Approvata dal Consiglio di Gestione la nuova organizzazione della cooperativa sociale

Molte le novità che caratterizzano il nuovo assetto della Solidarietà e Servizi -tra le quali l’equipe multidisciplinare e il comitato investimenti, remunerazioni e nomine- che attraverso vari servizi si prende cura di oltre 5mila persone disabili e fragili, grazie al prezioso contributo di 492 lavoratori

Il Consiglio di Gestione della Solidarietà e Servizi lo scorso 22 marzo ha approvato la nuova organizzazione della cooperativa, che è stata successivamente presentata ai responsabili e coordinatori dei servizi. L’assemblea dei soci del prossimo 17 maggio sarà l’occasione per condividere questo nuovo assetto della cooperativa, che nel 2024 festeggia i 45 anni di vita.

Alcune novità sono particolarmente significative, come quelle relative all’equipe multidisciplinare, al comitato investimenti, remunerazioni e nomine e a quello per la parità di genere.

Emerge quindi l’attenzione della cooperativa da un lato a dotarsi di strutture e competenze in grado di continuare ad affrontare le sfide relative ai servizi che rispondano ai bisogni, anche nuovi ed emergenti, delle persone disabili, come quelli dei minori con autismo, e dall’altro a creare ambiti e strumenti per la valorizzazione e la crescita del capitale umano.

Non mancano ulteriori novità relative all’organizzazione di ciascuna delle 4 aree nelle quali si articola l’attività della Solidarietà e Servizi -Area Autismo e Autonomia, Area Residenziali e Domotica, Area Centri Diurni, Area Inserimento Lavorativo- che ad oggi si prende cura di oltre 5.000 persone disabili e fragili, attraverso servizi diurni, residenziali e d’inserimento lavorativo, e che si avvale del prezioso contributo di 492 lavoratori.

Il tutto all’insegna del “Mai più soli… Insieme ci riusciamo” che continua a guidare l’approccio e l’azione della cooperativa.

INAUGURATO ALIBLU TRA LA GIORNATA MONDIALE DELL’AUTISMO E IL FESTIVAL IN&AUT PER AFFRONTARE E COSTRUIRE INSIEME IL FUTURO PER CHI NON PUÒ FARLO DA SOLO

Maristella, mamma di Vincenzo, all’inaugurazione del servizio: «Ad AliBlu ci siamo subito sentiti ascoltati e abbiamo visto una realtà concreta che possa aiutare noi famiglie a non sentirci soli, perché il rischio è quello di trovarsi soli in questa fatica, come è successo a noi negli anni successivi alla diagnosi»

Lo scorso 5 aprile a Marnate è stato inaugurato AliBlu, servizio per minori con autismo e le loro famiglie. Una data, quella dell’inaugurazione ufficiale, a ridosso della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e che quest’anno si è celebrata martedì 2 aprile. Una ricorrenza che pone all’attenzione di tutti il rispetto dei diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico e che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di garantire alle persone autistiche una vita piena e soddisfacente, contrastando la discriminazione e l’isolamento di cui sono ancora oggi vittime le persone autistiche e le loro famiglie

Per la maggior parte della persone comprendere le difficoltà che deve affrontare chi è colpito da disturbi dello spettro autistico e le loro famiglie non è facile, anche se nel tempo si sono moltiplicate le occasioni di riflessione e di presa di consapevolezza, come il Festival In&Aut, che quest’anno si tiene da venerdì 17 a domenica 19 maggio a Milano: tre giorni di dibattiti, approfondimenti e testimonianze «per costruire insieme un futuro diverso per chi non può farlo da solo».

Che è proprio ciò che si propone Aliblu, il progetto di Solidarietà e Servizi per i territori di Castellanza-Valle Olona, Busto Arsizio e Gallarate, che è stato reso possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo tramite il Programma Formula e in collaborazione con Cesvi Onlus.

Durante l’inaugurazione, Maristella, mamma di Vincenzo, ha raccontato la sua esperienza. Una testimonianza toccante, che riesce a far comprendere più di mille discorsi, articoli e dibattiti e che, per questo, affidiamo integralmente alla vostra lettura.

«La nostra storia è quella di tanti genitori che hanno avuto una diagnosi di autismo per il proprio figlio. Vincenzo, fino a poco prima della diagnosi, ci sembrava un bambino normalissimo, poi verso i 2 anni qualcosa è cambiato. Il momento della diagnosi e i mesi successivi sono stati i più brutti della nostra vita, immaginavamo che nostro figlio avrebbe avuto una vita normale con soddisfazioni a scuola, magari l’università, gli amici, una sua famiglia. In quei momenti il futuro di Vincenzo e della nostra famiglia ci è sembrato come in cielo nero di nuvole, completamente incerto. La cosa peggiore era vedere Vincenzo che si allontanava sempre più da noi, non ci rispondeva, non si girava, non ci guardava mai negli occhi. Era come se lo stessimo perdendo piano piano, come se non ricambiasse il nostro affetto, sembrava ci considerasse degli oggetti. Ci sentivamo totalmente impotenti».

«Per quasi sei mesi mio marito e io passavamo le sere a piangere e a farci domande sul futuro nostro e di Vincenzo, senza mai risposta. Siamo qui da soli, come faremo? E lui che vita avrà? Si renderà conto? Cosa succederà quando non ci saremo più? La domanda che tuttavia finiva per sopraffarci la sera era: perché? Perché proprio a noi? Sarà per quella cosa che ho mangiato in gravidanza? Per la caduta? L’inquinamento? Non c’era niente da fare, il bisogno di dare una spiegazione era sempre presente ed era frustrante rimanere ogni volta senza risposta. La cosa strana dell’autismo è che una volta che il neuropsichiatra comunica la diagnosi, da un lato ci si sente liberati dall’aver dato un nome al problema, dall’atro si è lasciati praticamente soli nell’affrontare questa situazione. L’ultima riga della dimissione diceva: “si consiglia terapia cognitivo-comportamentale”. Ma che cos’è? Chi la fa? Dove?».

«Credo come tutti, ci siamo messi a cercare su internet e con fatica abbiamo trovato un’analista del comportamento e delle terapiste che hanno seguito Vincenzo. Abbiamo capito che in quest’ambito il sistema sanitario nazionale non riesce a soddisfare pienamente i bisogni di questi bambini, qualsiasi terapia che vuole essere precoce è per forza privata. Tra l’altro, la ricerca di terapiste competenti e volenterose è lunga e difficile, per noi è stata la difficoltà principale. In questi anni abbiamo cercato di aiutare Vincenzo in tutti i modi, lui ha lavorato sodo ed è migliorato molto, a noi è costato tanto in termini economici, di fatica, di sacrificio. Negli anni si sono avvicendati diversi terapisti, consulenti, associazioni, insegnanti di sostegno».

«Quando siamo giunti ad AliBlu ci siamo subito sentiti ascoltati e abbiamo visto una realtà concreta che possa aiutare noi famiglie a non sentirci soli, perché il rischio è quello di trovarsi soli in questa fatica, come è successo a noi negli anni successivi alla diagnosi. Quello che ci colpisce è la contentezza di Vincenzo quando viene ad AliBlu, è proprio felice ed esce sempre sorridente. Vedendolo sereno ci siamo resi conto che, nonostante abbiamo passato anni a cercare “cure”, oggi desideriamo solo che Vincenzo sia felice. Ritengo che le famiglie con bambini autistici non abbiano tanto bisogno di una soluzione a un problema, quanto la possibilità di vivere un’esperienza concreta e condivisa. AliBlu ci aiuta ad andare in questa direzione: è l’esempio di quello che possiamo definire “cultura dell’accoglienza”. Quando lasciamo Vincenzo non vediamo persone che svolgono un lavoro, ma persone attente a comprendere ogni bambino con le sue difficoltà e punti di forza».

Al Centro Diurno Disabili di Samarate arriva la convivialità a pranzo firmata Mc Donald’s

L’adesione a “Sempre aperti a donare”, iniziativa di Fondazione Ronald McDonald e Banco Alimentare, è il primo passo di un percorso che porterà le persone del Centro Diurno Disabili a vivere esperienze all’esterno. Nel frattempo ha preso il via il progetto proposto da “La valigia magica” sulle arti circensi

«Quando Silvia Colombo, una nostra educatrice, ci ha parlato dell’iniziativa del Banco Alimentare della Lombardia assieme a McDonald’s, ne abbiamo discusso a livello di equipe e abbiamo condiviso che decidere di aderirvi sarebbe stata una bella occasione per offrire alle persone delle quali ci prendiamo cura nel nostro CDD un momento conviviale particolare, che sarebbe stato sicuramente apprezzato e che sarebbe potuto essere il primo passo di un percorso di socializzazione e di esperienze da vivere anche al di fuori del centro. Così abbiamo contattato il punto vendita Mc Donald’s di Gallarate e il progetto ha preso il via, con il primo pasto offerto lo scorso 16 aprile e l’accordo che proseguiremo con l’esperienza, una volta al mese, fino a luglio, per poi riparlarne da settembre».

Annalisa Colucci, coordinatrice del Centro Diurno Disabili di Samarate, spiega così la genesi dell’adesione del suo servizio al progetto “Sempre aperti a donare”, l’iniziativa solidale giunta quest’anno alla sua quarta edizione e realizzata da Mc Donald’s, con Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald e la collaborazione di Banco Alimentare, di Comunità di Sant’Egidio e di altri enti caritativi del territorio, che mette a disposizione pasti gratuiti per regalare un sorriso e un momento di spensieratezza e di conforto a chi è più fragile.

«Il primo appuntamento è andato davvero bene -riprende Annalisa Colucci-. Organizzativamente, siamo andati a ritirare i pasti per i nostri ospiti e per noi operatori al ristorante di Gallarate e poi li abbiamo consumati assieme nei locali del centro diurno. I ragazzi sono stati davvero contenti e non vedono l’ora di ripetere l’esperienza. Così stiamo anche valutando se accettare in futuro la disponibilità che ci è stata offerta sia di organizzare una giornata presso il ristorante per un momento di festa sia di prendere parte a una giornata di pulizia di aree verdi che Mc Donald’s sta cercando di organizzare con altre cooperative sociali della nostra zona. Perché vivere delle esperienze all’esterno del CDD è sempre un’importante occasione di socializzazione e autonomia che arricchisce i nostri ospiti».

E i progetti del CDD di Samarate non si fermano qui. Sempre ad aprile, infatti, nel salone centrale della struttura si è tenuto il primo incontro di prova di un percorso di avvicinamento alle arti circensi, tenuto e offerto da Matteo Farina, de “La valigia magica”, educatore specializzato in giocoleria e clowneria. «A maggio avremo un secondo appuntamento, che questa volta organizzeremo nella palestra del centro -spiega Annalisa Colucci-. Il progetto è ancora tutto da costruire, ma i riscontri al momento sono positivi e il percorso potrebbe anche prendere il via già a settembre, con attività calibrate sulle specificità delle nostre persone di stimolazione sensoriale, gestione degli spazi fisici e collegamenti tra atti motori e sonorità, il tutto con la leggerezza, lo stupore, il coinvolgimento e la magia che le arti circensi sanno offrire».