“Oltre le parole”: la storia di Chiara, educatrice professionale che ascolta con gli occhi, le mani e il cuore 

Dal Sud alla Lombardia, dalla scuola al Centro Diurno Disabili Manzoni di Solidarietà e Servizi: il percorso di una giovane professionista che ha scelto di capire ogni bambino partendo dalla sua unicità, con strumenti che vanno dalla comunicazione aumentativa ai percorsi multisensoriali 

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L’educatrice professionale Chiara Della Valle durante un’attività con i bambini del Centro Diurno Disabili “Manzoni” di Busto Arsizio

Chiara Della Valle ha 29 anni, è educatrice professionale e lavora in Solidarietà e Servizi dal 2022, al Centro Diurno Disabili Manzoni. È arrivata in Lombardia dalla Campania pochi mesi dopo la laurea, con una valigia piena di libri, corsi di formazione e la certezza di aver scelto la strada giusta. 

«Mi sono laureata a ottobre 2018 e a febbraio 2019 ero già qui», racconta. «Avevo voglia di mettermi subito in gioco, di lavorare in un contesto che mi permettesse di crescere e di reinventarmi ogni giorno». 

La sua carriera inizia nell’educativa scolastica, come insegnante di sostegno a Milano, poi i centri estivi e un’esperienza in una residenza sanitaria per adulti con disabilità gravi. «Lì ho capito che il lavoro educativo era davvero il mio posto», dice. «Ho sempre avuto un animo un po’ da crocerossina, ma anche una grande curiosità per gli aspetti psicologici e relazionali». 

L’ARRIVO IN SOLIDARIETÀ E SERVIZI 

Nel 2022 arriva la chiamata di Solidarietà e Servizi. Il Centro Diurno Disabili Manzoni cercava una figura per seguire un bambino con comportamenti aggressivi. «Ho fatto il primo colloquio online, erano ancora anni post Covid», ricorda. «Sono entrata e ho capito subito che quella era la mia strada». 

Al CDD Manzoni, Chiara lavora in un’équipe di 15 operatori che seguono 36 bambini tra i 6 e i 18 anni, spesso con disabilità complesse e diagnosi multiple.  

OGNI BAMBINO È UNICO 

Un contesto dove nulla è standardizzato. «Ogni bambino è diverso», spiega. «E tutto parte sempre da lì: dalla persona che hai davanti, dalla sua unicità, dai suoi punti di forza ma anche dalle sue fatiche». 

Quando un nuovo bambino arriva al Centro, il primo passo è l’osservazione. «Facciamo un profilo funzionale completo, utilizzando anche le scale ICF*.  Guardiamo le abilità cognitive, motorie, comunicative, sociali. Solo dopo decidiamo su quali obiettivi lavorare». Per Chiara è una fase fondamentale: «Non puoi costruire un percorso se prima non capisci davvero chi hai davanti». 

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«Ogni bambino è diverso. Il primo passo è l’osservazione: tutto parte sempre da lì, dalla persona che hai davanti, dalla sua unicità, dai suoi punti di forza, ma anche dalle sue fatiche».

(Chiara Della Valle, Educatrice Professionale di Solidarietà e Servizi)


LA COMUNICAZIONE OLTRE LE PAROLE 

Negli anni Chiara ha sviluppato una competenza specifica: capire il linguaggio anche quando le parole non ci sono.  «Entrando qui mi si è aperto un mondo», racconta. «Conoscevo la LIS (Lingua dei Segni Italiana usata per persone non udenti) e avevo studiato il Braille (sistema di scrittura e lettura per persone non vedenti), ma la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) mi ha fatto capire quanto sia possibile andare oltre le parole». 

La CAA è oggi uno degli strumenti che utilizza di più. «È un linguaggio iconico, basato su immagini, che permette anche a chi non parla di esprimersi», spiega. «Ma non serve solo ai bambini non verbali. La usiamo anche con chi parla, per aiutarlo a costruire meglio le frasi o a organizzare il pensiero». 

Chiara racconta di bambini che indicano con il dito un simbolo, altri che porgono l’immagine per fare una richiesta, altri ancora che utilizzano agende visive per sapere cosa accadrà durante la giornata. «Sapere cosa succede dopo abbassa moltissimo l’ansia», dice. «È un modo per dare prevedibilità e sicurezza». 

COMUNICARE CON I CINQUE SENSI 

Il suo lavoro, però, non si ferma alle immagini. «La comunicazione passa anche dai sensi», sottolinea. Nella stanza multisensoriale, la cosiddetta Snoezelen, Chiara lavora con piccoli gruppi di bambini su luci, suoni, materiali, profumi. «Ogni persona ha un profilo sensoriale diverso. C’è chi si calma con il tatto, chi con la luce, chi con il suono». In quello spazio, racconta, anche i bambini con disabilità più gravi riescono a sperimentare il corpo e l’ambiente in modo nuovo. «È un luogo di sperimentazione, dove si può comunicare anche senza parole, attraverso il corpo e le sensazioni». 

FORMAZIONE CONTINUA: CRESCERE PER FAR CRESCERE 

Questa attenzione agli strumenti e alle metodologie è frutto anche di una formazione continua che Chiara non ha mai smesso di coltivare. «Ho sempre investito molto sui corsi», dice. «Autismo, metodo TEACCH**, sessualità e disabilità, laboratori creativi. Ogni competenza in più è una possibilità in più per i bambini». 

In Solidarietà e Servizi ha trovato un contesto che valorizza questo approccio. «La cooperativa tiene molto alla formazione permanente», spiega. «Facciamo corsi interni, aggiornamenti continui e ogni mese abbiamo la supervisione con una psicoterapeuta specializzata sull’autismo». Momenti che, racconta, non sono solo tecnici. «Portiamo casi, parliamo delle difficoltà, lavoriamo anche sulla comunicazione tra di noi. Sono momenti intensi, a volte anche emotivi, ma molto utili, che ci fanno crescere come professionisti e come persone». 

LE FATICHE E LE CONQUISTE 

Il lavoro al CDD non è sempre facile. «Ci sono momenti di frustrazione, quando un obiettivo tarda ad arrivare o addirittura si fanno passi indietro», ammette. Racconta di un bambino con una selettività alimentare rigidissima, seguito per tre anni con tabelle in CAA, rinforzi e piccoli cambiamenti graduali. «A volte sembrava di ricominciare da zero. Ma poi, piano piano, i progressi sono arrivati». 

E sono proprio quei progressi a darle la spinta per continuare. «La cosa più bella è quando vedi che un bambino raggiunge un obiettivo e gioisci insieme a lui», dice. «In quel momento capisci che tutta la fatica ha senso». 

IL VALORE DELL’EQUIPE

Accanto al rapporto con i bambini, Chiara sottolinea anche il valore del gruppo di lavoro. «Lavorare in un’équipe serena è fondamentale. Ci supportiamo, ci confrontiamo ogni settimana sui casi, ci diamo consigli». Un clima che, secondo lei, si riflette anche sui bambini e sulle famiglie. «Se gli adulti stanno bene tra loro, questo si sente. E i bambini lo percepiscono subito». 

Oggi, dopo tre anni al Centro Diurno Disabili Manzoni, Chiara è certa di aver trovato il suo posto. «Questo lavoro ti mette continuamente in discussione, ma ti restituisce anche tantissimo», dice. «Ogni bambino ti insegna qualcosa. E ogni giorno ti ricorda che comunicare non significa solo parlare, ma soprattutto riuscire a capirsi». 

Note

* Le Scale ICF sono strumenti basati sulla Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, utilizzati per descrivere, misurare e valutare il funzionamento, la disabilità e la salute di una persona

** Il Metodo TEACCH (Treatment and Education of Autistic and related Communication CHildren) è un approccio educativo strutturato per persone con autismo. Si basa sulla personalizzazione, l’uso di supporti visivi, la strutturazione dell’ambiente e del tempo per favorire l’autonomia e ridurre l’ansia.