Quando l’Intelligenza Artificiale entra nella quotidianità: tecnologia e inclusione riscrivono il lavoro
Dalla gestione documentale ai progetti futuri: nell’ Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi dove ci sono 114 lavoratori, di cui 78 con disabilità, l’intelligenza artificiale diventa alleata delle persone, non sostituta

Nel cuore dei reparti dell’area lavoro, dove ogni giorno operano 114 persone – 78 delle quali con disabilità – l’intelligenza artificiale (AI) ha fatto il suo ingresso con un preciso obiettivo: affiancare, non sostituire. È così che, nel marzo 2026, ha preso ufficialmente il via un nuovo capitolo nella gestione documentale, una delle lavorazioni più strategiche, in cui si digitalizzano archivi cartacei per diversi clienti.
Un cambiamento che non nasce all’improvviso, ma da un percorso iniziato nell’estate 2025, quando Alessandro Orsenigo, sviluppatore della società Conply di Giussano (MI), ha cominciato a supportare la Solidarietà e Servizi dal punto di vista consulenziale.
UNA SCELTA CONSAPEVOLE: L’AI COME ALLEATA
«A partire dal 2025 ci siamo interrogati sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nei nostri processi di lavoro, per rimanere al passo con i tempi», racconta Mariangela Mezzasalma, responsabile dei reparti BPO (Business Process Outsourcing), Gestione Documentale e Rigenesi. «Abbiamo scelto fin da subito un approccio chiaro: introdurre strumenti tecnologici che fossero integrativi e non sostitutivi, con grande attenzione al fatto che la standardizzazione non andasse mai a rimpiazzare il lavoro delle persone».
LA SPERIMENTAZIONE NELLA GESTIONE DOCUMENTALE
Quella della gestione documentale è stata la prima area di sperimentazione concreta. Qui l’Intelligenza Artificiale entra in gioco in una fase molto specifica: il data entry. I documenti cartacei, una volta digitalizzati, vengono elaborati da un sistema che estrae automaticamente le informazioni principali, precompilando i campi che prima venivano inseriti manualmente.
«L’obiettivo è togliere il lavoro più ripetitivo e noioso», spiega Alessandro Orsenigo. «Diamo all’AI le istruzioni per leggere i documenti e proporre una prima compilazione. Ma il lavoratore resta centrale: a lui spetta la fase di controllo e validazione. L’AI può sbagliare, quindi la supervisione umana è fondamentale».
TECNOLOGIA E LAVORO: UN EQUILIBRIO COSTRUITO INSIEME
Un equilibrio costruito passo dopo passo. «Ci è stato dato un messaggio molto preciso», continua Orsenigo. «Efficientare e ottimizzare sì, ma senza mai sostituire le persone. I lavoratori devono rimanere parte del processo».
Per arrivare a questo risultato, il lavoro è stato articolato in più fasi: dall’utilizzo dell’AI come supporto progettuale iniziale, fino allo sviluppo di veri e propri agenti intelligenti capaci di leggere documenti e restituire dati strutturati. «Oggi possiamo processare anche centinaia di documenti in una volta sola», aggiunge. «Ma il valore resta nella collaborazione tra tecnologia e persone».
LA VOCE DI CHI LAVORA: L’ESPERIENZA DI OTTAVIO
Chi questa trasformazione la vive ogni giorno è Ottavio, un operatore con disabilità della Gestione Documentale. Il suo lavoro si concentra nella fase di normalizzazione e data entry, proprio quella in cui l’intelligenza artificiale è stata introdotta.
«Sono rimasto sorpreso all’inizio», racconta. «Ma ho subito pensato che potesse essere una bella novità. Prima il data entry era completamente manuale: bisognava cercare tutte le informazioni nel documento. Ora i dati sono già recuperati e devono essere controllati».
Il cambiamento, spiega, non è solo tecnico ma anche operativo. «Ci sono differenze nel metodo di lavoro che, se ben imparate, possono essere molto utili. I dati preimpostati aiutano ad aumentare la produzione e riducono la difficoltà nell’inserimento e nella correzione».
«Il bilancio è positivo. Non vedo contro al momento», conclude. «Consiglierei l’utilizzo dell’AI soprattutto per il data entry, ma anche per altri lavori che prevedono l’uso del computer».
UNO SGUARDO AL FUTURO: INCLUSIONE E INNOVAZIONE
L’esperienza della gestione documentale è però solo il primo passo. Lo sguardo è già rivolto al futuro, dove l’intelligenza artificiale potrà aprire nuove possibilità anche sul fronte dell’inclusione.
«Stiamo ragionando su come l’AI possa supportare nuove tipologie di disabilità», spiega Mezzasalma. «Pensiamo, ad esempio, a persone con disturbi dell’attenzione o nello spettro autistico: la tecnologia potrebbe aiutarle nelle cosiddette ‘aree grigie’ del lavoro».
Parallelamente, sono già in cantiere nuovi progetti: dall’evoluzione digitale dei manuali operativi – con chatbot e strumenti di training on the job – fino alla creazione di assistenti virtuali capaci di guidare i lavoratori tra procedure e microprocessi.
«L’idea è costruire strumenti sempre più personalizzati», conclude Orsenigo. «Fino ad arrivare a un assistente AI che sappia adattarsi a contesti diversi e supportare il lavoratore in ogni commessa».
AL CENTRO, SEMPRE LA PERSONA
In questo percorso, però, una cosa resta invariata: la centralità della persona. Perché, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, il lavoro continua a essere prima di tutto una questione umana.






