“Casa, Insieme”, pronta entro l’anno. Cresce l’attesa di chi non vede l’ora di abitarla
Per Cinzia è il desiderio di diventare più indipendente. Per Raffaella, la possibilità di essere accolta mentre la mamma affronta un intervento. Per Andrea, l’occasione di tornare vicino ai luoghi e alle persone che conosce. A Caronno Pertusella, due nuove case stanno per trasformare attese diverse in possibilità concrete.
«Non è un addio, è un arrivederci!». Cinzia sorride mentre racconta come immagina la sua nuova vita. Oggi vive con il papà, ma presto potrà trasferirsi in una delle due case di “Casa, Insieme”, il progetto di Solidarietà e Servizi che accoglierà dieci adulti con disabilità, cinque per appartamento, a Caronno Pertusella, accanto al Centro Diurno Disabili Il Girasole.
È contenta all’idea di conoscere nuovi amici e diventare più indipendente. Vorrebbe imparare a cucinare, arredare la propria stanza con colori allegri, fotografie dei suoi cari e quadri realizzati da lei. E poi invitare gli amici del centro, magari per trascorrere del tempo insieme.
Ma c’è anche quello che lascia. «Mi dispiace di più per il papà», confida. Lui le dice che gli mancherà, perché oggi è la sua compagnia. Cinzia lo rassicura: sarà vicina e potrà tornare a trovarlo, magari insieme alla sorella Antonella. Per lei, andare a vivere in una nuova casa significa conquistare uno spazio proprio senza rinunciare agli affetti. Un cambiamento importante, da affrontare con entusiasmo, ma anche con tutta la delicatezza che merita.
UNA CASA ANCHE QUANDO SERVE AIUTO
Per la signora Anna, mamma di Raffaella, 39 anni, “Casa, Insieme” rappresenta innanzitutto una possibilità concreta. Vedova, da sola nella cura della figlia, da tre anni deve rimandare un intervento al ginocchio di cui ha ormai urgente bisogno. Raffaella frequenta “Il Girasole” da oltre vent’anni e ha una disabilità grave che richiede assistenza costante.
La mamma ha chiesto che la figlia possa essere accolta nella nuova casa per il tempo necessario all’intervento e alla riabilitazione. «Sono contenta che le case siano quasi pronte. È un appoggio, una buona opportunità».
Ha aspettato proprio questa possibilità, perché non voleva allontanare Raffaella dal suo ambiente. «Che senso ha mandarla lontano quando c’è qui, accanto a un posto che frequenta e che conosce?». La vicinanza al centro e la fiducia costruita negli anni con gli educatori le permettono di guardare a questo passaggio con maggiore tranquillità.
Non è il momento di fare grandi programmi: «Un passo alla volta e poi vedremo». Prima, però, c’è un traguardo importante da raggiungere: potersi curare, recuperare le forze e continuare a prendersi cura di sua figlia.
TORNARE VICINO, SENZA TORNARE INDIETRO
Anche per Rosita, mamma di Andrea, 31 anni, la vicinanza fa la differenza. Dopo un grave problema di salute che l’ha costretta al ricovero in terapia intensiva, la famiglia ha scelto per il figlio un’accoglienza residenziale a Cocquio Trevisago. Da allora, ogni visita richiede circa un’ora di viaggio.
Andrea ha trascorso dieci anni al CDD “Il Girasole” e conosce già gli educatori e il territorio di Caronno. Il suo trasferimento a “Casa, Insieme” gli permetterebbe di tornare vicino a casa, senza rinunciare al percorso di vita intrapreso.
«Vorrei benessere per lui, che abbia serenità: questa è la cosa importante», racconta la mamma. Andrea negli anni ha compiuto progressi che la famiglia non avrebbe immaginato. Ora spera che possa stare bene in un ambiente più piccolo e familiare, condividendo la quotidianità con altre persone. E immagina una possibilità semplice, ma preziosa: poterlo incontrare più spesso, magari anche il sabato e la domenica.
IL FUTURO PRENDE FORMA
Intanto, in via Monte Nero, il cantiere è in fase molto avanzata. Le due abitazioni, realizzate in legno e con materiali sostenibili, saranno dotate di soluzioni domotiche personalizzate per favorire sicurezza e autonomia. I lavori termineranno entro novembre e il servizio sarà aperto nei primi mesi del 2027.
Per Elisa Colletto, futura coordinatrice delle case, il risultato più importante sarà vedere gli ospiti sentirsi davvero a casa: «Se una persona vive quel luogo come casa propria, allora sta bene». Ognuno, secondo le proprie possibilità, potrà contribuire alla vita quotidiana, mantenere le autonomie e svilupparne di nuove. Perché sentirsi a casa significa anche «prendersi cura degli spazi condivisi e riconoscersi parte di una comunità. Un po’ come accade in famiglia.»
È una prospettiva che Gian Piero Colombo, coordinatore del Girasole, guarda insieme alle famiglie e alle persone che accompagna ogni giorno. “Casa, Insieme” potrà rispondere a necessità diverse: esperienze di autonomia, sollievo temporaneo e nuove opportunità per il futuro. Perché il progetto di vita, individualizzato, personalizzato e partecipato, come previsto dalla riforma del 2024 sulla disabilità, non si esaurisce tra le mura domestiche, ma continua nelle relazioni, nelle attività e nei legami con il territorio.
Accanto al Girasole, “Casa, Insieme” si prepara così ad aprire le porte: non soltanto a dieci persone, ma a nuovi modi di abitare, scegliere e condividere. Con la consapevolezza che ogni percorso è diverso e che sentirsi a casa richiede tempo, fiducia e la possibilità di costruire, un giorno alla volta, la propria quotidianità.

