Un corso per rimettersi in gioco, poi il lavoro

Un anno di attività per l’Ente di Formazione di Solidarietà e Servizi: 41 corsi, 156 persone coinvolte, 1.056 ore di formazione e 54 assunzioni. Ma soprattutto storie di persone che hanno acquisito nuove competenze e trovato un nuovo modo per rimettersi in gioco.

Un momento del corso di Informatica e Intelligenza Artificiale

Mario e Silvia hanno una storia che racconta bene il senso del primo anno dell’Ente di Formazione di Solidarietà e Servizi.  «Ho scelto il corso di Excel per rafforzare le mie conoscenze e ho imparato anche la costanza nel partecipare alle lezioni», racconta Mario. Per Silvia, invece, il corso è stato il primo passo per rimettersi in gioco: «Volevo acquisire le conoscenze di base di Excel perché cercavo, per la prima volta, un lavoro d’ufficio. Il corso mi ha dato nuove competenze, ma soprattutto più sicurezza: mi sono sentita pronta a cercare il lavoro che desideravo». 

Entrambi oggi si stanno sperimentando in un’esperienza lavorativa nel reparto Business Process Outsourcing (BPO) di Solidarietà e Servizi. 

«Il nostro obiettivo fin dall’inizio era costruire un servizio completo» – raccontano Sara Silvestri, responsabile del Servizio al Lavoro e dell’Ente di Formazione, e Silvia Manganaro, tutor d’aula.  «Abbiamo così deciso di proporre corsi utili, concreti e realmente spendibili. Al termine di ciascun percorso viene rilasciato un attestato di competenza, ma quello che conta è soprattutto ciò che la persona riesce a fare con le competenze acquisite». 

41 CORSI, 156 PERSONE E 54 ASSUNZIONI 

Tra maggio 2025 e giugno 2026 l’Ente ha attivato 41 corsi, per un totale di 1.056 ore di formazione e 156 persone coinvolte. Dodici i docenti impegnati, con classi volutamente piccole, generalmente composte da un massimo di 10-12 partecipanti. Le età sono state molto diverse, dai 18 ai 60 anni, così come le storie e le condizioni di partenza: persone disoccupate o inoccupate, beneficiari di NASpI o di altre misure di sostegno al reddito, persone con disabilità. 

Il risultato più concreto è arrivato dopo i corsi: 54 persone sono state assunte e altre 6 hanno intrapreso un tirocinio. A questi percorsi si aggiunge l’accompagnamento del Servizio al Lavoro, che comprende bilancio delle competenze, revisione del curriculum e costruzione del progetto professionale. 

«Abbiamo visto persone arrivare magari con l’idea di dover semplicemente frequentare un corso e poi scoprire, strada facendo, che quella formazione poteva davvero essere utile per il loro futuro», spiegano Sara e Silvia. «E ci ha colpito anche tutto quello che è successo intorno ai corsi: gruppi WhatsApp, persone che hanno continuato a sentirsi e che si sono anche incontrate fuori dall’aula. Il clima è stato molto positivo, anche per i docenti». 

IN AULA, PRIMA DI TUTTO, CI SONO LE PERSONE 

Lo racconta bene Marta Biandrati, docente di inglese: «Mi ha colpito la voglia di fare, la contentezza, l’assiduità nella frequenza. Davo degli esercizi dicendo “se riuscite, se avete tempo”, ma non è mai successo che non li facessero. C’era un grande desiderio di mettersi alla prova». 

Per lei, il valore delle classi piccole è proprio nella possibilità di costruire una formazione su misura: «Si può dare spazio a tutti, partire dai bisogni individuali, permettere alle persone di fare domande senza sentirsi giudicate. Abbiamo riso, fatto role playing, conversato, ci siamo messi in gioco. Alla fine alcuni corsisti mi hanno lasciato anche un biglietto di ringraziamento. Non sono abituata a ricevere messaggi così dalla classe». 

Anche Massimiliano De Cinque, docente di informatica, digitalizzazione, Excel e intelligenza artificiale, sottolinea l’importanza di partire dalla persona: «Cerco di capire chi ho davanti e che cosa vorrebbe fare nel futuro. Il punto non è semplicemente trasformare la conoscenza in una competenza, ma renderla spendibile nel mondo del lavoro». 

Una slide tratta dal lavoro di “Creative writing” durante il corso di inglese

«HO IMPARATO COSE PER LA MIA VITA» 

Tra le persone che hanno attraversato questo primo anno c’è Morena, arrivata a Solidarietà e Servizi mentre percepiva la NASpI. Ha frequentato il corso di Comunicazione efficace e quell’esperienza ha finito per accompagnarla anche nei colloqui di lavoro. 

«È stato molto bello, mi ha aperto un mondo. Ho riguardato con spirito critico il mio modo di comunicare, anche nella postura e nei gesti. Ho capito che conta tutto: uno sguardo, una stretta di mano, il modo in cui ci muoviamo». 

Ha messo in pratica quanto imparato proprio nei mesi successivi. «Prima andavo ai colloqui con molta ansia. Ho lavorato su questo e ho cercato di applicare quello che avevo imparato. Oggi ho trovato lavoro: avevo fatto un colloquio con un’agenzia ed era andato bene, poi ho partecipato anche a un concorso in Comune e l’ho vinto». 

Il suo bilancio è semplice e significativo: «Quest’anno che mi sono presa di pausa lo chiamerei un anno fatto bene. È stato utile, ho imparato delle cose per la mia vita». 

IMPARARE, RIMETTERSI IN GIOCO, RIPARTIRE 

È questo, in fondo, il filo che unisce le diverse esperienze. Fiorella Annunziata, docente di Social Media e Addetta alla segreteria, ha visto corsisti diversi per età e competenze, ma accomunati dal desiderio di acquisire qualcosa di nuovo: «Si avvicinano ai corsi cercando anche uno sbocco concreto, un contatto con il mondo del lavoro. Spero che si portino a casa la consapevolezza di poter acquisire una nuova competenza. A volte basta “assaggiare” un argomento per capire che si può imparare ancora». 

Dopo il primo anno, l’Ente guarda già avanti. Sono partiti nuovi corsi e altri sono in programmazione, con una proposta che punta a rafforzare le digital skills e le lingue, ma anche percorsi più pratici come manualità e magazzino. Per le persone con disabilità, il nuovo bando DULD consentirà inoltre di costruire percorsi formativi più lunghi e personalizzati. 

Perché, come dimostrano Mario, Silvia e Morena, un corso può essere molto più di 40 ore di formazione: può diventare un nuovo punto di partenza.