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20.05.2015

Le storie de "I MiserAbili"

35 ragazzi disabili e i loro educatori di nuovo attori grazie ad un progetto teatrale durato 2 anni. Ecco alcune storie raccolte dalla regista Luisa Oneto.

LUISA Regista. “Ogni uomo ha diritto di affacciarsi alla realtà in tutta la sua veridicità. Nessun 'limite' può considerarsi apriori . Se ‘’la gloria di Dio è l'uomo vivente’’(Sant’Ireneo) l'Arte Teatrale è un mezzo privilegiato per esplicarlo. Alcuni uomini hanno dentro sé un desiderio prorompente di manifestare la propria espressività, altri ricevono un giovamento terapeutico nell’ intraprendere l'arte scenica. Nella mia carriera di attrice e regista lavorare con persone disabili e' stato un arricchimento e una soddisfazione ineguagliabili : con l'amore, la pazienza e la professionalità ,persone,che la società escluderebbe,raggiungono mete e gratificazioni insperate! Lo spettacolo che viene a realizzarsi diviene occasione di uno stupore che edifica.

FEDERICO paraplegico. “La felicità che mi sono portato nel cuore l’altra sera, il mio desiderio nel cuore, è di cercare di fare le prove con voi come se fosse un bisogno, cioè per me è stato un cercare di fare le prove al meglio. Vi ringrazio di tutto quello che mi avete chiesto e se me lo chiedete un’altra volta voglio esserci. Il desiderio che mi porto a casa è proprio questo: rifare ancora le prove insieme con voi che siete compagni bellissimi e una compagnia meravigliosa.

DAVIDE fotografo di scena. “Ciao. Sono Davide ci siamo visti prima allo spettacolo. Primo volevo salutarti perché non ti ho più vista. Secondo volevo dirti questo: Ho pianto dall'inizio alla fine. Ho pianto e non riuscivo a dire niente. Perché qualsiasi parola non era sufficiente a spiegare quello che stavo vedendo. Oggi ho visto Dio. E non é sentimentale. Era vero. Ed era in loro e con loro. Ho visto una ragazza di vent'anni disabile di una bellezza infinita che provava a interpretare una donna che ama un uomo. Capisci? Ed era tanto bella che d'istinto ho detto: eccoti! E ti ringrazio. Perché ciò che vedo sei Tu. Con gli educatori spaziali: ho capito che il loro lavoro, il vostro lavoro si avvicina così tanto a quel l'amore di cui ho bisogno. Fate un lavoro eccezionale. Siete il Suo braccio, la Sua gamba, siete la Sua forza. Siete più di tutti incastrati nella Sua carità. E poi questo: ad un certo punto un ragazzo, Thomas, mi ferma e mi chiede chi sono e da dove vengo. E poi mi dice che lui è di busto ma é nato a Varese. anche io gli dico. Si illumina e mi chiede in che ospedale. Del ponte dico. Anche lui! E allora mi chiede quando? E vien fuori che lui é nato due anni e un mese prima di me. E mi dice: é un peccato che non ci siamo incrociati per due anni e un mese! E continua: ti ricordi quando sei nato? Avevi la barba e gli occhiali? Io gli dico: no, non gli avevo. E mi dice: "quando sei nato non avevi la barba e gli occhiali ma ora ce li hai. Anche io non sono nato così, mentre guardava la sedia a rotelle. Quando siamo nati tu non sapevi che avresti fatto il fotografo e io non sapevo che avrei fatto l'attore" e poi mi chiede "oh che cos'hai?" Perché? "Perché sembri strano" no no gli ho detto. Non sono strano ma improvvisamente ho capito tutto. E sono tanto felice. É per questo che piango. Ecco volevo raccontartelo. E pregarti di fare il tuo lavoro al meglio. Perché quei ragazzi che siano in sedia a rotelle, che siano matti, con le loro fisse, loro custodiscono più di tutti noi il destino buono che mi ha voluto qui. Custodiscono nella loro carne così debole, tutta la potenza del Mistero.”