«Il mio posto del cuore»: lo stile e la leadership di Annalisa in Solidarietà e Servizi
Vent’anni nella stessa cooperativa, otto come coordinatrice alla guida di un servizio complesso: la storia di un’educatrice professionale che ha trasformato entusiasmo e impulsività in ascolto, mediazione e visione

Annalisa ha 40 anni e lavora in Solidarietà e Servizi dal 2004. «Avevo 20 anni, era il mio primo lavoro», racconta. «Sono entrata con l’entusiasmo di una ventenne».
All’inizio non è stato semplice. «La mia voglia di fare cozzava con un impianto storico, con operatrici che lavoravano lì da tanti anni». Quell’energia, a tratti esuberante, aveva bisogno di essere modellata. «Ho dovuto lavorare sulla mia impulsività, imparare ad adattarmi, osservare di più, ascoltare».
È stato il primo grande passaggio della sua crescita: trasformare l’entusiasmo in competenza. «Nel tempo ho affinato la capacità di ascolto, ho imparato a prendere le misure». Oggi quel luogo è casa. «Adesso ho una maturità maggiore. Questo posto è diventato parte di me».
E una cosa non è mai cambiata: fare l’educatrice è sempre stato il lavoro della sua vita, non ha mai avuto dubbi.
UNA VOCAZIONE NATA PRESTO
La scintilla si accende da bambina. «Avevo 9 o 10 anni, in colonia estiva ho conosciuto un signore con disabilità. Mi sono avvicinata subito a lui». Poi l’oratorio, una bambina da seguire, la scelta delle superiori in scienze psicopedagogiche. «Non era solo il desiderio di fare l’educatrice. Era proprio la disabilità ad affascinarmi».

Cosa la colpisce ancora oggi? «Il loro senso di libertà», dice. «Nonostante le fatiche, hanno una capacità incredibile di vivere la felicità. E poi hanno una sensibilità emotiva straordinaria, un sesto senso».
CRESCERE SUL CAMPO
Dopo la laurea triennale inizia subito a lavorare. «Mi sono messa a disposizione, facevo quello che c’era da fare, anche per i trasporti». Poi la laurea specialistica, mentre continua il servizio. E, ogni estate, l’immancabile appuntamento con le vacanze degli ospiti: dodici soggiorni estivi tra mare e montagna. «Stare 24 ore su 24 con ospiti e colleghi è un’esperienza che ti cambia. È un terreno formativo potentissimo».
LA SFIDA DEL COORDINAMENTO
Nel 2018 arriva la proposta del suo coordinatore: guidare il Centro Diurno Disabili di Marnate. «L’ho vissuta come un’opportunità di crescita personale e professionale».
Oggi coordina un servizio complesso: 30 ospiti, 30 famiglie, 15 operatori tra educatori e ASA/OSS. Il passaggio da educatrice a coordinatrice non è stato scontato. «Coordinare dove sei sempre stata educatrice è una sfida. I colleghi ti hanno sempre vista in un altro ruolo».
LE COMPETENZE DI UNA COORDINATRICE
Per Annalisa fare la coordinatrice non significa semplicemente organizzare turni o gestire scadenze. È un lavoro molto più profondo, che parte prima di tutto da se stessa. «Ho capito che per guidare un servizio devo essere consapevole dei miei pregiudizi, dei miei stati d’animo», spiega. «Se non li riconosco, rischio di leggere le situazioni con la pancia e non con lucidità».
Negli anni ha imparato a fermarsi un passo indietro, a osservare e con maggiore oggettività. «Prima ero dentro le dinamiche, molto coinvolta. Oggi riesco ad avere uno sguardo più ampio, d’insieme». Questo le permette di valutare le situazioni e i professionisti per il ruolo che ricoprono, senza lasciarsi influenzare dal rapporto personale.
Una delle competenze che sente più sue è la capacità di cogliere in anticipo i segnali di difficoltà. «Conosco bene la mia équipe. Se qualcosa non va, se percepisco una fatica personale che può riflettersi sul lavoro, intervengo subito». Per lei la prevenzione è fondamentale: «Il benessere degli operatori è una priorità, perché solo un’équipe che sta bene può far stare bene i ragazzi».
Un altro aspetto centrale del suo lavoro è la mediazione. «Il coordinatore sta in mezzo», racconta. «Tra la direzione della cooperativa e il livello operativo, tra le famiglie e gli educatori». È un equilibrio continuo tra visione strategica e quotidianità, tra decisioni organizzative e sensibilità umana. «Devi saper parlare linguaggi diversi e tenere insieme più piani contemporaneamente».
Osservazione, ascolto e curiosità completano il quadro. «Non puoi smettere di farti domande», dice. «Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da capire». E, con il tempo, arriva anche il riconoscimento. «Quando i colleghi sentono che li ascolti davvero e che sei presente, iniziano a fidarsi. E quella fiducia è la base di tutto».

IL SUO STILE: SQUADRA E RESPONSABILITÀ
Annalisa si definisce una coordinatrice che crede profondamente nel lavoro di squadra. Per lei l’équipe non è solo un gruppo di professionisti che condividono uno spazio, ma un organismo vivo, che va curato ogni giorno. «Mi batto perché il clima sia sereno», racconta. «Le tensioni non vanno ignorate, vanno affrontate». Quando percepisce “sfilacciature”, piccoli gruppi che iniziano a mormorare senza dirsi le cose apertamente, interviene con uno stile molto diretto ma rispettoso: invita i colleghi a confrontarsi faccia a faccia, spesso nel suo ufficio, e resta presente in silenzio. «Le coalizioni sgretolano l’équipe. I problemi si risolvono alla base».
Nel suo modo di lavorare c’è anche una forte componente di autocritica. «Nel nostro lavoro è fondamentale sapersi mettere in gioco». Se qualcosa non funziona, la prima a interrogarsi è lei. «Mi chiedo sempre cosa avrei potuto fare di diverso». È attenta al modo in cui comunica, convinta che tono e parole possano valorizzare oppure ferire.
Allo stesso tempo, distribuisce responsabilità precise: manutenzione, cassa, qualità, sicurezza. «Ognuno deve sentirsi parte attiva». Valorizza i punti di forza di ciascuno e ha scelto un vice con uno stile diverso dal suo, perché «nelle differenze ci si completa».
IL CUORE DI TUTTO
Alla fine, però, al di là di ruoli, sfide e riconoscimenti, ciò che la tiene lì da vent’anni è la passione. «Di base sono innamorata del mio lavoro. Mi sento nel ruolo giusto». E il desiderio di costruire relazioni. «È un day by day, sempre in costruzione. Cambia, evolve, ti mette in crisi, ti arricchisce».
Dopo vent’anni Annalisa riesce ancora a sorprendersi. «Il mio obiettivo è che stiano bene i miei operatori e i miei ragazzi. Se loro stanno bene, sto bene anch’io». E forse è proprio questo il segreto della sua leadership: una guida che nasce dall’ascolto, cresce nella responsabilità e resta, sempre, profondamente umana.


