Mai più soli… Insieme ci riusciamo!

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27.03.2020

Vicini alle persone, vicini ai bisogni: Solidarietà e Servizi non si ferma

La cooperativa prosegue l’attività con nuove modalità e nuove soluzioni perché nessuno si senta solo. Le testimonianze dal servizio di accompagnamento psico-sociale e dalla Comunità “Lattuada” di Cassano Magnago (VA)

 

Cambiano le modalità, ma Solidarietà e Servizi non si ferma. Anche a fronte delle nuove disposizioni introdotte dal DPCM del 20 marzo, l’attività è proseguita: la chiusura del Centri Diurni per Disabili (CDD), dei Centri Socio Educativi (CSE) e delle scuole non ha bloccato l’azione della cooperativa. Se sul fronte interno si stanno verificando le modalità di richiesta e di utilizzo degli ammortizzatori sociali, sul fronte esterno c’è la consapevolezza che, pur stando a casa, i bisogni restano, anzi talvolta si acuiscono. Così la risposta non può farsi attendere. Se è vero che è nei momenti di difficoltà che emerge l’ingegno, gli educatori e gli operatori di Solidarietà e Servizi hanno dato sfogo alla fantasia e alla creatività per essere ancora più vicini alle persone di cui si prendono cura. Una telefonata, un videomessaggio, una chiamata via Skype o un’emoticon con whatsapp, la tecnologia oggi offre tantissimi modi per non far sentire una persona sola. Serve professionalità, ma soprattutto sono necessarie quella sensibilità e quell’attenzione alla relazione che fanno di un operatore sociale un amico, una persona su cui contare, al di là delle chiusure e delle distanze fisiche. Perché, dovendo seguire il mantra #iorestoacasa, oggi più di ieri il tempo non è uno spazio da riempire, ma un’esperienza da vivere, una progettualità da mettere in atto e una vicinanza da far sentire. In poche parole: la qualità dell’esserci.  

È così che ad un mese dall’esplosione dell’emergenza sanitaria, Solidarietà e Servizi ha moltissime storie da raccontare, tanti esempi di come la lontananza non si è trasformata in isolamento, ma è diventata un’opportunità in più e una nuova occasione per tornare a ripetere: mai più soli, insieme ci riusciamo.

Le testimonianze non mancano e puoi contribuire inviando la tua all’indirizzo comunicazione@solidarietaeservizi.it

Ce lo dicono Sara Pietrafuso psicologa e Giulia Monza assistente sociale - in forza al Servizio Fragilità di Solidarietà e Servizi presso l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) “Valle Olona” e quella dei “Sette Laghi” - impegnate nell’accompagnamento psico-sociale delle persone con disabilità, fragilità e delle loro famiglie. «Il servizio si è completamente ri-adattato, implementando tutte le modalità rese possibili dalle attuali tecnologie per garantire la continuità nell’accompagnamento delle persone. Abbiamo avviato consultazioni psicologiche e sociali tramite le piattaforme Skype o whatsapp, potenziato le fasce di accoglienza telefonica, inviato centinaia di mail e messaggi telefonici a utenti, caregivers, operatori di riferimento, assistenti sociali dei comuni, in modo da tenere salde e forti le reti operative che, in questi anni di lavoro, siamo riuscite a costruire riconoscendone il valore aggiunto nella nostra attività quotidiana». L’operatività non si è fermata nemmeno quando l’emergenza sanitaria si è presentata nella sua concretezza, nella realtà di vita di due famiglie. Davanti all’isolamento e al disorientamento, è bastato il telefono per «fornire sostegno e ascolto ma anche di trovare, momento per momento, delle soluzioni anche piccole per venire incontro ai bisogni». Non solo, «in collaborazione con l’assistente sociale di riferimento abbiamo dato indicazioni per la spesa e i pasti al domicilio e, quando di sabato c’è stato bisogno di un farmaco abbiamo trovato una farmacia disponibile alla consegna a domicilio nel fine settimana». Proseguono: «Questa emergenza ci obbliga a ripensare ai nostri setting, alle modalità di lavoro cui siamo abituate. Continuiamo a sostenere queste famiglie, mettendo in campo la nostra professionalità, il nostro impegno e tutta la nostra umanità, come sempre e ancor di più in questo frangente, che espone tutti noi a delle questioni difficili e a domande spesso senza risposta. Di fronte a questa incertezza generalizzata, sul presente e sul futuro, crediamo che il nostro compito risieda altresì nell’infondere speranza e fiducia, senza al contempo perdere il contatto con la realtà. Per noi, speranza e fiducia, in questo momento più che mai significano “poterci essere e stare”, non mancare una telefonata, provare ad attivarsi anche in aree mai esplorate, garantire ascolto anche quando non si trovano le parole, o si è angosciati a nostra volta. Questo facciamo e continueremo a fare, fino a che questa situazione non mostrerà delle schiarite».

Anche dalla Comunità Socio Sanitaria “Lattuada” di Cassano Magnago arriva una bella testimonianza. È quella di Sofia Colombo, educatrice professionale che in una lettera aperta ha voluto condividere la sua esperienza. Davanti al mantra #iorestoacasa, lei continua a lavora perché «non ho potuto smettere», scrive. «Non sono una dottoressa o un’infermiera, ma una semplice educatrice professionale che si prende cura di coloro che abitano in una comunità socio-sanitaria per persone con disabilità grave. In queste poche righe vorrei raccontare un po’ tale spaccato di vita molto delicato e affascinante, pur nella sua semplicità, anche per far comprendere come tutti debbano fare la loro parte perché fondamentale per chiunque, nessuno escluso». Allo scoppio dell’emergenza sanitaria, la vita si è improvvisamente bloccata. «Le prime settimane sono state le più complesse: spiegare perché da un giorno all’altro fosse diventato vietato abbracciarsi, darsi la mano, darsi il bacio della buonanotte, andare a Messa la domenica, vedere i familiari, andare a casa per il pranzo del fine settimana, partecipare alle feste organizzate dai volontari e al Centro Diurno. “Che cosa succede?” qualcuno mi continua a chiedere. Cosa dire? La verità, ovviamente. Tutti sanno che c’è “Il Virus” e che per un po’ dovremo rimanere chiusi in casa, senza fare tutto ciò che facevamo prima». Tra mille difficoltà, lo sforzo degli operatori è quello di rassicurare gli ospiti: «Stiamo accanto a loro, supportandoli e cercando di ricreare una sorta di normalità … quella normalità che persone come loro avevano faticosamente conquistato e alla quale hanno dovuto rinunciare, come tutti. Ma non ci perdiamo d’animo: stiamo a casa, facciamo attività tutti insieme, li aiutiamo a prendersi cura di loro stessi attraverso piccoli gesti, riordiniamo insieme gli ambienti della casa, giochiamo, ridiamo, cuciniamo, ascoltiamo musica e parliamo. Siamo una famiglia e tra momenti di serenità e qualche normale litigata, diamo senso alle ore. L’unica regola è “non fare tanto per fare”: vogliamo prenderci cura del tempo, far sì che sia qualitativamente valido». Il nuovo mantra diventa: #iorestoacasa, con qualità.

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