facendo crescere l’autonomia, favorendo l’inclusione e valorizzando i loro punti di forza, all’interno di una visione dove ci si aiuta l’un l’altro e dove trova concretezza il claim della nostra cooperativa sociale “Mai più soli … insieme ci riusciamo”».

Seguendo la strada aperta con la webradio – www.escodiradio.it – che proprio da Cermenate è partita alla fine dello scorso anno, il progetto social «mira a sensibilizzare sul tema della disabilità», prosegue l’educatrice. Cambia lo strumento, non la finalità. «I social network sono uno strumento attuale, dalle grandi potenzialità. E come tutti gli strumenti, ciò che fa la differenza è come li si utilizza». E Gaia ha ben chiaro come usarli. Forte della sua giovane età (ha 24 anni) e di un entusiasmo contagioso, ha redatto un minuzioso progetto mettendo in prima linea lo scopo principale: «Far crescere l’autonomia e favorire l’inclusione delle persone con disabilità», spiega. «L’uso delle moderne tecnologie di interazione può diventare un momento piacevole capace di favorire il senso di coinvolgimento, ampliare la rete di contatti e incrementare l’autostima individuale». L’attenzione si è focalizzata sui due principali social network: l’ormai tradizionale Facebook e il popolare Instagram che per Solidarietà e Servizi rappresenta un’importante novità. Su questi saranno creati due profili distinti che verranno alimentati da post sviluppati ad hoc. «Partiamo dalla programmazione settimanale delle attività svolte al CDD per andare a raccontare il mondo della disabilità e far raccontare alle persone disabili quello che fanno e quello che provano», continua l’educatrice senza voler anticipare nulla, o come dicono i giovani, spoilerare alcuna informazione su quella che sarà la presenza social del CDD di Cermenate. «Andremo a costituire una redazione social che si occuperà dei contenuti; saranno vagliate le diverse sensibilità e i diversi approcci di tutti affinché ciascuno possa esprimersi al meglio». Dieci i nomi delle persone che saranno coinvolte direttamente: Teresa, Monica, Stefano, Karim, Federico, Michele, Kevin, Artur, Maria e Gianpiero. «Ma non saranno le uniche perché l’obiettivo è far diventare il progetto una presenza corale in rete e quindi anche le altre persone disabili del CDD parteciperanno indirettamente all’iniziativa». È prevista una prima fase di start-up, perché come tutte le novità il progetto ha bisogno di un periodo di lancio. A questa seguirà una seconda parte di assestamento e valutazione. Destinatari saranno non solamente le famiglie coinvolte, ma anche i Comuni dell’ambito territoriale canturino, gli altri servizi di Solidarietà e Servizi e l’Azienda Galliano, con l’obiettivo di arrivare ad acquisire almeno 300 follower.

Per il momento il progetto social del CDD è stato presentato all’Azienda Speciale Consortile Galliano, la committente del servizio, con un riscontro più che positivo. «È un progetto che parte bene perché trasmette tanto entusiasmo», commenta Gianpaolo Folcio direttore dell’Azienda Galliano. «Siamo sulla strada dell’integrazione e della relazione che, come nel caso della webradio, guarda con attenzione al coinvolgimento attivo delle persone con differente grado di disabilità. Si potenzia la comunicazione verso l’esterno, prendendo contatto con altre realtà e rendendosi visibili al di là del contesto “ovattato” alle volte poco conosciuto dei CDD e nella possibilità di veicolare un’immagine differente della persona disabile, non più limitata allo stereotipo del portatore di bisogni e problemi, ma ripensabile come soggetto attivo in grado di ideare, proporre, scegliere, creare».

Non resta che restare connessi per non perdersi il lancio delle pagine social.  

L’arte del Centro Socio Educativo Oltre vince la sfida: la creatività diventa autostima

Dal progetto di pittura del CSE di Busto Arsizio è nata una mostra con tutti i quadri realizzati dai ragazzi che sono stati poi acquistati in una particolare asta

Spazio all’arte, al colore e alla creatività. Perché quando si lasciano libere le proprie abilità e i propri talenti, i risultati arrivano. È quanto hanno vissuto i ragazzi del CSE – Centro Socio Educativo – Oltre di Solidarietà e Servizi che, dal laboratorio di pittura, hanno saputo dare vita a una mostra e riuscire a “vendere” tutti i quadri prodotti. Un bel progetto orchestrato da Massimo Celiento, educatore e artista, condiviso da tutti i colleghi dell’equipe e sfociato in una soddisfazione ancora più grande per tutti gli ospiti del CSE. «Sono stato molto orgoglioso del mio quadro, anche se non era del tutto perfetto», ricorda Alessandro. «Nonostante la sbavatura del bianco, il risultato è stato bello. Lo avrei anche regalato magari a qualcuno in difficoltà». Il mettersi alla prova con i colori è stata una vera avventura. «Me ne sono inventati alcuni facendomi anche trascinare dalle belle emozioni provate mentre dipingevo», racconta Emanuele. Ma c’è stato anche chi ha avuto fin dall’inizio le idee chiare. Come Paolo, che ha scelto il rosso e il nero: «Sono stato deciso fin da subito sui colori da usare per il mio primo quadro. E mi sono divertito molto». Così anche Riccardo: «A me è piaciuto fare il quadro. Mi sentivo tranquillo, ho scelto i miei colori preferiti ed è stato subito semplice, anche se era la prima volta». Oppure Francesca, non nuova a un rapporto con una tela: «Non era la prima volta che dipingevo, ma mi è piaciuto scegliere i colori per il mio paesaggio. Bella anche la soddisfazione vedere l’attenzione che ha registrato il mio quadro». Non ultimo Matteo che, oltre alla soddisfazione di misurarsi con la pittura, «mi è piaciuto dare un motivo di orgoglio alla mia famiglia», già pensa alla prossima mostra: «Perché non la organizziamo in una piazza, così i nostri quadri possono essere visti da tante persone?»

Tutto è nato da una passione, oltre che da una competenza e una professionalità, che Massimo ha voluto condividere con le persone disabili che frequentano il CSE di Busto Arsizio. «Sono educatore, ma sono anche artista, è una passione che coltivo da tempo e che mi ha portato a fare dei laboratori nelle scuole», racconta. «L’idea di proporli anche al CSE Oltre è piaciuta. Così sono state comprate le tele e ogni venerdì a piccoli gruppi i ragazzi si sono messi alla prova per fare il loro quadro lasciando libero sfogo alla loro creatività, anche attraverso diverse tecniche, dallo scotch alla spuntinatura. Così i quadri sono nati spontaneamente: ciascuno ha scelto i colori che più gli piacevano, è partito da un’idea e l’ha messa su tela». Sarebbe però stato riduttivo lasciare i quadri nel CSE. Da qui è nata l’idea non solamente di farne una mostra, ma di metterli a disposizione lasciando un’offerta. «Accanto alla valorizzazione della propria espressività si è voluto incentivare anche l’aspetto dell’autostima perché fare un quadro non basta, è importante sapere che è apprezzato anche da altri. E il vedere che alcune opere sono state “contese” dai visitatori nella particolare “asta” che è stata proposta, ha dato forza al progetto e posto l’accento sulle capacità che ciascuna persona ha».

Insieme ci riusciamo: il 5 per Mille a Solidarietà e Servizi

La cooperativa sociale lancia la campagna 2023: basta una firma per compartecipare nel condividere e dare risposte ai bisogni delle persone disabili e fragili

Una firma non costa nulla, eppure è fondamentale per sostenere un’attività come quella di Solidarietà e Servizi. La cooperativa sociale lancia anche in questo 2023 la campagna “5 per Mille”; più che un appello, l’invito a compartecipare alla mission di Solidarietà e Servizi per rispondere con sempre maggiore puntualità, professionalità e umanità ai bisogni delle persone con disabilità. Il claim “Mai più soli … insieme ci riusciamo”, che accompagna la cooperativa da più di 40 anni, è il filo conduttore di un approccio unico, capace di mettere veramente al centro la persona e di creare occasioni di crescita e di sviluppo dell’autonomia di ciascuno, fino all’inserimento lavorativo.

«Ci prendiamo cura di oltre 4 mila persone con disabilità e fragili e vogliamo continuare a farlo insistendo soprattutto sull’agire insieme», precisa il presidente del Consiglio di Gestione di Solidarietà e Servizi, Domenico Pietrantonio. «È proprio dalla parola “insieme” che emerge la diversità di un approccio e la volontà di trovare risposte adeguate e innovative ai bisogni. Non da soli, ma insieme. E il “5 per Mille” ci permette di fare leva sulla compartecipazione: l’essere partecipi di una progettualità».

Il grande sogno di Solidarietà e Servizi è ampliare il proprio raggio di azione, aumentare il numero di persone di cui prendersi cura nei servizi diurni, nelle case e offrendo loro un lavoro, per accompagnarle in un cammino personalizzato che sia in grado di valorizzare ciascuno dei loro talenti. «Tra gli altri il nostro desiderio è quello di dare nuove possibilità di lavoro, che sia lavoro vero, a chi invece è costretto ai margini del mondo del lavoro», prosegue Pietrantonio. «Per esempio: facciamo lavorare ad oggi 61 persone disabili e fragili attraverso i nostri servizi e le nostre attività, inoltre più di 45 sono coinvolte in percorsi di inclusione o di avvicinamento al lavoro o alle autonomie». Il “5 per Mille” può essere uno strumento per dare un’occasione concreta in più a quanti hanno qualche opportunità in meno. «Ma è soprattutto la condivisione di un progetto che dà valore alle persone disabili e fragili».

Il tutto senza nemmeno dover mettere mano al portafoglio: basta infatti una firma e indicare il codice fiscale di Solidarietà e Servizi 00782980122.

Grazie.

Sostenere i lavoratori disabili e fragili: il progetto “L’Isola che non c’era”

Solidarietà e Servizi si è fatta promotrice di un intervento dedicato alle persone con disabilità con azioni inclusive per non lasciarle sole

«Ho riscoperto cosa significa avere una casa che sia un luogo tutto mio e il gusto di scegliere cose che mi piacciono per renderla bella», sono le parole di Giacomo, arrivato in cooperativa senza casa dopo uno sfratto e che dopo un lungo percorso di housing sociale si è visto finalmente assegnare la “sua” casa popolare. C’è poi Umberto, settantenne con un grave ritardo mentale che tutte le mattine arriva a piedi (puntuale) al “capannone” di viale Toscana a Busto Arsizio (da quasi 20 anni) per la sua “giornata lavorativa”, che dà ordine alla sua vita e gli ha fatto guadagnare il rispetto e l’amicizia di tutti i “colleghi”. Oppure Serena, socia lavoratrice storica della cooperativa, che ha timore del «tempo vuoto» della pensione e chiede «vero che dopo posso continuare a venire qui, se voglio? Mi volete?» Queste sono solamente alcune delle storie cui si rivolge il progetto L’ISOLA CHE NON C’ERA ideato e realizzato da Solidarietà e Servizi e che va a rispondere a precisi bisogni spesso non riconosciuti e trasversali rispetto alle tradizionali modalità di risposta sociale, ma che possono dare origine a complesse situazioni di emarginazione o di esclusione.

«Dalla rete con i Servizi Sociali e di Cura e dalle Cooperative sociali di tipo B sta emergendo la consapevolezza della crescita di una nuova fascia di fragilità, costituita da persone con grandi difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro, o per le quali il periodo pandemico ha acuito o fatto emergere problematiche psichiche o di dipendenza», spiega Filippo Oldrini, responsabile Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi. «Per queste persone l’inserimento lavorativo necessita di tempi molto lunghi e deve essere effettuato in contesti protetti e supportati. C’è quindi la necessità di avere sul territorio delle “isole inclusive”: ovvero luoghi contemporaneamente lavorativi e educativi che consentano, con l’ausilio di figure specializzate, di prendersi cura dei bisogni di queste persone e di aiutarle a acquisire o riacquisire competenze trasversali e sociali oppure di accompagnare dignitosamente i lavoratori più compromessi alla fine del loro percorso, evitando che vengano espulsi dal contesto produttivo».

Come dice il nome, L’ISOLA CHE NON C’ERA di fatto non c’era. O meglio: c’era – è il ruolo sociale che le Cooperative sociali di tipo B hanno sempre svolto – ma era invisibile e, a causa della congiuntura economica, sempre più a rischio di sparire. E queste persone finite ai margini di un sistema di integrazione che non riusciva a tenere conto anche di loro? «Spesso sono lasciate sole, senza la possibilità di accedere a un percorso loro dedicato, oppure accolte si dalle cooperative, ma senza la forza di dare al loro percorso una prospettiva costruttiva», risponde Oldrini. Ecco perché abbiamo voluto portare questa realtà sotto gli occhi di tutti con il progetto ISOLA CHE NON C’ERA

Base di partenza è uno dei capisaldi dell’azione di Solidarietà e Servizi: il lavoro vero. «Lavoro vero significa un lavoro con un’utilità reale. Il fatto che la Cooperativa sia – e debba essere – un ambiente attento ai bisogni e alle difficoltà delle persone disabili e fragili non significa fare “sconti” sulla qualità del lavoro o sulla fatica. Significa, invece, che si può sbagliare e riprendere tutte le volte che è necessario per fare un passo e che c’è qualcuno disposto a fare un pezzettino in più per finire insieme quello che si è cominciato.

Il fondamento di tutto questo è qualcosa che troppo spesso diamo per scontato: il valore del lavoro nella vita di un uomo e come questo gli dia dignità e un “posto nel mondo”»

In un contesto integralmente lavorativo, L’ISOLA CHE NON C’ERA si prefigge quindi non solamente di accompagnare le persone non più produttive o espulse dal contesto lavorativo nel passaggio verso un diverso “status”, attraverso percorsi di inclusione sociale che possano comunque far mantenere loro una dignità e una strutturazione costruttiva del quotidiano; ma anche di attivare figure di sostegno sociale, educativo e professionale che possano aiutare il lavoratore fragile ad affrontare i momenti di crisi, creando intorno a lui una vera rete sociale. «Realizzare un’“isola inclusiva” è dare vita a un luogo dove le persone disabili e fragili possono trovare o ritrovare la dignità dell’essere lavoratori, ma senza dover rispondere a standard prestazionali per loro non sostenibili. Questo spazio diventa anche il luogo privilegiato in cui far approcciare al lavoro in un contesto produttivo persone giovani inserite in strutture o in progetti per la disabilità».

Il tutto fortemente inserito in una rete territoriale, senza la quale non sarebbe possibile nessun risultato, con i Servizi sociali, i centri psico sociali (CPS), i Servizi di Inserimento Lavorativo e le Aziende. «Una rete dove pubblico e privato si uniscono per condividere e dare insieme una risposta concreta a un bisogno reale».

Quest’anno L’ISOLA CHE NON C’ERA ha un’opportunità in più per realizzare i propri scopi. Solidarietà e Servizi, infatti, ha ottenuto, nell’ambito del Bando Interventi Sociali, l’importante sostegno di FONDAZIONE COMUNITARIA DEL VARESOTTO ONLUS ( www.fondazionevaresotto.it ) che permetterà di aumentare il numero di persone seguite e di incrementare le prestazioni specialistiche a loro favore. Infatti, nei primi sei mesi di progetto, oltre a continuare sostenere le oltre 20 persone già accolte, è stato possibile attivare tre nuovi percorsi di sostegno specialistico o sanitario, totalmente gratuiti per i beneficiari, e quattro interventi sociali per il supporto di persone in situazioni di crisi.

Grazie alla Fondazione è possibile contribuire ulteriormente al progetto con una donazione collegandosi direttamente al link seguente: https://www.fondazionevaresotto.it/i-progetti/lisola-che-non-cera/