Quando l’Intelligenza Artificiale entra nella quotidianità: tecnologia e inclusione riscrivono il lavoro 

Dalla gestione documentale ai progetti futuri: nell’ Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi dove ci sono 114 lavoratori, di cui 78 con disabilità, l’intelligenza artificiale diventa alleata delle persone, non sostituta 

Ottavio al lavoro su una commessa di digitalizzazione

Nel cuore dei reparti dell’area lavoro, dove ogni giorno operano 114 persone – 78 delle quali con disabilità – l’intelligenza artificiale (AI) ha fatto il suo ingresso con un preciso obiettivo: affiancare, non sostituire. È così che, nel marzo 2026, ha preso ufficialmente il via un nuovo capitolo nella gestione documentale, una delle lavorazioni più strategiche, in cui si digitalizzano archivi cartacei per diversi clienti. 

Un cambiamento che non nasce all’improvviso, ma da un percorso iniziato nell’estate 2025, quando Alessandro Orsenigo, sviluppatore della società Conply di Giussano (MI), ha cominciato a supportare la Solidarietà e Servizi dal punto di vista consulenziale. 

UNA SCELTA CONSAPEVOLE: L’AI COME ALLEATA 

«A partire dal 2025 ci siamo interrogati sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nei nostri processi di lavoro, per rimanere al passo con i tempi», racconta Mariangela Mezzasalma, responsabile dei reparti BPO (Business Process Outsourcing), Gestione Documentale e Rigenesi. «Abbiamo scelto fin da subito un approccio chiaro: introdurre strumenti tecnologici che fossero integrativi e non sostitutivi, con grande attenzione al fatto che la standardizzazione non andasse mai a rimpiazzare il lavoro delle persone». 

LA SPERIMENTAZIONE NELLA GESTIONE DOCUMENTALE 

Quella della gestione documentale è stata la prima area di sperimentazione concreta. Qui l’Intelligenza Artificiale entra in gioco in una fase molto specifica: il data entry. I documenti cartacei, una volta digitalizzati, vengono elaborati da un sistema che estrae automaticamente le informazioni principali, precompilando i campi che prima venivano inseriti manualmente. 

«L’obiettivo è togliere il lavoro più ripetitivo e noioso», spiega Alessandro Orsenigo. «Diamo all’AI le istruzioni per leggere i documenti e proporre una prima compilazione. Ma il lavoratore resta centrale: a lui spetta la fase di controllo e validazione. L’AI può sbagliare, quindi la supervisione umana è fondamentale». 

TECNOLOGIA E LAVORO: UN EQUILIBRIO COSTRUITO INSIEME 

Un equilibrio costruito passo dopo passo. «Ci è stato dato un messaggio molto preciso», continua Orsenigo. «Efficientare e ottimizzare sì, ma senza mai sostituire le persone. I lavoratori devono rimanere parte del processo». 

Per arrivare a questo risultato, il lavoro è stato articolato in più fasi: dall’utilizzo dell’AI come supporto progettuale iniziale, fino allo sviluppo di veri e propri agenti intelligenti capaci di leggere documenti e restituire dati strutturati. «Oggi possiamo processare anche centinaia di documenti in una volta sola», aggiunge. «Ma il valore resta nella collaborazione tra tecnologia e persone». 

LA VOCE DI CHI LAVORA: L’ESPERIENZA DI OTTAVIO 

Chi questa trasformazione la vive ogni giorno è Ottavio, un operatore con disabilità della Gestione Documentale. Il suo lavoro si concentra nella fase di normalizzazione e data entry, proprio quella in cui l’intelligenza artificiale è stata introdotta. 

«Sono rimasto sorpreso all’inizio», racconta. «Ma ho subito pensato che potesse essere una bella novità. Prima il data entry era completamente manuale: bisognava cercare tutte le informazioni nel documento. Ora i dati sono già recuperati e devono essere controllati». 

Il cambiamento, spiega, non è solo tecnico ma anche operativo. «Ci sono differenze nel metodo di lavoro che, se ben imparate, possono essere molto utili. I dati preimpostati aiutano ad aumentare la produzione e riducono la difficoltà nell’inserimento e nella correzione». 

«Il bilancio è positivo. Non vedo contro al momento», conclude. «Consiglierei l’utilizzo dell’AI soprattutto per il data entry, ma anche per altri lavori che prevedono l’uso del computer». 

UNO SGUARDO AL FUTURO: INCLUSIONE E INNOVAZIONE 

L’esperienza della gestione documentale è però solo il primo passo. Lo sguardo è già rivolto al futuro, dove l’intelligenza artificiale potrà aprire nuove possibilità anche sul fronte dell’inclusione. 

«Stiamo ragionando su come l’AI possa supportare nuove tipologie di disabilità», spiega Mezzasalma. «Pensiamo, ad esempio, a persone con disturbi dell’attenzione o nello spettro autistico: la tecnologia potrebbe aiutarle nelle cosiddette ‘aree grigie’ del lavoro». 

Parallelamente, sono già in cantiere nuovi progetti: dall’evoluzione digitale dei manuali operativi – con chatbot e strumenti di training on the job – fino alla creazione di assistenti virtuali capaci di guidare i lavoratori tra procedure e microprocessi. 

«L’idea è costruire strumenti sempre più personalizzati», conclude Orsenigo. «Fino ad arrivare a un assistente AI che sappia adattarsi a contesti diversi e supportare il lavoratore in ogni commessa». 

AL CENTRO, SEMPRE LA PERSONA 

In questo percorso, però, una cosa resta invariata: la centralità della persona. Perché, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, il lavoro continua a essere prima di tutto una questione umana. 


“Oltre le parole”: la storia di Chiara, educatrice professionale che ascolta con gli occhi, le mani e il cuore 

Dal Sud alla Lombardia, dalla scuola al Centro Diurno Disabili Manzoni di Solidarietà e Servizi: il percorso di una giovane professionista che ha scelto di capire ogni bambino partendo dalla sua unicità, con strumenti che vanno dalla comunicazione aumentativa ai percorsi multisensoriali 

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L’educatrice professionale Chiara Della Valle durante un’attività con i bambini del Centro Diurno Disabili “Manzoni” di Busto Arsizio

Chiara Della Valle ha 29 anni, è educatrice professionale e lavora in Solidarietà e Servizi dal 2022, al Centro Diurno Disabili Manzoni. È arrivata in Lombardia dalla Campania pochi mesi dopo la laurea, con una valigia piena di libri, corsi di formazione e la certezza di aver scelto la strada giusta. 

«Mi sono laureata a ottobre 2018 e a febbraio 2019 ero già qui», racconta. «Avevo voglia di mettermi subito in gioco, di lavorare in un contesto che mi permettesse di crescere e di reinventarmi ogni giorno». 

La sua carriera inizia nell’educativa scolastica, come insegnante di sostegno a Milano, poi i centri estivi e un’esperienza in una residenza sanitaria per adulti con disabilità gravi. «Lì ho capito che il lavoro educativo era davvero il mio posto», dice. «Ho sempre avuto un animo un po’ da crocerossina, ma anche una grande curiosità per gli aspetti psicologici e relazionali». 

L’ARRIVO IN SOLIDARIETÀ E SERVIZI 

Nel 2022 arriva la chiamata di Solidarietà e Servizi. Il Centro Diurno Disabili Manzoni cercava una figura per seguire un bambino con comportamenti aggressivi. «Ho fatto il primo colloquio online, erano ancora anni post Covid», ricorda. «Sono entrata e ho capito subito che quella era la mia strada». 

Al CDD Manzoni, Chiara lavora in un’équipe di 15 operatori che seguono 36 bambini tra i 6 e i 18 anni, spesso con disabilità complesse e diagnosi multiple.  

OGNI BAMBINO È UNICO 

Un contesto dove nulla è standardizzato. «Ogni bambino è diverso», spiega. «E tutto parte sempre da lì: dalla persona che hai davanti, dalla sua unicità, dai suoi punti di forza ma anche dalle sue fatiche». 

Quando un nuovo bambino arriva al Centro, il primo passo è l’osservazione. «Facciamo un profilo funzionale completo, utilizzando anche le scale ICF*.  Guardiamo le abilità cognitive, motorie, comunicative, sociali. Solo dopo decidiamo su quali obiettivi lavorare». Per Chiara è una fase fondamentale: «Non puoi costruire un percorso se prima non capisci davvero chi hai davanti». 

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«Ogni bambino è diverso. Il primo passo è l’osservazione: tutto parte sempre da lì, dalla persona che hai davanti, dalla sua unicità, dai suoi punti di forza, ma anche dalle sue fatiche».

(Chiara Della Valle, Educatrice Professionale di Solidarietà e Servizi)


LA COMUNICAZIONE OLTRE LE PAROLE 

Negli anni Chiara ha sviluppato una competenza specifica: capire il linguaggio anche quando le parole non ci sono.  «Entrando qui mi si è aperto un mondo», racconta. «Conoscevo la LIS (Lingua dei Segni Italiana usata per persone non udenti) e avevo studiato il Braille (sistema di scrittura e lettura per persone non vedenti), ma la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) mi ha fatto capire quanto sia possibile andare oltre le parole». 

La CAA è oggi uno degli strumenti che utilizza di più. «È un linguaggio iconico, basato su immagini, che permette anche a chi non parla di esprimersi», spiega. «Ma non serve solo ai bambini non verbali. La usiamo anche con chi parla, per aiutarlo a costruire meglio le frasi o a organizzare il pensiero». 

Chiara racconta di bambini che indicano con il dito un simbolo, altri che porgono l’immagine per fare una richiesta, altri ancora che utilizzano agende visive per sapere cosa accadrà durante la giornata. «Sapere cosa succede dopo abbassa moltissimo l’ansia», dice. «È un modo per dare prevedibilità e sicurezza». 

COMUNICARE CON I CINQUE SENSI 

Il suo lavoro, però, non si ferma alle immagini. «La comunicazione passa anche dai sensi», sottolinea. Nella stanza multisensoriale, la cosiddetta Snoezelen, Chiara lavora con piccoli gruppi di bambini su luci, suoni, materiali, profumi. «Ogni persona ha un profilo sensoriale diverso. C’è chi si calma con il tatto, chi con la luce, chi con il suono». In quello spazio, racconta, anche i bambini con disabilità più gravi riescono a sperimentare il corpo e l’ambiente in modo nuovo. «È un luogo di sperimentazione, dove si può comunicare anche senza parole, attraverso il corpo e le sensazioni». 

FORMAZIONE CONTINUA: CRESCERE PER FAR CRESCERE 

Questa attenzione agli strumenti e alle metodologie è frutto anche di una formazione continua che Chiara non ha mai smesso di coltivare. «Ho sempre investito molto sui corsi», dice. «Autismo, metodo TEACCH**, sessualità e disabilità, laboratori creativi. Ogni competenza in più è una possibilità in più per i bambini». 

In Solidarietà e Servizi ha trovato un contesto che valorizza questo approccio. «La cooperativa tiene molto alla formazione permanente», spiega. «Facciamo corsi interni, aggiornamenti continui e ogni mese abbiamo la supervisione con una psicoterapeuta specializzata sull’autismo». Momenti che, racconta, non sono solo tecnici. «Portiamo casi, parliamo delle difficoltà, lavoriamo anche sulla comunicazione tra di noi. Sono momenti intensi, a volte anche emotivi, ma molto utili, che ci fanno crescere come professionisti e come persone». 

LE FATICHE E LE CONQUISTE 

Il lavoro al CDD non è sempre facile. «Ci sono momenti di frustrazione, quando un obiettivo tarda ad arrivare o addirittura si fanno passi indietro», ammette. Racconta di un bambino con una selettività alimentare rigidissima, seguito per tre anni con tabelle in CAA, rinforzi e piccoli cambiamenti graduali. «A volte sembrava di ricominciare da zero. Ma poi, piano piano, i progressi sono arrivati». 

E sono proprio quei progressi a darle la spinta per continuare. «La cosa più bella è quando vedi che un bambino raggiunge un obiettivo e gioisci insieme a lui», dice. «In quel momento capisci che tutta la fatica ha senso». 

IL VALORE DELL’EQUIPE

Accanto al rapporto con i bambini, Chiara sottolinea anche il valore del gruppo di lavoro. «Lavorare in un’équipe serena è fondamentale. Ci supportiamo, ci confrontiamo ogni settimana sui casi, ci diamo consigli». Un clima che, secondo lei, si riflette anche sui bambini e sulle famiglie. «Se gli adulti stanno bene tra loro, questo si sente. E i bambini lo percepiscono subito». 

Oggi, dopo tre anni al Centro Diurno Disabili Manzoni, Chiara è certa di aver trovato il suo posto. «Questo lavoro ti mette continuamente in discussione, ma ti restituisce anche tantissimo», dice. «Ogni bambino ti insegna qualcosa. E ogni giorno ti ricorda che comunicare non significa solo parlare, ma soprattutto riuscire a capirsi». 

Note

* Le Scale ICF sono strumenti basati sulla Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, utilizzati per descrivere, misurare e valutare il funzionamento, la disabilità e la salute di una persona

** Il Metodo TEACCH (Treatment and Education of Autistic and related Communication CHildren) è un approccio educativo strutturato per persone con autismo. Si basa sulla personalizzazione, l’uso di supporti visivi, la strutturazione dell’ambiente e del tempo per favorire l’autonomia e ridurre l’ansia.



Il pane che unisce: da un gesto di famiglia nasce una rete di solidarietà  

Domenica 29 marzo a Induno Olona la donazione dell’Associazione Panificatori di Varese: 3.000 euro per sostenere il progetto musicale di Solidarietà e Servizi, tra storie di vita, impegno e comunità 

L’Associazione Panificatori di Varese con le associazioni del territorio che hanno beneficiato della donazione

C’è una storia che profuma di pane appena sfornato e di emozioni condivise. Parte da una famiglia, attraversa un’associazione storica e arriva fino a un coro che canta sogni e possibilità. È la storia di Filippo Brombin e di sua figlia Elisabetta, ma anche di una comunità intera che ha scelto di trasformare il lavoro in solidarietà concreta. 

IL CANTO, LA PASSIONE DI ELISABETTA 

Elisabetta frequenta da alcuni anni il Centro Socio Educativo “La Bussola” di Solidarietà e Servizi. È lì che ha potuto esprimere una delle sue più grandi passioni: il canto.  Dallo scorso 2024 il progetto musicale si è strutturato ed oggi è il “Coro Camicie Aperte” e comprende una trentina di ragazzi con disabilità dei Centri Socio Educativi “Il Parco”, “La Bussola” e “Polaris” e del Servizio di Formazione all’Autonomia “La Stella”. «Cantare mi piace molto», racconta Elisabetta. «Suscita in me contentezza e soddisfazione». E ricorda ancora con emozione la sua prima esibizione: «Ero molto tesa, ma alla fine tutti quegli applausi mi hanno fatto commuovere». 

LO SGUARDO DI UN PADRE 

Accanto a lei, sempre, suo padre Filippo. Panificatore e titolare del Panificio “Il Buon Pane” di Busto Arsizio, è stato lui a creare il ponte tra la sua esperienza personale e l’impegno con l’Associazione Panificatori della provincia di Varese. «Sono rimasto stupito dall’organizzazione e dall’impegno amorevole che tutti – responsabili, educatori, autisti e volontari della cooperativa – mettono ogni giorno per rendere la vita migliore a questi ragazzi», spiega. «Come Associazione Panificatori nel mese di settembre abbiamo partecipato ad AgriVarese (la principale fiera agricola della provincia di Varese), per la prima volta organizzata a Busto Arsizio.  Quando si è trattato di suggerire un ente del territorio a cui destinare le donazioni raccolte, ho pensato subito a Solidarietà e Servizi». 

UNA SCELTA CONDIVISA

Una proposta accolta senza esitazioni. E così, domenica 29 marzo, durante un pranzo a Induno Olona presso il Ristorante Due Lanterne, l’Associazione Panificatori ha consegnato ufficialmente una donazione di 3.000 euro destinata al progetto musicale, in particolare al coro “Camicie Aperte”, di cui Elisabetta fa parte. 

LA MUSICA CHE EMOZIONA 

Per Filippo, la musica è molto più di un’attività: «È il progetto che più mi affascina. Vedere esaudire il desiderio di Elisabetta mi riempie di gioia. Ogni esibizione mi commuove». 

«Questa donazione ci permetterà di migliorare la qualità del suono e delle performance», spiegano le responsabili del progetto musicale Sonia Ferraro, Carmen Sportiello, Serena Bottigelli e Ilaria Cannizzaro. «Pensiamo di acquistare microfoni panoramici, aste, casse e una pianola per le prove. È un passo importante per far crescere il coro». 

UN RICONOSCIMENTO PER IL LAVORO EDUCATIVO 

Ma il valore va oltre gli strumenti. «Ricevere questa donazione significa anche ottenere visibilità e un riconoscimento positivo per il nostro lavoro», sottolineano. E i progetti non mancano: «Nei prossimi mesi porteremo lo spettacolo “Il filo di una vita” nelle scuole del territorio e presso la Comunità “Marco Riva”*,  con cui abbiamo avviato una collaborazione. Per il 2027 abbiamo un sogno nel cassetto: cantare anche al “binario 21”** di Milano. In parallelo stiamo già lavorando a un nuovo progetto, costruito insieme ai ragazzi, partendo dalle loro idee e dalle loro emozioni». 

LA TRADIZIONE SOLIDALE DEI PANIFICATORI 

Dietro questo gesto c’è una lunga storia di impegno. L’Associazione Panificatori della provincia di Varese nasce nel secondo dopoguerra come realtà di rappresentanza della categoria, ma dagli anni ’80 affianca all’attività sindacale una forte vocazione sociale. «Tradizionalmente organizziamo la “festa del pane” per sostenere realtà del territorio», racconta il presidente Franco Borroni. «È un modo per restituire qualcosa alla comunità». 

Eventi come AgriVarese diventano così occasioni preziose, non solo per raccogliere fondi, ma anche per rafforzare il senso di appartenenza. «Le nostre feste hanno due scopi: sostenere progetti attraverso le donazioni e tenere unita la categoria nel segno della solidarietà», spiega Borroni. «Quando vedo una grande partecipazione dei nostri associati ne vado davvero fiero». 

IL TEMPO LIBERO DI FORNAI E FORNARINE MESSO A DISPOSIZIONE 

Un orgoglio che nasce soprattutto dal sacrificio condiviso. «Non è solo staccare un assegno, non avrebbe lo stesso valore», sottolinea. «I 15.000 euro che doniamo quest’anno sono il frutto del lavoro di circa 50 persone che nel 2025 hanno più volte sacrificato il loro giorno di riposo per una nobile causa. Fornai, fornarine, volontari: persone che mettono a disposizione il loro tempo e le loro energie per fare del bene». 

Oltre a Solidarietà e Servizi, anche altre realtà hanno ricevuto il contributo dell’associazione panificatori varesina: la Fondazione Il Ponte del Sorriso di Varese,  l’Associazione “Con Andrea” di Gavirate,  il Centro Sclerosi Multipla dell’Ospedale di Gallarate.  

UNA VOCE CHE CRESCE 

«Questa donazione serve per migliorare il progetto musicale, che è la cosa che più mi piace fare», dice Elisabetta, con semplicità. 

E in quelle parole c’è tutto il senso di questa storia: il pane che diventa opportunità, il lavoro che si fa dono, la solidarietà che prende voce. Una voce che canta, e che grazie a questo gesto potrà farsi ancora più forte. 

Note:

* Comunità “Marco Riva”: storica comunità terapeutica di Busto Arsizio per l’accoglienza, l’assistenza e il recupero di persone con dipendenze da sostanze 

** “Binario 21”: luogo storico, a Milano, presso la Stazione Centrale, da cui, tra il 1943 e il 1945, partivano i treni merci carichi di ebrei e oppositori politici verso i campi di sterminio nazisti. Oggi è diventato il luogo simbolo del Memoriale della Shoah

Borghi e Oldrini nel nuovo consiglio di Federsolidarietà Insubria 

Due rappresentanti di Solidarietà e Servizi entrano nel nuovo consiglio di Federsolidarietà Insubria: eletti il 6 marzo 2026 a ComoNExT – Innovation Hub per il mandato 2026-2030. Autonomia abitativa, lavoro e rete le loro parole chiave per il futuro 

Foto di gruppo dei rappresentanti di FederSolidarietà Insubria a ComoNExT – Innovation Hub lo scorso 6 marzo

Due esponenti di Solidarietà e Servizi entrano nel nuovo consiglio di Federsolidarietà Insubria, rafforzando la rappresentanza della cooperazione sociale impegnata nel campo della disabilità e dell’inclusione lavorativa. 
Il rinnovo delle cariche, avvenuto il 6 marzo, segna l’inizio di un mandato che punta a costruire un sistema più coeso, capace di affrontare le trasformazioni del welfare. 
Al centro, una parola chiave condivisa: lavorare insieme. 

A guidare la Federazione per le provincie di Varese e Como, sarà Maurizio Martegani, che succede ad Aldo Montalbetti. Il nuovo consiglio interprovinciale, composto da 18 membri provenienti dai diversi settori del sociale, opererà con deleghe tematiche, valorizzando competenze ed esperienze. 

Tra i protagonisti del nuovo corso, Giacomo Borghi e Filippo Oldrini, già consiglieri delegati in Solidarietà e Servizi, chiamati a svolgere un ruolo non solo di rappresentanza, ma anche operativo all’interno della Federazione. 

Borghi potrà mettere a disposizione un’esperienza consolidata sul tema della disabilità, in particolare sui percorsi di autonomia abitativa, sul “dopo di noi” e sul progetto di vita delle persone. Un contributo che si estende anche all’evoluzione normativa del sistema socio-sanitario, soprattutto per quanto riguarda le comunità socio-sanitarie (CSS) e i centri diurni disabili (CDD).

Oldrini, al suo secondo mandato, sarà invece impegnato sui temi del lavoro e delle cooperative sociali di tipo B, con un’attenzione specifica all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e allo sviluppo di reti e consorzi tra cooperative.

LE CHIAVI DI CASA: AUTONOMIA E “DOPO DI NOI”

Borghi ha scelto un oggetto simbolico per raccontare il proprio impegno: un mazzo di chiavi.  «Ho portato le chiavi di casa – spiega – perché indicano la possibilità per una persona con disabilità di costruirsi una vita indipendente, un proprio progetto di vita, a partire dal proprio desiderio di vita autonoma». 

Un tema centrale, soprattutto in una fase di evoluzione normativa del sistema socio-sanitario, che «ci auguriamo da un lato superi gli attuali modelli organizzativi dei servizi socio-sanitari centrati sulla standardizzazione e il minutaggio, per assecondare il cambio di paradigma della recente riforma della disabilità (D.lgs. n. 62/2024) centrata sul Progetto di Vita, e dall’altro  attui quanto previsto dall’art 55 del Codice del Terzo Settore (Coprogrammazione e Coprogettazione). Siamo in un momento di cambiamento ed è importante che le cooperative contribuiscano, portando esperienza e concretezza sui servizi per la disabilità» – conclude. 

Accanto all’autonomia, emerge con forza il valore della rete: «Essere in relazione con le altre cooperative sociali permette di migliorare il nostro lavoro. Insieme possiamo costruire risposte più efficaci rispetto a quelle che ciascuno riuscirebbe a dare da solo». 

Borghi potrà mettere a disposizione un’esperienza consolidata sul tema della disabilità, in particolare sui percorsi di autonomia abitativa, sul “dopo di noi” e sul progetto di vita delle persone.

(Giacomo Borghi, Consigliere Delegato di Solidarietà e Servizi)

LE FELPE: IDENTITÀ E LAVORO CHE DÀ VALORE

Se Borghi mette al centro la dimensione dell’abitare, Oldrini punta sul lavoro come elemento identitario e di costruzione della persona. In assemblea ha portato due felpe, una nera e una blu. «Queste felpe rappresentano il senso di appartenenza per lavoratori e tirocinanti, diversi, ma uniti nella stessa comunità – racconta – ma soprattutto l’idea di un lavoro buono, un lavoro vero che fa bene». 

Il suo impegno sarà rivolto in particolare al rafforzamento dei percorsi di inserimento lavorativo: «La parola chiave è sistema. Dobbiamo superare le divisioni e costruire connessioni tra cooperative, servizi e territori». 

E ribadisce: «Sistema significa non solo non farsi concorrenza, ma collaborare e progettare insieme. Solo così possiamo creare opportunità stabili e dare risposte concrete, soprattutto alle persone più fragili». 

Oldrini sarà impegnato sui temi del lavoro e delle cooperative sociali di tipo B, con un’attenzione specifica all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e allo sviluppo di reti e consorzi tra cooperative.

(Filippo Oldrini, Consigliere Delegato di Solidarietà e Servizi)


UNA VISIONE CONDIVISA PER IL FUTURO

Il nuovo mandato si apre in un contesto complesso, segnato da sfide demografiche, sostenibilità economica e carenza di personale qualificato. In questo scenario, FederSolidarietà Insubria punta a rafforzare il proprio ruolo anche sul piano politico e strategico. 

Non solo gestione di servizi, ma capacità di incidere nella programmazione delle politiche sociali, in collaborazione con le istituzioni. Un percorso che passa dalla costruzione di un vero sistema interprovinciale, capace di superare i confini locali e valorizzare le differenze. 

Come in una costellazione – la metafora evocata nel video proiettato durante l’assemblea del 6 marzo scorso –  dove ogni realtà mantiene la propria identità ma contribuisce a una luce comune. Ed è proprio da questa visione condivisa che prende forma il nuovo cammino della cooperazione sociale insubrica.