«Chi cucina con me questa sera?» La crescita di Nicholas, educatore professionale che ha trovato nella relazione il punto di partenza  

Entrato in Solidarietà e Servizi quasi un anno fa, Nicholas ha trovato un percorso di onboarding fatto di affiancamento, fiducia e responsabilità crescenti. Una storia che racconta come la cooperativa investa sulle persone, valorizzandone competenze, soft skills e desiderio di crescere 

Nicholas (il secondo da sinistra) con Massimo, Angela, Giovanni e Mattia degli Appartamenti Tanzi in una foto ricordo con Cristina D’Avena

Una sera come tante agli appartamenti Tanzi di Cassano Magnago. Nell’appartamento degli uomini la televisione è accesa sui Mondiali, si stanno preparando a scendere in campo le squadre Canada e Bosnia. Al momento degli inni nazionali, all’improvviso Matteo, uno dei ragazzi della casa, si mette a cantare… in bosniaco. 

Nicholas, il nuovo educatore, resta sorpreso.  «Non me l’aspettavo. È stato uno di quei momenti in cui capisci quanto una persona abbia dentro molto più di quello che immagini. Se non ti prendi il tempo di conoscerla, certe cose non le scoprirai mai.» 

È questo il filo rosso che guida il suo lavoro negli appartamenti per l’autonomia di Cassano Magnago. Per lui ogni progetto educativo parte dalla relazione.  «Quando sono arrivato avevo il desiderio di conoscere gli ospiti, ma non mi bastava leggere le loro cartelle» – racconta. «Volevo conoscere la persona. Così ho iniziato a trascorrere del tempo con loro, con gesti semplici: “Chi cucina con me questa sera?”, “Chi mi aiuta a rinvasare una pianta?”, “Chi vuole sistemare una serratura?”. Da quei momenti sono nate conversazioni spontanee. Ho scoperto passioni, interessi, abilità, ma anche aspetti della loro storia personale. È così che capisci davvero chi hai davanti e come accompagnarlo nel suo percorso.» 

UNA CASA DOVE SI COSTRUISCE AUTONOMIA 

Gli appartamenti  “Isa Tanzi” a Cassano Magnago sono una casa un po’ particolare. In un’unica palazzina vivono dieci persone con disabilità: cinque uomini in un appartamento e cinque donne nell’altro. L’obiettivo è accompagnare ciascuno nel suo percorso di autonomia, attraverso una quotidianità analoga a quella di ogni famiglia. 

La giornata inizia con la sveglia, l’igiene personale e la colazione. Poi la casa si svuota. Ognuno esce per andare ai propri impegni: c’è chi frequenta un servizio diurno di Solidarietà e Servizi, chi quello di un’altra cooperativa, chi svolge un tirocinio risocializzante e chi lavora. Dietro questa normalità c’è una macchina organizzativa complessa, fatta di educatori, équipe, trasporti, tempi e coordinamento.  

Intorno alle quattro del pomeriggio la casa torna a riempirsi. È il momento della merenda, del riposo, delle passioni personali e delle attività condivise. C’è chi prepara la cena, chi sistema il giardino, chi propone un gioco, chi racconta la propria giornata. «Sono proprio questi i momenti più importanti. Preparare un piatto insieme o fare un piccolo lavoro domestico non serve solo a imparare un’attività pratica. È il momento in cui nasce la relazione, emergono capacità che magari non conoscevi e si costruisce fiducia.» 

DALLA SENSIBILITÀ PERSONALE ALLA PROFESSIONALITÀ 

Quella capacità di ascolto affonda le radici nella storia di Nicholas. Fin da bambino è cresciuto accanto al fratello Alessio, che presenta un ritardo psicomotorio con disturbo dello spettro autistico. «Mi sono sempre preso cura di lui con naturalezza. Più che un fratello, a volte mi sono sentito quasi un secondo padre. Questa esperienza mi ha fatto sviluppare una sensibilità che mi porto dentro da sempre.» 

Prima di diventare educatore, però, il suo percorso è stato tutt’altro che lineare: studi di lingue, il lavoro come magazziniere, operaio e receptionist in un hotel. Poi la scelta di cambiare strada, iscriversi a Scienze dell’Educazione e lasciare un posto a tempo indeterminato. «Avevo bisogno di un lavoro che mi desse stimoli e che fosse utile agli altri. È stata una scelta impegnativa, ma oggi posso dire di aver trovato quello che cercavo.» 

Dopo una prima esperienza con i minori stranieri non accompagnati arriva il colloquio in Solidarietà e Servizi. «Avevo curiosità, ma anche il desiderio di capire se sarei riuscito a trasformare quella mia sensibilità personale in una competenza professionale.» 

UN ONBOARDING CHE FA CRESCERE LE PERSONE 

L’ingresso in cooperativa avviene inizialmente tra il progetto “Avanti Tutta” per l’autonomia di adolescenti con autismo di livello 1 e alcuni turni nei weekend agli appartamenti “Isa Tanzi”. È qui che Nicholas sperimenta un onboarding costruito passo dopo passo. «All’inizio non mi è stato chiesto di sapere già fare tutto. Mi è stato chiesto di osservare, ascoltare e imparare. Le colleghe mi hanno affiancato nella relazione educativa ma anche in tutto quello che c’è dietro: la documentazione, l’organizzazione delle attività, i rapporti con gli altri servizi, le riunioni d’équipe.» 

«Quando arriva una persona nuova – racconta Elisa Colletto, coordinatrice degli Appartamenti Tanzi – lavoriamo insieme, condividiamo il metodo, la coinvolgiamo nelle riunioni, nelle mail, negli incontri con la rete. La prima volta osserva, quella dopo sperimenta insieme a noi e, quando è pronta, lo fa in autonomia. È così che si costruisce un professionista.» 

Con Nicholas questo percorso è stato particolarmente rapido. «Ho visto subito una persona curiosa, propositiva e con una sensibilità autentica. Le competenze tecniche si apprendono, ma ascolto, capacità relazionale e voglia di crescere (le cosiddette soft skills) fanno la differenza. Per questo abbiamo deciso di investire su di lui.» 

Da gennaio a Nicholas è stato proposto di lavorare a tempo pieno agli appartamenti di Cassano e da qualche tempo gli è stato affidato il ruolo di vicecoordinatore.  Coordina alcune riunioni d’équipe, predispone ed è responsabile di parte della documentazione educativa, organizza gli accompagnamenti e mantiene i rapporti con i servizi frequentati dagli ospiti. 

«Sapere che la cooperativa crede in me mi dà ancora più motivazione» – sottolinea Nicholas. «Ogni responsabilità nuova è un’occasione per imparare.» 

Poi sorride e torna al punto da cui tutto è iniziato. «La parte più bella del mio lavoro rimane lo stare con loro. Anche nelle giornate difficili. Se costruisci una relazione autentica, tutto il resto arriva di conseguenza. È da lì che nasce ogni percorso di crescita, il loro e anche il mio.»