Mai più soli… Insieme ci riusciamo!

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9.04.2020

I nostri servizi scolastici oltre l’isolamento: la distanza diventa relazione e la tecnologia è collaborazione

Solidarietà e Servizi non si ferma nel sostegno ai minori: centinaia di ragazzi di tre regioni continuano a sentire la nostra vicinanza. #insiemeciriusciamo

L’isolamento in cui siamo costretti dall’emergenza sanitaria in corso ci porta a valorizzare altri aspetti della nostra vita quotidiana. Anche se le strade e le piazze sono deserte, dietro una finestra si cela un lavorio che non ha registrato cali di tensione e una progettazione senza sosta per cercare di dare risposte ai bisogni. Così Solidarietà e Servizi non si è fermata. Anche l’area Minori che si è vista chiudere le scuole dall’oggi al domani, con la sospensione dei servizi di assistenza scolastica, si è prontamente riorganizzata per far sentire la propria vicinanza e attivare nuove modalità di relazione e di crescita insieme. «Abbiamo dato vita ad un gruppo di lavoro multidisciplinare capace di riprogettare i servizi educativi e scolastici secondo due cardini principali: l’umanità e la professionalità», premette Mariolina Caputo, psicopedagogista di Solidarietà e Servizi per l’area Minori. L’obiettivo era quello di colmare le distanze create da una situazione assolutamente nuova, dove la relazione di qualità ha dovuto trovare nuove modalità e nuovi tempi. «Il primo step è stato quello dell’ascolto. Ovvero, rilevare il bisogno e sintonizzare le nostre risorse. Subito dopo si è passati al fare: ci siamo messi a disposizione delle amministrazioni comunali e delle singole famiglie, riorganizzando i turni degli operatori e degli educatori per dare continuità ai progetti avviati». Questo ha comportato da una parte un adeguamento tecnologico, dall’altra una revisione della progettualità e degli interventi educativi. Sul fronte tecnologico, Solidarietà e Servizi ha seguito le indicazioni del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - MIUR - nell’utilizzare le piattaforme messe a disposizione per la formazione degli educatori e per la proposta ai ragazzi. «Con tutti i limiti dei sistemi, ci siamo dati dei riferimenti scientifici nel dare continuità ad un lavoro di cura che ruota attorno al Piano educativo individualizzato (Pei) individuando obiettivi prioritari e obiettivi sui quali poter lavorare online». Certo, la relazione ne ha risentito, «ma la relazione, proposta in forme alternative, si è soffermata su quegli elementi di valore che, per ragazzi con difficoltà, sono la concentrazione, l’ascolto o semplicemente il mantenimento dello sguardo. Questo dà vita anche ad un momento di sollievo e, al tempo stesso, di coinvolgimento delle famiglie». In questo nuovo contesto, la rete diventa fondamentale. Prosegue: «Una rete che parte dai ragazzi, arriva alle famiglie e agli educatori. Nessuno di loro deve sentirsi solo».

Nella difficoltà di rivedere le relazioni, la didattica e gli strumenti, non sono mancati gli elementi positivi. «La tecnologia ci rende più curiosi; ci lanciamo e proviamo a fare cose che prima magari erano impensabili. È uno stimolo enorme in termini generativi perché genera voglia di apprendere. È un’azione di ringiovanimento educativo, una sorta di lifting educativo: i nostri educatori affinano competenze e le mettono a disposizione degli altri, imparano a condividere tra loro e con i ragazzi. Proprio dagli stessi ragazzi arrivano le più belle sorprese: scopriamo che hanno particolari attitudini all’uso della tecnologia; li scopriamo anche più bravi di noi». Caputo ne è convinta: «Tutto questo rimarrà e ci arricchirà nel prossimo futuro».

Guardando al profilo operativo, molto è però ancora in divenire. Nonostante le indicazioni ministeriali siano ben chiare sull’avvio di strumenti di didattica online, si attendono le risposte di alcune amministrazioni comunali che hanno affidato i servizi alla nostra cooperativa. Ma la forma, non può prevalere sulla sostanza. «Chi ha difficoltà non può essere lasciato solo», afferma Roberto Rizzi, referente di Solidarietà e Servizi per i servizi scolastici che oggi interessano centinaia di minori nelle regioni di Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. «Le piattaforme ministeriali sono strumenti utili, ma è necessario anche fare i conti con le famiglie che non hanno a disposizione i mezzi tecnologici per poterle utilizzare. La telefonata, il messaggio sul cellulare diventano i veicoli principali per portare avanti una progettualità. In questo però, un ruolo fondamentale riveste la conoscenza: solo chi conosce veramente il minore può intervenire in modo corretto ristabilendo, anche a distanza, la giusta relazione e la giusta prospettiva per non lasciar interrotto quel cammino fatto insieme. Si parla di individualizzazione dei progetti, ma questo non è possibile se non con una relazione profonda e la conoscenza».

Il lavoro è sempre di rete, non solamente “perché nessuno sia lasciato indietro”, come ha raccomandato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso alla nazione dello scorso 27 marzo. Ma anche perché “ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”, ha detto Papa Francesco nella sua preghiera davanti a piazza San Pietro deserta. “Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti», così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”.

Ecco perché #insiemeciriusciamo.