Quando la natura si prende cura delle persone
Da una serra per le persone con Alzheimer a un giardino multisensoriale per le persone con disabilità: a Origgio, all’interno del garden del Centro del Verde Toppi, il confronto tra ricerca scientifica, cooperazione sociale e territorio per scoprire come la natura possa diventare uno strumento di benessere, inclusione e qualità della vita

Può la natura diventare uno strumento di benessere per le persone più fragili?
È da questa domanda che è nato il convegno “Coltivare Benessere”, promosso dalle cooperative sociali Solidarietà e Servizi di Busto Arsizio e la Meridiana di Monza e ospitato sabato 6 giugno all’interno di una suggestiva serra del Centro del Verde Toppi di Origgio. Una mattinata di altissimo livello, che ha riunito ricercatori universitari, professionisti, operatori sociali, amministratori pubblici e cittadini attorno a un tema tanto affascinante quanto concreto: il rapporto tra natura, multisensorialità e qualità della vita.
UNA CURIOSITÀ CHE HA FATTO NASCERE UNA RETE
«Tutto è nato da una parola semplice: curiosità», racconta Giacomo Borghi, consigliere delegato di Solidarietà e Servizi. «Quando abbiamo iniziato a progettare ANABÍŌSCO, il giardino multisensoriale che sorgerà nella nuova casa per persone con disabilità di Caronno Pertusella, ci siamo posti alcune domande: qualcuno ha già intrapreso questo percorso? Quali risultati ha ottenuto? Esistono evidenze scientifiche che dimostrano i benefici della natura sulle persone fragili? E soprattutto, cosa possiamo imparare da queste esperienze?».
La ricerca di interlocutori autorevoli ha portato a incontrare la Cooperativa La Meridiana di Monza e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, partner del progetto “La natura che cura”, che prevede la realizzazione di una serra sensoriale all’interno del Paese Ritrovato, il primo villaggio Alzheimer d’Italia.
DUE ESPERIENZE DIVERSE, UNA STESSA VISIONE
È nato così un dialogo tra due storiche realtà del Terzo Settore lombardo. Da una parte Solidarietà e Servizi, impegnata da oltre quarantacinque anni a costruire percorsi di autonomia, inclusione e qualità della vita per le persone con disabilità. Dall’altra La Meridiana, da cinquant’anni punto di riferimento nella cura degli anziani e delle persone con Alzheimer.
Entrambe hanno scelto di guardare alla natura non come semplice elemento decorativo, ma come parte integrante dei percorsi di cura e di benessere. E proprio da quel confronto di esperienze è nato anche il desiderio di dar vita e condividere un momento pubblico di approfondimento e condivisione.
QUANDO LA SCIENZA INCONTRA LA CURA
Uno degli aspetti più significativi del convegno è stato il contributo dei ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, coinvolti nel progetto “La natura che cura”.
Il botanico Rodolfo Gentili, responsabile del team di ricerca e il medico Paolo Mazzola hanno illustrato le evidenze scientifiche che dimostrano come il contatto con la natura e gli ambienti multisensoriali possa produrre benefici concreti sul piano psicologico, cognitivo e fisico. Riduzione dello stress e dell’ansia, miglioramento dell’umore, maggiore capacità di orientamento, incremento delle relazioni sociali e della partecipazione alle attività quotidiane sono solo alcuni degli effetti documentati dalla letteratura scientifica.
Marco Fumagalli, vicepresidente della Cooperativa La Meridiana, ha raccontato il percorso che ha portato alla nascita della serra sensoriale destinata alle persone con malattia di Alzheimer all’interno del “Paese Ritrovato”.
I CINQUE SENSI COME STRUMENTO DI BENESSERE
Se la ricerca conferma i benefici della natura, la pratica quotidiana nei servizi mostra come questi principi possano tradursi in esperienze concrete. Durante il convegno si è parlato di multisensorialità come strumento educativo, relazionale e terapeutico. Un approccio che passa attraverso il coinvolgimento di tutti i sensi: vista, udito, olfatto, tatto e gusto.
Cristina Ridolfi, responsabile dei Centri Diurni di Solidarietà e Servizi, ha raccontato l’esperienza maturata in questo settore attraverso strumenti come le stanze Snoezelen.
ANABÍŌSCO: UN GIARDINO PER L’AUTONOMIA E LA QUALITÀ DELLA VITA
A Caronno Pertusella questa visione prenderà forma concreta nel progetto ANABÍŌSCO, il giardino multisensoriale progettato dall’architetto Magalì Roig Liverato, che durante il convegno ha ha illustrato come i principi della neuroarchitettura possano guidare la progettazione di spazi capaci di favorire il benessere delle persone.
Il giardino sorgerà all’interno del polo che ospiterà diversi servizi per le persone con disabilità: il Centro Diurno Disabili “Il Girasole”, il Centro Sperimentale “Fabio Viganò” per minori con disturbi del neurosviluppo e le nuove 2 case dedicate all’autonomia abitativa, che saranno pronte ad accogliere 10 persone con disabilità entro il mese di dicembre, realizzate in coprogettazione con il Comune di Caronno Pertusella e grazie al sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.
ANABÍŌSCO è un progetto reso possibile anche grazie al contributo di Fondazione BPM e alla collaborazione di partner che hanno scelto di condividere non solo un obiettivo, ma una visione comune del benessere.
Tra questi il Centro del Verde Toppi, che ha ospitato il convegno all’interno delle proprie serre, offrendo una cornice particolarmente significativa per i temi affrontati.
«Siamo stati molto felici di ospitare il convegno perché condividiamo pienamente i principi che stanno alla base di questi progetti», commenta Beatrice Toppi. «Come voi, anche noi siamo fermamente convinti del potere curativo della natura e siamo entusiasti all’idea di poter contribuire alla sensibilizzazione e alla diffusione di questa consapevolezza».
È forse questo il messaggio più importante emerso da “Coltivare Benessere”: prendersi cura delle persone significa guardare anche a ciò che spesso viene considerato un dettaglio. La qualità degli spazi, la bellezza, la natura, le relazioni.
Significa avere il coraggio di costruire alleanze e mettere insieme competenze diverse per trasformare una buona idea in un’opportunità concreta per la vita delle persone. «Per noi la collaborazione non è soltanto una parola», conclude Borghi. «Il nostro motto è “Insieme ci riusciamo” e cerchiamo ogni giorno di renderlo concreto. Crediamo che i progetti migliori nascano quando ricerca scientifica, cooperazione sociale, istituzioni, cittadini e imprese si incontrano e costruiscono qualcosa insieme».


