Il presepe che fa rete
Ogni anno un nuovo presepe al Centro Socio Educativo “Il Parco”. Un progetto che nasce dal legno recuperato e diventa relazione, autonomia e comunità: a Samarate il presepe è molto più di una tradizione natalizia

Al Centro Socio Educativo “Il Parco” di Solidarietà e Servizi, il presepe non è mai stato solo il simbolo del Natale. È una storia che affonda le radici nel passato del servizio e guarda, anno dopo anno, al futuro delle persone che lo abitano.
«Qui il presepe ha una lunga tradizione», racconta Paolo Palumbo, educatore storico del servizio. «C’era Maurizio, per tutti Pompeo: un vero Geppetto, un falegname mancato con una passione incredibile per il legno. Ogni anno costruiva con i ragazzi il presepe». Quando Maurizio va in pensione, Paolo sente che qualcosa rischia di perdersi. «Mi dispiaceva molto interrompere questa tradizione», spiega. «Così ho deciso di raccoglierne l’eredità». Non per nostalgia, ma per dare continuità a un sapere che aveva valore educativo, umano e simbolico.
UN PROGETTO CHE SI RINNOVA, ANNO DOPO ANNO
Da quel momento il presepe diventa un progetto educativo strutturato, che ogni anno si rinnova. «Come simbolo è bello, piace molto alle persone con disabilità delle quali ci prendiamo cura», dice Paolo. «Ogni anno facciamo un presepe nuovo, diverso dal precedente». Tutto inizia a dicembre, quando il Natale è appena finito. «Ci sediamo insieme agli ospiti e pensiamo al presepe dell’anno dopo: immagini, forme, bozze di progetto. È un momento creativo e condiviso».
Il lavoro entra nel vivo nei mesi successivi. «Da giugno inizia la produzione vera e propria», racconta. «C’è tanto lavoro di falegnameria». Il materiale non arriva da fuori, ma dal territorio e dalle attività del centro. «Nel lavoro di manutenzione del verde raccogliamo pigne, rami, pezzi di legno», spiega Paolo. «È economia circolare: ciò che la natura ci offre diventa materia per creare».
IL LABORATORIO DEL LEGNO: IMPARARE FACENDO
Il presepe nasce innanzitutto nel laboratorio di falegnameria, uno degli spazi più amati dalle persone con disabilità che frequentano il servizio. «Perché è concreto» – dice Paolo. «Si vede subito quello che fai, tocchi il risultato».
Il lavoro non è fine a se stesso. «Qui si impara attraverso il fare», sottolinea. Ogni gesto è occasione di apprendimento. Gli educatori si occupano degli strumenti più complessi — traforo, sega a nastro – mentre le persone con disabilità partecipano secondo le proprie capacità. «C’è chi carteggia, chi incolla, chi colora. Ognuno viene valorizzato per quello che sa fare».
UN PROGETTO CHE COINVOLGE TUTTI I LABORATORI
Il laboratorio del legno è il cuore operativo del presepe, ma non è l’unico. «È un progetto trasversale a tutto il centro», sottolinea Paolo. «Coinvolge tutti e tutti i laboratori». Accanto alla falegnameria, il laboratorio di carta cura il packaging, oltre che i bigliettini e le decorazioni. Il laboratorio di pittura interviene per colorazioni particolari, impregnanti, finiture richieste. Il laboratorio di informatica cura i testi che accompagnano i presepi. «È un lavoro corale», dice Paolo. «Ognuno prepara un pezzo e si sente parte di qualcosa di più grande.
IL PRESEPE SUL TERRITORIO
Un progetto che ha un riscontro concreto. «L’anno scorso ci hanno chiesto più di 80 presepi», racconta Paolo con soddisfazione. Le donazioni raccolte «servono per autofinanziarci», spiega Paolo. «Per gite, pranzi fuori, esperienze che non gravano sulle famiglie».
Il presepe diventa così un ponte con il territorio. Mercatini, esposizioni, collaborazioni con il Comune di Samarate e con realtà commerciali locali fanno uscire il lavoro del Centro Socio Educativo dalle sue mura. «Il territorio ci conosce, vede cosa facciamo», spiega Paolo. «E le persone che ci sono affidate si sentono parte di qualcosa di più grande». Uno dei momenti più significativi è stato portare il presepe al Sindaco di Samarate. «È stato un gesto semplice ma potente», racconta. «Abbiamo visto riconosciuto il loro lavoro».
IL FARE INSIEME CHE DIVENTA RELAZIONE
Il cuore del progetto, però, non è il prodotto finale. «La cosa più importante è la relazione che nasce mentre si lavora», spiega Paolo. «Il setting è fondamentale: il luogo, il tempo, lo stare insieme». Mentre le mani sono impegnate, le persone si aprono. «Dal fare insieme si passa al raccontarsi», dice. «Ci si sente più a proprio agio, emergono storie, emozioni». È qui che il laboratorio diventa davvero educativo. «Il presepe è uno strumento, quasi un pretesto», ammette Paolo. «La relazione è il vero obiettivo». «Ogni anno cerchiamo di aggiungere qualcosa di nuovo», dice Paolo. «È un progetto vivo, che cresce con noi».
Alla fine, il presepe resta ciò che è sempre stato, ma con un significato in più. «È legno, carta, colla», sorride Paolo. «Ma soprattutto è relazione, autonomia, rete». Un oggetto che racconta una storia fatta di mani diverse, tempi lenti e futuro condiviso. E che, ogni Natale, continua a nascere molto prima di dicembre.


