Non isole, ma relazioni: quando i ragazzi dei Centri Socio Educativi diventano protagonisti della comunità  

Dagli oratori di Busto Arsizio a quelli di Samarate: i Centri Socio Educativi di Solidarietà e Servizi costruiscono alleanze con il territorio per promuovere autonomia, cittadinanza attiva e inclusione 

Olaf, un ragazzo del CSE Oltre, in un momento di servizio all’oratorio estivo Paolo VI del quartiere Beata Giuliana di Busto Arsizio

«Mi è piaciuto tanto. Ho giocato a basket, pallavolo, calcio, ho conosciuto amici nuovi e ho ritrovato quelli dell’anno scorso». Alex, 19 anni, racconta così le sue mattine all’oratorio Paolo VI del quartiere Beata Giuliana di Busto Arsizio. Accanto a lui ci sono Giacomo, che sorride ricordando le partite di pallavolo, Olaf, orgoglioso del suo ruolo di arbitro, e Paolo, che conserva il ricordo di una partita a Uno e di un pranzo condiviso con i coetanei. 

Sono frammenti semplici, ma raccontano qualcosa di prezioso: la possibilità di sentirsi parte di un gruppo, di essere accolti e riconosciuti. Un’esperienza che, come sottolinea Mariolina Caputo, coordinatrice del CSE Oltre, «raramente i nostri ragazzi vivono con questa intensità». Lo scorso anno, infatti, dai laboratori e dalle attività estive sono nate amicizie che sono proseguite anche oltre l’oratorio, fino a coinvolgere i ragazzi in serate tra adolescenti, tornei e momenti di socialità. «Per una sera sembrava che le differenze non esistessero più. I nostri ragazzi hanno sperimentato una grandissima accoglienza». 

FARE RETE PER CRESCERE INSIEME 

L’esperienza del CSE Oltre è una delle tappe di un progetto più ampio che vede i Centri Socio Educativi di Solidarietà e Servizi collaborare con gli oratori del territorio attraverso relazioni costruite nel tempo e convenzioni dedicate. 

All’oratorio Paolo VI, i ragazzi del CSE partecipano alle attività sportive come aiuto animatori, collaborano con volontari e animatori nel servizio mensa e condividono la quotidianità con bambini e adolescenti. Un’esperienza che nasce da legami concreti tra persone e che si è rafforzata anche grazie alla collaborazione con la Federazione Oratori Milanesi, grazie alla quale i CSE propongono  laboratori creativi, letture animate e momenti di sensibilizzazione sull’inclusione. 

«L’obiettivo è fare rete, aprirsi al territorio, creare occasioni di incontro autentico tra pari», spiega Mariolina.  «Per i ragazzi significa mettersi alla prova in contesti reali e sviluppare competenze che difficilmente emergono in ambienti più protetti». 

CONOSCERE E FARSI CONOSCERE 

La stessa filosofia anima il progetto del CSE Il Parco di Samarate. Due volte alla settimana, durante l’oratorio estivo cittadino (Oratorio San Carlo), i ragazzi propongono laboratori artistici e di falegnameria ai bambini, utilizzando spesso materiali di recupero. Non sono semplici partecipanti: diventano protagonisti e conducono attività pensate per gli altri. 

«Negli ultimi mesi stiamo spingendo molto sull’apertura al territorio», racconta Serena Bottigelli, coordinatrice del servizio. «Vogliamo conoscere e farci conoscere. Non siamo una realtà che ha solo bisogno di ricevere: possiamo anche offrire risorse e valore alla comunità». 

Per Solidarietà e Servizi questo rappresenta un principio educativo fondamentale che accompagna costantemente l’organizzazione dei servizi e i progetti riferiti agli ospiti: l’apertura al territorio non è soltanto una strategia organizzativa: è una visione della persona. La persona cresce quando può sperimentarsi, assumere un ruolo attivo, essere riconosciuta per ciò che sa fare. Dalla manutenzione del verde alle collaborazioni con Caritas, con il Centro di Aiuto alla Vita, scuole e oratori, il messaggio è sempre lo stesso: ogni persona può contribuire al bene comune. 

DALLA PARTE DI CHI DÀ UNA MANO 

Anche al CSE La Bussola di Busto Arsizio il progetto segue questa direzione. Ogni venerdì un piccolo gruppo di ragazzi raggiunge l’oratorio San Filippo Neri per collaborare alle attività estive. Negli scorsi mesi hanno aiutato nel riordino degli spazi; oggi affiancano animatori e volontari durante il “giocone”, supportando i bambini negli stand e contribuendo all’organizzazione della mattinata. 

«Per i nostri ragazzi è una doppia occasione di crescita», spiega la coordinatrice Ilaria Cannizzaro. «Da una parte incontrano i bambini, dall’altra si confrontano con gli animatori, che spesso sono loro coetanei. Sono chiamati a essere un esempio e questo richiede uno sforzo importante di autoregolazione emotiva e di responsabilità». 

È proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’esperienza: passare dalla posizione di chi riceve aiuto a quella di chi può offrire un contributo. Una sfida che rafforza autonomia, senso di responsabilità e percezione della propria efficacia. 

UNA COOPERATIVA CHE CONDIVIDE BUONE PRATICHE 

I progetti negli oratori si inseriscono in un percorso più ampio che coinvolge tutti i CSE della cooperativa. Dal coro Camicie Aperte ai progetti di rugby e calcetto, dalle attività con i dipendenti di McDonald’s ai mercatini presso il Bennet di Vanzaghello, fino alle collaborazioni con gli oratori, l’obiettivo è valorizzare le esperienze che funzionano e condividerle tra servizi diversi. Pur mantenendo ciascuno la propria identità e il proprio radicamento territoriale, i Centri Socio Educativi scelgono di lavorare come una rete: non realtà isolate, ma luoghi che dialogano, si contaminano e mettono in comune le buone pratiche. 

In fondo, il traguardo è tutto qui. Non soltanto partecipare a un laboratorio o a un’attività estiva, ma costruire relazioni capaci di continuare nel tempo. Come il sogno coltivato dal CSE Il Parco: vedere la prossima estate alcuni ospiti del servizio partire per la vacanza dell’oratorio in montagna, insieme al don e ai loro coetanei.
Perché il vero successo di questi progetti non è l’inclusione per qualche ora, ma la possibilità di sentirsi parte della stessa comunità, mettersi alla prova, scoprire le proprie capacità e sperimentare che ciascuno ha qualcosa da offrire agli altri.