Valorizzare i talenti delle persone disabili e fare squadra, così la quarantena ha fatto crescere il Business Process Outsourcing (BPO)

L’area dedicata ai servizi esternalizzati dalle aziende si scopre più forte grazie ad una rete capace di imparare sempre dalle situazioni di difficoltà

La quarantena? Un momento di crescita. Lavorare da casa, chiusi nelle quattro mura della propria abitazione e lontano dall’ufficio, si è rivelata un’occasione di crescita per le persone disabili che lavorano in Solidarietà e Servizi. L’esperienza in particolare dell’unità di Business Process Outsourcing (BPO) nel periodo di lockdown, dove lavorano 20 delle 55 persone disabili e svantaggiate della cooperativa, va in questa direzione: nell’emergenza, sono state ancora di più valorizzate le persone e le loro capacità, sono state create reti per supportare lo smartworking, ma soprattutto si è lavorato sul concetto di squadra perché, seppur lontani, nessuno è rimasto solo.

«La quarantena ci ha portati a rivedere completamente il nostro modo di vivere e ci ha obbligati alla solitudine sociale, imponendoci una fatica psicologica incredibile», ricorda Viviana, ragazza con disabilità che opera nella nostra BPO. «In realtà, questo non è stato il mio primo lockdown, ma il secondo. Il primo è stato per motivi completamente diversi, legati alla manifestazione delle mie fragilità. Avevo quindi tanta paura di rivivere alcune situazioni o sentimenti. Grazie però alla cooperativa e alla mia responsabile non è accaduto ciò che immaginavo. Mi hanno dato importanza, fiducia e valore; mi hanno dato la possibilità di salvarmi da quello che stava succedendo attorno a me e dall’eventualità di un ritorno alla fase acuta della malattia. Mi hanno fatto vivere questo periodo come se fosse la “normalità”, una nuova modalità di vivere dalla quale imparare qualcosa in più su me stessa e sulle mie capacità». E nell’eccezionalità del momento, le cose semplici hanno un nuovo significato: «Ora abbiamo capito il vero valore di un abbraccio, di tenersi per mano o anche solo di stare fianco a fianco».

Anche Barbara, che ha vissuto lo smartworking, pur non essendo nuova al lavoro da casa, ha saputo sfruttare il momento difficile a suo favore. «Lo stato di emergenza ha fatto sì che, senza alcun preavviso e senza una vera e propria preparazione, ci ritrovassimo a casa. Con un pc portatile e una connessione con l’hotspot del mio cellulare, tecnicamente avevo più o meno tutto. Ma mi mancava il condividere lo spazio di lavoro con i colleghi e le colleghe, dove è sempre immediato e più fluido lo scambio di informazioni e la comunicazione. Il supporto che ho ricevuto, o sul quale avrei potuto contare è stato efficace, ma la sensazione di isolamento alla lunga si è rivelata deprimente. Ne ha giovato l’ordine che ho potuto mettere in casa, dove in genere non sto moltissimo». Non solo. Barbara ha fatto suo un insegnamento: «In caso di necessità, con il giusto supporto, tutto o quasi si può fare».

Ed è proprio questa la mentalità con cui è nata l’unità del BPO in Solidarietà e Servizi. Partita nel 2014, l’area dedicata ai servizi che le aziende esternalizzano – quali, ad esempio, telemarketing, back office, contrattualizzazioni e sponsorizzazioni, amministrazione e gestione pratiche – è cresciuta in competenza, ma soprattutto in consapevolezza. Sono stati sviluppati progetti con nomi importanti della farmaceutica (Novartis e Sandoz), delle telecomunicazioni (Eolo); inoltre per la Compagnia Energetica Italiana viene svolta attività inbound di customer service e per Sorgenia Solidarietà e Servizi cura il credit check.

«La nostra sfida iniziale è stata quella di operare su processi complessi con persone con disabilità fisica e con disabili psichici ad alto funzionamento, partendo dal fatto che tutti possiamo fare qualcosa, basta trovare l’ambito che meglio ci permette di esprimerci», ricorda Mariangela Mezzasalma, responsabile del BPO. La quarantena ha rafforzato questa convinzione: «Sappiamo, oggi più di ieri, che siamo tutti persone, con alcune disabilità o normodotate; tutte abbiamo condiviso preoccupazioni e difficoltà, tutte abbiamo trovato un altro modo di lavorare mettendo al centro i talenti di ciascuno e facendo sempre squadra», prosegue.

«Le testimonianze di Viviana e Barbara, due ragazze con disabilità, ci raccontano del lavoro che è stato fatto per garantire l’operatività del settore, senza mai rinunciare alla dignità delle persone che vi lavorano. Dal punto di vista produttivo ci siamo ritagliati uno spazio importante con i nostri clienti, tanto che per alcuni siamo diventati veri e propri partner potenziando i servizi; sotto il profilo operativo abbiamo agito per dare valore al lavoro in ogni sua espressione, anche in forma “smart”, per permettere alle persone di sentirsi utili e parte di un progetto». Di fatto, con l’esplosione dell’emergenza sanitaria, l’intero spazio del BPO nel capannone di Vaile Toscana 105 a Busto Arsizio è andato in smartworking. «Le 7-8 persone iniziali nel giro di poche settimane sono diventate una ventina, anche perché sono cresciute le richieste delle aziende. Abbiamo fatto squadra mettendo sempre al centro il talento della persona: le fragilità diventano elemento di forza che, se supportate e correttamente orientate, ci permettono oggi di avere un team dalle competenze trasversali, ma soprattutto di guardare al domani con speranza e sempre pronti a nuove sfide».

L’ascolto e la risposta ai bisogni degli over 75: il nuovo servizio attivato con il Comune di Busto Arsizio

Solidarietà e Servizi ha sviluppato con l’assessorato all’Inclusione Sociale un servizio informativo per essere vicini agli anziani e individuare nuovi bisogni

Chiamarlo call center sarebbe riduttivo, così come definirlo semplice sportello di ascolto. Il servizio che la nostra cooperativa Solidarietà e Servizi ha attivato insieme con il Comune di Busto Arsizio, assessorato all’Inclusione Sociale, è un punto di approdo, di vicinanza e di sostegno per alcune delle persone più fragili: gli anziani over 75. In un momento di particolare complessità come quello che stiamo vivendo, anche un semplice gesto di ascolto può significare molto per chi si trova chiuso in casa, con la paura e l’impossibilità di fare le commissioni più quotidiane come andare a fare la spesa. Davanti all’obiettivo di non lasciare nessuno solo, ma di attivare una rete di prossimità nella consapevolezza che #insiemeciriusciamo, Solidarietà e Servizi ha costruito insieme al Comune di Busto Arsizio un servizio finalizzato non solamente a dare le informazioni più concrete, ma soprattutto ad ascoltare, individuare e comprendere i bisogni più nascosti per arrivare a formulare una risposta mirata, capace di diventare un valido aiuto. Come ha infatti osservato l’assessore all’Inclusione Sociale Osvaldo Attolini: «Ancora una volta, la collaborazione tra pubblico e privato si rivela un’importante risorsa per dare risposte nelle situazioni di bisogno. L’impegno condiviso tra amministrazione comunale e Solidarietà e Servizi vuole essere un punto di approdo per quanti si trovano in difficoltà oppure hanno particolari necessità».

L’iniziativa si appoggia sul know-how e la tecnologia sviluppati da Solidarietà e Servizi nell’ambito dell’unità operativa di Business Process Outsourcing della Parte B della cooperativa per dare assistenza alle imprese e agli enti, creando opportunità di lavoro per persone disabili o svantaggiate. Questa volta, la finalità sociale è rivolta anche al territorio per il supporto alle persone con più di 75 anni.

Nel concreto, il servizio ruota attorno all’istituzione di un nuovo numero telefonico: chiamando lo 0331.182689, gli anziani di Busto Arsizio possono trovare personale della nostra cooperativa pronto a dare informazioni sui negozi di alimentari e sulle farmacie, con i relativi recapiti, che fanno il servizio di consegna a domicilio, ma anche a fornire i contatti delle associazioni che, attraverso la loro rete di volontari, possono sopperire alle necessità della spesa settimanale. Inoltre, lo sportello telefonico può fornire anche informazioni relative all’emergenza sanitaria, con le principali precauzioni da adottare per contenere la diffusione del contagio, e dare indicazioni sui principali sintomi quindi sulla necessità, o meno, di contattare un medico. Questo il primo livello.

Ma siamo andati oltre. Grazie ad un lavoro incrociato tra l’Area “inserimento lavorativo e autonomie” e l’Area “servizi sociali e presa in carico”, Solidarietà e Servizi ha attivato anche un secondo livello del servizio: quello dell’ascolto. E qui entrano in gioco le professionalità delle assistenti sociali della nostra cooperativa per andare oltre la singola esigenza. Di fatto, la normale necessità di fare la spesa o reperire un farmaco può nascondere un bisogno più complesso. Ci può essere la solitudine acuita dall’emergenza sanitaria in corso, oppure la paura e l’insicurezza o ancora il malessere dovuto ad una situazione familiare non del tutto serena. Basta “alzare le antenne”, mettersi all’ascolto con una predisposizione particolare: quella di non voler lasciare nessuno da solo. Con alcune semplici domande per comprendere come l’anziano vive, se può avere dei bisogni nascosti, si attiva il “valore aggiunto” di un servizio nato per rispondere alla quotidianità. E così si attiva una particolare rete che, dai nostri assistenti sociali arriva al Comune, con un unico scopo: favorire il benessere della persona. Non solo fisico, ma anche psicologico, sociale e insieme combattere la solitudine. Un mano, un segnale di fiducia per poter ripartire perché #insiemeciriusciamo.

Il servizio, che è partito oggi, giovedì 16 aprile, è attivo dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 dal lunedì al venerdì ed è totalmente gratuito; rimarrà attivo per gli over 75 di Busto Arsizio fino al termine dell’emergenza Covid-19.

Trasformazione digitale: il plusvalore della relazione

La vera trasformazione digitale è nella relazione e nel suo valore.

Nel saper dare cuore a quello che altrimenti sarebbe freddo e senza anima; ma anche nel non restare isolati ma lavorare insieme. Ed è qui che la cooperativa Solidarietà e Servizi sa giocarsi le sue carte, indirizzando, collaborando e dando non solamente un’opportunità di inserimento lavorativo a persone con disabilità, ma anche servizi ad alto valore professionale. Il tutto per creare rete.

Un esempio è l’incontro, patrocinato da CdO Insubria, che Solidarietà e Servizi ha ospitato lo scorso 6 febbraio nella propria sede di viale Toscana a Busto Arsizio. All’interno della struttura che coniuga una componente lavorativa (con i reparti produttivi) con una educativa (con il CSE e lo SFA), si sono confrontate alcune delle esperienze più significative di trasformazione verso il digitale. Case history di come il passaggio al mondo 4.0 non sia solamente un cambio di strumenti, ma soprattutto un cambio di prospettiva.

“Digital trasformation: si deve? Si può?” Alla doppia domanda posta dal titolo dell’appuntamento hanno risposto quattro testimonial d’eccezione: esperti del mondo digitale e imprenditori che hanno attuato all’interno della loro realtà, o di realtà loro clienti, il passaggio al digitale con l’obiettivo di essere ancora più competitivi.

Di fatto, ha significato una maggior fidelizzazione del cliente la trasformazione digitale realizzata da Roveda Assicurazioni con il supporto di Solidarietà e Servizi: eliminando l’archivio cartaceo – per quanto possibile -, «oggi siamo in grado di offrire ai nostri clienti un unico applicativo per la consultazione delle polizze, anche se stipulate con compagnie differenti», ha detto Luca Roveda.

Ha invece giocato la carta della competitività l’agenzia App2B che ha sviluppato una particolare applicazione per il settore alberghiero. «Siamo andati a togliere il classico telefono in camera, portando su un’app tutte le richieste di servizi, dando anche qualcosa in più come i collegamenti telefonici con l’estero a prezzi competitivi», ha detto il Presidente Elena Laudato.

Per la software house Wins invece il digitale ha comportato nuove opportunità per il retail, unendo la vendita digitale a quella tradizionale. «L’acquisto viene guidato dal venditore in negozio creando una relazione con il cliente», ha osservato il CEO Salvatore Calì. Ed è qui il segreto. Perché, come ricordato dal digital coach Enrico Piacentini, «se prima il venditore deteneva il potere dell’informazione, adesso non è più così. Oggi è necessario creare una relazione».

La trasformazione digitale è quindi relazione, è creare reti. «È cercare nuove soluzioni a problemi vecchi in un percorso di rete dove il risultato è sempre maggiore della somma delle singole parti», ha ricordato Matteo Ruggeri, Responsabile di Commessa di Solidarietà e Servizi, raccontando l’esperienza di archiviazione digitale fatta dal settore Documentale con l’Università Cattolica. «Nei primi cinque mesi, abbiamo digitalizzato 36.000 immagini con qualità fotografica, associando 170.000 informazioni, impiegando tre presone di cui due svantaggiate. È un lavoro che richiede elevate specializzazioni e professionalità, e che è sottoposto a un rigoroso controllo, ma che ci ha permesso anche di creare una fitta rete di relazioni con altre realtà».

Nella sua azione quotidiana, Solidarietà e Servizi opera oltre che nella Gestione Documentale, accompagnando enti e aziende verso una digitalizzazione degli archivi, anche nelle Lavorazioni Meccaniche, nella Rigenerazione di Apparecchiature di Telecomunicazione, nell’Assemblaggio e nel Business Process Outsourcing ponendosi insieme come un’opportunità, un valore aggiunto per la crescita delle aziende che possono contare su un partner competente, affidabile ed esperto; ma anche come un’occasione per valorizzare i talenti che ciascuna persona, indipendentemente dalle sue fragilità, ha.

Se la vera trasformazione digitale è nella relazione, rimanere soli non serve. Ecco perché “insieme ci riusciamo”.

WELFARE INCLUSIVO

E’ il nome del nuovo progetto di Solidarietà e Servizi in collaborazione con i Servizi Sociali e l’associazione Essere Esseri Umani

“WELFARE INCLUSIVO” è uno dei nuovi progetti che impegnerà la nostra cooperativa per tutto il primo semestre del 2020. Un’iniziativa importante che mostra come il mondo dell’amministrazione pubblica, del terzo settore e il mondo delle aziende si possano alleare (e completare) quando ci si prefigge un obiettivo comune.

NASCITA DEL PROGETTO

“WELFARE INCLUSIVO” nasce infatti dall’incontro, fortemente voluto dall’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Busto Arsizio, tra Solidarietà e Servizi e la Dott.ssa Marta Zighetti che con la sua iniziativa “ESSERE ESSERI UMANI” propone alle aziende ad adottare un nuovo modello di rapporto con i propri dipendenti e con il territorio che dimostri il primato della collaborazione sulla competizione.

L’iniziativa si è allargata poi anche al territorio dell’Azienda Consortile Medio Olona tramite l’assessore a Servizi sociali del Comune di Castellanza (Va), ed ha ottenuto il patrocino nonché il finanziamento della Fondazione Comunitaria del Varesotto.

OBIETTIVO

Lo scopo del progetto è quello di mostrare come la struttura dell’uomo sia fatta per la collaborazione e per la relazione, al di là delle inevitabili logiche competitive. La sfida è quella di promuovere un atteggiamento collaborativo in ambito aziendale, evidenziando come questo possa essere un vantaggio strategico per le aziende stesse.

VANTAGGI PER LE AZIENDE

Le aziende partecipanti accedono ad un percorso di formazione con la Dott.ssa Zighetti e il suo team ed hanno la possibilità di accogliere uno o più tirocinanti seguiti dalla Solidarietà e Servizi al fine di sviluppare all’interno dell’azienda una nuova mentalità di collaborazione, cooperazione, compassione e integrazione sia interna che verso l’esterno.

FASI DEL PROGETTO

1. Viene erogata a spese del progetto una formazione alle aziende partecipanti sul benessere psico-fisico sul posto di lavoro: un percorso guidato su ciò che danneggia, migliora o potenzia la vita personale e professionale partendo dalle ultime scoperte in campo neuroscientifico. La formazione è tenuta dai professionisti del centro di Psicoterapia e Formazione Essere Esseri Umani di Varese.

2. Viene realizzato l’inserimento in azienda di uno o più tirocinanti tramite il SIL (Servizio Inserimento Lavorativo) su segnalazione del Comune di residenza della persona.

3. Il contributo di donazione liberamente dato dall’azienda permetterà di realizzare una “Terapia Sospesa”: grazie ad essa saranno erogate terapie psicologiche a persone, individuate dai Servizi Sociali, che altrimenti non avrebbero potuto permetterselo dal punto di vista economico.

Si tratta di una opportunità quindi attraverso la quale l’azienda potrà incrementare la motivazione e il senso di appartenenza dei propri dipendenti, i quali si sentiranno valorizzati dalla formazione ricevuta, dall’aver accolto il tirocinante e dall’aver contribuito ad aiutare attivamente qualcuno in situazione di bisogno tramite la terapia sospesa.

4. A progetto concluso avrà luogo un convegno finale per presentare i risultati ottenuti e per condividere le best practices apprese durante il progetto a tutte le realtà produttive dei due ambiti territoriali (Busto e Medio Olona).

Stare bene…che impresa! Tra imprese straordinarie e quotidianità stare bene in impresa è possibile

Stare bene…che impresa! Tra imprese straordinarie e quotidianità stare bene in impresa è possibile

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Oltre 200 persone martedì 29 Maggio, presso la sede di Via Toscana 105 a Busto Arsizio, hanno partecipato alla serata straordinaria  “Stare bene…che impresa!”

Quattro ospiti speciali si sono confrontati su performance, limiti da superare, talenti da scoprire e benessere delle persone. Il tutto è stato presentato da un performer d’eccezione, Germano Lanzoni (Comico e comunicatore del blog Il Milanese Imbruttito) davanti ad una platea rappresentata da aziende già clienti della cooperativa, da altri imprenditori della zona e amici.

Il primo a condividere la sua esperienza è stato Nico Valsesia, recordman sportivo che ha affrontato più volte avventure al limite della capacità fisica umana. Nico ha svelato come non ci siano segreti dietro il suo successo: < Le mie non sono imprese, quando me lo dicono di solito mi imbarazzo. Ho la fortuna di andare in bicicletta. Fortuna che un po’ mi sono scelto e creato. La tenacia di affrontare la fatica mi deriva anche dalla volontà di mostrare a mio figlio la capacità di completare una sfida che si è intrapresa, nonostante tutto.>

Al momento Nico si sta preparando in vista di  un’impresa non stop “From 0 to Everest” per il 2020. Il suo nutrizionista e biologo, Andrea Fossati, ha raccontato come a volte i limiti vengano superati da persone a cui manca la consapevolezza che quel limite esista. A volte il limite viene percepito solo dagli altri, cioè dall’esterno.
<Quando una persona sta bene lavora molto di più e meglio – racconta il terzo speaker, Fabrizio Rigolio, CEO di Rizoma – Io stesso sono qui perché qualcuno ha creduto in me e io credo nei miei ragazzi e cerco di farli stare bene per vincere insieme.>

A svelare il file rouge tra i 3 interventi è Filippo Oldrini, responsabile dell’area lavoro e autonomie di Solidarietà e Servizi, che si domanda:  <Nico, Andrea e Fabrizio compiono imprese straordinarie. Qual è l’impresa eccezionale che accade in questa sede? Ad oggi delle 84 persone con fragilità che abbiamo accolto 51 lavorano rispettando le logiche di mercato e grazie alla collaborazione con le imprese che credono in noi e nella nostra sfida.

Le persone che lavorano qui hanno  ben presente il valore del lavoro, la dignità del sentirsi parte della società. Il nostro prodotto non è soltanto quello che produciamo ma soprattutto l’inserimento lavorativo delle persone disabili e svantaggiate. Nel nostro lavoro c’è una lettura del bisogno personale che viene accolta.>

La serata è stata creata in collaborazione solidale con l’agenzia di comunicazione Think Soluzioni Creative di Busto Arsizio;  la preparazione dell’evento ha inoltre coinvolto tutte le 150 persone disabili e non che ogni giorno frequentano questa sede della cooperativa.  

Le immagini della serata