Mariolina, una vita per imparare: dai primi sogni da maestra all’autismo, accompagnando ogni età della crescita 

In Solidarietà e Servizi come Coordinatrice del Centro Socio Educativo Oltre e del centro per minori con autismo AliBlu, Mariolina Caputo racconta un percorso professionale costruito su studio, formazione continua, lavoro di équipe e una convinzione profonda: nessuna persona può essere compresa fuori dal proprio sistema di relazioni   

Mariolina Caputo, pedagogista e coordinatrice del CSE Oltre e di Aliblu

Se c’è un filo rosso che attraversa tutta la vita professionale di Mariolina Caputo è la curiosità. La voglia di imparare, di rimettersi in discussione, di cercare nuove chiavi di lettura per comprendere le persone e accompagnarle nella crescita. 

La sua passione è nata molto presto. «Da bambina mettevo le bambole in fila sul letto e facevo la maestra», racconta sorridendo. Un sogno che la porta prima alle magistrali e poi all’Università Cattolica, dove sceglie Pedagogia a indirizzo psicologico, in anni in cui la facoltà di Psicologia a Milano non esisteva ancora. Nel frattempo lavora sempre con bambini e ragazzi: doposcuola, colonie estive, attività educative. «Anche nelle situazioni più impegnative mi divertivo. Stare con i bambini mi è sempre sembrata la cosa più naturale del mondo». 

DALLA DISABILITÀ ALLE NEUROSCIENZE: LA FORMAZIONE COME BUSSOLA 

La svolta arriva all’inizio degli anni Novanta, quando viene chiamata dall’allora USL di Legnano come pedagogista all’interno dei consultori, con progetti nelle scuole. È qui che incontra per la prima volta il mondo della disabilità e del lavoro multidisciplinare. «Erano gli anni in cui si iniziava a parlare di équipe. Psicologi, assistenti sociali e pedagogisti imparavano a lavorare insieme. Per me è stata una palestra straordinaria. Ho imparato che nessuno può leggere da solo la complessità di una persona. Servono sguardi diversi che si confrontano e crescono insieme». 

Da quel momento lo studio diventa una costante della sua vita professionale. Master in Pedagogia Clinica, formazione in psicomotricità, approfondimenti sulle neuroscienze, ricerca sulle neurodivergenze e successivamente un master in counselling sistemico-costruzionista. «Ogni volta che pensavo di aver raggiunto un punto di arrivo, scoprivo una nuova domanda. Si apriva un mondo nuovo. E io sentivo il bisogno di entrarci. È la curiosità che mi ha sempre guidata». 

Quando i servizi pedagogici delle ASL vengono progressivamente dismessi, contribuisce a fondare una cooperativa. Un’esperienza che la porta a confrontarsi con il terzo settore, la progettazione, i bandi e il coordinamento di servizi complessi. «Ho imparato che educare non basta: bisogna anche costruire contesti, opportunità e reti». 

Con i ragazzi del CSE Oltre al Museum of Senses di Milano

L’APPRODO IN SOLIDARIETÀ E SERVIZI E L’INCONTRO CON L’AUTISMO 

L’arrivo in Solidarietà e Servizi nel 2020 segna una svolta decisiva. Dopo una prima esperienza nell’ufficio gare, nel 2021 assume il coordinamento di Pollicino, servizio dedicato ai minori con autismo. 

«Quando sono entrata nel mondo dell’autismo ho sentito il bisogno di riprendere in mano i libri. Dovevo capire chi avevo davanti: i bambini, le famiglie, gli operatori». Da lì nasce un percorso che la porterà a contribuire alla crescita di Pollicino, alla nascita di Avanti Tutta per gli adolescenti e successivamente al coordinamento del Centro Socio Educativo Oltre per giovani adulti e adulti. 

«Ho avuto il privilegio di vedere tutte le fasi dell’autismo. I piccoli di Pollicino (e poi di AliBlu), gli adolescenti di Avanti Tutta, gli adulti del CSE Oltre. È come osservare un’unica storia che si sviluppa nel tempo». 

Questa visione complessiva rappresenta oggi uno dei suoi maggiori patrimoni professionali. «Lavorare contemporaneamente con bambini e adulti mi permette di vedere la partenza e lo sviluppo. Quello che accade all’inizio della vita aiuta a comprendere meglio tutto il percorso successivo». 

ALIBLU, LA MULTISENSORIALITÀ E IL DESIDERIO DI CONTINUARE A IMPARARE 

Nel 2024 nasce AliBlu, il centro per minori con autismo di Marnate, di cui oggi Mariolina è coordinatrice. Un progetto nato per rispondere alle lunghe liste d’attesa e diventato rapidamente un punto di riferimento per il territorio. 

Tra gli elementi più innovativi c’è l’introduzione della stanza Snoezelen, uno spazio multisensoriale progettato per sostenere il benessere e la regolazione sensoriale dei bambini. «Oggi sappiamo che ogni persona ha un proprio profilo sensoriale. Non basta proporre stimoli: bisogna conoscere come ciascuno percepisce il mondo». 

La multisensorialità rappresenta uno degli esempi più evidenti di quanto siano cambiate negli anni le conoscenze sull’autismo. «Quando ho iniziato a lavorare queste cose non esistevano. Oggi abbiamo strumenti, evidenze scientifiche e metodologie molto più raffinate. Questo però significa studiare continuamente». La formazione specifica degli operatori e l’utilizzo consapevole della stanza Snoezelen consentono di costruire percorsi personalizzati, calibrati sui bisogni di ciascun bambino. 

«Dietro ogni attività deve esserci una base scientifica rigorosa. L’autismo ci insegna che non esistono soluzioni standard, ma persone diverse da comprendere e accompagnare». 

ÉQUIPE, RETE E GENERATIVITÀ: LO SGUARDO SUL FUTURO 

Se le si chiede quale sia l’aspetto più bello del suo lavoro, Mariolina non ha dubbi. «Le mie équipe». Perché nessun progetto educativo, spiega, può esistere senza una squadra capace di condividere responsabilità, competenze e fatiche. 

«Puoi essere il massimo esperto di autismo, ma se non sai lavorare in équipe non puoi fare questo mestiere». Per questo cerca di essere una coordinatrice presente, accanto agli operatori e alle famiglie. «Non mi piace stare chiusa in ufficio. Ho bisogno di conoscere i bambini, di stare con loro, di condividere i momenti quotidiani». 

Accanto all’équipe c’è poi la rete. Scuole, servizi, famiglie, territorio. «La persona non esiste mai da sola. È sempre inserita in un sistema di relazioni». Da qui nasce anche uno dei suoi sogni: creare occasioni di incontro tra le famiglie dei bambini più piccoli e quelle degli adulti con autismo, affinché possano sostenersi reciprocamente attraverso esperienze e competenze maturate nel tempo. 

«La parola che amo di più è generatività. Mi piace quando dall’incontro tra persone, servizi e famiglie nasce qualcosa di nuovo». È la stessa idea che continua a guidarla dopo oltre quarant’anni di professione: imparare, condividere e creare opportunità perché altri possano crescere.