A Natale con le “Camicie Aperte”

Gli spettacoli natalizi come punto di arrivo di un percorso educativo: la storia del Coro “Camicie Aperte” di Solidarietà e Servizi. Un luogo dove si sperimenta bellezza, identità e relazione

Alcuni coristi delle “Camicie Aperte”

 

«Quando canto mi sento un Thomas diverso: metto da parte la rabbia e faccio sentire la mia voce». 
Per Thomas, del CSE “La Bussola”, salire sul palco con le Camicie Aperte significa affrontare l’imbarazzo e la paura, ma anche realizzare un desiderio coltivato fin da bambino. 

«Ho conosciuto amici di altri CSE, ed è stato emozionante stare in posti nuovi», racconta Simone, del CSE “Il Parco”. «Il tema dello spettacolo, ispirato a Liliana Segre, è stato molto importante. Spero in un nuovo spettacolo insieme». 

Per Samuele, la musica è soprattutto condivisione: «Le Camicie Aperte mi danno la possibilità di fare musica e di avere amici con cui condividere la stessa passione». 

Davide aggiunge: «Le Camicie Aperte mi permettono di tirare fuori il meglio di me. Le esperienze dal vivo mi mettono pressione, ma riesco a vincerla: è una rabbia positiva che mi fa suonare e cantare meglio». 

Sono proprio le parole dei coristi ad introdurre nell’esperienza del progetto musicale delle “Camicie Aperte”.

IL NATALE COME MOMENTO DI RESTITUZIONE 

Le luci si abbassano, il pubblico si raccoglie in silenzio. Sul palco salgono le “Camicie Aperte”, un coro composto da 28 persone con disabilità, accompagnate dai loro educatori . Per chi guarda è uno spettacolo; per chi canta e suona è molto di più. È il momento in cui mesi di prove, emozioni e lavoro educativo prendono forma davanti a famiglie, amici e territorio. «Il Natale è sempre stato un’occasione speciale», raccontano Oscar Cucchetti e Sonia Ferraro, educatori e responsabili del progetto. «È il momento in cui i ragazzi possono portare fuori quello che hanno costruito, mostrarsi in un ruolo diverso, riconosciuto». 

In questi ultimi mesi le occasioni sono state diverse: a Inveruno, presso la Sala Virga della Biblioteca Comunale, a Busto Arsizio, in viale Toscana, sede dei Centri Socio Educativi “La Bussola” e  “Polaris” e del Servizio Formazione all’Autonomia “La Stella”. A Sumirago, infine, dove le Camicie Aperte hanno allietato il Natale delle persone anziane della RSA del paese.  

DALLE PRIME ESIBIZIONI NATALIZIE A UN PROGETTO STRUTTURATO 

Il progetto musicale nasce nel 2019, quando Oscar arriva in Solidarietà e Servizi e dà nuova forma a laboratori musicali già presenti in alcune strutture. Il primo vero passo è proprio uno spettacolo natalizio che ha coinvolto il CSE “Polaris” e lo SFA “La Stella”, costruito insieme alle educatrici Serena Bottigelli e Laura Tarsilla. «L’idea iniziale era semplice», spiegano. «Raccontare una storia attraverso canzoni e letture. Da subito abbiamo capito che la musica poteva diventare un potente strumento di relazione e abbiamo deciso di continuare». 

Nel 2021 arriva Sonia Ferraro, educatrice professionale e cantante per passione. Con lei il progetto cresce e si struttura come un vero coro con strumenti. Alla dimensione educativa si  affianca quella tecnica: l’esigenza è quella di crescere anche su questo versante. Ecco allora le  collaborazioni con la scuola Paganini di Legnano e «quest’anno l’incontro con Andrea Natoli, maestro di canto di Concertare, con competenze educative e di musicoterapia». 

IL SENSO DELLE CAMICIE APERTE

Il nome del coro nasce quasi per caso, ma diventa subito manifesto.  «Avevamo deciso di comprare degli “abiti di scena”, per tutti uguali. Ci siamo chiesti: camicie aperte o chiuse?», racconta Oscar. «La camicia chiusa richiama qualcosa che contiene, costringe. Noi volevamo l’opposto». 
«Tutte bianche», aggiunge Sonia, «perché c’è una condizione che ci accomuna. Ma sotto ognuno indossa ciò che vuole. È l’individualità. Questo progetto non reprime, non uniforma: tiene insieme gruppo e unicità».  

MUSICA, AUTOSTIMA E RUOLI SOCIALI

Il cuore del progetto è educativo. «Usiamo la musica come mediazione della relazione», spiegano Oscar e Sonia. «Fare insieme qualcosa di bello permette di conoscersi, strutturare legami, vivere emozioni positive». 
«La musica lavora sull’autostima», spiega Oscar. «Creare qualcosa di bello fa sentire capaci». Ma c’è di più. «Lavoriamo molto sul concetto di multi-identità», continua. «Ognuno di noi ricopre tanti ruoli sociali. Nella disabilità spesso ne rimane uno solo. Qui invece si è cantanti, musicisti, lettori». 
Il pubblico è parte integrante del percorso. «Il ruolo sociale esiste se qualcuno ti riconosce», sottolinea Sonia. «Salire su un palco, portare il proprio impegno davanti agli altri, è potentissimo. Significa essere visti». 

GLI SPETTACOLI E IL RACCONTO DELLA VITA

Negli anni il coro ha costruito spettacoli con un filo narrativo chiaro. Temi come relazioni, emozioni, amicizia e vita attraversano i concerti, fino a Il filo di una vita, ispirato alla storia di Liliana Segre

«Abbiamo voluto affrontare temi come la dignità umana e il riscatto sociale», spiegano gli educatori. «Per dire ai ragazzi che possono farcela». Portare questo spettacolo in teatri, biblioteche e luoghi simbolici ha dato al progetto una forza ancora maggiore. 

Nel 2024, lo spettacolo a Villa Pomini e il debutto al Teatro Fratello Sole, in occasione dei 45 anni della cooperativa, segnano una tappa importante: sala piena, emozione condivisa, orgoglio diffuso. 

UNO SGUARDO AL FUTURO

Oggi il progetto coinvolge quattro servizi di Solidarietà e Servizi. A gennaio è previsto uno spettacolo dedicato agli operatori del settore; a settembre partirà un nuovo lavoro sulla storia della musica italiana

Ma lo spirito resta lo stesso: «Non tutti devono salire sul palco», spiegano gli educatori. «Per chi non si sente pronto, c’è uno spazio dove si fa musica semplicemente per stare bene». Perché, come le Camicie Aperte, questo progetto non chiude: apre. Alla musica, alle relazioni, alle possibilità.