Dalle annotazioni di San Carlo Borromeo al lavoro che genera dignità: così la digitalizzazione diventa un bene per tutti 

Grazie a un progetto sostenuto da imprese del territorio e realizzato da lavoratori di  Solidarietà e Servizi, il patrimonio storico della biblioteca dei Padri Oblati Missionari di Rho diventa accessibile a un pubblico sempre più ampio. Un’iniziativa che unisce tutela della cultura, inclusione lavorativa e innovazione sociale  

Da sinistra: Marcello, Stefano, Emma, Luca, Federica, Davide insieme a Padre Gianfranco Barbieri

Per oltre quarant’anni padre Gianfranco Barbieri, responsabile dell’archivio e della biblioteca del Collegio dei Padri Oblati Missionari di Rho, si è posto la stessa domanda: come rendere accessibile un patrimonio immenso senza metterne a rischio la conservazione? 

Oggi quella risposta prende forma tra scaffali colmi di volumi antichi, manoscritti secolari e tecnologie all’avanguardia. Grazie a loro. Un team di 5 persone (di cui 4 con disabilità) del reparto Gestione Documentale di Solidarietà e Servizi, impegnato nella digitalizzazione di opere custodite nella biblioteca degli Oblati, un vero e proprio patrimonio che racconta la storia della congregazione, del Santuario di Rho, del territorio e delle sue prime missioni popolari. 

Tra i documenti più preziosi spicca la Bibbia appartenuta a San Carlo Borromeo, fitta di annotazioni, sottolineature e commenti autografi, che molto dicono del background biblico e teologico del grande Santo ambrosiano. Un documento unico che, grazie alla digitalizzazione, potrà essere studiato in modo approfondito senza sottoporre l’originale a continui rischi di deterioramento. 

«Abbiamo più di duecento cinquecentine, numerosi manoscritti e documenti rarissimi.» racconta padre Barbieri. Quando uno studioso arriva in biblioteca non sempre me la sento di affidargli certi volumi: sono fragili e in passato non sono mancati furti e danneggiamenti. Con la digitalizzazione possiamo conservare gli originali e mettere a disposizione di tutti i contenuti in totale sicurezza». 

DIETRO OGNI PAGINA DIGITALIZZATA C’È UNA PERSONA CHE CRESCE 

E così dall’8 giugno Emma, Luca, Marcello, Stefano e Davide  sono presso il Collegio dei Padri Oblati a svolgere il lavoro. Utilizzano uno scanner planetario professionale (un macchinario sofisticato dedicato alla scansione di beni culturali archivistici e librari, che consente di digitalizzarli senza contatto), effettuano controlli qualitativi e quantitativi sulle immagini e si avvalgono di software di photoediting basilari per la correzione di piccole imperfezioni. 

«La digitalizzazione è un’attività altamente qualificata», spiega Federica Madoi, team leader del reparto documentale  di Solidarietà e Servizi. «Gli operatori sviluppano competenze tecniche specifiche nella gestione dei beni culturali, imparano a utilizzare strumenti avanzati e a lavorare con grande precisione.» 

Ma il cuore del progetto non è soltanto tecnologico. 

«Trattandosi di un cantiere esterno, crescono anche in autonomia, capacità di problem solving e gestione delle responsabilità. Sono esperienze che valorizzano le persone e ne accrescono le opportunità professionali». 

Lo raccontano bene anche le parole di chi vive questa esperienza ogni giorno. 

«La sorpresa più grande è stata sentirmi degna di maneggiare testi storici così importanti», racconta Emma, una delle lavoratrici che sono su questa commessa. «La prima volta che ho avuto tra le mani la Bibbia di San Carlo Borromeo ho provato un’emozione indescrivibile. La mia prima preoccupazione era di avere le mani ben pulite prima di poterla sfogliare. Di solito questi volumi si vedono solo al museo dentro una teca. Qui invece ci viene affidata una responsabilità importante e questo mi rende orgogliosa del lavoro che stiamo svolgendo». 

Per Davide, un altro lavoratore,  il progetto rappresenta anche una conquista personale: «Ripenso agli inizi della mia malattia e a come stavo allora. Oggi mi trovo a lavorare su documenti preziosi utilizzando tecnologie avanzate. Sono contento e stupito della strada che ha preso la mia vita lavorativa». 

DALLA CULTURA ALLA DIGNITÀ: UN BENEFICIO PER TUTTA LA COMUNITÀ 

Per padre Barbieri il valore più profondo del progetto va oltre la tutela dei documenti. 

«Seguendo anche altre esperienze presenti sul territorio italiano, ho scoperto un modo nuovo di dare dignità alle persone più fragili. Non si tratta di assisterle o di compatirle, ma di riconoscerne il valore attraverso il lavoro. Questi ragazzi si guadagnano da vivere, si sentono utili, crescono professionalmente e umanamente. È un bene per loro, per le famiglie e per tutta la società». 

Il religioso richiama anche le parole di Papa Francesco, che invitava a superare la logica delle “persone di scarto”, e vede in iniziative come questa una concreta applicazione del messaggio rilanciato recentemente da Papa Leone XIV nella riflessione sulla “Magnifica Humanitas”. 

«Valorizzare le persone che spesso vengono considerate marginali significa far crescere l’intera comunità. Questi ragazzi non pesano sulla società: ne diventano una risorsa. E nello stesso tempo si salva un patrimonio culturale che altrimenti rischierebbe di andare perduto. Se possiamo fare entrambe le cose insieme, allora abbiamo trovato una strada che merita di essere percorsa da molte altre realtà. Tante altre aziende possono ispirarsi a questo modello virtuoso».