Profit e Non Profit: quando l’alleanza genera futuro
70 imprenditori si sono dati appuntamento nella sede di Eolo SpA per un incontro in cui Solidarietà e Servizi, Eolo e Lati hanno testimoniato come profit e non profit possano costruire insieme opportunità, innovazione e impatto reale per le persone e la comunità

Ci sono incontri che iniziano molto prima dell’orario fissato in agenda. Incontri che nascono da intuizioni, conversazioni informali, scelte coraggiose e dalla volontà condivisa di immaginare un futuro diverso. Il 29 ottobre, nella sede di EOLO a Busto Arsizio, quelle intuizioni hanno preso forma davanti a settanta imprenditori arrivati dalla provincia di Varese e dal territorio dell’AltoMilanese. E hanno raccontato una verità semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: il profit e il non profit non sono due mondi separati, ma due strade che possono correre affiancate, insieme, quando la destinazione è il bene comune.
Il titolo dell’evento già parlava da sé: “Profit e Non Profit: alleanze che generano futuro”. Ma ciò che ha fatto la differenza è stata la qualità delle voci chiamate a raccontare, attraverso esperienze reali, come queste alleanze possano diventare leve strategiche.
A guidare il dialogo, Marco Silanos, Presidente di Compagnia delle Opere Insubria. Accanto a lui, tre protagonisti del territorio che da anni lavorano per coniugare competitività, innovazione e impatto sociale: Guido Garrone, AD di EOLO S.p.A. Società Benefit; Michela Conterno, AD di LATI Benefit Corporation; Gabriele Scampini, Responsabile Commerciale dell’Area Inserimento Lavorativo di Solidarietà e Servizi, oltre che membro del Consiglio Direttivo di Compagnia dele Opere Insubria.
Non un convegno teorico, ma un confronto concreto su ciò che accade quando profit e non profit decidono di collaborare seriamente, con umiltà e con una visione più ampia del semplice risultato economico.
LA SCINTILLA: UN MODELLO D’IMPRESA CHE METTE AL CENTRO LA PERSONA
È proprio Gabriele Scampini a spiegare perché ha voluto con forza creare questo momento: «Crediamo profondamente nei principi dell’economia civile, che considera il profitto non come un fine ma come un mezzo per generare benessere diffuso: per questo ho voluto che due clienti illuminati portassero la loro testimonianza». Una dichiarazione che da sola basterebbe a cambiare il modo in cui molte aziende guardano al proprio ruolo sul territorio.
LATI, con le parole di Michela Conterno, ha ricordato come questo approccio sia radicato nel DNA dell’azienda da oltre 80 anni: «Non facciamo sostenibilità per moda, ma per convinzione. Consideriamo il profitto non come fine ultimo, ma come mezzo per un benessere diffuso per tutti gli stakeholder, in grado di generare valore per l’intera comunità.». Ed è proprio da questa convinzione che nascono progetti capaci di unire innovazione ed impatto: dal 2022 la storica azienda varesina ha deciso di affidare una commessa a Solidarietà e Servizi. Un incarico tecnico: digitalizzare l’archivio aziendale e contribuire alla transizione verso un ambiente di lavoro sempre più smart e paperless, offrendo un lavoro vero a due persone con disabilità. «Abbiamo trovato grande competenza e precisione – continua la Conterno – con una ricaduta concreta sia sul nostro processo di digitalizzazione che sull’inclusione sociale. Tre anni fa, per avere sottomano un documento dell’area HR o un progetto tecnico, bisognava andare a cercarlo nel magazzino dell’archivio storico aziendale, tra scaffali e faldoni. Oggi, invece, quei documenti sono a portata di clic: migliaia di pratiche e progetti tecnici ordinati, digitalizzati, consultabili in qualsiasi momento. È un risultato tangibile, che ha semplificato la nostra operatività quotidiana.»
EOLO, nelle parole del suo AD Guido Garrone, ha ribadito come per loro l’inclusione sia più di un principio: è una strada su cui investire. Lo dimostra la collaborazione con Solidarietà e Servizi che, in questi 10 anni, è cresciuta costantemente: recruiting degli installatori, gestione documentale su processi complessi, attività di inbound e outbound a supporto dei tecnici di Eolo. Una partnership che garantisce lavoro a 13 persone tra cui 8 con disabilità e permette di lavorare in un contesto strutturato, in cui sono richiesti standard rigorosi e KPI da rispettare. Perché, come ricorda il professor Zamagni, «non basta voler fare del bene, bisogna farlo bene».
Piccoli grandi passaggi che mostrano come la collaborazione sia un moltiplicatore di valore.
QUANDO I DUE MONDI SI CONTAMINANO, NASCE DAVVERO FUTURO
Lo hanno ribadito più volte dal palco: la collaborazione funziona solo se la cooperativa sociale si comporta come un’impresa e se l’impresa mantiene viva la consapevolezza del proprio ruolo sociale.
Da un lato, il non profit impara il linguaggio del profit: organizzazione dei processi, attenzione agli standard, qualità del servizio, misurazione attraverso KPI, innovazione. Dall’altro, il profit ritrova nelle cooperative sociali un modo nuovo di guardare alla gestione delle persone, al senso di comunità, al valore autentico del lavoro, all’inclusione.
È un incontro che rende entrambi più forti. E le testimonianze delle aziende hanno dimostrato come questo scambio sia già concreto: non partnership “per obbligo”, ma scelte strategiche fondate su fiducia e affidabilità.
70 IMPRENDITORI, UNA CONVINZIONE CONDIVISA
Gli oltre settanta imprenditori presenti non hanno partecipato ad un semplice evento. Hanno vissuto una narrazione reale di ciò che succede quando l’impresa decide che “fare bene” non è più un plus, ma un modo di stare nel mondo.
La domanda che Silanos ha lanciato al pubblico: «Quale alleanza può cambiare la tua azienda?» ha risuonato in modo diverso per ciascuno. Perché l’obiettivo non era proporre ricette universali, ma accendere possibilità.
Molti imprenditori hanno scoperto che anche una piccola azienda può fare la differenza, che la sostenibilità non è un lusso da grandi imprese, che le cooperative sociali possono essere partner affidabili e competitivi. E che il territorio vince quando i protagonisti economici scelgono di collaborare.


