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20.12.2019

L’housing di Via dei Liguri – un posto che è una casa

Da un anno cinque persone con disabilità gravi vivono nel centro di Pavia in un housing “senza camici”

Questo Natale l’Housing di via dei Liguri spegne la sua prima candelina. È già da un anno infatti che Fabio, Angelo, Roberto, Riccardo e Marco vivono insieme nella casa situata nel centro storico a Pavia.

L’innovativo progetto di housing, nato dalla collaborazione tra Solidarietà e Servizi e l’Associazione Un Nuovo Dono nell’ambito dei servizi per il Dopo di Noi (legge n. 112/2016), permette a persone con disabilità gravi e che richiedono cure specifiche e continuative di condurre una vita autonoma secondo un progetto di vita individualizzato.

Da un lato sono garantiti i servizi di cura, qualora i genitori non fossero più in grado di farlo, e dall’altro sono favoriti il benessere e l’inclusione sociale tramite, un ambiente domestico-familiare che si prende cura di chi vi abita e che non è ospedalizzato.

Per celebrare l’anniversario Sabato 23 Novembre presso il palazzo del Broletto di Pavia l’housing si è presentato al pubblico con un incontro dal titolo “Il coraggio di un sogno - La realtà della Casa di via dei Liguri raccontata dai protagonisti”, un appuntamento che è stato, insieme, un bilancio dell’esperienza ed una proposta di sviluppo.

L’evento infatti era inserito nell’ambito del Festival dei Diritti, realizzato in collaborazione con Centro Servizi Volontariato Lombardia Sud ed è stato l’occasione per presentare la Carta della Convivenza Sostenibile: un documento che sintetizza i principi ispiratori e le finalità del nuovo modello di housing, a cui altri - altre famiglie, ma anche istituzioni, enti, imprese - possano ispirarsi.

Ogni abitante della casa ha la propria stanza, con dotazioni secondo le proprie esigenze e può condurre liberamente la propria vita: può frequentare servizi diurni, fare attività sportiva, ricevere e uscire con gli amici; i genitori sono liberi di stare con loro tutto il tempo e, se lo desiderano, di fermarsi anche a dormire; le attività sono pensate e realizzate rispetto al progetto di vita di ciascuno, considerando bisogni, aspettative e desideri personali.

“I nostri figli sono persone adulte, con un naturale desiderio di vivere la propria vita fuori dalla casa dei propri genitori - spiega il presidente dell’Associazione Massimo Zanotti – e provare a realizzare questo desiderio significa guardare al futuro con occhi diversi: pensare al dopo di noi nel durante-noi, e cioè definire un progetto di vita indipendente dai genitori, che consenta loro di continuare a portare avanti la propria vita anche quando non saremo più in grado di occuparci personalmente di loro”.

“Alcuni di loro non avevano mai cucinato, o caricato una lavastoviglie prima d’ora – racconta Simona De Alberti di Solidarietà e Servizi, coordinatrice dei servizi educativi e di cura che ha co-progettato il modello di housing - ed è anche attraverso le piccole e grandi abilità che acquistano ed esercitano ogni giorno, che la loro personalità si struttura, grazie al mantenimento dei legami affettivi con i famigliari e al crearsi di nuovi legami affettivi – per osmosi – con gli educatori e il personale ausiliario”.